VENERABILE TERESA VALSE' PANTELLINI (1878-1907)


PREGHIERA

O Gesù, che hai detto di imparare da te,
mite e umile di cuore,
degnati di glorificare la Venerabile suor Teresa Valsé Pantellini,
tua sposa fedele e generosa apostola.
Concedi a noi le grazie che per sua intercessione ti domandiamo
e fa’ che possiamo imitare la sua fede e la sua carità
per amarti e lodarti in eterno.
Tu che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo
nei secoli dei secoli. Amen.

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Inizio del Processo: 6-12-1926;
Venerabile: 12 Luglio 1982

In questo articolo:

Teresa Valsé Pantellini nacque a Milano il 10 ottobre 1878 da una famiglia agiata. Il padre, Giuseppe Valsé, grande cristiano e grande lavoratore, è padrone di diversi alberghi in Egitto. Lì aveva sposato Giuseppina Viglini, una borghese di origine italiana. In Egitto Teresa trascorse i primi anni della sua vita, educata ad amare i poveri e ad aiutarli sempre. Nel 1882 Giuseppe, prevedendo i moti xenofobi che serpeggiavano nella regione, trasferisce definitivamente la famiglia in Italia: prima a Milano e in seguito a Firenze. Nel 1890, nella propria Villa Riposo dei Vescovi di Fiesole, Giuseppe muore, lasciando la moglie e tre figli: Italo, il primogenito, Teresa e Giuseppina. Sotto la guida dolce ma esigente della mamma, Teresa matura un più profondo spirito di preghiera, riceve un’accurata istruzione letteraria e artistica e coltiva le virtù umane. Nel giorno della Prima Comunione avverte la chiamata allo stato religioso e si offre al Signore con profonda gioia. La madre trasferisce la famiglia a Roma per favorire gli studi universitari del fratello Italo. Teresa entra nel collegio delle Dame del Sacro Cuore e si impegna nelle Conferenze di San Vincenzo.

Da tempo Teresa coltiva una vita spirituale profonda che le offre uno stile di comportamento adeguato alla sua posizione sociale, ma modellato su criteri decisamente evangelici: un amore preferenziale per Dio che la porta a vivere momenti prolungati di preghiera; una forte sensibilità per i poveri, con cui è generosa di aiuto e di vicinanza; una spiccata sensibilità educativa. Lusso, agiatezze e divertimenti non le mancano, ma vive un costante spirito di lieta mortificazione nascosta. Incoraggiata dalla propria guida spirituale, monsignor Radini Tedeschi, futuro vescovo di Bergamo, Teresa decide di bussare all’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Roma. Entra nell’Istituto superando duri ostacoli e dopo la morte della mamma: è il 2 febbraio 1901 e ha 22 anni. Nel momento della decisione di diventare religiosa, aveva scritto al fratello Italo: “Ho deciso irrevocabilmente”. Atteggiamento mantenuto per sempre che con la scelta di “passare inosservata” segnò tutta la sua esistenza. Fa la sua professione religiosa nel 1903, dopo un valido tirocinio come educatrice fra le oratoriane di Trastevere. Trascorre gran parte della vita religiosa a Roma Trastevere, dal periodo di noviziato. Le case di Bosco Parrasio e di Via della Lungara ospitano nell’oratorio le ragazze più povere del quartiere, piccole lavandaie delle case dei ricchi. Tra le religiose della comunità, suor Teresa è la più amata dalle giovani, che sentono il fascino della sua presenza sorridente e gentile. Ha una salute precaria quando inizia a lavorare in quest’ambiente; ma non bada a sacrifici e non fa pesare per nulla il proprio passato. Nella casa delle suore la povertà si fa sentire tanto da rendere necessaria la richiesta d’aiuto, addirittura il dover chiedere l’elemosina. Così suor Teresa, pur con una forte ripugnanza, non si sottrae a questo impegno, che la fa bussare alle porte di quei ricchi che aveva frequentato un tempo. Teresa è una donna forte, dedicata interamente ai più poveri e decisa a difenderne i diritti, specie quando alcuni abitanti del quartiere osteggiano l’opera o lamentano la presenza di ragazze piuttosto rozze e non ne pagano debitamente i servizi. Sull’esempio di don Bosco, s’immedesima concretamente nella situazione di disagio delle giovani che le sono affidate e cerca in tutti i modi di elevarne la cultura e affinarne lo stile di vita. Dà lezioni di musica, realizza rappresentazioni teatrali, inventa quei giochi che possono interessare ragazze già affaticate da un lavoro pesante. In comunità è una presenza attenta e discreta. Le consorelle del tempo la ricordano così: “Suor Teresa sapeva prendere le trasteverine per il loro verso: infatti, era abile nel tenere la disciplina, passando sopra a mille inciviltà e a vari sgarbi”. Una delle ragazze, per un rifiuto ricevuto, le sputò in faccia. E lei sopportò il gesto con ammirevole edificazione di tutti i presenti. Teresa è cortese e delicata con tutti, si presta sempre a compiere i lavori più umili e pesanti. Manda avanti la lavanderia e i laboratori delle ragazze povere con allegria e spirito di sacrificio. È come voleva don Bosco: straordinaria nell’ordinario.

Non arrestarono il suo cammino di santità i sintomi sempre più insistenti di un male che la consumava: la tubercolosi. Sente che è giunto il momento di amare la sofferenza – non solo di accettarla – come dono che la unisce al Crocifisso: “Quello che vuoi, o Gesù, lo voglio anch’io, e lo voglio finché lo vuoi Tu”. La gioia e la semplicità di Mornese, il sacrificio silenzioso, la sua continua unione con Dio e l’amore filiale alla Madonna furono punti saldi del suo progetto di vita. Nell’aprile 1907 suor Teresa, viene inviata in Piemonte per curarsi. Non si fa illusioni, sa che il male non perdona. Lei stessa, con incredibile senso dell’umorismo, dice: “Il Signore mi ha aiutato e ora sono pronta a tre cose: a morire, a stare a lungo ammalata, a guarire”. Poi, con un baleno di sorriso, aggiunge:“Beh, una delle tre la indovinerò, vero?”. A Torino, nella casa Maria Ausiliatrice, conclude la propria vita il 3 settembre 1907, come lei stessa aveva previsto, incontrandosi con quel Gesù che aveva scelto irrevocabilmente.

Teresa Valsé Pantellini: una giovane donna che ha giocato tutta la vita in una concreta disponibilità quotidiana, totalmente donata a Dio e agli altri, imitando la Vergine Maria, la donna povera e libera.