Salesiani e laici: comunione e condivisione

nello spirito e nella missione di don Bosco

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Capitolo Generale XXIV

 

Parte Seconda

Salesiani e laici. Memoria e profezia

 

 

"Quel dabben uomo sembrava che vaneggiasse

per la contentezza per avere una chiesa in sua casa.

Vi ringrazio, mio buon amico,

della vostra carità e del vostro buon volere.

Accetto queste belle offerte.

Purché mi promettiate che domenica prossima

io possa già venir qua con i miei ragazzi". (MO, p. 136)

 

 

Capitolo Primo

Salesiani (SDB) e Laici nel mondo e nella Chiesa (nn 57 - 68)

 

Capitolo Secondo

Irradiazione del carisma (nn 69 - 86)

 

Capitolo Terzo

Spirito e Missione da vivere insieme (nn 87 - 105)

 

 


Capitolo primo

Salesiani (sdb) e laici nel mondo e nella Chiesa

 

 

1. Chiamati dal Padre a lavorare nel suo Regno

 

[57]

"A me poi - scrive Don Bosco al suo arrivo a Valdocco - sembrava essere veramente il sito dove aveva sognato scritto: "Haec domus mea, inde gloria mea". E prosegue sottolineando la sollecitudine dell'Arcivescovo nel concedere le facoltà "di cantar messa, fare tridui, novene, esercizi spirituali, promuovere alla cresima, alla santa comunione, e di poter eziandio soddisfare al precetto pasquale a tutti quelli che avessero frequentato la nostra Istituzione"[1]. Dall'intero racconto è facile cogliere che l'"essere Chiesa", il fare "esperienza di Chiesa" è il cuore stesso della proposta educativa di Don Bosco.

L'apertura di Valdocco nel giorno di Pasqua del 1846 diventa segno della speciale congiunzione fra l'Oratorio di Don Bosco e la Comunità del Risorto.

La missione salesiana è al servizio del grande progetto di comunione che ha avuto inizio nella creazione e che ha la sua pienezza nella Pasqua di Cristo.

 

[58] Creati per vivere e costruire comunione

L'uomo creato "ad immagine e somiglianza di Dio"[2] è chiamato ad esistere in relazione, manifestando il dono della comunione trinitaria presente nel suo cuore.

Questo dono è anche un impegno[3]. La vita è vocazione a crescere nella comunione con Dio e con gli altri, a sviluppare le risorse personali e a trasformare il mondo e la natura in una casa degna della famiglia umana.

Questa comunione si esprime in primo luogo nella relazione tra uomo e donna[4] che hanno la stessa dignità e responsabilità. Si tratta di una relazione reciproca e complementare. Essa si vive soprattutto nella famiglia, soggetto fondamentale della società, comunità di persone che rende visibile e comunica il dono della comunione.

 

[59] In accoglienza della creazione e della storia

"Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona"[5]. Le realtà create hanno una intrinseca bontà, una propria autonomia e consistenza. L'umanità risponde all'iniziativa di Dio, che la chiama a collaborare per la costruzione del Regno nella trasformazione del mondo mediante il lavoro la scienza e la tecnica, nello sviluppo della società attraverso la politica e l'economia, nello sforzo di giustizia e solidarietà tra i diversi popoli. Ne è segno la testimonianza di grandi uomini e donne. Questo progetto manifesta l'unità di tutti gli esseri umani che provengono dalla stessa Sorgente e hanno lo stesso Fine. Dio ama davvero il mondo e coinvolge tutti a lavorare insieme per costruirlo nell'unità e nella pace[6].

 

[60] In un cammino di riconciliazione

Nella storia dell'umanità il peccato distrugge l'unità originaria, frantuma i rapporti interpersonali, avvelena la relazione con la natura, cambia la verità di Dio con la menzogna, fa entrare la morte nel mondo[7]. Tuttavia l'ultima parola non è il peccato e la morte dell'uomo, ma l'amore e la vita di Dio[8]. Da quell'iniziale naufragio dell'umanità incomincia la lunga e non ancora conclusa storia dell'avventura umana, allo stesso tempo profana e salvifica.

Frammenti di salvezza sono particolarmente evidenti nelle diverse religioni.

Queste manifestano lo sforzo dell'umanità che cerca Dio; una ricerca che pure è mossa dalla grazia e che ha come sua pienezza definitiva il mistero di Cristo[9]. Anche nelle persone di buona volontà e di retta coscienza si scorge la presenza e l'azione di Dio.

Questo ci invita collaborare con loro e coi credenti delle diverse religioni alla costruzione di un mondo più umano, giusto e fraterno[10].

 

 

2. Convocati da Cristo per essere segni e strumenti di comunione e partecipazione

 

[61] Cristo incarnato, realizzazione della comunione

Con l'incarnazione il Figlio di Dio si inserisce nella famiglia umana; vive come un operaio del suo tempo e del suo popolo; ne assume la cultura e la religione; si fa in tutto simile a noi, fuorché‚ nel peccato[11]. Così santifica i vincoli umani, in primo luogo quelli familiari, e dà valore e nuova dignità a tutte le realtà create che si convertono in strumenti e luogo di comunione con Dio. Gesù Cristo abbatte tutte le barriere e privilegia i poveri e gli ultimi come caratteristica qualificante della sua missione evangelizzatrice.

Con la sua Pasqua viene costituito primogenito di tutta la creazione e, per mezzo di Lui, Dio ricostruisce la comunione originale fra tutte le cose, quelle della terra e quelle del cielo[12].

 

[62] La Chiesa segno e strumento di comunione e di partecipazione

Questa nuova realtà è anticipata nella Chiesa, che ha la missione di annunciare e costruire il Regno di Dio.

La sua fondamentale vocazione è di essere unita a Cristo[13]. Da questo legame scaturisce la comunione fra tutti[14], la cui intensità è resa dalle immagini bibliche del Corpo di Cristo e del Popolo di Dio[15]. E' una comunione che nasce dal Battesimo e dalla Cresima e si nutre di Eucaristia[16]. Ma è comunione fragile: per i peccati personali o comunitari può indebolirsi fino a infrangersi. Il sacramento della Riconciliazione le dà nuovo vigore e nuova vita.

 

[63] La Chiesa fermento del Regno nella storia umana

La Chiesa, animata dallo Spirito, sa riconoscerlo e servirlo ovunque si manifesti, perché‚ ogni umana realtà incontri la salvezza. Comunione e missione sono profondamente congiunte tra loro, al punto che la comunione rappresenta la sorgente e insieme il frutto della missione[17]. Tutti i membri della Chiesa, senza distinzione, ognuno con la propria vocazione, sono chiamati a prendere parte attiva e corresponsabile in questa missione. Tutti, con la profondità della loro fede, con la fraternità della vita comunitaria, con la ricchezza dei carismi e con il dinamismo del loro impegno, annunziano il Regno e lo rendono presente.

 

[64] La Chiesa e la sua missione secolare

La Chiesa è nel mondo e per il mondo. Ne assume i valori purificandoli ed elevandoli con la novità della Pasqua. Veramente "la chiesa ha un'autentica dimensione secolare, inerente alla sua intima natura e missione, la cui radice affonda nel mistero del Verbo Incarnato, e che è realizzata in forme diverse per i suoi membri"[18].

In questo momento di profonde trasformazioni della cultura e della società, i credenti sono chiamati a unirsi a tutti gli uomini di buona volontà, per sviluppare i semi del Regno presenti ovunque: segni dello Spirito Santo che opera nella creazione e nella storia.

 

 

3. Unità e diversità nella comune missione

 

[65] Ricchezza dei doni dello Spirito

La Chiesa riceve da Cristo Risorto lo Spirito del Padre che la rende partecipe della vita trinitaria, la unifica nella comunione e nel ministero, l'adorna con i diversi carismi e doni. Lo Spirito spinge la Chiesa ad aprirsi al mondo e alle culture per trasformarle con la forza del Vangelo e la rinnova nelle differenti fasi d'inculturazione, fino a condurla alla perfetta comunione con il suo Sposo[19]. Per l'azione dello Spirito, la comunità ecclesiale è una comunità organica, caratterizzata dalla presenza di diverse e complementari vocazioni, carismi e ministeri[20]. Essi sono al servizio della crescita del Corpo di Cristo nella storia e per la sua missione nel mondo.

 

[66] Pluralità di ministeri

Tutti nella Chiesa sono consacrati e inviati in forza del Battesimo e della Cresima. Tuttavia il ministero ordinato e la vita consacrata suppongono una forma specifica di consacrazione, in vista di una missione peculiare.

I fedeli laici, per la consacrazione del Battesimo e della Cresima, sono chiamati ad essere segni del Regno nel mondo, trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. L'indole secolare è l'elemento qualificante della loro esistenza cristiana[21]. Essi vivono nel lavoro, nella famiglia, nella politica, nell'economia, nella scienza, nell'arte, nella comunicazione sociale, la comune vocazione alla santità, con un impegno di promozione umana e di evangelizzazione. Il laico cristiano è dunque un membro della Chiesa nel cuore del mondo e un membro del mondo nel cuore della Chiesa[22].

I ministri ordinati, oltre alla consacrazione fondamentale derivante dal Battesimo, in virtù della unzione dello Spirito Santo ricevuta nel Sacramento dell'Ordine, sono "segnati" da uno speciale carattere, che li conforma a Cristo Sacerdote[23].( Sono stimolati dalla carità del Buon Pastore a dare la vita per il gregge[24] e a costruire la comunione ecclesiale, che il Vescovo anima e presiede. Il ministero ordinato è al servizio del sacerdozio comune dei fedeli.

Le persone consacrate, che abbracciano i consigli evangelici ricevono una nuova e peculiare consacrazione che, senza essere sacramentale, le impegna a fare propria la forma di vita di Gesù e da Lui proposta ai discepoli[25]. La vita religiosa manifesta in modo particolarmente ricco i beni evangelici e il fine della Chiesa che è la santificazione dell'umanità[26]. La loro vita di comunione diventa un segno per il mondo e lo orienta a credere in Cristo[27].

 

[67] Reciprocità e complementarità uomo-donna in Cristo

Il nuovo rapporto con Dio in Cristo provoca novità anche nella relazione profonda tra l'uomo e la donna. Tale novità è chiamata ad essere visibile particolarmente nella vocazione al matrimonio, diventando segno dell'intima unione tra Cristo e la sua Chiesa[28]. Nell'ambito ecclesiale la reciprocità tra uomo e donna è oggi di vitale importanza. Sembra necessaria e urgente una svolta "per dare (alla donna) più spazio nell'insieme della vita sociale, nonché‚ di quella ecclesiale"[29].

 

[68] Maria icona della Chiesa-Comunione

Guardiamo a Maria.

Ella è stata chiamata a una particolare comunione con la Trinità che l'ha voluta Madre del Verbo per donarlo al mondo. A lei guarda la Chiesa pellegrina nel tempo. A Lei ha guardato Don Bosco fin dal sogno dei nove anni; da Lei educato, divenne uomo tutto di Dio e tutto dei giovani.


Capitolo secondo

Irradiazione del carisma

 

 

[69]

"O Dio, con i nostri orecchi abbiamo udito, i nostri Padri ci hanno raccontato l'opera che hai compiuto ai loro giorni, nei tempi antichi"[30].

Nel piano di salvezza che Dio attua mediante la Chiesa, noi Salesiani contempliamo il carisma che lo Spirito ha voluto far nascere e diffondere attraverso Don Bosco.

Il Signore, con la mediazione di Maria, lo ha chiamato a prendersi cura della "gioventù povera, abbandonata, pericolante"[31]. E lo ha voluto non da solo, ma come Padre di una grande famiglia e guida di un popolo di giovani. Per questo la "sua" storia è anche la "nostra" storia.

Guardando a Don Bosco si illumina la nostra capacità di discernimento e aumenta il desiderio di dire ai laici la parola che egli rivolgeva al giovane Michele Rua: "Noi due faremo a metà".

 

 

1. Alle origini

 

[70] Adolescenza e giovinezza di Don Bosco

Don Bosco si rivela fin da ragazzo grande comunicatore e animatore, capace di coinvolgere e di creare gruppi e associazioni, facendo intelligentemente appello alle energie di tutti. A Chieri, stimato dai suoi compagni come capitano di una piccola schiera, fonda la Società dell'Allegria e, durante le vacanze, esporta il brevetto, fondando anche a Morialdo un'altra società con lo stesso nome.

 

[71] Le esperienze a Valdocco

Con uguale determinazione, il giovane prete diocesano fa lo stesso con il gruppo di collaboratori dell'Oratorio di San Francesco di Sales. Suscita condivisione e corresponsabilità da parte di ecclesiastici, laici, uomini e donne.

Lo aiutano a fare catechismo, scuola, assistere in chiesa, guidare i giovani nelle preghiere, prepararli a ricevere la prima comunione e la cresima, a mantenere l'ordine, ad assistere in cortile giocando con i ragazzi, a sistemare i più bisognosi collocandoli presso qualche onesto padrone.

Nel contempo, Don Bosco si prende a cuore la loro vita spirituale, con incontri personali, conferenze, la direzione spirituale e l'amministrazione dei sacramenti.

 

[72]

Nell'apostolato, i collaboratori privilegiati sono i giovani che da tempo vivono con lui e con lui condividono il servizio del prossimo nei più abbandonati. I più attaccati a Don Bosco lo eserciteranno tra i loro coetanei mediante le varie Compagnie: Immacolata Concezione, SSmo. Sacramento, San Luigi, San Giuseppe.

Tutti seguono l'esempio di don Bosco; egli addita il modello di dedizione apostolica e di amorevolezza che è San Francesco di Sales, patrono principale dell'Oratorio. Tali esempi trascinano i giovani fino ad atti di vero eroismo.

Con alcuni di essi nasce, il 18 dicembre 1859, la Società di San Francesco di Sales. E' una comunità religiosa che, già nei primi anni, si mostra aperta ai valori del mondo, assumendo in se stessa una dimensione secolare, che viene manifestata in maniera specifica dalla presenza di salesiani coadiutori.

Questi, in particolare, aiutano a vincolare la comunità salesiana con la società civile, in specie con il mondo del lavoro.

Don Bosco non manca di far tesoro anche dei consigli di Urbano Rattazzi, ministro liberale e responsabile di leggi ostili alla Chiesa, che, tuttavia, gli indica la strada politicamente corretta per fondare una nuova società religiosa, i cui membri conservino tutti i diritti civili.

 

[73]

Nelle prime stesure delle Costituzioni, Don Bosco prevede di avere dei salesiani che, vivendo nel secolo, possano appartenere alla Società Salesiana, senza la professione dei tre voti, ma procurando di mettere in pratica quella parte del Regolamento che è compatibile con la loro età e condizione. Non potendo però mantenere questo suo progetto, per le difficoltà giuridiche del tempo, il Santo fonda la Pia Unione dei Cooperatori, da lui ritenuta "importantissima", come "l'anima della Congregazione"[32]. Il suo Regolamento è approvato il 24 giugno 1876.

Nello stesso tempo, accogliendo l'iniziativa di Carlo Gastini, Don Bosco fonda l'Associazione degli Ex-Allievi, che partecipano alla missione salesiana nella società civile, mettendo a frutto l'educazione ricevuta.

Ancor prima aveva costituito l'Arciconfraternita dei Devoti di Maria Ausiliatrice (oggi ADMA), eretta il 5 Aprile 1870, con Breve del Papa Pio IX.

 

[74] La collaborazione femminile

Nonostante l'atteggiamento di riservatezza e distacco dal mondo femminile, che don Bosco condivide col clero dell'epoca, egli sviluppa uno stile di delicata e semplice cordialità verso le donne, con cui viene a contatto.

La loro presenza è essenziale per la vita dell'Oratorio. C'è mamma Margherita, prima cooperatrice e mamma dell'Oratorio, con cui Don Bosco condivide il governo della casa. Ci sarà più tardi la mamma di don Rua e di Michele Magone. Altre donne della società torinese collaborano con Don Bosco.

Offrono il loro aiuto nelle attività domestiche, lo assistono economicamente, gli spianano le vie di accesso agli uffici governativi.

Si riconosce così che per realizzare il clima di famiglia la presenza della donna è quanto mai utile. Essa offre una complementarietà di interventi che arricchisce il rapporto educativo e dà una tonalità particolare all'amorevolezza salesiana.

La prospettiva, offerta a Don Bosco dalla Marchesa di Barolo di lavorare per le ragazze più povere, lo stimolerà successivamente a fare qualcosa per le giovani. Dopo l'incontro con don Pestarino e col gruppo delle giovani di Mornese, guidate da Maria Domenica Mazzarello, Don Bosco scorge la possibilità di realizzare, a beneficio delle ragazze, ciò che da tempo aveva in cuore.

Egli è felice di riconoscere il Progetto di Dio, che con un unico disegno di grazia, aveva suscitato la stessa esperienza di carità apostolica nella Santa, coinvolgendola in modo singolare nella fondazione dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice[33].

 

[75] Patrimonio comune

C'è indubbiamente, attorno a Don Bosco, un vasto movimento di persone e di gruppi, di giovani, di uomini e donne, appartenenti alle più diverse condizioni di vita, che condividono con lui alcuni elementi che diventano riferimento autorevole: una spiritualità modellata su quella di San Francesco di Sales; una missione ben definita: la salvezza della gioventù, specialmente quella più povera e abbandonata; un progetto dinamico di educazione e di evangelizzazione: il Sistema Preventivo (Don Bosco tentò anche di scrivere un Sistema Preventivo adatto ai laici); un ambiente in cui gli apporti originali di ciascuno si fondono nella comune finalità: l'Oratorio, caratterizzato da un clima e da uno stile tipico, chiamato spirito di famiglia, dove ciascuno si sentiva accolto, valorizzato, aiutato a dare e a ricevere.

Fin dall'inizio, Valdocco è "casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita e cortile per incontrarsi da amici e vivere in allegria"[34]. Don Bosco va avanti, non senza tensioni, allargando le frontiere della missione per i giovani poveri ed abbandonati, con l'apertura di nuove opere dentro e fuori i confini dell'Italia. A cominciare dal 1875, organizza le spedizioni missionarie in America Latina, che si susseguono negli anni.

I suoi sogni famosi sono quasi l'esplicitazione figurata del vasto universo che egli vagheggia per la sua missione: tutte le terre abitate, da Valparaiso fino a Pechino, passando per l'Africa.

 

 

2. Nella tradizione salesiana

 

[76] In continuità

Da Don Bosco fino ad oggi, l'idea del laicato e la coscienza del suo ruolo è diventata, sia pur lentamente, sempre più viva nella Chiesa e nella Congregazione.

Il Concilio Vaticano II, in particolare, ha disegnato in modo nuovo il ruolo del laico nella Chiesa e nel mondo. A questo appello la Congregazione Salesiana si sforza di rispondere con un crescente coinvolgimento dei laici.

 

[77] I Cooperatori

Dai tempi di Don Bosco fino al CGS, non ci sono stati rilevanti cambiamenti nella comprensione della vocazione dei Cooperatori. Il CG19 e specialmente il CGS hanno portato una svolta radicale di mentalità. Essi non possono essere visti come semplici benefattori o esecutori. Vanno riconosciuti piuttosto come pienamente corresponsabili della missione salesiana, e indicati come figure di riferimento per i laici dell'ampio movimento salesiano. In questo senso è stato approvato il nuovo RVA nel 1986.

 

[78] Gli Ex-allievi/e

Già nel 1898, con l'intervento di Don Rua, gli exallievi hanno accolto l'invito di formare associazioni delle singole case, sul modello dell'Oratorio di Valdocco.

Nel luglio del 1909, fu redatto lo Statuto di Federazione Internazionale. Tale Federazione che ebbe particolare impulso sotto il rettorato di Don Rinaldi, è divenuta Confederazione mondiale nei primi anni del rettorato di Don Ziggiotti: associazione civile, che raggruppa gli exallievi senza distinzioni etniche e religiose. Ultimamente si sono aggiunte le exallieve provenienti dai nostri ambienti riconosciute a pieno titolo nel nuovo statuto confederale.

Tale statuto definisce con chiarezza l'identità dell'exallievo/a e apre nuovi orizzonti nel campo della missione salesiana.

 

[79] Istituti secolari

Nel 1917, alcune ragazze (presso l'Oratorio FMA a Torino) esprimono a Don Rinaldi il desiderio di consacrarsi a Dio, rimanendo nel secolo, col nome di Zelatrici di Maria Ausiliatrice.

Più tardi si chiameranno Cooperatrici Oblate di San Giovanni Bosco e oggi Volontarie di Don Bosco (VDB). Nel 1965 l'autorità diocesana di Torino le riconobbe come Pia Associazione, e nel 1971, come Istituto Secolare di diritto diocesano.

Nel 1978 sono state riconosciute come Istituto Secolare di diritto pontificio.

Salesianità, secolarità, consacrazione sono i cardini della loro vocazione.

Il Rettor Maggiore con il suo Consiglio le ha dichiarate appartenenti alla FS in senso stretto.

Dopo il CG23 ha cominciato a svilupparsi un gruppo maschile di consacrati nel mondo denominati Volontari Con Don Bosco (CDB).

 

[80] Altri gruppi laicali

Don Bosco diede vita anche all'Associazione dei Devoti di Maria Ausiliatrice coinvolgendola, con impegni accessibili alla maggioranza della gente semplice, nella spiritualità e nella missione della Congregazione.

Recentemente è sorto un altro gruppo laicale formato solo da donne: l'Associazione Damas Salesianas.

 

[81] Elementi comuni nella Famiglia Salesiana

I gruppi appartenenti alla Famiglia Salesiana "sono partecipi di una vera parentela spirituale e di consanguineità apostolica"[35] caratterizzata dalla condivisione dello stesso spirito salesiano e da alcune idee forza.

Sono abitualmente ricordate le seguenti:

-      il radicamento nel mistero di Cristo e l'affidamento a Maria,

-      il senso della Chiesa,

-      l'unione con Dio e lo stile di preghiera,

-      la carità pastorale per la missione giovanile e popolare

-      un'attenta sensibilità alle interpellanze della nuova evangelizzazione,

-      la grazia di unità,

-      l'ascesi della bontà,

-      l'ottimismo e la gioia della speranza,

-      il lavoro e temperanza,

-      lo spirito di iniziativa[36].

 

[82] Il Bollettino Salesiano

Don Bosco concepì il Bollettino Salesiano come strumento di collegamento, animazione, formazione e coinvolgimento di tanti laici, che guardavano con simpatia alla sua opera.

Oggi il Bollettino, che si stampa in numerose edizioni nelle diverse aree geografiche del mondo, rappresenta uno strumento di comunicazione prezioso per una più piena condivisione dello spirito salesiano e un più aggiornato coinvolgimento nella missione educativa ed evangelizzatrice del Movimento e della Famiglia Salesiana.

 

 

3. Linee emergenti

 

[83] Coinvolgimento di forze apostoliche

Pur condizionati dall'ecclesiologia del tempo, Don Bosco e i Salesiani hanno diffuso il carisma, cercando di coinvolgere, nell'educazione dei giovani, le persone più svariate.

 

Pensando alla storia recente:

-      l CG19 ha guardato ai laici con prudenza accettando alcuni esterni come insegnanti e scegliendoli tra i migliori CCSS ed Ex-Allievi. Restavano ai salesiani le mansioni chiave nelle strutture educative.

-      Il CGS ha ripensato il cammino e la missione salesiana alla luce del Vaticano II, cercando "un'ampia unione di forze apostoliche nell'unità articolata e varia di una famiglia"[37].

-      Il CG21, ispirandosi alla Esortazione Apostolica EN, ha messo davanti alla comunità salesiana la sfida dell'evangelizzazione. La comunità viene sempre concepita come animatrice della CEP, in funzione della realizzazione del PEPS.

In essa, salesiani e laici sono evangelizzati ed evangelizzatori.

-      Tale apertura è confermata e allargata dal CG22, nel testo definitivo delle Costituzioni[38].

-      Il rapporto SDB/Laici raggiunge una significativa maturazione nel CG23, focalizzato sull'educazione dei giovani alla fede. La comunità SDB diventa animatrice e formatrice della CEP e della FS[39], con il compito preciso di elaborare il Progetto Laici.

 

[84] Laici animatori

Le persone che, da Don Bosco in poi hanno partecipato alla missione salesiana, hanno avvertito il bisogno di una convergenza spirituale, nella consapevolezza di aver ricevuto e di dover condividere un dono.

Di esse, un gran numero si sente impegnato ad incarnare il carisma, con Don Bosco e con i tempi. Condivide l'obiettivo dell'educazione e si prodiga a preparare i giovani ad occupare degnamente un posto nella società.

Per molti, il coinvolgimento e la corresponsabilità abbracciano anche la finalità evangelizzatrice, realizzando integralmente il progetto del Sistema Preventivo.

Tra questi, alcuni sono giovani che si impegnano in varie modalità di animazione a favore dei loro coetanei. E' cresciuto così, in questi ultimi anni, il Movimento Giovanile Salesiano e in particolare la nuova esperienza del Volontariato.

 

[85] Laici amici di don Bosco

Don Bosco ha sempre avuto tanti amici sparsi nel mondo e negli ambienti più vari. Col passare degli anni non sono diminuiti di numero, n‚ si è attenuato il legame col nostro Padre e Fondatore.

Essi vogliono tenere vivo lo spirito di Don Bosco e assicurare l'espansione della missione salesiana. Si offrono per aiutare la Famiglia Salesiana a conoscere la situazione reale dei giovani, e per tentare di rispondere alle sfide che essi pongono. Questi amici mettono a disposizione entusiasmo, tempo, possibilità economiche e volontà di collaborazione.

 

[86] Laici oltre le strutture

Grazie all'impegno di tanti laici la missione salesiana oltrepassa l'istituzione, si diffonde al di là delle strutture e delle opere salesiane.

Entra così in contatto con altre realtà ecclesiali, con la società civile, soprattutto con i giovani in situazione, dialogando con le culture e le tradizioni dei popoli.

Grazie a ciò il carisma si diffonde ovunque.


Capitolo terzo

Spirito e missione da vivere insieme

 

 

1. Alla radice della nostra unità

 

[87]

Nel far memoria degli inizi di Valdocco[40] abbiamo incontrato non solo il cuore pastorale di Don Bosco ma anche la sua capacità di coinvolgimento: grazie all'apporto di ecclesiastici e di laici chiesa, camere e cortili diventano realtà.

Questo evento ci invita a rinnovare il cuore oratoriano e ci spinge ad una comunione più profonda con tutti quelli che, in modo strutturato o personale, vogliono portare avanti il carisma di Don Bosco. Insieme ci mettiamo umilmente e con vigilante attenzione al servizio dell'umanità, impegnandoci, con rinnovato entusiasmo a dare autenticità alla nostra vocazione, perché‚ la missione salesiana possa dare con maggior pienezza il suo contributo alla Chiesa e al mondo.

 

[88] Lo spirito che ci è donato

A questo scopo, siamo chiamati a condividere nella FS, con tutti i laici, non solo il compimento materiale del lavoro quotidiano ma, in primo luogo, lo spirito salesiano, per poter diventare corresponsabili della missione, nelle nostre opere ed al di là delle loro frontiere. Questo spirito, come già presentato dal CGS (n. 85 e ss.), è un complesso di aspetti e di valori del mondo umano e del mistero cristiano che diventano il nostro proprio stile di pensiero e di sentimento, di vita e di azione, centrato sulla carità pastorale. Don Bosco attira simpatia e suscita partecipazione di laici impegnati. Egli ci invita a fare con loro un itinerario spirituale, che, a partire dallo spirito salesiano, condiviso a diversi livelli, possa arrivare a scelte di fede e a una spiritualità vissuta e comunicata.

La comunicazione di tale spirito è compito anzitutto dei consacrati: "In qualunque attività o ministero siano impegnate, le persone consacrate ricorderanno, pertanto, di dover essere innanzitutto guide esperte di vita spirituale, e coltiveranno in questa prospettiva il talento più prezioso: lo spirito"[41]. Noi siamo consapevoli che questa è una vera e propria scuola di santità. Si coglie subito la ricchezza dello spirito salesiano quando, tradotto in vita concreta, diventa spiritualità. Di essa vogliamo riconsiderare alcune caratteristiche principali[42].

 

 

2. Elementi della spiritualità

 

2.1. L'amore preferenziale per i giovani, specialmente i più poveri

 

[89] Incontrare Dio nei giovani

Condividere lo spirito e la missione salesiana vuol dire, prima di tutto, sentirsi coinvolti nella scelta dei giovani.

"Noi crediamo che Dio ci sta attendendo nei giovani per offrirci la grazia dell'incontro con Lui e per disporci a servirlo in loro, riconoscendone la dignità ed educandoli alla pienezza della vita"[43]. In questo servizio educativo, laici e salesiani fanno esperienza della dimensione contemplativa della loro fede, capace di scoprire l'azione dello Spirito nel cuore dei giovani[44]. Partecipe del cuore di Dio, il discepolo di Don Bosco capisce meglio l'importanza e l'urgenza della propria vocazione: rendere presente ai giovani l'amore di Cristo.

Spinto da questo amore, si dedica totalmente alla loro integrale educazione[45].

Lavorare per i giovani, specialmente i più poveri, è pertanto la carta di identità della vocazione salesiana, l'elemento più coinvolgente del nostro carisma, il punto di partenza per un itinerario di maggiore e più profonda condivisione dello spirito salesiano e del Sistema Preventivo.

 

[90] Carità pastorale

Per realizzare questa vocazione, salesiani SDB e laici aprono un dialogo cordiale con tutti gli uomini di buona volontà che vogliono migliorare la situazione dei giovani, specialmente più poveri, nel mondo di oggi. Seguendo l'esempio di Don Bosco, essi scelgono per s‚ e propongono agli altri la carità come mezzo e metodo fondamentale della missione. In questo lavoro potenziano valori importanti della spiritualità salesiana come la generosità, la solidarietà, la semplicità, la gratitudine, la fedeltà, la gioia e l'ottimismo anche nell'ora della croce, esprimendo così la dimensione pasquale della vita cristiana.

 

 

2.2. Spiritualità della relazione: spirito di famiglia

 

 

[91] Don Bosco uomo di relazione

Il primo dono che don Bosco fa ai suoi è quello di una relazione umana serena e accogliente. La padronanza di s‚ gli permette di donarsi con straordinaria efficacia e di dare, gradualmente, alla propria relazione un contenuto pastorale e sacramentale.

La qualità dell'incontro educativo sta in cima ai suoi pensieri. "Tutti quelli con cui parli diventino tuoi amici", suggerisce[46], ed "essere amico di don Bosco" significa tutto a Valdocco: impegno spirituale, felicità interiore, collaborazione educativa, gioia di famiglia. E' sua convinzione che lo spirito salesiano "deve animare e guidare le nostre azioni ed ogni nostro discorso". Lo dice con forza nelle lettere a don Cagliero e a don Costamagna dell'agosto 1885: "Il sistema preventivo sia proprio di noi. (...) Carità, pazienza, dolcezza (...) Ciò valga per i salesiani fra loro, fra gli allievi, ed altri, esterni od interni". "Studia di farti amare", mormora a don Rua, lasciandogli quasi un testamento ed indicandogli il segreto dell'arte del Buon Pastore. Don Bosco consegna, dunque, al termine della vita, come una convinzione profonda ed una preziosa eredità, l'intuizione raccolta nel sogno dei 9 anni. E, nel prediligere le "virtù relazionali" - come cardini del dialogo educativo e della collaborazione operativa - don Bosco si dimostra eccellente discepolo di San Francesco di Sales.

 

[92] Un bisogno degli uomini d'oggi

Oggi si lamenta una diffusa assenza di relazione e la solitudine fa più paura della morte, specie ai giovani ed agli anziani. Le scienze umane descrivono l'uomo come un essere di relazione. Già a partire dal grembo materno, egli è impastato di relazioni. Una relazione positiva lo costruisce e lo fa felice, una negativa lo deprime e lo può distruggere. In ogni caso, la relazione sta al cuore di ogni approccio educativo, di ogni sforzo di collaborazione, della serenità familiare come dell'efficacia di una comunità educativa pastorale.

"Bisogna farsi fratelli degli uomini nell'atto stesso che vogliamo essere loro pastori, padri e maestri. Il clima del dialogo è l'amicizia, anzi il servizio"[47].

 

[93] La risposta salesiana: l'amorevolezza

L'ascolto dei laici e dei giovani ci fa convinti che c'è grande voglia di rapporto. E che ci sono in Congregazione numerose esperienze che fondano la speranza di poter crescere in tale direzione, esprimendo in pienezza - insieme ai laici e primariamente nei loro confronti - le ricchezze dell'amorevolezza salesiana e dello spirito di famiglia che ne deriva.

Essa può rischiare di essere degradata a puro strumento tecnico, captativo e manipolatore della personalità dell'altro, sia giovane che adulto. Per questo va riempita di carità fino ad essere trasformata in espressione di autentica spiritualità relazionale. Ne è frutto e segno quella castità serena, così cara a don Bosco, che regge l'equilibrio affettivo e la fedeltà oblativa. Così rinvigorita e purificata, la relazione educativa si esprime nell'incontro personale, costruisce un ambiente formativo stimolante, incoraggia al cammino di gruppo, accompagna la maturazione vocazionale.

 

 

2.3. Impegno nella Chiesa per il mondo

 

[94] La forza del "da mihi animas" e la Nuova Evangelizzazione

Il "da mihi animas" riempie la vita di quanti si ispirano a don Bosco, segnando il rapporto con Dio, le relazioni con i fratelli, l'intervento nella storia per un personale contributo. Interessa la contemplazione non meno che l'azione, la volontà di fare il bene e l'impegno a ricercarne i mezzi necessari.

Come salesiani, esprimiamo il significato della nostra esistenza nell'ardore della carità pastorale.

Ai nostri giorni si percepisce una crisi culturale di notevoli proporzioni, la sfida della Nuova Evangelizzazione. Cuore della risposta è l'inculturazione del Vangelo: essa diventa un'esigenza pressante per la Chiesa. Salesiani e laici sono chiamati a prendere sempre più coscienza dell'ambito in cui devono operare: la cultura e l'educazione.

 

[95] La sfida della cultura contemporanea

Oggi si assiste a un'accresciuta sensibilità sociale, civile e politica. Essa impegna quanti si ispirano a don Bosco ad avere la sua stessa attenzione ai movimenti e ai cambi culturali. La politica del Pater noster diventa così progettazione di una società rinnovata attraverso il lavoro svolto con competenza e coscienza, l'elevazione culturale e la fede gioiosa, per fare di tutti gli uomini figli uguali dello stesso Padre.

In questo compito la coscienza rinnovata del laicato riporta in primo piano la responsabilità di tutti gli uomini di buona volontà. Si impongono alcune urgenze: la famiglia come "santuario della vita", il rispetto per la dignità della persona e i suoi diritti, la diffusione di una cultura della solidarietà e della pace, la promozione umana che porta a condizioni di vita più giuste, la difesa dell'equilibrio ecologico. Va riproposto e sostenuto l'inserimento nella politica diretta, vissuto con spirito di servizio, per far crescere la giustizia e la fraternità, riportando l'attenzione sui più poveri e sugli ultimi[48].

 

[96] Insieme verso un rinnovato impegno apostolico

Il discernimento delle culture come realtà umana da evangelizzare esige un nuovo tipo di collaborazione fra tutti i responsabili dell'opera di evangelizzazione. Salesiani e laici cristiani sono chiamati a mettere in azione la forza ricevuta nel battesimo: la fede; ad affidarsi a Dio con atteggiamenti di certezza: la speranza; e a porre come segno distintivo dell'appartenenza a Lui la disponibilità verso tutti: la carità.

Siamo impegnati a far sì che la fede annunciata, vissuta e celebrata in pienezza, arrivi a farsi cultura: i valori culturali autentici, vagliati ed assunti alla luce della fede, sono necessari per l'incarnazione nella stessa cultura del messaggio evangelico. Per adempiere questo compito la CEP "diventa esperienza di comunione e luogo di grazia, dove il progetto pedagogico contribuisce ad unire in sintesi armonica il divino e l'umano, il Vangelo e la cultura, la fede e la vita"[49]. In questo orizzonte nuovo, ispirato dalla Parola di Dio e dalla dottrina sociale della Chiesa, si può portare avanti la novità evangelica che pone al centro la salvezza della persona, il servizio, l'orientamento verso il Regno.

Per i Salesiani è un invito ad approfondire la loro radicalità nella "sequela Christi" e per i laici a progredire nella sintesi tra l'accoglienza del Vangelo e l'azione concreta.

Il programma di vita condensato nelle beatitudini che presentano i valori del Regno e del Padre Nostro possono essere proposti anche a coloro che appartengono ad altre religioni.

 

 

2.4. Spiritualità del quotidiano e del lavoro

 

[97] La vita ordinaria luogo di incontro con Dio

Don Bosco proponeva ai suoi primi collaboratori, così come ai giovani dell'oratorio, una maniera per vivere in profondità il Vangelo, senza staccarsi dalla vita: vivere alla presenza di Dio.

La vita di ogni giorno costituiva così per Don Bosco lo spazio naturale di perfezionamento di tutti gli uomini, il luogo di risposta alla vocazione umana e cristiana, e per noi Salesiani anche religiosa.

L'intuizione del valore del quotidiano ci porta a valorizzare con i laici tutto il creato come dono di Dio: la vita, la natura, le cose materiali prodotte dall'uomo, i rapporti interpersonali.

Solidali con il mondo e con la sua storia[50], condividiamo con i laici le difficoltà e le gioie provenienti dal contesto sociale in cui siamo inseriti, cercando insieme di trovare in esso i segni della volontà di Dio.

 

[98] Il dono del lavoro e la professionalità

Don Bosco insegnava ai suoi giovani di impegnare il tempo in compiti utili alla vita personale o comunitaria in forma sana, educativa e creativa. Egli stesso fu esempio di una vita tutta dedita al lavoro e volle che i suoi Salesiani si caratterizzassero per lo spirito di intraprendenza e laboriosità.

Guardando a questa esperienza, vediamo in Valdocco una vera scuola del lavoro: in essa si è sviluppata una pedagogia del dovere che educa a questa forma pratica di vivere la spiritualità.

Il lavoro, concepito come parte integrante del progetto di Dio su tutti gli uomini, ci porta a difendere la dignità di ogni lavoro e dell'uomo come soggetto di esso. Questa consapevolezza valorizza lo sforzo congiunto e individuale dei Salesiani e dei laici per educare i giovani.

Da noi, e secondo le caratteristiche della nostra vocazione specifica, si esige professionalità, cioè la maggior perfezione possibile nel proprio lavoro. Ciò comporta di assumere volonterosamente la fatica, l'impegno costante e la formazione permanente richiesta. La disciplina e il senso del dovere diventano per noi cammino di ascesi, misura concreta della nostra maturazione spirituale.

 

 

2.5. Il Sistema Preventivo: in permanente ascolto di Dio e dell'uomo

 

[99] Un approccio pedagogico continuamente rinnovato

Siamo convinti che il principale apporto al cambiamento del mondo per l'avvento del Regno è l'impegno per l'educazione. "Non c'è dubbio, come afferma Giovanni Paolo II, che il fatto culturale primo e fondamentale è l'uomo spiritualmente maturo, cioè l'uomo pienamente educato, l'uomo capace di educare se stesso e di educare gli altri"[51]. Il contributo originale che possiamo offrire alla causa dell'educazione si chiama Sistema Preventivo.

Esso mostra la sua permanente vitalità nel saper rispondere alle sfide più diverse. Nelle molteplici situazioni in cui si trova ad operare, esso abbisogna di continua ricomprensione. Questa urgenza intendeva indicare don Egidio Viganò, quando parlava di nuovo sistema preventivo.

Elemento essenziale di tale novità è la condivisione tra salesiani SDB, laici adulti e giovani di una prassi educativa pastorale sempre in dialogo con le acquisizioni delle scienze e con i diversi contesti in cui operiamo.

 

[100] Elementi centrali del Sistema Preventivo

Per garantire fedeltà e fecondità occorre riconsiderare le intuizioni originali di Don Bosco. Egli è convinto che "questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, religione e sopra l'amorevolezza"[52]. Siamo chiamati a guardare, in modo nuovo, ai tre fondamenti da lui indicati.

 

a) Ragione

Nel pensiero di Don Bosco ragione è sinonimo di ragionevalezza e persuasione, viste in opposizione a costrizione e imposizione. Essa aiuta a valutare tutte le cose con senso critico e a scoprire il valore autentico delle realtà terrene, rispettandone l'autonomia e la dignità secolare. Abilita a scoprire e condividere il grande sforzo dell'uomo, nell'incessante e faticoso processo di personalizzazione e di socializzazione.

Più a fatti che a parole Don Bosco ci ha mostrato che, alla radice del suo sistema educativo, c'è un solido umanesimo ed un genuino apprezzamento delle realtà creaturali. Ciò fa del SP un sistema aperto, ricco di speranza nell'uomo, capace di fare i conti con le diverse situazioni culturali. Comporta perciò un'attenzione particolare ai contesti, una previa lettura della situazione dei giovani e una articolazione degli interventi educativi attraverso la elaborazione del PEPS. Si potrà così tracciare un cammino educativo equilibrato, evitando gli opposti rischi del "minimalismo" che ha paura di proporre, o del "massimalismo" che brucia le tappe ed impone pesi insopportabili.

 

b) Religione

La religione, intesa come fede accolta e corrisposta, rappresenta il punto di incrocio fra il Mistero di Dio e il mistero dell'uomo, legato alla fragilità della sua storia e della sua cultura, ma anche sollecitato dalla sicura chiamata di Dio. La coscienza di una tale realtà ci invita ad imitare la pazienza di Dio, incontrando giovani e laici "al punto in cui si trova la loro libertà"[53].

Se da una parte dobbiamo riconoscere che la terra di missione si è estesa ad ogni parte del mondo, dall'altra dobbiamo essere pronti ad imboccare cammini di educazione alla fede mirati e graduali.

Nei contesti cristiani è ancora possibile realizzare il SP con una certa pienezza ed aiutare fedeli laici adulti e giovani a scoprire il Volto di Gesù.

L'ascolto e l'annuncio della Parola, la celebrazione dei sacramenti e specialmente dell'Eucaristia e delle Penitenza, l'impegno della carità e della testimonianza, la felicità di vivere sotto lo sguardo di un Padre amoroso sono ancora mete educative possibili e da proporre senza troppe timidezze, all'interno di un atteggiamento serenamente ecumenico[54].

Nei contesti secolarizzati, dove la cultura sembra muta ed incapace di parlare del Padre di Gesù Cristo, occorrerà educare le invocazioni di trascendenza e le grandi domande di senso poste dalla vita e dalla morte, dal dolore e dall'amore, senza nascondere il raggio di luce che a noi viene dalla nostra fede[55].

Nei contesti delle grandi religioni monoteistiche e di quelle tradizionali, il primo dialogo educativo sarà coi laici più vicini per riconoscere insieme a loro la grazia presente in esse, incoraggiare il desiderio di preghiera e valorizzare i frammenti di Vangelo e di sapienza educativa presenti nella cultura, nella vita, nella esperienza dei giovani[56].

Spesso ci troviamo ad operare con giovani e laici, con uomini e donne di buona volontà che non manifestano una esplicita appartenenza religiosa. Allora il SP ci muove a ricercare ed accogliere la scintilla di verità deposta nel cuore d'ognuno, a promuovere quel "dialogo di vita" - specie "nella sollecitudine per la vita umana" e nella "promozione della dignità della donna"- "che prepara la via ad una condivisione più profonda"[57].

 

c) Amorevolezza

Essa si esprime come accoglienza incondizionata, rapporto costruttivo e propositivo, condivisione di gioie e di dolori, capacità di tradurre in "segni" l'amore educativo.

Oltre che invitare il singolo educatore ad una presenza cordiale e fedele tra i giovani, impegna la comunità a creare un autentico spirito di famiglia.

Esprime anche quella carità pastorale che promuove nuova cultura educativa "offrendo uno specifico contributo alle iniziative degli altri educatori ed educatrici"[58]. Insieme ai laici, che si ispirano a don Bosco, abbiamo un dovere esplicito di cercare le vie e i modi migliori per trapiantare la genialità di don Bosco nella vita pubblica, nel mondo della cultura, della politica, della vita sociale. Essa potrà allora dare vita a quella nuova educazione, che apre la strada alla nuova evangelizzazione.

Con speciale attenzione occorrerà studiare strategie per consegnare il sistema preventivo alle famiglie, aiutandole a illuminare le aspirazioni e i problemi di oggi, a creare un ambiente di allegria, dialogo e solidarietà, trasformandole così in autentiche "chiese domestiche".

 

 

3. Una pedagogia per vivere insieme spirito e missione di Don Bosco

 

 

[101] Formarci insieme

Realizzare la comunione e la condivisione dello spirito e della missione di don Bosco comporta per noi, salesiani SDB e laici, pur nel rispetto delle norme della Chiesa[59], un rinnovamento nei processi formativi.

E' necessario un cambiamento di mentalità: crescere insieme, formarci insieme.

Don Bosco raccomandava ai laici cooperatori: "Bisogna unirci tra noi e tutti con la Congregazione. Uniamoci dunque con il mirare allo stesso fine e con l'usare gli stessi mezzi per conseguirlo. Uniamoci dunque come una sola famiglia con i vincoli della fraterna carità"[60]. Crediamo che da questa novità di metodo dipenda gran parte del frutto che ci ripromettiamo.

 

[102] Pedagogia del cuore oratoriano e della missione

Il primo passo per noi salesiani SDB e laici è quello di conoscerci apprezzandoci sia in quello che abbiamo in comune come nelle nostre differenze. Il punto di incontro è la condivisione del cuore oratoriano e dello stile del Buon Pastore. Esso è fonte profonda di unità per tutti i chiamati a lavorare con don Bosco. Lo spirito salesiano, vissuto con sensibilità e accentuazioni diverse, va comunque a tutti illustrato nei suoi elementi essenziali. Ma la riflessione teorica non basta. Con Don Bosco crediamo che il comune lavoro ci offre le migliori opportunità metodologiche per formarci insieme. Nel condividere la missione ogni persona, ogni CEP e ogni gruppo salesiano fa esperienza concreta del Sistema Preventivo, acquistando la capacità di imparare dalla vita[61].

 

[103] Condividiamo un itinerario di formazione

L'impegno nella formazione condivisa si deve fare cammino aperto a tutti, adatto al passo di ogni persona e rispettoso delle ricchezze di ogni vocazione. Bisogna anche determinare progressivamente itinerari particolari, programmati insieme. Questi si presentano come determinazioni più dettagliate di esperienze, contenuti e traguardi, a seconda delle situazioni particolari[62]. Consideriamo importante coltivare in tali itinerari alcuni atteggiamenti:

-      una attenta presa di coscienza dei nostri comportamenti relazionali e comunicativi,

-      la pazienza dell'ascolto e la disponibilità a fare spazio all'altro,

-      la scelta di dare fiducia e speranza,

-      la disponibilità ad entrare nella logica dello scambio dei doni,

-      la prontezza a fare il primo passo e ad accogliere sempre con bontà,

-      l'assunzione della quotidiana disciplina che valorizza l'essere insieme,

-      la prontezza alla riconciliazione.

 

In questo camminare insieme promoviamo anche delle metodologie che aiutano a crescere nella spiritualità e nella prassi salesiana:

-      la Parola di Dio messa al centro della propria esistenza[63],

-      l'esperienza della vita quotidiana come spazio concreto dell'incontro con Dio[64],

-      la conoscenza e la pratica del SP in tutte le sue componenti,

-      l'assimilazione dei valori salesiani attraverso il metodo della esperienza con i suoi diversi momenti: vivere, riflettere, comunicare e celebrare[65].

 

[104] Santità condivisa

Il 22 aprile 1996 si chiude a Torino, con grande gioia di tutti, il primo passo nel cammino di riconoscimento della santità di Mamma Margherita. Questo fatto ci fa pensare alla santità vissuta a Valdocco sotto un profilo particolare. Alcuni di quelli che hanno condiviso la vita della prima comunità salesiana, sono stati riconosciuti dalla Chiesa come testimoni di santità.

Ciò attesta che a Valdocco si respirava un clima particolare: la santità era costruita insieme, condivisa, reciprocamente comunicata, tanto che non si può spiegare la santità degli uni senza quella degli altri.

Il traguardo di una formazione realizzata insieme che don Bosco, la Chiesa e soprattutto i giovani d'oggi aspettano da noi salesiani e laici, è il dono della nostra santità, personale, ma anche della CEP e della FS: una santità condivisa[66].

 

[105] Memoria

Con gioia abbiamo fatto memoria della ricca tradizione, dalle origini ad oggi, dono dello Spirito per la nostra missione.

 

Memoria:

 

per celebrare le meraviglie del Signore

per conservare con Maria nella mente e nel cuore

per ridire il "da mihi animas"

nei cammini del tempo

per condividere con i laici il cuore oratoriano

per irradiare il carisma oltre ogni frontiera

per sostenere ovunque la speranza dei giovani

per ritornare a Valdocco e di lì ripartire.

 

 



[1] Cf MO, p. 137-141.

[2] Gn 1,26.

[3]Cf Gn 1,28.

[4] Cf Gn 2,18

[5] Gn 1,31.

[6] Cf GS, 92.

[7] Cf Gn 3,1-24; Sap 2,24.

[8] Cf Gn 3,15.

[9] Cf LG 16; NA 1,2.

[10] In questo senso possiamo allargare il significato del termine "laico", includendo tutti quelli che, pur non appartenendo alla Chiesa cattolica,  vogliono, in diversi modi, contribuire al processo di una educazione integrale, secondo lo spirito di Don Bosco (cf ACG 350, p. 11 e 14).

[11] Cf Eb 4,15.

[12] Cf Col 1,17.20.

[13] Cf Gv 15, 5.

[14] Cf Ef 2,14-15.

[15] Cf LG 7 e 9.

[16] Cf 1 Cor 12,13.

[17] ChL 32.

[18] ChL 15.

[19] Cf LG 4.

[20] Cf 1 Cor 12,4-7.

[21] Cf LG 31.

[22] Cf Documenti Puebla 103.

[23] Cf PO 2.

[24] Cf PO 13.

[25] Cf VC 31.

[26] VC 32.

[27] Cf VC 46; 51.

[28] Cf Ef 5,32.

[29] Giovanni Paolo II, Lettera alle donne, 11.

[30] Sal 43.

[31] C. 26.

[32] Cf CGS n. 733.

[33] Cf Cost. FMA, 2.

[34] C. 40.

[35] Carta di comunione, art. 10.

[36] Cf Carta di comunione, art. 18 ss.

[37] CGS, 152.

[38] C. 5 e 47.

[39] CG23, 235.

[40] Cf MO, p. 134 ss.

[41] VC 55.

[42] Noi troviamo qualificati sforzi interpretativi in testi autorevoli: cf le Costituzioni SDB, che sono il nostro pirncipale punto di riferimento. Cf anche le Costituzioni FMA, il Regolamento di Vita Apostolica dei Cooperatori, la Carta di comunione nella FS, gli ultimi Capitoli generali. Cf anche Don Egidio Viganò all'Università Salesiana (UPS Roma 1996), p. 162-163.

[43] CG23, 95.

[44] Cf C. 95.

[45] Cf CGS 91.

[46] MB, X, 1039.

[47] Paolo VI, Ecclesiam suam, Enchiridion Vaticanum, EDB, vol. 2, p. 273.

[48] Cf ChL n. 42.

[49] VC 96.

[50] C. 7.

[51] Discorso di Giovanni Paolo II all'UNESCO 1980.

[52] MB XIII, 919.

[53] C.38.

[54] Cf CG23, 68-71.

[55] Cf CG23, 76.77.83.

[56] Cf CG23, 72-74, 86.

[57] Cf VC 102.

[58] VC 96.

[59] Cf can. 652; can. 654 ss.

[60] BS, gennaio 1878.

[61] Cf C. 119.

[62] Cf CG23, 109-110.

[63] Cf CG23, 146.

[64] Cf CG23, 162.

[65] Cf FSDB c. IV, n. 130 ss.; cf anche Il Salesiano Coadiutore Salesiano, p.160 ss.

[66] Cf C. 25.