IL XVIII CAPITOLO GENERALE DELLA NOSTRA SOCIETA

  1. BREVE CRONISTORIA: Funzione di apertura - Formalità preliminari - Membri del Capitolo Generale - Adesioni - Elezioni: Il nuovo Capitolo Superiore - Commissioni Capitolari - Visita del Card. Fossati - Parole di chiusura del Rettor Maggiore - Pellegrinaggio a Roma - Udienza di S. S. Pio XII - Impressioni ed insegnamenti.
  2. TEMI E CONCLUSIONI: 1° tema: Osservanza religiosa - Pratiche di pietà Norme disciplinari - Compagnie -- 2° tema: La Costituzione Apostolica Sedes Sapientiae — 3° tema: Scuole Professionali ed Agricole 4° tema: Parrocchie e Oratori — 5° tema: Ex allievi di Don Bosco — 6° tema: Le Missioni — 7° tema: La Pia Unione dei Cooperatori Salesiani — 8° tema: Proposte varie.

Il XVIII Capitolo Generale della nostra Società
Breve cronistoria
Il XVIII Capitolo Generale, che doveva tenersi a Torino-Valsalice, trovò sede più conveniente per la disponibilità e comodità di locali nella Casa-Madre di Torino-Valdocco.

Svolse i suoi lavori dal 27 luglio al 9 agosto 1958, fu presieduto dal Sig. Don Ziggiotti, Rettor Maggiore, e diretto dal Regolatore Sig. Don Albino Fedrigotti, Prefetto Generale.

Vi presero parte 119 membri dei 128 che secondo le Regole ne avevano il diritto. Le sedute plenarie furono 18: le prime due si occuparono delle elezioni dei membri del Capitolo; nelle altre si discussero i temi proposti e si procedette alle relative deliberazioni.

I temi che formarono la base della discussione, proposti dal Rettor Maggiore nella lettera di convocazione e pubblicati negli Atti del Capitolo Superiore (novembre-dicembre 1957, n. 200) furono nove: 1. Osservanza religiosa. - 2. Applicazione della Costituzione Apostolica Sedes Sapientiae. - 3. Scuole professionali. - 4. Pia Unione dei Cooperatori. - 5. Ex allievi. - 6. Parrocchie e Oratori. - 7. Missioni. - 8. Stampa salesiana. - 9. Proposte varie.

Ogni tema fu affidato ad una apposita Commissione, la quale dopo un diligente studio preparatorio presentò all'Assemblea Generale le conclusioni per essere esaminate e discusse.

FUNZIONE DI APERTURA. - Gli Esercizi Spirituali ebbero inizio la sera del 20 luglio e furono dettati da Don Pietro Broccardo per le meditazioni e per le istruzioni da Don Archimede Pianazzi, ispettore dell'India-Sud. Il 27 luglio, alle ore 8,30, tutti i Capitolari si recarono nella cappella di San Domenico Savio per invocare l'assistenza dello Spirito Santo sui lavori del XVIII Capitolo Generale.

Cantato il Veni Creator, il Rev.mo Sig. Don Renato Ziggiotti rivolse brevi parole ai convenuti. Iniziò il suo dire accennando all'importanza che ha nella vita e nella storia della Congregazione il Capitolo Generale; pur sentendo egli, come presidente, viva la trepidazione per tanta responsabilità, esprimeva la sua fiducia nell'assistenza di Dio, nella materna protezione dell'Ausiliatrice, di Don Bosco e dei nostri Santi. Si riteneva sicuro delle benedizioni del Cielo, propiziate dalle preghiere dei confratelli, cooperatori, allievi, ex allievi che si sentivano vicini in questi mesi di preparazione, ma soprattutto in questi giorni solenni.

Richiamava poi l'attenzione dell'Assemblea sull'importanza dei due compiti che essa doveva affrontare: le elezioni dei Capitolari e la discussione dei temi con le relative deliberazioni. Conchiuse annunziando il pellegrinaggio a Roma e l'Udienza del Santo Padre, al quale invitò l'Assemblea ad elevare un pensiero di riverente e filiale devozione.

Con la Benedizione Eucaristica ebbe termine la funzione di apertura.

FORMALITÀ PRELIMINARI. - Lunedì 28 luglio, alle ore 9,30, i Capitolari si raccolsero nel nuovo teatro della Casa-Madre, appositamente preparato. Dopo la preghiera di rito, il Regolatore, a nome del Rettor Maggiore, invita i presenti a dare il loro consenso a che sia aperto il XVIII Capitolo Generale. L'Assemblea esprime il suo placet unanime per alzata di mano e il Regolatore lo dichiara ufficialmente aperto. Allora il Rettor Maggiore, valendosi della facoltà attribuitagli dall'art. 186 delle Costituzioni, nominò Segretari dei verbali Don Giuseppe Zavattaro, Don Francesco Làconi e Don, Gaetano Scrivo.

Il Regolatore procedette quindi all'appello nominale, secondo la lista seguente:
1 - Don ZIGGIOTTI RENATO, Rettor Maggiore
2 - Don FEDRIGOTTI ALBINO, Prefetto
3 - Don ANTAL GIOVANNI, Direttore Spirituale
4 - Don GIRAUDI FEDELE, Economo
5 - Don MANIONE SECONDO, Consigliere Scolastico
6 - Don CANDELA ANTONIO, Consigliere Professionale
7 - Don SERIE GIORGIO, Consigliere
8 - Don RICCERI LUIGI, Consigliere
9 - Don BELLIDO MODESTO, Consigliere
10 - Don PUDDU SALVATORE, Segretario
11 - Don Cstano Luigi, Procuratore
12 - Don Bertola Giuseppe (Cile)
13 - Don Silva Raul
14 - Don Tantardini Pietro (Venezuela)
15 - Don Chiabotto Lorenzo
16 - Don Borra Guido (Brasile-Mato Grosso)
17 - Don Zavattaro Felice
18 - Don Bokor Giuseppe (Cecoslovacchia-Bratislava)
19 - ...................................................................

20 - Don Maniero Antonio (Subalpina-Torino)
21 - Don Zavattaro Giuseppe
22 - Don Vaula Stefano (Direttore Oratorio San Francesco di Sales)
23 - Don Giovannini Ernesto (Stati Uniti-New Rochelle)
24 - Don Aronica Paolo
25 - Don Amielh Uberto (Francia-Lyon)
26 - Don Berichel Angelo
27 - Don Bortoluzzi Annibale (Olanda)
28 - Don Ter Schure Giovanni
29 - Don Garelli Sante (Orientale-Betlemme)
30 - Don Ldconi Francesco
31 - Don Rokita Stanislao (Polonia-Lòdz)
32 - Don Szczesny Miecislao
33 - Don Dvorak Antonio (Cecoslovacchia-Praha)
34      ‑
35 - Don Edelenyi Stefano (Ungheria)
36 - ...................................................................

37 - Don Corrales Emilio (Spagna-Zamora)
38 - Don Benito Agostino
39 - Don Fava Michelangelo (Italia-Verona)
40 - Don. Manzoni Giuseppe
41 - Don Garnero Pietro (Paraguay)
42 - Don Pérez Ernesto
43 - Don Pascual Amilcare (Uruguay)
44 - Don Pavanetti Edoardo
45 - Don Ramasso Luigi (Argentina-Rosario)
46 - Don Jovine Orazio
47 - Don Nitsch Giorgio (Austria)
48 - Don Leiminger Giovanni
49 - Don Greiner Giovanni (Germania-Miinchen)
50 - Don Leinfelder Luigi
51 - Don Pianazzi Archimede (India-Madras)
52 - Don D'Rosario Giuseppe
53 - Don Ragazzini Antonio (Centro America)
54 - Don Santos Ettore
55 - Don Cogliandro Alfredo (Stati Uniti-San Francisco)
56 - Don Penna Felice
57 - Don Alessi Antonio (India-Calcutta)
58 - Don Paviotti Oreste
59 - Don Le Boulch Adolfo (Francia-Parigi)
60 - Don Deas Raimondo
61 - Don Minervini Ignazio (Argentina-Buenos Ayres)
62 - Don Bomone Giuseppe
63 - Don Hall Tomaso (Londra)
64 - Don McElligott Riccardo
65 - Don SUichez Claudio (Spagna-Sevilla)
66 - Don De La Hoz Francesco
67 - Don Picron Renato (Belgio)
68 - Don Deckers Lorenzo
69 - Don Acquistapace Mario (Hong-Kong)
70 - Don Braga Carlo
71 - Don Orlando Carlo (Perù-Bolivia)
72 - Don McBride Enrico
73 - Don Aracri Cesare (Italia-Milano)
74 - Don Bassi Mario
75 - Don Baraut Tomaso (Spagna-Barcelona)
76 - Don Segarra Isidoro
77 - Don De Bernardi Secondo (Italia-Genova)
78 - Don Alessandra Oreto
79 - Don Pilotto Luigi (Italia-Napoli)
80 - Don Scrivo Gaetano
81 - Don Neek Giuseppe (Polonia-Krakow)
82 - Don Bezkowski Sbignievo
83 - Don Joyeusaz Abele (Italia-Novara)
84 - Don Gugiatti Plinio
85 - Don Zannantoni Angelo (Italia-Macerata)
86 - Don Garbin Pietro
87 - Don Jakob Agostino (Jugoslavia)
88 - Don Tugek Isidoro
89 - Don Doblado Giuseppe (Spagna-Cordoba)
90 - Don Ruíz Giuseppe
91 - Don Vicente Alessandro (Spagna-Madrid)
92 - Don Ocafia Giuliano
93 - Don Brett Guglielmo (Argentina-Cordoba)
94 - Don Brissio Giovanni
95 - Don Fistarol Virginio (Brasile-Rio de Janeiro)
96 - Don Pontes Agenore
97 - Don D'Aversa Michele (Brasile-Recife)
98 - Don Viet Antonio
99 - Don Dalkmann Giovanni (Tokio)
100 - Don Tassinari Clodoveo
101 - Don Monteiro Armando (Portogallo)
102 - Don Preto Emmanuele
103 - Don Fiora Luigi (Italia-Roma)
104 - Don Berta Ernesto
105 - Don Bianco Angelo (Colombia-Bogotà)
106 - Don Coronado Gesú
107 - Don López Alberto (Messico)
108 - Don Súnchez Vargas Raffaele
109 - Don Ruzzeddu Mario (Thailandia)
110 - Don Ponchione Albino
111 - Don Martin Italo (Argentina-Bahía Blanca)
112 - Don Greghi Giovanni
113 - Don Pintado Giuseppe (Equatore)
114 - Don Migliasso Giovanni
115 - Don Gonzúles Del Pino Giuseppe (Antille)
116 - Don FerMndez Isidoro
117 - Don Murtas Ermenegildo (Centrale-Torino)
118 - Don Gioffredi Eugenio
119 - Don Tomè Bartolomeo (Italia-Catania)
120 - Don Conti Calogero
121 - Don Rojas Giulio (Colombia-Medellin)
122 - Don Bonilla Luigi
123 - Don Fedrigotti Bortolo (Australia) - 124 - Don Cornell Wallace
125 - Don Stringari Giuseppe (Brasile-San Paolo)
126 - Don Prade Pietro
127 - Don Martin Alfonso (Germania-Bendorf)
128 - Don Diebold Guglielmo.

Risultarono assenti i Rev.mi Don Giorgio Serié, Consigliere Capitolare, per ragioni di salute; Don Giuseppe Bokor, Ispettore della Cecoslovacchia-Bratislava; Don Antonio Dvofak, Ispettore della Cecoslovacchia-Praha; Don Stefano Edelenyi, ispettore dell'Ungheria; Don Giuseppe Neek, Ispettore della Polonia-Cracovia coi rispettivi delegati, i primi impediti a parteciparvi, e gli altri non eletti per le condizioni politiche dei loro paesi.

Il Rettor Maggiore lesse quindi alcune tra le più significative adesioni: il telegramma del Santo Padre.

Città del Vaticano, 19 luglio 1958.

Celebrandosi sotto materno sguardo Maria Ausiliatrice e col celeste patrocinio inclito Santo Fondatore il XVIII Capitolo Generale Augusto Pontefice forma voti fecondo lavoro a maggior incremento benemerita Società Salesiana aflinchè con rinnovato fervore spirito religioso con accresciute energie e coordinata multiforme attività sia nella Chiesa sempre più valido ausilio per l'auspicata cristiana rinascita per il trionfo regno di Dio. A Vostra Signoria Rev.ma, ai Capitolari, alla numerosa spirituale famiglia San Giovanni Bosco e alle opere tutte Sua Santità con paterna benevolenza e fiducia invia di gran cuore propiziatrice copiosi lumi aiuti conforti divini per felici elezioni e opportune deliberazioni la implorata particolare benedizione apostolica ».
DELL'ACQUA, Sostituto.
Roma, 28 luglio 1958.

Unito preghiere amati Salesiani invoco più elette benedizioni Signore protezione Maria Ausiliatrice sui lavori XVIII Capitolo Generale ».
+ CARD. Aioisi MASELLA, Protettore.
ARCIVESCOVADO DI TORINO
li, 16 luglio 1958.

Rev.mo Sig. Don Ziggiotti,
« di gran cuore invio la benedizione che la Sua amabilità ha voluto implorare sui lavori del XVIII Capitolo Generale, che si aprirà domenica 20 luglio corrente. Ed assicuro anche un particolare ricordo nella Santa Messa, mentre invoco, dallo Spirito Santo abbondanza di lumi celesti sui Rev.mi Capitolari, che hanno la grave e pesante responsabilità di mantenere e consegnare ai posteri lo spirito apostolico del nostro grande Don Bosco. Io non ho autorità per dare consigli al Capitolo Generale, sento però il bisogno di rallegrarmi e ringraziare per i temi che verranno trattati e discussi sulla osservanza religiosa e spirito salesiano, che, a mio debole giudizio, costituiscono la base e il fondamento di tutte le attività di ministero non soltanto per i Salesiani. L'azione senza il presupposto indispensabile della formazione e della vita interiore potrebbe essere la pericolosa eresia dei nostri tempi: ed io penso che quella seria tradizione che ha formato i nostri santi, sia indispensabile anche ai nostri giorni, anzi tanto più indispensabile contro tutte le insofferenze degli uomini di oggi. Il Signore assista i Rev.mi Capitolari e benedica largamente alle loro intenzioni di dare sempre più fecondo sviluppo alle opere di Don Bosco.
Mi creda con ogni migliore ossequio s.
aff.mo M. CARD. FOSSATI, Arcivescovo.
SACRA CONGREGATIO DE RELIGIOSIS
Roma, 30 luglio 1958.

Rev.mo Sig. Rettor Generale,
« la notizia dell'imminente Capitolo Generale della Società Salesiana, XVIII della serie, mi offre la gradita occasione di formulare, gli auguri ed i voti più vivi, perchè le prossime solenni Assise Torinesi, che radunano in cotesta Casa-Madre Capitolari da ogni parte del mondo, possano felicemente raggiungere l'obbiettivo che esse si propongono, e cioè, provvedere alle ordinarie esigenze di governo, riaffermare in seno alla Congregazione le supreme esigenze della regolare osservanza, e studiare infine secondo l'ordine del giorno un piano di
potenziamento, di sforzi e di opere, quali oggi si impone dalle crescenti e mutate esigenze dell'umana famiglia.
Ho fiducia che tali mete saranno integralmente raggiunte, sapendo bene di quale spirito di abnegazione e di qual senso di attaccamento alla Chiesa siano animati i figli di San Giovanni Bosco, dovunque essi si trovino.
Con questi voti e con queste speranze nel cuore, invoco dal Signore le più elette benedizioni sui Rev.mi Capitolari, sopra i lavori del Capitolo; nè manchi la tenera protezione della Vergine Ausiliatrice sopra i figli di San Giovanni Bosco e su tutte le loro opere ».
Con sensi di profondo e religioso ossequio mi creda
della Signoria Vostra Rev.ma Rev.mo P. LARRAONA
Lesse inoltre un telegramma di Sua Ecc. Mons. Antonio Baraniak, Arcivescovo di Posnania, e lettere delle LL. Ecc. Mons. Turcios, Mons. Lucato, Mons. Barbosa, vescovi salesiani, di Don Giuseppe Neek, Ispettore (Polonia-Cracovia) e dei suoi confratelli, di Don Francesco Sersen, in Christi vinculis, dell'Ispettoria Slovacca.

Quindi Don Antonio Ragazzini, relatore della Commissione Esaminatrice dei verbali delle elezioni dei delegati, lesse la relazione conclusiva. I singoli verbali furono tutti trovati validi, perchè conformi alle norme contenute nelle nostre Costituzioni.

Si procedette alla elezione dei due Segretari e dei tre Scrutatori. Su proposta del Regolatore, approvata all'unanimità, si stabilì di fare un'unica elezione a maggioranza relativa: i primi due indi-, cati nella scheda sarebbero i Segretari e i tre seguenti gli Scrutatori. Risultarono eletti a Segretari Don Guido Borra e Don Luigi Fiora; a Scrutatori Don Luigi Pilotto, Don Michelangelo Fava e Don Mario Bassi.

Pronunziarono quindi il giuramento nelle formule prescritte il Presidente, il Regolatore, i Segretari, gli Scrutatori. A loro fecero seguito ad uno ad uno secondo l'appello del Regolatore i singoli Capitolari.

ELEZIONI. - La seduta proseguì con l'elezione dei Superiori. Al centro del banco della Presidenza erano rimasti solo il Presidente e il Regolatore; alle due estremità sedevano il Segretario del
Capitolo Superiore e il Procuratore Generale. Gli altri Superiori avevano preso posto in prima fila, dinanzi agli altri Capitolari. Si iniziarono le votazioni per la nomina dei membri del Capitolo Superiore secondo le norme consuete di procedura. Dallo scrutinio risultarono rieletti a maggioranza assoluta nelle loro rispettive cariche cinque dei membri uscenti: Don Albino Fedrigotti, Don Giovanni Antal, Don Fedele Giraudi, Don Luigi Ricceri e Dori Modesto Bellido. Bruciate le schede e dette le rituali preghiere si sospese la seduta.

Alle 16,30 l'Assemblea riprese i lavori per le elezioni degli altri tre Consiglieri Capitolari. Risultarono eletti i Rev.mi Don Archimede Pianazzi, Don Ernesto Giovannini, Don Guido Borra.

A mano a mano che si conchiudeva la proclamazione degli eletti il Rettor Maggiore ne chiedeva il consenso e li invitava a prender posto al banco della Presidenza.

Terminate le elezioni prese la parola il Rettor Maggiore:
« È doveroso — egli disse — ringraziare in primo luogo Iddio che ci ha permesso di concludere felicemente, sollecitamente e, credo, con soddisfazione dell'intera nostra famiglia, i lavori preliminari di questo XVIII Capitolo. Un vivo e cordialissimo ringraziamento debbo tributare ai tre Consiglieri uscenti: al venerando Don Candela, che fu per trentatrè anni membro del Capitolo Superiore, per il lavoro svolto con tanta competenza nelle delicate mansioni e nei vari dicasteri affidatigli, ma soprattutto per il grande impulso dato alle Scuole professionali; al Sig. Don Serié, impedito di partecipare per malattia ai lavori del Capitolo, per le grandi benemerenze nel campo degli Oratori festivi e degli Ex allievi; al Sig. Don Manione, che con dedizione e sacrificio affrontò gravi problemi per l'organizzazione degli studi e per l'incremento della disciplina religiosa. Dio li ricompensi di tante fatiche spese per la nostra amata Congregazione.

« Ai tre nuovi eletti l'augurio che concorrano con la loro pietà, le loro fresche energie e il loro ingegno al buon governo della nostra Società e alla felice soluzione dei suoi gravi problemi ».

Il Rettor Maggiore, a norma dell'art. 69 delle nostre Costituzioni, assegnava l'ufficio ad ognuno dei tre Consiglieri eletti e ne dava comunicazione all'assemblea, avvertendo che gli era parso
opportuno affidare la cura delle Parrocchie al Consigliere degli Oratori ed Ex allievi, per la maggior omogeneità di interessi e problemi. Il nuovo Capitolo Superiore rimane adunque così composto:
Rettor Maggiore: Don Renato Ziggiotti
Prefetto: Don Albino Fedrigotti
Direttore Spirituale: Don Giovanni Antal
Economo: Don Fedele Giraudi
Consigliere Scolastico: Don Archimede Pianazzi'
Consigliere Professionale: Don Ernesto Giovannini
Consigliere per le Parrocchie, Oratori, Ex allievi: Don Guido Borra
Consigliere per i Cooperatori e per la Stampa: Don Luigi Ricceri
Consigliere per le Missioni: Don Modesto Bellido
Segretario: Don Salvatore Puddu.

Commissioni Capitolari
Le sette Commissioni Capitolari per lo studio dei temi proposti dal Rettor Maggiore furono così composte:
10 Tema: Osservanza, Pratiche di pietà, Norme disciplinari, Compagnie.
PRESIDENTE: Rev.mo Sig. D. Giovanni Antal.

MEMBRI DELLA COMMISSIONE: Rev.mi D. Uberto Amielh D. Annibale Bortoluzzi - D. Sante Garelli - D. Ignazio Minervini - D. Claudio Sànchez - D. Mario Acquistapace - D. Secondo De Bernardi - D. Luigi Pilotto - D. Guglielmo Brett - D. Angelo Bianco - D. Alberto López - D. Lorenzo Chiabotto - D. Felice Zavattaro - D. Stefano Vaula - D. Miecislao Szczgsny - D. Giovanni Leiminger - D. Giuseppe D'Rosario - D. Oreste Paviotti - D. Raimondo Deas - D. Giuseppe Bomone - D. Lorenzo Deckers - D. Giuseppe Ruíz - D. Ernesto Berta - D. Albino Ponchione - D. Eugenio Gioffredi - D. Wallace Cornell - D. Pietro Prade.

20 Tema: Sedes Sapientiae.
PRESIDENTE: Rev.mo Sig. D. Secondo Manione.

MEMBRI DELLA COMMISSIONE: ReValli D. Emilio Corrales D. Pietro Garnero - D. Alfredo Cogliandro - D. Tomaso Hall -
D. Carlo Orlando - D. Luigi Fiora - D. Ermenegildo Murtas - D. Giulio Rojas - D. Giuseppe Stringari - D. Alfonso Martin D. Giuseppe Zavattaro - D. Angelo Berichel - D. Giovanni Ter Schure - D. Francesco Làconi - D. Agostino Benito - D. Giuseppe Manzoni - D. Ettore Santos - D. Mario Bassi - D. Isidoro Segarra - D. Calogero Conti.

30 Tema: Scuole Professionali.
PRESIDENTE: Rev.mo Sig. D. Antonio Candela.

MEMBRI DELLA COMMISSIONE: Rev.mi D. Stanislao Rokita D. Amilcare Pascual - D. Abele Joyeusaz - D. Alessandro Vicente - D. Bartolomeo Tomé - D. Felice Penna - D. Enrico McBride D. Plinio Gugiatti - D. Giuliano Ocafia - D. Giovanni Brissio D. Agenore Pontes - D. Giovanni Migliasso.

40 Tema: Parrocchie, Oratori, Ex allievi.
PRESIDENTI DELLA COMMISSIONE: Rev.mi D. Giovanni Antal D. Giorgio Serié.

MEMBRI DELLA COMMISSIONE: Rev.mi D. Giorgio Nitsch - D. Cesare Aratri - D. Angelo Zannantoni - D. Agostino Jakob - D. Giuseppe Doblado - D. Virginio Fistarol - D. Bortolo Fedrigotti D. Ernesto Pérez - D. Orazio Jovine - D. Luigi Leinfelder - D. Oreto Alessandra - D. Pietro Garbin - D. Isidoro Tugek - D. Gesú Coronado - D. Giovanni Greghi - D. Isidoro Fernàndez - D. Guglielmo Diebold.

50 Tema: Cooperatori, Stampa.
PRESIDENTE: Rev.mo D. Luigi Ricceri.

MEMBRI DELLA COMMISSIONE: Rev.mi D. Michelangelo Fava - D. Antonio Ragazzini - D. Adolfo Le Boulch - D. Renato Picron - D. Tomaso Baraut - D. Armando Monteiro - D. Giuseppe Gonzàlez Del Pino - D. Raul Silva - D. Paolo Aronica - D. Edoardo Pavanetti - D. Francesco De La Hoz - D. Gaetano Scrivo - D. Clodoveo Tassinari - D. Raffaele Sànchez Vargas.

60 Tema: Missioni.
PRESIDENTE: Rev.mo D. Modesto Bellido.

MEMBRI DELLA COMMISSIONE: Rev.mi D. Guido Borra D. Ernesto Giovannini - D. Archimede Pianazzi - D. Antonio Alessi -
D. Michele D'Aversa - D. Giovanni Dalkmann - D. Mario Ruzzeddu - D. Italo Martin - D. Giuseppe Pintado - D. Carlo Braga - D. Emmanuele Preto.

7® Tema: Proposte varie.
PRESIDENTI: Rev.mi D. Albino Fedrigotti - D. Fedele Giraudi.

MEMBRI DELLA COMMISSIONE: Rev.mi D. Giuseppe Bertola D. Pietro Tantardini - D. Antonio Maniero - D. Luigi Ramasso - D. Giovanni Greiner - D. Riccardo McElligott - D. Antonio Viet - D. Luigi Bonilla.

Visita del Cardinale Fossati Arcivescovo di Torino. - Durante i lavori del Capitolo si ebbe la gradita ed inaspettata visita di Sua Em. il Card. Fossati, Arcivescovo di Torino. Ossequiato dai Superiori e dai Capitolari, prese posto al tavolo della Presidenza.

Il Rettor Maggiore gli rivolse calde parole di saluto e di omaggio a nome di tutti i Capitolari. Sua Eminenza rispose formulando i più fervidi voti per il buon esito dei lavori del Capitolo Generale e si congedò tra gli applausi dell'assemblea, dopo aver impartito ai presenti la sua pastorale benedizione.

Al termine dell'ultima seduta plenaria, chiesto ed ottenuto il consenso dell'Assemblea, il Regolatore dichiarò ufficialmente chiuso il XVIII Capitolo Generale e tutti i Capitolari apposero la loro firma al verbale conclusivo.

Parole del Rettor Maggiore. - Prese la parola il Rettor Maggiore. Diamo qui i punti salienti del suo discorso.

« In primo luogo ringraziamo il Signore.

Chiudiamo questo ciclo di vita spirituale salesiana; ci siamo doppiamente rifocillati. Nel primo periodo con gli Esercizi fatti accanto a Don Bosco, ai piedi dell'Ausiliatrice. Furono giorni di invigorimento e di illuminazione: sotto quella luce dobbiamo camminare.

Animas quaerere... Anzitutto la nostra anima con la nostra formazione: anche noi abbiamo bisogno di formarci e progredire! Animas quaerere... dei nostri confratelli e dei nostri giovani. L'apostolato dovrà nascere dalla nostra pietà, calma, paternità, spirito di sacrificio. Tutto il nostro lavoro per richiamare la Congregazione all'osservanza ha un solo grande fine: servire Dio. Bisogna combattere lo spirito del mondo. Non possiamo impedire del tutto l'inva-. sione del mondo nelle nostre Case: ma bisogna rinforzare le anime. Di qui il dovere dei Superiori di vigilare sul modo di pensare e di agire dei confratelli: correggere: è l'amore che ci impone il dovere' della correzione, anche perchè chi ha poco spirito religioso non provvede ai giovani, mentre noi dobbiamo ricordare che non possiamo mai essere solo insegnanti: sempre preti, sempre salesiani.

Visite ispettoriali. - Nelle visite far tutto il possibile per dare piena soddisfazione ai confratelli. La nostra visita è per informarci, far del bene alle Case e arrivare al cuore dei confratelli. Non è tanto importante che si vada quattro o cinque volte, ma che sia vera e propria visita, metodica e senza fretta.

Che abbiano il tempo di parlare a lungo, con comodo, con calma, paternità e prudenza. Si passino tutti i rapporti: con i confratelli, con i giovani, con gli esterni... I voti e la vita comune, l'assistenza... Vedere ciò che si fa e ciò che non si fa. Solo così la visita avrà i suoi benefici effetti e si sentirà subito un nuovo respiro nella Casa. Siete il Rettor Maggiore nelle vostre Ispettorie.

Due sogni. - Il sogno del personaggio dei diamanti e quello dei diavoli. Studiarli e commentarli. Attenti ai mezzi indicati dai diavoli per la rovina della Congregazione: golosità, amore alle comodità e la gonfiatura della cultura. Manteniamoci nell'umiltà del sapere, della ricerca e della comunicazione della propria scienza. Deus superbis resistit; e questa è la peggiore specie di superbia: l'orgoglio intellettuale.

Conclusione. - Coltiviamo di più l'istruzione catechistica. Impedire più che si può l'infiltrazione degli spettacoli televisivi. Controllare. Evitare che i confratelli si lascino prendere in maniera penosa da tali visioni e diventi per essi un bisogno. Opporre invece un grande spirito di fede: nutrirsi di grandi pensieri e affetti. Con questi sentimenti andiamo a cantare il Te Deum a cui si unisce tutta la Famiglia Salesiana ».

Dopo il Te Deum. di ringraziamento al Signore per i lumi concessi, il Rettor Maggiore, assistito dai neo-Superiori Maggiori Don Giovannini e Don Pianazzi, impartiva la Benedizione Eucaristica.

Il Capitolo Generale in pellegrinaggio a Roma
Riportiamo dall'Osservatore Romano la cronaca di quelle giornate indimenticabili:
« L'11 di agosto i Rev.mi Ispettori e Delegati con i Superiori Maggiori partivano alla volta di. Roma per un'Udienza particolare del Santo Padre e per la visita alle Opere Salesiane dell'Urbe.

In attesa dell'Udienza Pontificia, visitarono le grandiose Opere che sorgono nei quartieri periferici di Cinecittà e del Tiburtino, Ponte Mammolo; nel primo, il tempio dedicato a San Giovanni Bosco, opera veramente colossale e moderna: la sua cupola di 32 m. di diametro vien dopo quelle del Pantheon e di San Pietro.

Qui il Rettor Maggiore Don Ziggiotti celebrò ad un altare provvisorio, eretto nel centro sotto la cupola, con attorno la bella corona dei 120 rappresentanti della Famiglia Salesiana, i quali poi visitarono l'Oratorio, le scuole e la vicina Opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

La seconda giornata romana fu riservata alla visita dell'Istituto « Teresa Gerini Torlonia » a Ponte Mammolo, immensa costruzione, nella quale ha sede un Oratorio già in piena efficienza, riccamente e modernamente attrezzato; e dove presto funzionerà la grande scuola professionale per oltre mille allievi, e la Parrocchia « San Domenico Savio ». I Capitolari subito dopo visitavano anche la zona di Val Melaina, a 8 chilometri dal Campidoglio, ove sorgerà il Pontificio Ateneo Salesiano, destinato ad accogliere studenti salesiani di tutto il mondo. Il Rettor Maggiore benedisse il terreno che accoglierà la quinta Parrocchia salesiana di Roma.

Giovedì 14 agosto nella villa pontificia di Castel Gandolfo il Santo Padre si degnava di ricevere in particolare udienza i Capitolari Salesiani. Sua Santità, accolto da una rispettosa e vibrante acclamazione, sedeva sul tronetto e rivolgeva paterne parole di congratulazione e di incoraggiamento ai Figli di Don Bosco per l'espansione raggiunta nel mondo, a cui deve corrispondere una fedeltà allo spirito del Santo Fondatore che sia pari all'incremento materiale. Quindi impartiva l'Apostolica Benedizione.

Subito dopo il Santo Padre ammetteva al bacio della mano e si intratteneva benignamente a colloquio col Rettor Maggiore e gli altri Superiori.

L'Udienza si concluse col canto commosso dell'Oremus pro Pontifiee nostro Pio.
I Capitolari concludevano il pellegrinaggio romano nella Basilica Vaticana, presso la Tomba di San Pietro, cantando il Credo, il Magnificat di ringraziamento alla Madonna e una lode a San Giovanni Bosco, che domina dall'alto della nicchia sopra la statua in bronzo di San Pietro ».

Impressioni ed insegnamenti
Il XVIII Capitolo Generale, a detta di coloro che ebbero la fortuna e la gioia di prendervi parte, lasciò in tutti i più soavi ricordi e le più gradite impressioni.

L'ambiente della Casa-Madre, che racchiude tante care memorie della nostra Famiglia, la Basilica di Maria Ausiliatrice, la vicinanza del nostro Santo Fondatore e dei nostri Santi, l'ospitalità larga e premurosa, i locali degni e confortevoli, e infine il grande salone-teatro, ove si tennero le sedute, ampio e fresco nonostante l'eccezionale temperatura, tutte queste favorevoli condizioni contribuirono a creare un'atmosfera quanto mai propizia allo svolgimento dei lavori capitolari.

Ma le impressioni più vive e profonde che il Capitolo Generale lasciò in tutti i suoi membri provennero dall'alto spirito soprannaturale che pervase quelle storiche giornate e dalla commovente manifestazione di intensa salesianità e di totale e incondizionata adesione agli insegnamenti e alle direttive del nostro Santo Fondatore e Padre. Una sola aspirazione infatti animava i Capitolari: quella di attenersi con assoluta fedeltà allo spirito delle nostre Costituzioni e Regolamenti, alle nostre Tradizioni; come un unico intento ne ispirava le proposte, gli interventi e le discussioni: quello di promuovere la gloria di Dio e il bene della nostra Società.

Un altro motivo di conforto è la luminosa prova di maturità che la nostra Società ha dato nei suoi rappresentanti intervenuti al Capitolo. Maturità che si rivelava nell'ampia libertà di parola, nell'atmosfera di edificante serenità nelle discussioni, pur nelle inevitabili diversità di pareri, nella saggezza e sana modernità degli interventi, nell'ammirabile spontaneità con cui ogni dubbio si chiariva e ogni divergenza si armonizzava nel nome e nello spirito del nostro Padre Don Bosco, per i supremi interessi della Congregazione.

Per questo possiamo affermare che le indimenticabili giornate del Capitolo Generale furono veramente una magnifica scuola di aggiornamento nello spirito del nostro Santo Fondatore.

E che dire poi dello spirito di famiglia che regnò fra tanti confratelli convenuti da ogni parte della terra, molti dei quali non si erano mai visti e conosciuti, e che tutti affratellava fin dai primi contatti nel nome e nel cuore del Padre?
Che dire del fervore e dell'entusiasmo delle splendide giornate romane?
Vivo senso di responsabilità, concordia, solidarietà, attaccamento a Don Bosco: ecco le note più caratteristiche e il luminoso esempio offerto dal XVIII Capitolo Generale.

È legittimo sperare che i confratelli tutti accolgano questi alti insegnamenti. Sappiano anch'essi dar prova della loro maturità e responsabilità con una vita religiosa più perfetta, mediante la fedele osservanza di quanto è stato deliberato, mantengano nelle Case lo spirito di solidarietà, coltivino nel loro cuore gli stessi sentimenti di cordialità e carità fraterna, che è la caratteristica più bella della nostra Congregazione.

l° TEMA
Osservanza religiosa - Pratiche di pietà - Norme disciplinari
Compagnie
Il Capitolo Generale sente il grave dovere di richiamare al senso di responsabilità i Salesiani e in particolare coloro che hanno incarichi direttivi, sui pericoli per l'osservanza e il buono spirito provenienti dalla vita moderna, dall'eccessivo attivismo e dall'espansione incontrollata.

Solo l'osservanza religiosa fedele e una fervente pietà possono assicurare la conservazione delle energie vitali della Congregazione e il suo prosperoso avvenire.

1) L'ISPETTORE E IL SUO CONSIGLIO. - Il Rettor Maggiore tocca uno dei punti vitali del buon governo delle Ispettorie e delle singole comunità: « È necessario che gl'Ispettori e i Direttori siano convinti di non poter governare nel modo voluto le Ispettorie e le Case senza l'aiuto del loro Consiglio ».

« Il Superiore veramente prudente domanderà e ascolterà di buon grado il consiglio dei suoi collaboratori... Non si fiderà di sè, come se il pericolo di errare non incombesse su tutti in questa terra » (Pio XII).

Gl'Ispettori hanno i loro Consiglieri, non solo per dare il voto a certe scadenze, ma perchè la loro esperienza venga utilizzata nel governo dell'Ispettoria. Siamo temerari quando cerchiamo di compiere da soli imprese che dovrebbero essere concordate e attuate insieme.

L'umiltà del Superiore che chiede consiglio e la docilità con cui l'ascolta e l'accetta, sono benedette da Dio. Gl'Ispettori, nella scelta dei loro Consiglieri, non s'ispirino a criteri di comodità e di amicizia personale, ma piuttosto al desiderio di avere in loro un complemento alle proprie capacità. Li scelgano possibilmente specializzati nelle varie branche delle nostre attività, affinchè per ogni problema ci sia l'esperto, che possa con competenza dare suggerimenti e presentare soluzioni.

Essi non possono conoscere tutto, di qui la necessità di consultare il proprio Consiglio sulle questioni di maggior rilievo dando il tempo per riflettere sulle varie questioni da risolvere.

2) IL DIRETTORE. - Il Capitolo Generale inoltre raccomanda vivamente che gl'Ispettori vigilino costantemente, affinchè i Direttori nulla omettano di quanto è prescritto, perchè nelle loro Case regni l'osservanza religiosa e la vita di famiglia.

I Direttori quindi non abbiano altri impegni che impediscano il compimento di questo dovere, non siano cioè insieme parroci o prefetti o presidi o consiglieri o catechisti o conferenzieri vaganti. Si ricordino le parole di Don Bosco al III Capitolo Generale B., XVI, 420): « L'abilità di. un Superiore consiste non solo nel fare, ma anche nel saper far fare agli altri », e quelle di Don Rua: « Il gran secreto dei Direttori sta nel farsi aiutare... Non ho mai visto una Casa andar bene, dove il Direttore vuol far tutto da sè » (Circ. 308); e infine quelle di Don Ricaldone: « Il Direttore ricordi che la sua principale e più importante occupazione è quella di lavorare intorno ai confratelli, assistendoli, vigilandoli, incorag‑giandoli, confortandoli. È soprattutto in questo modo che egli si dimostrerà vero Superiore salesiano » (Atti Cap. Sup., n. 74, 137). Nella scelta del Direttore si tenga presente anzitutto che questi abbia le doti necessarie per governare spiritualmente la comunità. Chi trascurasse la vita religiosa dei confratelli, pur attendendo con successo agli affari della Casa o ad opere esterne, mancherebbe delle doti essenziali per governare una Casa salesiana.

Il Rettor Maggiore ha parole chiare e ferme su questo argomento di capitale importanza:
« 1) Il Direttore faccia il Direttore: ecco la. consegna più importante di questo Capitolo Generale.

2) Il Direttore non prenda altri impegni fuori Casa. Vi invito a fare un esame di coscienza: Siamo in regola su questi punti? Quali Direttori sono in grado di compiere il loro dovere di Magister spiritus? E può un Direttore essere veramente tale, se si assume anche altre cariche? Si dia al Direttore la sua fisionomia vera e originaria di capo e centro della Casa, guida dei confratelli nel sentiero della perfezione, custode dello spirito di Don Bosco, interprete autorevole del pensiero dei Superiori e rappresentante della loro autorità.

Ricordi il suo gravissimo dovere di vigilare, avvisare, ammonire, correggere; dovere che non può trascurare senza danno grave della comunità. Avvisi sempre privatamente, con bontà, ma con fermezza. Gli eventuali casi gravi li deferisca all'Ispettore. Ricordi in proposito le parole del Santo Padre Pio XII ai Superiori Generali (11 febbraio 1958): " È vostro dovere esortare con paterna fortezza i vostri sudditi, ammonirli, rimproverarli e, quando sia necessario, punirli, per mantenerli nella retta via tracciata dalle Regole dell'Istituto. Nè si creda il Superiore dispensato da tale obbligo dicendo: Aetatem habet, ipse viderit. (Ha la sua età; ci pensi lui). Non così la penserà il Signore, quando vi chiederà conto delle anime affidatevi ".

Abbia cura particolare dei giovani confratelli; sia per loro vero magister spiritus, come esige la Sedes Sapientiae. Li vigili e aiuti nella pratica del Sistema preventivo.

Non si dimentichi della lezione di Testamentino ai chierici e dell'istruzione settimanale ai coadiutori (Reg., art. 58).

Così pure deve curare i giovani sacerdoti: li introduca prudentemente nel ministero pastorale (predicazione, confessione). Abbia
a cuore che diano regolarmente gli esami di quinquennio dopo l'ordinazione ».

Il Capitolo Generale fa sue le parole del Rettor Maggiore e raccomanda che d'ora in avanti gl'Ispettori diano ai nuovi Direttori la possibilità di un periodo di raccoglimento e di preparazione immediata alla loro importante e delicata missione.

  1. SOSPENSIONE DI APERTURA DI NUOVE CASE. - Si sospenda l'apertura di nuove Case e il loro ingrandimento; si pensi piuttosto a stabilizzare quelle esistenti. Facciamo eccezione solo per le Case di formazione. Si eviterà così d'impostare malamente delle opere e si sottrarranno i confratelli da quel superlavoro affannoso e disordinato, che finisce per svuotare lo spirito. Solo così essi saranno messi in condizione di poter con agio partecipare a tutti gli atti della vita comune.
  2. PRUDENTE SELEZIONE DELLE VOCAZIONI. - Si provveda C011 la serietà e severità richiesta dalla Chiesa e dalla Congregazione alla selezione dei soggetti, in conformità ai decreti della Santa Sede, alle prescrizioni della Sedes Sapientiae, ai consigli e ammonimenti di Don Bosco e alle direttive dei Superiori. Tale selezione sarà un potente contributo al benessere morale e spirituale della Congregazione e quindi al mantenimento del buono spirito.

Si eliminino le irregolarità nelle ammissioni al noviziato, ai voti, agli ordini.
Si osservi l'art. 303 dei Regolamenti ,e quindi non si ammettano i tipi mondani, senza pietà, poltroni, criticoni, di scarso criterio, e specialmente chi dalla pubertà abbia mancato alla moralità con altri. Nelle ammissioni dobbiamo essere tuzioristi, santamente severi, non contentandoci di promesse, ma esigendo virtù serie e positive. Se non saremo unanimi nel vagliare i futuri salesiani, non potremo difendere l'osservanza e lo spirito salesiano nelle nostre Case. Causa e motivo di certa rilassatezza è il crescente numero di religiosi incapaci a portare il peso della perfetta regolarità. Il Rettor Maggiore esorta perciò a studiare più profondamente le vocazioni dei singoli nelle varie tappe del periodo di formazione. Richiama a tal proposito il dovere dei Superiori e insegnanti di tutte le Case di formazione di vivere in mezzo ai giovani e confratelli, per Conoscerli meglio e per giudicarli con sempre maggior consapevolezza.

Quanto all'ammissione, siano efficienti e completi i Capitoli delle Case di formazione e non ammettano coloro per i quali non si abbia la morale certezza sulla loro idoneità.

I figli illegittimi non siano mai ammessi; per i legittimati si esigano informazioni dettagliate e sicure sulla onestà e vita cristiana della famiglia e si consulti, caso per caso, il Capitolo Superiore.

La Sedes Sapientiae richiede pure, prima dell'ammissione, l'esame e il parere motivato di uno psichiatra di fiducia.

Per quanto riguarda le ammissioni al noviziato, ai voti, agli Ordini, si fa notare l'incongruenza che talvolta si osserva fra il giudizio sul candidato riportato sul 'verbale e la relativa votazione.

  1. NORME DISCIPLINARI.

I. Povertà. - Chi amministra ricordi che non è padrone; deve quindi rendere conto a chi di ragione ed esercitare a sua volta un diligente controllo sopra i suoi dipendenti. Ogni peculio e cassa incontrollati sono contrari alla virtù e al voto di povertà.

I Direttori e i Prefetti non hanno alcuna autorità di concedere prestiti.

Per i mutui superiori ai tre milioni di lire occorre l'autorizzazione della S. Congregazione dei Religiosi, la quale richiede l'impegno diretto di solvenza da parte del Rettor Maggiore e una tassa congrua. Perciò gl'Ispettori per tali prestiti devono accordarsi col loro Consiglio e poi ricorrere al Capitolo Superiore.

La nostra è un'amministrazione di fiducia: occorre scegliere per la carica di Prefetti uomini sicuri, istruirli, assisterli e controllare la loro attività.

Il Rettor Maggiore richiama il dovere di un'economia vigilata e concorde, che consenta all'Ispettore di provvedere decorosamente alle Case di formazione e ai bisogni generali dell'Ispettoria, prima che alle migliorie delle Case.

Si vigili perchè il nostro tenor di vita sia modesto; si eviti il lusso negli edifici, nei mobili, nell'arredamento. Si curi invece la pulizia, l'ordine, il decoro. Ci sia la dovuta uguaglianza tra i confratelli. Il fatto che i parenti o altri pagano, non giustifica le diversità di trattamento.

Quanto all'uso dei vari mezzi di locomozione, si precisa che esso, per ministero o per vere necessità, è sempre subordinato al permesso del Superiore. Si prevengano gli abusi provvedendo quanto risulta necessario per i bisogni della comunità. Questo vale anche per le macchine fotografiche. Si istituisca un servizio fotografico per la comunità, sotto la vigilanza del Direttore e si proibisca l'uso delle macchine personali. Per le macchine da scrivere si conviene che, col permesso del Superiore, possano considerarsi come strumento personale di lavoro, ad eccezione delle macchine d'ufficio.

  1. Moralità nelle Case. - Non manchi un'accorata conferenza all'inizio dell'anno scolastico per richiamare l'attenzione dei confratelli sulle conseguenze gravissime di imprudenze in materia delicata.

Per nessuna ragione i confratelli ricevano i giovani in camera o in cella; neppure per confessarli.

Le porte di uffici e parlatori siano sempre munite di vetri trasparenti e senza tendine.

Si tenda a sistemare le Case in modo che le camere dei confratelli siano nella stessa parte della Casa e formino una quasi clausura. Le camere non siano mai comunicanti con gli uffici.

I giovani confratelli siano sempre paternamente vigilati. L'assistenza dei giovani sia assidua, attiva, oculata. Si ricordi che senza pietà non può sussistere moralità.

  1. Corrispondenza. - Si ricorda che la prescrizione fatta al Direttore di consegnare ai confratelli le lettere aperte, vale per tutti, anche per i Parroci. Si raccomanda però la necessaria prudenza e delicatezza.
  2. Le uscite di Casa. - Si concedano solo per giuste ragioni e in conformità alla Regola. Non si facciano visite ai parenti dei giovani e a famiglie amiche. La portieria sia sempre controllata.
  3. Visite in famiglia. - Solo l'Ispettore ha facoltà di concedere tali permessi e li darà soltanto per gravi motivi, non mai per passarvi le vacanze (Regolavi., art. 10). Lo faccia sempre per iscritto e determinandone bene il tempo. Il Direttore invigili perchè non si oltrepassi il termine stabilito.
  4. Vacanze. - Si richiama l'attenzione sui pericoli delle vacanze. Le vacanze scolastiche troppo lunghe ci porgono l'occasione, anzi ci obbligano a venire in aiuto dei giovani mediante le colonie estive, che devono avere per fine principale il bene delle anime. Sia assicurata la vigilanza costante, sia studiato e regolato il programma di pietà, di istruzione religiosa, di svago e di lavoro.

I giovani non siano portati ad escursioni pericolose.

Non è ammissibile che i chierici e i sacerdoti vadano in giro vestiti in borghese sia in montagna che al mare. Alla spiaggia però conviene che l'assistente vesta uno spolverino. Nessun salesiano prenda mai il bagno con gli allievi. È proibito prendere fotografie. Agli effetti civili è importantissimo che ci sia il bagnino per la sicurezza personale.

Nei nostri Istituti — escluse le Case di formazione — ove per ragioni speciali e con i dovuti permessi del Rettor Maggiore esiste una piscina, si stia a quanto fu prescritto in merito dal Capitolo Generale del 1947 e ci si rimetta alle prescrizioni degli Ispettori nel tener conto delle situazioni locali.

Così dicasi dell'uso di uno spolverino o di una tuta sportiva per il giuoco del calcio per i nostri chierici in Case di formazione.

Per il Cine, la Radio, la Televisione si stia rigorosamente agli ordini dati dai Superiori Maggiori e riportati negli Atti del Capitolo Superiore.
6) PRATICHE DI PIETÀ.: PER I CONFRATELLI. - La fedeltà alle pratiche di pietà è la base dell'osservanza religiosa.
Ricordando l'accorata insistenza del nostro Santo Fondatore nell'inculcare l'importanza delle pratiche di pietà, il Capitolo Generale fa le seguenti raccomandazioni:
Meditazione: Si dia la massima importanza alla meditazione in comune. Non si accettino cappellanie il, cui servizio non si possa conciliare con l'orario della meditazione. Di questa si facciano, dove occorra, diversi turni. Si raccomanda d'insegnare ai giovani con, fratelli e ai coadiutori come si fa a meditare, e si insiste su un più vigile controllo da parte del Direttore. Si procuri che i libri che si usano siano adatti anche per i coadiutori. Altrettanto si faccia per la lettura spirituale, affinchè non sia con tanta facilità trascurata dai confratelli.

Si preferiscano i libri salesiani, la collana di formazione salesiana, le lettere circolari di Don Rua, Don Albera, Don Rinaldi.

Il Rodriguez è sempre di attualità. Si eviti di andar dietro alle novità e peggio alle stranezze nel campo dell'ascetica.

Esercizio della Buona Morte ed Esercizi Spirituali: Tra le nostre pratiche di pietà meritano particolare attenzione l'Esercizio della Buona Morte e gli Esercizi Spirituali. L'Esercizio della Buona Morte sia preparato convenientemente; ci sia la conferenza accurata e paterna, non manchi il confessore straordinario; non si tralasci nulla di ciò che è prescritto. Oggi le varie Associazioni cattoliche dànno al ritiro mensile una grande importanza: noi procuriamo di trarne l'efficacia spirituale che ne sperava Don Bosco. Gli articoli 156 e 157 delle Costituzioni sono per tutti non solo indicativi, ma obbligatori.

Gli Esercizi Spirituali siano curati salesianamente. Si esiga che i predicatori non si scostino dalla prassi salesiana, che non facciano della cattedra una palestra di dottrine peregrine, ma parlino, come Don Bosco voleva e faceva, delle verità eterne per scuotere le anime, della confessione per prepararle alla purificazione spirituale, delle virtù religiose salesiane, per incitare a formulare propositi efficaci.

Rendiconto e Conferenze: Uno dei massimi doveri del Direttore è il ricevere ogni mese il Rendiconto. Dia quindi tutta la comodità ai confratelli di essere ricevuti e, ove occorra, li chiami o li vada a trovare. Questa pratica, assieme alle due conferenze mensili, è la base di un buon governo.

Benedizione della mensa: Il Capitolo Generale crede opportuno abbreviare la formula della Benedizione della mensa, dandole una forma più consona alle esigenze della maggior parte delle nostre comunità. Dopo vari interventi il Relatore propose una formula uguale per tutto l'anno, senza distinzione di tempi liturgici.

La formula è la seguente:
A) Prima del pranzo e della cena:
In nomine Patrie...

a pranzo: Oculi omnium... in Te sperant...

a cena: Edent pauperes... et saturabuntur...

Gloria Papri et Filio... sicut erat...

Oremus: Benedic, Domine nos et haec tua dona... R; Amen.

Tube, domne, benedicere.

a pranzo: Mensae celestis participes... R. Amen. a cena: Ad coenam vitae aeternae... R. Amen. In nomine Patrie...

B) Dopo il pranzo e la cena:
In nomine Patris...

Agimus Tibi gratias... R. Amen.

Retribuere dignare, Domine... R. Amen. Benedicamus Domino. R. Deo gratias.

Fidelium animae per misericordiam Dei... R. Amen.

In nomine Patrie...

NB. - 1) In tempo di Esercizi Spirituali, quanto al Miserere, lo si dica uscendo di refettorio, concludendo in chiesa con le preghiere qui sopra prescritte; dove ragioni di convenienza consigliano altrimenti, si vada in chiesa in silenzio e si reciti là con le altre preghiere.

2) Il venerdì e i giorni di digiuno:
a pranzo si recitano le preghiere usate per la cena; a cena, si recita all'inizio l'Ave Maria, in fine Agimus; Ave Maria; Maria, Auxilium Christianorum... (1)
In nomine Patris...

7) PRATICHE DI PIETÀ. PER I GIOVANI. - Il Capitolo Generale riconosce l'importanza della pietà nell'opera educativa, e quindi insiste affinchè si dia la massima importanza alle pratiche di pietà della nostra tradizione. Tuttavia per alleggerire le pratiche dei giovani, secondo l'esempio di quanto ha fatto la Chiesa col Breviario e l'esortazione del Santo Padre al Collegio Pio Clementino di Roma, si è creduto opportuno introdurre alcune semplificazioni.

Contro la proposta di limitare la recita del S. Rosario fino al tempo della Comunione, intervengono molti a sottolineare come questa pratica, tanto cara a Don Bosco, faccia parte essenziale della pietà salesiana e costituisca insieme un metodo pratico e proficuo di assistenza alla S. Messa e di facile meditazione.

Contro la richiesta avanzata da qualche Capitolare per una maggiore libertà agl'Ispettori di decidere in merito, la maggioranza
(1) Per le preghiere del mattino e della sera anche i confratelli seguiranno le varianti introdotte per i giovani. (Vedi pag. 30 e seg.). sottolinea l'esigenza dell'uniformità in tutta la Congregazione su questo punto fondamentale per il nostro spirito.

Particolari difficoltà vengono presentate dagli Ispettori e Delegati di alcuni Paesi dove l'assistenza liturgica alla S. Messa viene imposta dagli Ordinari del luogo, oppure è entrata ormai nella prassi ordinaria.

Data la varietà delle proposte e la complessità della questione, il Rettor Maggiore invita la Commissione a presentare proposte concrete per venire a conclusioni definitive. Il Capitolo Generale approvò queste varianti nelle preghiere:
Preghiere del mattino: In nomine Patris... - Vi adoro - Pater - Ave - Angele Dei - Atto di fede, speranza, carità, dolore - Sancte Aloisi, ora pro nobis - Ab omni malo, libera nos Domine - Preghiera a San Domenico Savio - Rosario - Litanie.

Per la pace in casa: Ave Maria.

Per i nostri parenti, cooperatori, benefattori e persone raccomandate alle nostre preghiere: Pater, Ave, Gloria.

Per i fedeli defunti: Requiem aeternam...

Veni, Sancte Spiritus, ecc. - Lettura - Agimus - Maria Auxilium Christianorum.

Nell'esame e nella discussione di questo schema furono dati questi schiarimenti:

  1. Gli Atti di fede, speranza, carità e dolore possono essere recitati secondo le formule in uso nei diversi Paesi.
  2. Il Pater, Ave possono essere recitati in latino o in lingua volgare anche nella recita del Santo Rosario; così per il Requiem.

c) Si procuri che dopo la Comunione si resti in chiesa almeno dieci minuti.

Preghiere della sera: Lode sacra - Nel nome del Padre... - Vi adoro - Padre nostro - Ave Maria - Io credo - Angelo di Dio - Tre volte: Cara Madre... con Ave Maria ogni volta. In fine: Gloria - Per il Papa, per i nostri Superiori e Missionari: Salve Regina - Preghiera a San Giovanni Bosco - Per gli Ex allievi: Ave Maria - L'Angelus alla sera si concluderà col solo Requiem aeternam, anzichè col De profundis - Fermiamoci alcuni istanti... Atto di dolore - E mentre ci spogliamo... Gesù, Giuseppe, Maria... - Pensando quindi... Nel nome del Padre.

Il Rettor Maggiore promette. una prossima edizione del 'Giovane Provveduto, attraente nella presentazione e più aderente alla mente e al cuore del giovane di oggi, degna dello storico libro di Don Bosco. Chiude invitando tutti a valorizzare questo manuale di pietà, su cui hanno pregato generazioni di giovani.

Messa dialogata o liturgica: Il Capitolo Generale, per venire incontro al movimento liturgico voluto dal Sommo Pontefice e caldeggiato dai Vescovi, raccomanda che in tutti i nostri Istituti — o preferibilmente nelle domeniche e feste — vi sia una Messa dialogata o liturgica.

Nel Giovane Provveduto San Giovanni Bosco preparò già dal 1850 un modo pratico di ascoltare la S. Messa. Si potrà seguire quel metodo o altri, secondo i luoghi e le persone.

Si raccomanda di rendere devota e attraente la partecipazione al Santo Sacrificio, adattandosi alle varie categorie dei nostri allievi.

Nulla osta che, specialmente con giovani dei corsi superiori, si faccia la Messa dialogata anche in altri giorni della settimana. In questi giorni si potrà tralasciare la recita del S. Rosario in comune recitando le preghiere del mattino prima della S. Messa e le preghiere finali dopo la S. Messa.

Seconda Messa festiva: Qualche Capitolare rileva che la seconda Messa non costituisce elemento essenziale della tradizione salesiana. Altri, rifacendosi ad una visita del Vescovo di Lione all'Oratorio, afferma che anche questa pratica contribuiva a formare il meraviglioso spirito di pietà, che permeava l'ambiente. Altri nota come Don Bosco concepisse l'Oratorio come piccolo Seminario, dove tornava naturale l'introduzione della seconda Messa. Oggi nello sviluppo storico della Congregazione e nella istituzione delle Case apposite di formazione, troviamo un motivo valido per procedere tuta conscientia all'approvazione delle norme proposte.

Il Rettor Maggiore fa osservare che l'origine della seconda Messa va ricercata nel costume profondamente cristiano della popolazione del tempo. Don Bosco trovò naturale accogliere nella sua Casa l'usanza tanto diffusa e così aderente al suo ideale pedagogico. Trattandosi però di procedere a un taglio vivo nella nostra tradizione, si suggerisce di riservare al Capitolo Superiore la facoltà di concedere il permesso di abolirla, per ogni singolo caso. Esaurita l'ampia discussione, si passa alla votazione dei singoli commi in cui si articola la proposta della Commissione; essi furono approvati all'unanimità.

  1. Il Capitolo Generale, mentre fa voti che negli internati si conservi, per quanto è possibile, la tradizione della seconda Messa festiva, si rende anche conto delle difficoltà che s'incontrano in vari luoghi e ambienti.
  2. Quando l'Ispettore, d'accordo col suo Consiglio, è del parere che in qualche Casa non sia conveniente conservare la tradizionale seconda Messa festiva, si rivolga al Capitolo Superiore per chiedere il permesso di tralasciarla, dandone le ragioni.
  3. Dove ci sarà un'unica Messa festiva, le si dia la dovuta solennità con l'assistenza liturgica e si tenga in fra Missam la consueta spiegazione del Vangelo.
  4. Nelle feste di maggior solennità si conservi la seconda Messa, possibilmente cantata.

8) CULTO DI SAN DOMENICO SAVIO. - Il Catechista Generale presenta la preghiera in onore di San Domenico Savio, destinata a sostituire quella di San Luigi.

PREGHIERA A SAN DOMENICO SAVIO. Angelico Domenico Savio, che alla scuola di Don Bosco imparasti a percorrere le vie della santità giovanile, aiutaci a imitare il tuo amore a Gesù, la tua devozione a Maria, il tuo zelo per le anime; e fa' che, proponendo anche noi di voler morire piuttosto che peccare, otteniamo la nostra eterna salvezza. Così sia.
Vari Delegati colgono l'occasione per informare l'Assemblea sui mezzi e le esperienze fatte per diffondere la devozione al nostro piccolo Santo. Particolarmente interessanti le notizie sulle varie attività dei « Clubs San Domenico Savio » degli Stati Uniti e dell'Inghilterra. In questa nazione già 150 vocazioni ecclesiastiche e religiose sono sorte in grazia del movimento.

Grande diffusione ha l'Associazione degli « Amici di San Domenico Savio » in Italia e in Giappone, ove sono associati anche giovani pagani, parecchi dei quali hanno ricevuto il battesimo. Notevole l'incremento della devozione al nostro piccolo Santo, particolarmente in Brasile, Olanda, Spagna, Messico e Austria.

Il Capitolo Generale accoglie la proposta, presentata da vari Capitolari, di solennizzare la festa di San Domenico Savio con un triduo di preparazione.
Norme generali direttive per il movimento delle Compagnie

  1. Le Compagnie sono parte vitale del Sistema Preventivo. Il loro fine è che i Soci collaborino tra loro e coi loro SAperiori per la loro migliore formazione cristiana e apostolica e per elevare l'ambiente rendendolo favorevole allo sviluppo delle vocazioni ecclesiastiche e religiose.

Prepareranno pure i giovani all'esercizio dell'apostolato laico, favorendo l'inserimento nelle organizzazioni dell'apostolato dei laici, ed in modo particolare alla Federazione degli Ex allievi e alla Pia Unione dei Cooperatori Salesiani (Regolam., art. 135).

  1. Alle dipendenze del Direttore Spirituale Generale è costituito il Centro Internazionale Compagnie, il cui compito è coordinare e promuovere nello stesso tempo nelle varie nazioni il loro incremento, secondo le direttive dei Superiori Maggiori.
  2. In tutti gli Istituti salesiani, internati, esternati, convitti e oratori, vengano istituite e promosse le Compagnie tradizionali e cioè: la Compagnia di San Luigi, del SS. Sacramento, di San Giuseppe e dell'Immacolata. Esse sono poste sotto la diretta dipendenza e responsabilità del Direttore, che ne affiderà il normale funzionamento al Catechista.
  3. Il Direttore appoggi concretamente lo svolgersi dell'attività delle Compagnie e promuova quelle iniziative e manifestazioni esteriori, che sono necessarie per la loro vitalità e il prestigio di fronte ai giovani. Tutti i confratelli siano solidali col Direttore in quest'opera e offrano volentieri la loro cooperazione per il buon andamento delle medesime.
  4. A cura del Direttore, d'intesa con il Catechista e con gli altri Superiori, si stabilisca, nel quadro generale dell'orario, un tempo fisso per le adunanze settimanali e le attività di Compagnia.
  5. Sia dato particolare impulso all'attività liturgica per mezzo del « Piccolo Clero » e all'attività missionaria per mezzo del Gruppo A.G.M. (Associazione Gioventù Missionaria).
  6. Responsabile dell'andamento delle Compagnie dell'Ispettoria è l'Ispettore. Sarà sua cura invigilare al loro regolare funzionamento e favorirne lo sviluppo in tutte le sue Case.
  7. Per svolgere tale opera l'Ispettore elegge un Delegato Ispettoriale, affidando tale ufficio a un confratello sacerdote, che abbia

le doti richieste di organizzatore e animatore e sia effettivamente in grado di disimpegnarlo.

  1. In ogni Ispettoria le Compagnie siano legate fra loro in Federazione Ispettoriale e queste si uniscano nella Confederazione Internazionale.
  2. L'Ispettore abbia speciale cura che nei Noviziati, Studentati Filosofici e Teologici e negli Istituti di Magistero Professionale fioriscano le Compagnie in modo che i chierici e i coadiutori siano efficacemente preparati a lavorare nelle medesime al termine del periodo della loro formazione.

Il Catechista Generale passa poi a dire che là dove per ragioni particolari e con le dovute autorizzazioni venisse tolta la seconda Messa domenicale, un lavoro più metodico e più intenso delle Compagnie religiose potrebbe essere se non una felice sostituzione, un buon ripiego.

Qualche Capitolare interviene per sottolineare l'eccellente lavoro che le Compagnie compiono nei nostri collegi, ma si dice non ugualmente soddisfatto quanto alla preparazione all'apostolato laico, e all'inserimento dei nostri giovani nelle file dell'A. C.

Si precisa inoltre che quando si parla di inserimento e di immissione dei nostri giovani all'uscita dai nostri Collegi, non bisogna intendere che debbano confluire necessariamente nell'A. C., ma in qualsivoglia organizzazione di spirito cattolico, secondo le attitudini e la vocazione dei singoli.

2° TEMA
La Costituzione Apostolica « Sedes Sapientiae » Premessa.
La Costituzione Apostolica Sedes Sapientiae e gli Statuti Generali a quella annessi, emanati dalla Sacra Congregazione dei Religiosi, hanno lo scopo di riordinare gli studi dei Religiosi chiamati al Sacerdozio, e di fissarne norme precise per la loro formazione religiosa, ecclesiastica e apostolica.

L'apposita Commissione Capitolare, dopo un accurato studio sugli « Statuti Generali » in rapporto alle Costituzioni e ai Regolamenti, ha rilevato con soddisfazione le notevoli concordanze fra detti Statuti Generali e i nostri ordinamenti e ha fermato la sua attenzione su quelle parti che più ci interessano o che presentano qualche cosa di nuovo alla prassi e alla tradizione salesiana.

L'importanza dell'augusto documento è costituita per noi soprattutto dalla sua aderenza alle necessità presenti, e da alcune disposizioni riguardanti lo studio della Filosofia, il Tirocinio pratico e la preparazione al ministero pastorale.

Su questi punti in particolare la Commissione ha presentato le sue conclusioni e le sue proposte, che furono poi oggetto delle discussioni dell'Assemblea.

Applicazione della « Sedes Sapientiae» alle nostre Case di formazione
a) ORDINAMENTO SCOLASTICO.

Nell'ordinamento scolastico della formazione religiosa clericale è da tener presente quanto segue:
Le scuole e gli studi di formazione degli Aspiranti e dei Soci presso gli Istituti religiosi hanno carattere pubblico ecclesiastico (41, 1). Esse sono dà ordinare e regolare strettamente secondo le prescrizioni della Santa Sede (41, 3). Sono sotto il suo controllo ed ispezione (18).

Il curriculum della nostra formazione è diviso in 7 gradi o corsi: Aspirantato - Noviziato - Biennio filosofico - Triennio pedagogico - Quadriennio teologico - Corso di perfezionamento pastorale - Quinquennio di perfezionamento teologico.

Il biennio filosofico è preceduto dal corso medio-classico inferiore e superiore. Il primo è fatto nell'Aspirantato; il secondo può essere posposto al Noviziato. Il curricolo medio-classico dev'essere chiuso con un esame, possibilmente di valore legale, che dimostri la dovuta maturità degli alunni (43, 5).

Se il corso medio-classico superiore è fatto dopo il Noviziato, si può distribuire circa la metà dei trattati di filosofia negli ultimi due anni. In tal caso seguirà un anno « libero completamente da altre materie... dedicato alla sola filosofia, sicchè complessivamente si ottenga quella intensità che conviene ad un vero corso filosofico » (44, 1, 3°; 43, 2, 3°).

Nel biennio filosofico oltre alla filosofia si insegnino quelle altre discipline che siano veramente di aiuto e di complemento alla filosofia; vi si insegni con sodezza la sociologia nei suoi princìpi (44, 3).

Si prosegua con una certa moderazione lo studio delle lettere, specialmente quelle che hanno più rapporto con la filosofia (44, 4, 20).

Alla fine del corso di filosofia vi sia per tutti gli alunni una specie di esame di maturità filosofica sulla base di un Cesario, preparato su tutti i trattati (44, 5, 20).

Subito dopo il termine del curricolo teologico, almeno per un anno, sotto la guida di un maestro di spirito e di insegnanti esperti, gli alunni vengano esercitati in uno speciale tirocinio, dove, mentre coltivano più intensamente le virtù sacerdotali ed esercitano moderatamente l'apostolato sacerdotale, attendano allo studio e alla pratica della teologia pastorale (48, 1). In tale corso sono prescritti, come minimo, 100 giorni di scuola (42, 3, 30) e 250 lezioni.

Il quinquennio di perfezionamento teologico venga chiuso con un esame di maturità dottrinale ed apostolica (49, 4, 20).

Il corso prescritto per la formazione religiosa, sacerdotale ed apostolica deve compiersi da tutti gli alunni integralmente e rigorosamente nei suoi singoli periodi e gradi; i Superiori non presumano di dispensare da esso, nè di ridurlo per nessun motivo di maggior urgente necessità o di speciosa utilità (4).

b) ORGANIZZAZIONE SCOLASTICA.

Nell'organizzazione scolastica è da tener presente quanto segue:

  1. richiesta una « sede » situata in posto sufficientemente salubre e spazioso, separata prudentemente dal contatto col mondo e veramente atta a vivere religiosamente (23, 1).

È richiesto il numero conveniente di alunni, da decidersi soltanto da coloro cui spetta dare il consenso ad effettuare l'erezione (23, 2, 10).

Le « sedi », soprattutto quelle destinate agli studi, devono essere fornite di biblioteche e di tutti gli altri sussidi e mezzi richiesti secondo la natura e i gradi degli studi (23, 2, 30).

Si cerchi di ottenere la migliore e prudente stabilità degli insegnanti che hanno dato buona prova di virtù, di dottrina e capacità didattiche (26, 2).

È richiesto il numero sufficiente di insegnanti in maniera che non siano troppo carichi di lavoro e non siano costretti ad insegnare materie troppo diverse (30, 3, 20).

È necessario pensare alle vacanze estive degli alunni in formazione, compresi gli studenti di Teologia. Siano messi in luogo adatto per il ristoro fisico e per la cura della vita spirituale. Per un dato tempo potranno attendere ad occupazioni intellettuali meno impegnative e ad esercizio moderato di apostolato (42, 6).

c) INTERRUZIONE DEGLI STUDI.

Dalla Sedes Sapientiae è raccomandata un'interruzione degli studi ecclesiastici, alla fine del corso di Filosofia e prima di quello di Teologia, della durata normale di non più di tre anni, per un esperimento pratico della vocazione, sia comune che specifica, e per completare studi profani indispensabili al conseguimento di titoli (13, 1).
Proposte di aggiunte e di varianti alle regole e ai regolamenti
In vista di un eventuale rimaneggiamento di alcuni articoli delle Costituzioni e dei Regolamenti, richiesto per adeguarli alla Sedes Sapientiae, e anche per la direzione pratica, nel frattempo si propone questa loro riformulazione e queste aggiunte:

  1. In base al paragrafo 44, 3 della Sedes Sapientiae, all'art. 164 delle Costituzioni va aggiunto: « Il programma del biennio filosofico obbligatorio può essere distribuito per metà programma nel corso medio-classico superiore e per l'altra metà in un anno di sola Filosofia e materie complementari ».
  2. Si propone di aggiungere un altro articolo (164 bis): «Dopo il quadriennio teologico, i novelli sacerdoti, sotto la guida di un esperto Maestro di spirito, faranno un anno di perfezionamento pastorale, seguendo le prescrizioni della Sedes Sapientiae» (48, 1).
  3. Si propone la seguente variante all'ultimo comma dell'art. 48 dei Regolamenti: « All'esame presso la Curia diocesana per l'abilitazione al ministero delle confessioni, si presentino durante il corso di perfezionamento pastorale; ma ordinariamente esercitino tale ministero, nel corso dell'anno, solo per i giovani interni ed esterni dei nostri Istituti ed Oratori ».
  4. Si propone di aggiungere l'art. 48 bis dei Regolamenti: « Al termine del quinquennio di perfezionamento teologico, prescritto dal can. 570, vi è l'obbligo di dare un esame generale di maturità dottrinale ed apostolica » (49, 4, 20).
  5. Si propone la seguente variante all'art. 51 dei Regolamenti: « Subito dopo il corso di Filosofia, è prescritto per i Chierici un

tirocinio pratico per un periodo non superiore a tre anni, avente per fine di provare la loro vocazione, di informarli ed educarli allo spirito salesiano e all'apprendimento del Sistema Preventivo, base della nostra pedagogia, e di attendere a studi profani in vista del conseguimento dei titoli » (13, 1).

6) Dopo l'art. 57 dei Regolamenti (capo II: « Per i Chierici ») si propone di aggiungere i tre seguenti articoli:

  1. I Chierici tirocinanti siano messi in collegi o Case regolarmente costituite, nelle quali sia in vigore la perfetta osservanza e la vita comune (13, 1, 40).
  2. Durante le vacanze estive siano radunati per alcune settimane in una Casa adatta, a fine di ristorare le forze fisiche, morali e religiose, per fare inoltre gli Esercizi Spirituali adatti ad essi, per ripassare e completare gli studi ecclesiastici (13, 1, 50).

c) Alla professione perpetua preceda una preparazione adatta, conforme a quanto prescrive la Sedes Sapientiae; perciò i Chierici siano raccolti in ambiente particolare per un periodo di alcune settimane (39, 1, 20).

7) All'ultimo comma dell'art. 313 dei Regolamenti si propone di aggiungere: « Così pure la festa del Sommo Pontefice ».

All'ultimo comma dell'art. 325 dei Regolamenti si propone di aggiungere: « (periodo delle vacanze) che passeranno in luogo adatto, per ristorare le forze fisiche e quelle spirituali, per attendere a studi secondari, di. lingue estere, ecc. » (42, 6, 10 e 20).

8) All'art. 330 dei Regolamenti segua un articolo per le vacanze estive dei teologi: « Nel periodo estivo, in sedi quanto più possibile adatte, abbiano un periodo di conveniente riposo, per ristorare le forze fisiche della mente e del corpo, senza che si affievolisca l'ardore della perfezione spirituale. Il tempo che avanza sia impiegato in studio privato, o in scuole più leggere, o per fare qualche prova nell'apostolato » (42, 6, 10 e 20).

Pontificio Ateneo Salesiano
Per il Pontificio Ateneo Salesiano poi si propone:
1) Con Costituzione Apostolica a scopo di promuovere gli studi ecclesiastici, è stato eretto in seno alla nostra Società il Pontificio Ateneo Salesiano.

  1. Il Rettor Maggiore, come Gran Cancelliere, può scegliersi un Vice-Cancelliere, che d'ordinario sarà il Consigliere Scolastico Generale. Il Vice-Cancelliere ha il compito di controllare, a norma degli Statuti, l'ordinamento e il funzionamento del Pontificio Ateneo nelle Facoltà costituzionalmente erette.
  2. Al Pontificio Ateneo Salesiano, nella struttura scolastica, nel corpo dei docenti e nello svolgimento dei programmi, si ispirino gli altri Istituti di Filosofia e Teologia eretti nella Società.

Essi potranno essere affiliati, secondo il merito, al Pontificio Ateneo ai soli fini accademici.

Particolarità

  1. IL PONTIFICIO ATENEO SALESIANO. - Il Rettor Magnifico del P.A.S., per espresso invito del Rettor Maggiore, tenne una chiara ed esauriente relazione sulla natura, l'origine, le finalità, le realizzazioni, i progetti e le urgenti necessità, nonchè le benemerenze, le commendatizie e le affermazioni del nostro massimo Istituto di cultura religiosa.

Detta interessante relazione, molto applaudita dall'Assemblea, è allegata nel suo testo integrale agli Atti.

Il Rettor Maggiore esorta gli Ispettori a fare una scelta accurata, prudente e rigorosa dei soggetti destinati all'Ateneo.

Essi debbono eccellere non solo per le capacità intellettuali e le attitudini didattiche, ma soprattutto per le doti morali, per le virtù religiose, per spirito salesiano, per equilibrio e buon criterio.

Da tale scelta dipende in parte notevole l'avvenire della nostra Società. Una scelta erronea difatti potrebbe avere conseguenze gravissime per la delicata posizione di privilegio, oltre che di responsabilità, in cui si troverebbero tali elementi, quando venissero addetti a Case di formazione.

  1. TIROCINIO PRATICO. - Qualche Capitolare propose di limitare il tirocinio pratico a soli due anni, ma i più insistettero sui tre, nell'interesse soprattutto dello stesso tirocinante, facendo notare le parole della Sedes Sapientiae: « Non si protragga oltre i tre anni senza grave ,motivo ». Dopo vari interventi tutti furono d'accordo su questa formula: « per un periodo, senza un grave motivo, non superiore ai tre anni ».

3° TEMA
Scuole Professionali ed Agricole
La Commissione Capitolare per le Scuole Professionali ed Agricole, presentando all'Assemblea plenaria del XVIII Capitolo Generale lo studio fatto sui ,temi,
I - Propose:

  1. di completare il titolo della Sezione Terza dei Regolamenti con la dicitura « e Case di perfezionamento per i Coadiutori »;
  2. di aggiungere nei singoli articoli d'indole generale del Capo Primo della medesima Sezione Terza la parola « Coadiutori » o « Case di perfezionamento » o simili, quando le prescrizioni sono ad essi applicabili;
  3. di trasformare la Sezione Quarta dei Regolamenti in un Capo (« Capo Quarto ») della Sezione Terza, lasciando in questo Capo soltanto le prescrizioni peculiari ai soli Coadiutori;
  4. di dare regolari lezioni di cultura generale, oltre le prescritte istruzioni di cultura religiosa (art. 58), per un biennio, ai Coadiutori i quali dopo il Noviziato non seguono il Corso di Magistero (art. 332);
  5. di introdurre un Corso di « Formazione sociale » a complemento dell'art. 318 dei Regolamenti, e una lezione settimanale sul santo Vangelo;
  6. di dare un incarico speciale per tali trasformazioni e inserimenti al Capitolo Superiore, ed eventualmente pubblicare ad experimentum un fascicolo a parte, ove potranno essere contemplate anche nuove norme volute dalla Sedes Sapientiae.

Il - La preparazione dei maestri d'arte è il problema più assillante.
Il Rettor Maggiore afferma che le Scuole professionali, oggi soprattutto, rivestono un'importanza capitale, e costituiscono un impegno di prim'ordine per la nostra Congregazione.

Nel giro per il mondo salesiano la visita alle nostre Scuole professionali gli ha procurato molte soddisfazioni, ma purtroppo anche qualche delusione ed amarezza.

Il problema primo e più assillante in ogni paese è la scarsezza, e in alcune Case addirittura l'assoluta mancanza di Capi d'arte, sostituiti da personale esterno, che per nulla si preoccupa dell'educazione morale degli allievi.

Di qui la necessità di preparare gli uomini prima che le macchine. Abbiamo bisogno di Coadiutori, di Capi che siano veri educatori, non affetti da ambizioni mondarle, da spirito di critica e di comodiamo. Don Bosco ci aiuti a formare i nostri Coadiutori come seppe formarli lui: maestri provetti, educatori apostoli, religiosi e salesiani esemplari.

III - Raccomandò quindi che

  1. Nel prossimo sessennio, ogni Ispettoria s'impegni in modo speciale a realizzare l'apertura di Aspirantati per Coadiutori conformemente all'art. 261 dei Regolamenti.

Si consiglia di destinare a tali Case i Capi migliori per capacità tecniche e didattiche, e per virtù religiose e salesiane.

Ove poi per il momento non fosse possibile aprire un Aspirantato professionale, gli Ispettori di una medesima Nazione procurino di intendersi per creare Aspirantati interispettoriali; o se anche questo non fosse realizzabile, affianchino gli aspiranti artigiani a Scuole professionali già organizzate, come sezione staccata, in locali e con orari particolari.

  1. Le Case di perfezionamento o di magistero per i Coadiutori siano organizzate come gli attuali Studentati per i Chierici, in sedi separate dagli Aspirantati, con Superiori e insegnanti a loro totalmente dedicati (art. 332).
  2. Scuole professionali per esterni. - Si è constatato che esse sono una forma molto fruttuosa di « Oratorio quotidiano moderno »; anzi, sono qualche cosa di più: sono Case ove ai giovani poveri viene somministrato, con l'aiuto della divina Provvidenza, alloggio e alle volte anche vitto e vestito, « istruendoli e abilitandoli a guadagnarsi onestamente il pane » (Costituz., art. 5).

Per quelle Scuole si abbia l'avvertenza:

  1. di esercitare oculata vigilanza là dove a fianco degli esterni esistono sezioni d'interni;
  2. di non tralasciare nessuno dei mezzi salesiani per la formazione religiosa e morale degli esterni;
  3. di seguire, per quanto è possibile, orari e programmi e metodo delle Scuole professionali interne;
  4. nell'aprire tali scuole si tenga conto della situazione industriale locale per determinare i tipi di laboratori convenienti, affinchè gli allievi possano poi trovare lavoro senza allontanarsi dalla famiglia;
  5. si portano ad esempio nuovi tipi di laboratori: elettrauto, muratori, idraulici, saldatori e chimici, sorti in qualche località e molto apprezzati dalle famiglie.

4) Una buona organizzazione delle nostre Scuole professionali richiede:

  1. una buona attrezzatura dei laboratori;
  2. un personale competente;

e) un organico di programmi e orari secondo la tradizione salesiana, in accordo con le esigenze locali.

Questo organico comprende essenzialmente quattro gruppi di materie: a) cultura generale; b) disegno; c) tecnologia del mestiere;
d) pratica del mestiere (esercizi progressivi e lavori utili). La proporzione di questi gruppi di materie sarà specificata nei programmi dell'ufficio del Consigliere Professionale Generale. Si procuri in modo speciale che il tempo assegnato alla cultura tecnica e pratica professionale sia di tre o quattro ore giornaliere. Secondo i luoghi si riducano per i primi corsi le ore di pratica, dando più tempo alla cultura generale, in modo da poter in seguito maggiormente intensificare la pratica.

5) Sia fedelmente osservato e praticato il metodo salesiano d'insegnamento professionale e agricolo, secondo le nostre tradizioni, adattandole al progresso della tecnica moderna e alle esigenze della legislazione di ciascuna nazione.

6) Le vacanze estive per le Scuole Artigiani secondo la nostra tradizione non dovrebbero oltrepassare i due mesi.

7) Si favorisca la compilazione di testi da parte dei nostri confratelli Coadiutori per le differenti specializzazioni dei vari mestieri, e si procuri che questi testi e dispense siano fatti conoscere a tutte le Case professionali attraverso opportune segnalazioni su Il Coadiutore salesiano o altrimenti.

8) Un orario-tipo completo della giornata per le nostre Scuole Professionali e Agricole deve sempre contemplare, oltre la scuola
e il lavoro, le tradizionali attività salesiane formative (Compagnie, associazioni, banda, canto, filodrammatica, ecc.).

  1. Non si trascuri la preparazione sociale dei nostri allievi artigiani. Quindi s'insegnino nozioni di « relazioni umane », di sociologia cristiana e di organizzazione di Azione Cattolica, orientandoli opportunamente e mettendoli in contatto con gli organismi sindacali cattolici.
  2. Ove sia conveniente e possibile, si stabiliscano corsi serali per favorire la formazione dei giovani che non hanno la possibilità di frequentare scuole (corsi di disegno, contabilità, lingue, ecc.).
  3. Collocamento allievi. - Si cerchi di aiutare i nostri allievi a trovare un impiego presso Ditte che diano una buona garanzia, e in caso di disoccupazione d'interessarsi della loro sistemazione: Si fa notare che bisogna preoccuparsi fin dall'inizio di avviare i giovani a quel mestiere, che poi potrà essere redditizio, mestiere più indicato dalle circostanze locali e necessità della regione, e più conforme alle attitudini degli allievi preventivamente controllati anche mediante esame psicotecnico.
  4. Non si tralascino i nostri esami professionali semestrali e finali, oltre a quelli legali, e si diano i nostri Diplomi di compiuti corsi professionali e agricoli, che facilitano l'assunzione degli alunni perchè sono prova anche di formazione morale.
  5. Titoli e abilitazioni. - Si faciliti ai nostri confratelli il conseguimento di titoli legali e abilitazioni tecniche e si procuri che qualche confratello, sacerdote o coadiutore, consegua la laurea in ingegneria meccanica, elettromeccanica, agraria, ecc., per la direzione tecnica legale delle rispettive scuole.


Conclusione
Conclude il venerato Rettor Maggiore: « Sottoscrivo a tutto quello che avete detto su questo importantissimo tema. Amiamo i nostri Coadiutori; rendiamoli contenti della loro vocazione.

Gli alunni debbono vedere con i loro occhi che i Superiori formano tra loro una vera famiglia, di cui i loro Capi sono membri stimati e ben voluti.

Solo da tale ambiente potremo sperare vocazioni, perchè solo così apprezzeranno la bellezza dell'ideale del Coadiutore.

Il giovane artigiano infatti vede il suo ideale non nel Sacerdote, ma nel Capo d'arte, col quale vive la maggior parte del giorno, dal quale apprende non solo la professione che gli darà modo di guadagnarsi il pane, ma anche ad apprezzare i veri valori della vita e non di rado ad ispirarsi nella scelta della sua vocazione.

Vi esorto dunque a ricordare spesso ai vostri Coadiutori la loro dignità, la loro responsabilità e l'insostituibile missione educatrice.

Come vedete, il problema delle Scuole Professionali e Agricole è grave e merita tutto il nostro studio e il nostro impegno, per portarle ad un più alto livello nelle loro strutture e nella loro funzionalità.

Allora usciranno non solo dei tecnici e degli operai specializzati, ma soprattutto dei bravi cristiani e, Dio lo voglia, numerose e buone vocazioni. Don Bosco l'ha fatto con i mezzi del tempo suo; a noi oggi il dovere di realizzarlo coi mezzi nostri ».

4° TEMA
Parrocchie e Oratori

1) LA PARROCCHIA E IL SUO PERSONALE:
Per accettarla ci siano giuste ragioni:
Si chieda sempre prima il permesso del Capitolo Superiore. Si chieda che il Vescovo ce la proponga per iscritto.

Si stipuli una convenzione precisa riguardo ai beni e ai benefici parrocchiali.

La consegna della parrocchia deve essere ad nutum S. Sedis e non ad personam, ma alla Congregazione.

Dovendo fare noi la chiesa parrocchiale, si costruisca possibilmente su terreno di proprietà salesiana.

Personale:
Sia dottrinalmente preparato, moralmente sicuro, pronto al sacrificio, zelante, prudente.

Mancando il personale adatto e sufficiente, è meglio non accettare parrocchie.

  1. CASA E PARROCCHIA:

La parrocchia sia sempre unita a qualche altra opera per poter avere vita di comunità. Procuri il Parroco di essere in questo esemplare con tutto il suo personale.

In tutto ciò che concerne la cura delle anime e l'amministrazione della parrocchia, il Parroco dipende dal Vescovo, sotto la sorveglianza del Direttore (art. 373).

Là Casa presti la sua doverosa cooperazione per confessioni e predicazione.

  1. CURA D'ANIME:

Le parrocchie salesiane devono distinguersi nello zelo per le anime; quindi:
Si prepari coscienziosamente e si tenga aggiornato il Liber status animarum.
Puntualità e decoro nelle funzioni.

Si dia grande comodità per le confessioni.

Si abbia cura specialissima della gioventù: l'Oratorio è per noi parte integrante della parrocchia; dipenda quindi anche dal Parroco e l'incaricato sia possibilmente uno dei cappellani. Il lavoro paziente dell'Oratorio è il mezzo più atto per rigenerare una parrocchia religiosamente decaduta.

Non manchi l'Oratorio femminile, possibilmente affidato alle Figlie di Maria Ausiliatrice. Se è possibile con qualche scuola, doposcuola o scuole serali.

Si abbia cura coscienziosa dei malati e dei moribondi.

I poveri siano aiutati secondo le possibilità, senza distinzione di partito.

Si procuri il beneficio della colonia estiva ai bambini poveri, anche per distoglierli dalle colonie laiche.

Le vocazioni sacerdotali e ,religiose siano favorite e aiutate.

Associazioni: non devono mancare quelle volute dal Vescovo e le salesiane. Si dia la massima importanza all'Azione Cattolica e si favorisca l'intesa e la collaborazione familiare tra le varie Associazioni.

L'insegnamento religioso sia curato nelle scuole e nella chiesa; catechismi ben organizzati.

Il giovane artigiano infatti vede il suo ideale non nel Sacerdote, ma nel Capo d'arte, col quale vive la maggior parte del giorno, dal quale apprende non solo la professione che gli darà modo di guadagnarsi il pane, ma anche ad apprezzare i veri valori della vita e non di rado ad ispirarsi nella scelta della sua vocazione.

Vi esorto dunque a ricordare spesso ai vostri Coadiutori la loro dignità, la loro responsabilità e l'insostituibile missione educatrice.

Come vedete, il problema delle Scuole Professionali e Agricole è grave e merita tutto il nostro studio e il nostro impegno, per portarle ad un più alto livello nelle loro strutture e nella loro funzionalità.

Allora usciranno non solo dei tecnici e degli operai specializzati, ma soprattutto dei bravi cristiani e, Dio lo voglia, numerose e buone vocazioni. Don Bosco l'ha fatto con i mezzi del tempo suo; a noi oggi il dovere di realizzarlo coi mezzi nostri ».

40 TEMA
Parrocchie e Oratori

1) LA PARROCCHIA E IL SUO PERSONALE:
Per accettarla ci siano giuste ragioni:
Si chieda sempre prima il permesso del Capitolo Superiore. Si chieda che il Vescovo ce la proponga per iscritto.

Si stipuli una convenzione precisa riguardo ai beni e ai benefici parrocchiali.

La consegna della parrocchia deve essere ad nutum S. Sedis e non ad personam, ma alla Congregazione.

Dovendo fare noi la chiesa parrocchiale, si costruisca possibilmente su terreno di proprietà salesiana.

Personale:
Sia dottrinalmente preparato, moralmente sicuro, pronto al sacrificio, zelante, prudente.

Mancando il personale adatto e sufficiente, è meglio non accettare parrocchie.

  1. CASA E PARROCCHIA:

La parrocchia sia sempre unita a qualche altra opera per poter avere vita di comunità. Procuri il Parroco di essere in questo esemplare con tutto il suo personale.

In tutto ciò che concerne la cura delle anime e l'amministrazione della parrocchia, il Parroco dipende dal Vescovo, sotto la sorveglianza del Direttore (art. 373).

La Casa presti la sua doverosa cooperazione per confessioni e predicazione.

  1. CURA D'ANIME:

Le parrocchie salesiane devono distinguersi nello zelo per le anime; quindi:
Si prepari coscienziosamente e si tenga aggiornato il Liber status animarum.
Puntualità e decoro nelle funzioni.

Si dia grande comodità per le confessioni.

Si abbia cura specialissima della gioventù: l'Oratorio è per noi parte integrante della parrocchia; dipenda quindi anche dal Parroco e l'incaricato sia possibilmente uno dei cappellani. Il lavoro paziente dell'Oratorio è il mezzo più atto per rigenerare una parrocchia religiosamente decaduta.

Non manchi l'Oratorio femminile, possibilmente affidato alle Figlie di Maria Ausiliatrice. Se è possibile con qualche scuola, doposcuola o scuole serali.

Si abbia cura coscienziosa dei malati e dei moribondi.

I poveri siano aiutati secondo le possibilità, senza distinzione di partito.

Si procuri il beneficio della colonia estiva ai bambini poveri, anche per distoglierli dalle colonie laiche.

Le vocazioni sacerdotali e religiose siano favorite e aiutate.

Associazioni: non devono mancare quelle volute dal Vescovo e le salesiane. Si dia la massima importanza all'Azione Cattolica e si favorisca l'intesa e la collaborazione familiare tra le varie Associazioni.

L'insegnamento religioso sia curato nelle scuole e nella chiesa; catechismi ben organizzati.

La predicazione sia curata. Ci siano programmi fissi, sia assicurata la dottrina soda, si esiga preparazione.

La visita alle famiglie è dovere del Parroco. Visitare solo le famiglie benestanti e amiche suscita invidia e allontana le anime. Conviene preannunciarsi e sempre in tempo opportuno. Le visite siano brevi e si usi prudenza e carità.

  1. LOCALI:

La chiesa sia molto curata.

Gli uffici parrocchiali sempre decorosi, puliti, con vetri trasparenti. L'archivio abbia libri e documenti in ordine.

Non manchino sale per le riunioni e per la dottrina cristiana. Se non c'è possibilità di locali e di cortili, è meglio non accettare la parrocchia.

  1. QUESTIONE ECONOMICA:

Si tengano in conto le norme del Diritto Canonico.

Quello che viene dato per la chiesa, per le opere parrocchiali, per i poveri, sia amministrato dal Parroco sotto la sorveglianza del Direttore (Regolam., art. 375).

Le offerte delle Messe, la congrua e il supplemento, i diritti di stola appartengono alla comunità e sono amministrati dal Direttore.

Il Parroco non sia impedito di cercare la beneficenza per le opere parrocchiali.

  1. PARTICOLARITÀ:

Il Rettor Maggiore raccomanda che nell'accettazione di parrocchie ogni pratica sia sempre inoltrata tramite il Capitolo Superiore. Ricorda inoltre di inviare non solo la domanda per l'accettazione della nuova parrocchia, ma anche la Convenzione che si intende stipulare: il Capitolo la esaminerà per vedere se sono ben tutelati i diritti della nostra Società. Consiglia pure di destinare alle parrocchie delle grandi città confratelli licenziati in Diritto Canonico; gli Ispettori pensino perciò a tempo a prepararsi il personale.

Sui rapporti tra il Direttore della Casa, il Direttore dell'Oratorio e il Parroco si hanno diversi interventi. Il problema fu già trattato altre volte e fu oggetto di discussione dei Capitoli precedenti, ma la soluzione è sempre una: essa dipende soprattutto dalla buona volontà, dal buono spirito e dalla comprensione reciproca delle persone.

L'anno di Pastorale per i novelli sacerdoti dovrà avere anche questa finalità: di prepararli alla vita parrocchiale, quando sarà necessario dar loro questa obbedienza.

Oratorio festivo o quotidiano

  1. L'Oratorio festivo è la prima opera, non solo in ordine di tempo, ma anche in ordine di importanza tra le nostre opere.
  2. L'Oratorio festivo non è fatto solo per i piccoli, ma specialmente per i giovani.
  3. Don Bosco chiamava l'Oratorio festivo la parrocchia dei giovani.
  4. Si deve pensare seriamente nelle Case di formazione a preparare elemento specializzato per gli Oratori festivi, adoperando a questo scopo il lavoro delle Compagnie.
  5. Considerato l'Oratorio festivo come una piccola parrocchia, non si cambino troppo spesso il Direttore e il personale.
  6. Scopo dell'Oratorio è quello di attirare la gioventù con oneste ricreazioni per l'istruzione e la vita cristiana.
  7. Attrezzare convenientemente con mezzi moderni gli Oratori festivi.
  8. Conferenze settimanali al personale addetto.
  9. Preparare i giovani a diventare catechisti negli Oratori festivi iniziandoli come vice-catechisti.
  10. Organizzare le Compagnie religiose secondo i Regolamenti.
  11. Organizzare il più perfettamente possibile i quadri dei giovani di A. C.
  12. Preparare — all'inizio dell'anno — un calendario con un piano prestabilito per l'insegnamento religioso.
  13. Stabilire una perfetta collaborazione tra le Associazioni giovanili, le Unioni di Ex allievi e le Associazioni Padri di Famiglia.
  14. Non si sacrifichino le funzioni religiose per motivi di gare sportive.
  15. Vi sia alla fine dell'anno, non solo l'esame, ma la gara catechistica, a cui dovranno essere invitati i rappresentanti dell'autorità ecclesiastica.
  16. Si stia mordicus alle prescrizioni dei Superiori (cfr. Atti del Capitolo) riguardo al Cinema.
  17. Si incrementi il più possibile la formazione di filodrammatiche, orchestrine, bande...
  18. Cinema, Radio e Televisione sono sotto controllo e responsabilità del Direttore dell'Oratorio festivo.
  19. Si faccia riconoscere come direttore dell'Oratorio festivo il Direttore della Casa, come autorità ecclesiastica il Parroco.

50 TEMA
Ex allievi di Don Roseo
PREMESSA
I Congressi nazionali e regionali, e i Convegni annuali delle Unioni degli Ex allievi dimostrano ogni anno la vitalità di un movimento che è la più eloquente manifestazione dell'efficacia del sistema educativo di Don Bosco.

Incalcolabile l'importanza di questa Organizzazione, sia per il bene spirituale dei suoi iscritti, sia per la sua sempre più salda inserzione nella vita della Famiglia Salesiana un enorme capitale di sane energie da sfruttare per la diffusione del bene nelle famiglie, nei vari ambienti sociali e in appoggio alla causa dell'educazione cristiana.

I - DOVERI DEI SALESIANI. - I Salesiani devono curare gli Ex allievi, ottemperando agli articoli dei Regolamenti 135 e 291, nonchè alle insistenti raccomandazioni dei Successori di Don Bosco.

II - ORGANIZZAZIONE. - Sono Ex allievi di Don Bosco tutti coloro che in qualsiasi tempo e luogo furono allievi sia in Collegi sia in Oratori festivi e Missioni, sia interni sia esterni; ma sono membri della Federazione soltanto coloro che spontaneamente hanno dato la loro adesione allo Statuto, per collaborare con i Superiori alla perseveranza nella vita cristiana sia propria che dei loro compagni, e alla riconquista di coloro che si fossero allontanati (Statuto-base, art. 3).

Superiore di tutti gli Ex allievi del mondo è il Rettor Maggiore; l'Ispettore lo è per le singole Ispettorie; il Direttore nelle singole Case. I Superiori possono farsi rappresentare da un salesiano (sacerdote o coadiutore) che faccia da intermediario fra loro e gli Ex allievi (Statuto-base, Regolamenti).

Categorie di Ex allievi: Ex allievi tesserati, Ex allievi soltanto iscritti, Ex allievi dispersi. Occuparsi di tutti. Come in una grande famiglia vi sono dei figli più affezionati ai propri genitori, ed altri meno, ma non perdono per questo l'affetto dei genitori, così avviene nella grande famiglia degli Ex allievi.

NORME GENERALI
Ci occupiamo degli Ex allievi, come faceva Don Bosco, non per chiedere loro denaro, ma per aiutarli spiritualmente e fare in modo che si tengano uniti e si aiutino fra loro. « Tenetevi uniti ed aiutatevi » (DoN Bosco).

  1. Studiare l'indice di perseveranza degli Ex allievi nella vita cristiana, e studiare i mezzi per elevarlo.
  2. Le nostre Unioni Ex allievi non aderiscano collettivamente ad altre organizzazioni; non tocchino questioni di politica o lotte di classe; evitino le attività di indole finanziaria che in qualsiasi modo possano compromettere la Congregazione (Titolo II - Statuto base); procurino di essere un vivaio e semenzaio di elementi per tutte le opere buone e coltivino i buoni rapporti con altre federazioni Ex alunni di Scuole Cattoliche, con l'Azione Cattolica, con la Pia Unione dei Cooperatori Salesiani, con altre associazioni cattoliche.
  3. I Delegati preposti al movimento Ex allievi nella preparazione dei Regolamenti Nazionali si ispirino allo Statuto-base e prima di metterli in attuazione, ne ottengano l'approvazione della Presidenza Internazionale.
  4. Ogni Casa abbia possibilmente un ambiente destinato agli Ex allievi, sotto la direzione del Direttore e del suo incaricato.
  5. Si abbia cura speciale degli Ex allievi sacerdoti, pupilla degli occhi di Don Bosco.
  6. Secondo lo Statuto base non possono e non debbono esistere gruppi indipendenti di Ex allievi, fuori della giurisdizione salesiana. Non si permetta perciò, pur usando le dovute cautele, che si formino gruppi sotto la denominazione di Ex Allievi Salesiani, che non siano sottoposti all'autorità del Rettor Maggiore, dell'Ispettore e del Direttore.
  7. Per gli Ex allievi pagani l'Unione deve diventare un mezzo per mantenere le buone relazioni e lavorare possibilmente alla loro conversione.
  8. Quanto agli Ex allievi giovanissimi, in alcuni luoghi han trovato opportuno riunirli a parte; dove è possibile si cerchi di mantenere il legame con quelli appena usciti dalle nostre Case.
  9. L'organo nazionale degli Ex allievi sia stampato sotto le direttive dei Superiori locali e la personale responsabilità del Delegato nazionale.
  10. Si osservi l'uniformità del distintivo sociale in tutta la Confederazione.

6° TEMA
Le Missioni
PREMESSA
Le Missioni sono sempre state fino dai primordi della nostra Società una delle forme di apostolato a cui si sono dedicate le energie migliori, ed oggi la nostra Famiglia, dopo solo 80 anni di vita, ha il vanto di occupare una posizione avanzata fra le Congregazioni missionarie.

Duemila infatti sono i nostri confratelli che lavorano in terra di Missione e circa centosettanta partono ogni anno in loro aiuto.

La Commissione Capitolare, nel trattare il tema delle Missioni, seguì lo schema delle deliberazioni e delle raccomandazioni del Capitolo Generale del 1952 sullo stesso argomento (Atti del Capitolo Superiore, ottobre 1952, n. 170).

Il Capitolo Generale ritenne opportuno, insistere sui punti più importanti di tale schema e aggiungere qualche raccomandazione, suggerita dall'esperienza e dalla necessità di una organizzazione più adeguata ai tempi e quindi sempre più efficiente.

Il Capitolo Generale inoltre fece voti che abbia ad accrescersi sempre più il fervore missionario nelle nostre Case e tutti i confratelli sentano vivo ed attuale questo problema.

L'Assemblea tributò un caloroso applauso alle Ispettorie che diedero il maggior contingente di confratelli per le Missioni (nel 1957: l'Italia 73, la Spagna 65, il Belgio 12; nel 1958: l'Italia 71, la Spagna 38, il Belgio 15, la Germania 12, il Messico 4); alle Ispettorie del Portogallo, del Belgio, della Francia e dell'Inghilterra per il contributo offerto a sostegno delle loro Missioni.

Vocazioni missionarie - Apostolato all'estero

  1. Allo scopo di fomentare lo spirito missionario e di suscitare le vocazioni nei nostri Istituti, negli Oratori festivi, e tra l'elemento esterno, si faccia attiva propaganda del nostro Bollettino, di Gioventù Missionaria e di altre pubblicazioni missionarie.

Si segnala a tal fine la pubblicazione di una collana di agili biografie di missionari, presentate dalla « Elle Di Ci » in forma moderna ed attraente. Tali biografie siano diffuse e tradotte per i nostri giovani e per il pubblico.

Si valorizzino non solo le notizie offerte dall'A.N.S., ma anche il copioso servizio fotografico mensile che illustra le attività della Congregazione nel mondo e nelle Missioni.

  1. Si invita l'Ufficio Centrale di Stampa e Propaganda a preparare films girati sui luoghi stessi di Missione, e filmine per proiezioni fisse.
  2. Si celebrino con la massima solennità sia la Giornata Missionaria Mondiale, come pure la festa annuale per le Missioni Salesiane.

La prima abbia carattere cattolico, la seconda abbia nel calendario scolastico un posto determinato e fisso, per formare una tradizione nella Casa.

  1. Si promuovano Congressini missionari, conferenze, tenute possibilmente da missionari, con proiezioni fisse e cinematografiche e recite missionarie.

Inoltre con banchi di beneficenza, lotterie e feste missionarie, si educhino i giovani e il popolo allo spirito di generosità e di sacrificio in favore delle Missioni.

  1. Ogni Compagnia Religiosa abbia il suo Gruppo Missionario. Scopo di questi Gruppi è di tenere desta la fiamma dell'apostolato e sostenere lo spirito missionario tra gli allievi delle nostre Case. L'« Associazione Gioventù Missionaria », costituita così dai Gruppi Missionari delle Compagnie (A.G.M.), sotto l'immediata direzione del Catechista, lungi dall'intralciare il movimento delle medèsime, darà ad esse una maggiore vitalità.
  2. Converrà che l'Incaricato Ispettoriale delle Compagnie sia anche l'Incaricato del movimento missionario nelle Case dell'Ispettoria.
  3. In tutte le Case di formazione sia coltivato intensamente lo spirito missionario. Ma parlando ai giovani, pur cercando di destare in essi l'entusiasmo per le Missioni, e per la propagazione della fede, lo si faccia in modo di non travisare la realtà, nè creare illusioni.
  4. Si faccia sapere, particolarmente negli Aspirantati, che coloro

i quali chiedono di partire per le Missioni, e a giudizio dei Superiori hanno le doti necessarie, potranno seguire la loro vocazione anche prima del Noviziato.

Le esperienze fatte sembrano consigliare di inviare i missionari nelle Missioni, o a fare il Noviziato o immediatamente dopo. Confrontando le statistiche delle varie spedizioni, si può constatare come la percentuale più alta di perseveranza sia nel gruppo di coloro che sono partiti più giovani.

  1. Si inviino in terra di Missione giovani che diano seria garanzia di buona riuscita, anche nel campo degli studi, dato l'alto livello di cultura di alcuni popoli pagani, specialmente orientali.
  2. I confratelli di qualsiasi Ispettoria, che intendessero consacrare la loro vita alle Missioni, ne facciano domanda al Rettor Maggiore dopo maturo esame e speciali preghiere.

Gli Ispettori diano volentieri il loro consenso ai confratelli che domandano di andare in Missione.

Oltre alle virtù del buon Salesiano, questi debbono avere l'adattabilità necessaria agli inevitabili sacrifici della vita missionaria. Le Missioni, per la diversità del clima, dell'alimentazione, dei costumi, della lingua, esigono nervi saldi e particolari capacità di adattamento, che difficilmente si acquistano dopo i trentacinque anni, ossia nella maturità della vita.

  1. Si lamenta non di rado un inconveniente increscioso: qualche confratello di età matura chiede di partire per le Missioni hon per vera vocazione, ma per qualche delusione sofferta o per qualche ambizione insoddisfatta, ed arriva mal preparato, mal disposto, con disposizioni psicologiche che renderanno la vita difficile a lui e agli altri. È meglio che costoro restino in patria, nell'ambiente dove sono cresciuti e dove potranno essere meglio compresi e meglio tollerati.

Vita missionaria ed organizzazione delle Opere missionarie

  1. L'Ispettore provveda affinchè tutti i missionari abbiano la comodità di accostarsi regolarmente al sacramento della Confessione.

Nelle residenze ci siano almeno due Sacerdoti. A loro si potrà aggiungere convenientemente un Coadiutore; ma non si lasci un Coadiutore con un solo Sacerdote, nè tanto meno un Sacerdote solo.

  1. Nei Vicariati, o Prelazie affidati alla Congregazione, si favorisca il più possibile l'istituzione di Seminari per la preparazione del Clero indigeno, conforme alle disposizioni della Santa Sede.

I Superiori consentano che i nostri Aspiranti ed i Seminaristi delle nostre Missioni frequentino la stessa scuola, quando non si possa fare altrimenti.

  1. Si dia grande importanza alla formazione dei Catechisti per le Missioni.
  2. Sia ben organizzata la scuola di catechismo nelle Residenze e negli Istituti.

Si segua un piano ben studiato ed organico per la scuola di morale agli allievi pagani. Si cerchi, secondo le possibilità, di preparare un manuale adatto a tali scuole, dove non è permesso fare il catechismo a tutti insieme.

  1. Si insista su quanto è prescritto negli art. 67, 68, 69 dei Regolamenti (Costituzioni e Regolamenti, capo VI: « Per i missionari »), che regolano il rimpatrio temporaneo dei confratelli.

Si raccomanda vivamente che gli Ispettori notifichino detto rimpatrio al Superiore del Capitolo incaricato delle Missioni e preavvisino l'Ispettore sotto la cui giurisdizione verrà a trovarsi il missionario; lo muniscano della lettera di presentazione e diano quelle notizie che possano facilitare l'assistenza del confratello.

Il Capitolo Generale concordò non essere opportuno fissare il tempo e la periodicità del ritorno in patria dei missionari. Gli Ispettori dispongano con discrezione e carità secondo i casi.

  1. Ogni Ispettore si interessi affinché venga redatta una breve storia di ogni residenza della Missione da lui dipendente.

I missionari abbiano una sempre più accurata formazione anche dal lato scientifico, studino la psicologia delle popolazioni con cui vengono a contatto, poichè l'incontro di due civiltà diverse o il passaggio dei primitivi alla vita civile è quanto mai delicato ed esige da parte dei missionari preparazione etnologica e psicologica adeguata, equilibrio, spirito di abnegazione e di cristiana carità.

  1. Curino pubblicazioni scientifiche sulle Missioni; si allestiscano Musei Etnologici e si favoriscano incontri fra missionari di diversi Paesi.
  2. E doveroso rilevare il notevole contributo scientifico dato dai nostri missionari. Anche nelle semplici relazioni del Bollettino Salesiano c'è tanto materiale scientifico di prima mano, che cultori di etnografia raccolgono e catalogano sistematicamente e sfruttano per i loro studi.

Aiuti economici alle Missioni
In generale tutte le nostre Missioni sono estremamente povere, sì che i missionari debbono spesso dedicare buona parte del loro tempo e delle loro energie alla ricerca di fondi necessari, mentre sarebbe desiderabile metterli in condizioni di dedicarsi esclusivamente all'apostolato.

Perciò si rinnovano le seguenti raccomandazioni:
1) AIUTO ECONOMICO DELLE CASE. - Ogni Casa della Congregazione deve sforzarsi di promuovere iniziative per raccogliere mezzi economici per le Missioni.

Mezzi per raccogliere offerte possono essere le lotterie, con l'interessamento degli Allievi, Ex allievi e Cooperatori. Le lotterie missionarie hanno un duplice effetto: propaganda e diffusione dello spirito missionario ed insieme la raccolta dei fondi.

Accademie e recite teatrali a favore delle Missioni, salvadanai collocati nella Prefettura o altrove, ecc.

Il denaro raccolto sia inviato all'Ispettore, il quale a stimolo di tutti, farà conoscere la somma raccolta da ogni Casa.

Il denaro raccolto nella « Giornata Missionaria Mondiale » deve essere consegnato al Segretariato Missionario Diocesano perehè sia mandato a Propaganda Fide. Si notifichi questa somma al Consigliere Capitolare delle Missioni attraverso l'Ispettore per la compilazione dei dati statistici.

  1. AIUTO ECONOMICO DELLE ISPETTORIE. - Ogni. Ispettoria per conto suo mandi tutti gli anni al Rettor Maggiore il contributo della cassa ispettoriale per il sostegno delle opere missionarie.
  2. Per quanto concerne l'organizzazione e il funzionamento degli Uffici Ispettoriali Missionari e dell'Ufficio Missionario. Centrale si rimanda a quanto fu raccomandato nel Capitolo Generale del 1952 (Atti del Capitolo Superiore, n. 170, ottobre 1952).

Si raccomanda inoltre che il centro di raccolta delle offerte sia sempre la Procura o altra Casa salesiana. Il dare un indirizzo privato, il fare dei conti correnti personali e l'indiscrezione nel modo di scrivere le lettere e circolari per chiedere aiuti, fanno sorgere sospetti di venire ingannati e inaridisce la beneficenza.

Il centro di raccolta dei francobolli nell'ambito dell'Ispettoria potrebbe essere l'Aspirantato: ciò darebbe opportuna occasione agli aspiranti di mantenere amichevoli relazioni con i soci delle Compagnie delle diverse Case.

L'Ufficio Missionario Centrale dia le norme opportune affinchè la raccolta e lo scambio dei francobolli renda al massimo.

  1. UFFICI MISSIONARI NAZIONALI O PROCURE. - Negli Stati Uniti d'America si è organizzato ed è in efficiente funzione un Ufficio Missionario Nazionale o « Procura Missionaria » come viene chiamata presso altri Istituti religiosi.

Si invitano gli Ispettori che vedessero la possibilità nei loro Paesi di analoga organizzazione a studiarne il problema.

Potrà essere affiancato ad una Casa salesiana o meglio ancora potrà formare Casa a sè.

Sarà sotto la dipendenza dell'Ispettore nella cui giurisdizione si trova.

Il personale sarà provveduto di comune intesa tra l'Ispettore e il Superiore Capitolare addetto alle Missioni.

Il Direttore della Procura metterà a disposizione del Rettor Maggiore il denaro raccolto per le Missioni in generale. Il Rettor Maggiore lo distribuirà tra le Missioni come meglio crederà nel Signore e compirà scrupolosamente la volontà dei donatori, quando sia da essi indicata la Missione o la persona a cui destina l'offerta.

Il Procuratore renderà conto ogni anno al Rettor Maggiore di tutto il movimento amministrativo. Deve rendere conto anche all'Ispettore ogni anno, in occasione della visita ispettoriale, e tutt'e le volte che ne sarà richiesto. Il Procuratore si intenderà con i diversi Ispettori della propria nazione per quanto si riferisce al movimento missionario.

Si comprende che egli manterrà stretto contatto con gli Ispettori e Vescovi missionari.

  1. ISPETTORIE CUI SONO ANNESSE MISSIONI. - Conviene che ogni Ispettoria missionaria abbia un Ufficio missionario ispettoriale. Esso faciliterà grandemente la propaganda e risparmierà il dispendio di forze e di tempo dei missionari.

Ciò non toglie che ogni Casa o Residenza prenda quelle iniziative che creda convenienti, d'accordo con l'Ispettore o col Vescovo missionario.

Il Vicario Apostolico o il Prelato missionario può anche avere la propria Procura, o mettersi d'accordo con l'Ispettore, formando una Procura unica.

  1. OPERE PONTIFICIE. - Mentre si lavora in favore delle nostre Missioni col massimo zelo, in ossequio alle norme della Santa Sede, si faccia propaganda delle Opere Pontificie, si invitino i giovanetti fino ai 12 anni ad iscriversi nella Santa Infanzia, e tutti gli altri (Ex allievi, Cooperatori, fedeli) nell'Opera della Propaganda della Fede. Le condizioni sono molto facili e le indulgenze numerose. Si prenda occasione della Giornata Missionaria Mondiale per far conoscere ed incrementare queste Opere Pontificie.

Proposte
Qualche Capitolare propone:

  1. che ogni Missione venga adottata da una o più Ispettorie per essere aiutata moralmente e finanziariamente;
  2. che l'aiuto economico sia tale da permettere l'invio alle Case di formazione delle Missioni di un sussidio-base fisso, come fa Propaganda Fide con i Seminari da lei dipendenti.

Il Presidente risponde che l'idea è buona e va studiata. Ma riconosce che non sempre ci sarebbe una giusta distribuzione dei soccorsi, sicché per ora è meglio continuare a dipendere dal Centro Missionario di Torino. Un ottimo lavoro ha già compiuto in questo settore l'Ufficio delle Missioni e molto si appresta a fare.

Il Capitolo infine rivolge un vivo ringraziamento alle Ispettorie degli Stati Uniti per la loro generosità nei confronti delle nostre Missioni e un caldo applauso al Consigliere delle Missioni: il grande progresso compiuto in questi ultimi anni nel settore organizzativo è dovuto soprattutto alla sua instancabile attività.

7° TEMA
La Pia Unione dei Cooperatori Salesiani
Alle norme e direttive approvate per la Pia Unione dei Cooperatori si premettono alcuni punti importanti che precisano e documentano la figura genuina del Cooperatore salesiano e gli scopi della Pia Unione.

PREMESSA
Il Cooperatore salesiano appare nel capo XVI delle Costituzioni del 1864 come « salesiano esterno che non fa alcun voto, ma procurerà di mettere in pratica quella parte di Regolamento che è compatibile con la sua età, stato e condizione ».

Don Bosco, non essendo riuscito a far accettare la sua ardita idea, ne conservò sempre la sostanza, e nella redazione definitiva del Regolamento dei Cooperatori, mentre ripetutamente definisce la Pia Unione « quasi un Terz'Ordine moderno », ne specifica con chiarezza la « missione salesiana »: « Ai Cooperatori Salesiani si propone la stessa messe della Congregazione di San Francesco di Sales cui intendono associarsi ».

Il Ven. Don Rua e gli altri Successori di Don Bosco han visto il Cooperatore salesiano anzitutto come un fervente cristiano che collabora all'apostolato specialmente giovanile, sotto la guida e la cura dei Salesiani. Anche i Sommi Pontefici, come appare da numerosi documenti, hanno approvato ed arricchito di indulgenze la
Pia Unione, riconoscendo che i suoi membri, non paghi di vivere cristianamente, lavorano sotto la guida dei Salesiani per il bene delle anime, in particolare della gioventù.

È quindi necessario tener ben presente la genuina figura del Cooperatore salesiano per comprenderne la missione e per evitare dannose confusioni. Occorre far distinzione chiara tra Cooperatori salesiani, Benefattori, Ex allievi, Divoti di Maria Ausiliatrice e Dame Patronesse.

  1. Benefattori sono quelli che beneficano in un modo qualsiasi le Opere salesiane. I Cooperatori sono veri cristiani attivi che praticano un metodo di vita spirituale e che svolgono un programma di apostolato nello spirito salesiano. Possono essere Benefattori anche dei non-cattolici o dei cattolici non praticanti, mentre possono essere Cooperatori solo dei cattolici esemplari e volonterosi.
  2. Ex allievi sono tutti coloro che escono dalle Scuole o dalle Case salesiane, a qualunque religione appartengano. La Federazione degli Ex allievi poi ha per scopo essenziale di conservare in essi i frutti dell'educazione salesiana e tende a fare « di ogni Unione un vivaio di elementi per tutte le opere buone ». I Cooperatori invece sono cattolici praticanti e desiderosi di esercitare attività di apostolato a fianco e nello spirito della Congregazione salesiana. chiaro che l'Ex allievo ideale farà fruttare in pieno l'educazione salesiana ricevuta, entrando nelle file dei Cooperatori Salesiani.

e) I devoti di Maria Ausiliatrice costituiscono una Confraternita a scopo devozionale. I Cooperatori sono «terziari salesiani » che hanno impegni di condotta e di apostolato.

d) Le Dame Patronesse non hanno, come del resto gli Ex allievi, nessuna costituzione canonica; esse si impegnano a sostenere materialmente un'Opera determinata, di cui assumono il patronato, senza alcun particolare impegno religioso o di apostolato.

NORME E DIRETTIVE
Perchè la Pia Unione dei Cooperatori Salesiani raggiunga gli scopi — oggi più che mai attuali — assegnati e voluti dal Santo Fondatore e dalla Chiesa ed abbia nella Congregazione il credito e la posizione che le spettano, il Capitolo Generale ha approvato le seguenti norme e direttive:

  1. È necessario anzitutto dare ai confratelli la nozione esatta della Pia Unione. Essa infatti, secondo il Regolamento e la chiara e costanteinterpretazione datane da Don Bosco e dai suoi successori e dai Sommi Pontefici « è la Terza Famiglia spirituale fondata da San Giovanni Bosco con un programma di vita cristiana e di apostolato. A norma del Regolamento vi si può iscrivere qualsiasi fedele che abbia compiuto i sedici anni di età, goda buona reputazione religiosa e civile ed abbia volontà di osservare il Regolamento e di compiere qualche opera di apostolato con la preghiera e con l'azione personale, con aiuti morali e materiali, soprattutto a vantaggio della gioventù.
  2. Per fare ben conoscere ai Salesiani la Pia Unione nella sua \ natura e nei suoi scopi gioverà la lettura di quanto la riguarda \ (pubblicazioni apposite, Memorie Biografiche, Annali, Manuale dei Dirigenti, Bollettino Salesiano per Dirigenti, Atti del Capitolo, Circolari). Tale conoscenza servirà certamente a stimolare i Salesiani a curare la Terza Famiglia di Don Bosco.

Sarà pure utilissimo che si tengano sull'argomento conferenze ai confratelli e al personale in formazione, che se ne parli opportunamente ai giovani degli ultimi corsi dei nostri Istituti ed a quelli dei nostri Oratori ed Associazioni, agli Ex allievi, ai benefattori, ai parenti, ed in genere alle persone che frequentano le nostre Opere, invitando ad iscriversi coloro che ne hanno i requisiti.

  1. Il Rettor Maggiore, che è il Superiore della Pia Unione, per quanto concerne la medesima, ne incarica un Consigliere del Capitolo Superiore. Questi è coadiuvato dall' Ufficio Centrale di cui fanno parte il Segretario Generale della Pia Unione, il Direttore del « Bollettino Salesiano » ed il Segretario dell'Ufficio Centrale. Collaborano con l'Ufficio Centrale alcuni Cooperatori di particolari meriti e competenza. Essi sono nominati dal Rettor Maggiore su proposta del Consigliere Capitolare incaricato della Pia Unione e formano il Consiglio Superiore dei Cooperatori Salesiani.
  2. OGNI ISPETTORE, conscio che nell'ambito dell'Ispettoria la Pia Unione è affidata all'Ispettore,

a) senta tutta la responsabilità di questo mandato, curandone con amore la vita e lo sviluppo, secondo il Regolamento e le direttive dei Superiori.

  1. Nomini un Delegato Ispettoriale e gli dia il prestigio e i mezzi necessari, perchè, alle sue dipendenze, adempia al suo mandato.
  2. Costituisca l'Ufficio Ispettoriale dei Cooperatori, attrezzandolo adeguatamente.
  3. Affianchi al Delegato un Consiglio Ispettoriale Cooperatori, formato di attivi Zelatori e Zelatrici.
  4. Curi l'esecuzione delle direttive e sostenga le iniziative del Consigliere Capitolare e dell'Ufficio Centrale. In particolare:

All'inizio dell'anno sociale e tutte le volte che lo richiedono la vita e il funzionamento della Pia Unione, l'Ispettore faccia radunare il Consiglio Ispettoriale dei Cooperatori per concordare il programma da svolgere.

Si interessi perchè il Delegato Ispettoriale tenga conferenze sulla Pia Unione ai confratelli, ai novizi, agli stessi alunni. In occasione di convegni di Direttori o di Esercizi Spirituali a confratelli, egli stesso parli della Pia Unione, e li stimoli a zelarne l'incremento.

Organizzi convegni locali e ispettoriali di Cooperatori, di Decurioni e Direttori Diocesani.

Ogni anno faccia inviare al Consigliere Capitolare: 10) la relazione delle due conferenze annuali con la relativa offerta da ogni centro; 20) un rendiconto particolareggiato sullo sviluppo della Pia Unione; 30) le notizie e le informazioni che saranno richieste dall'Ufficio Centrale.

Nelle regioni ove non vi sono Case salesiane l'Ispettore, per mezzo del. Delegato Ispettoriale, procuri di far conoscere la Pia Unione mediante conferenze di propaganda, nelle quali siano messi in rilievo i vantaggi che ne ridondano alle Parrocchie e alle Diocesi, all'educazione della gioventù e a tutta l'azione religioso-sociale. Queste conferenze si tengano specialmente nei Seminari. In tali regioni il Delegato Ispettoriale costituisca, dove sia possibile, centri organizzati di Cooperatori, affidandone la cura ai Salesiani delle Case viciniori o a Decurioni.

5) OGNI DIRETTORE

  1. Abbia a cuore la Pia Unione dei Cooperatori, provvedendo quanto è necessario per il personale e per i mezzi.
  2. D'intesa con l'Ispettore, scelga un Delegato locale dei Cooperatori, che abbia doti, tempo e mezzi necessari al suo ufficio.

c) Costituisca Ufficio  locale dei Cooperatori efficiente e adeguato al movimento della Pia Unione per la Casa e per i centri viciniori.

  1. Organizzi il Consiglio locale dei Cooperatori, scegliendo a tal fine Zelatori e Zelatrici attive.
  2. Curi la vita della Pia Unione e ne promuova le attività secondo il Regolamento e le direttive dei Superiori.
  3. Si interessi, con l'aiuto del Delegato locale, dei Cooperatori della zona viciniore, procurando loro assistenza spirituale.
  4. OGNI PARROCO SALESIANO si preoccupi che nella sua parrocchia sia costituita e fiorisca la Pia Unione dei Cooperatori Salesiani e la curi con particolare interessamento.
  5. OGNI CENTRO ORGANIZZATO funzioni regolarmente con le due conferenze annuali, la conferenza mensile con l'Esercizio della buona morte, la giornata del suffragio annuale, le attività e le iniziative di apostolato suggerite dal Regolamento, dalle direttive dei Superiori e dai bisogni locali.
  6. Si accentui la missione cattolica della Pia Unione a servizio della Chiesa e la si illustri bene al Clero.
  7. I Superiori responsabili assegnino qualche sacerdote salesiano all'assistenza dei Centri della Pia Unione non affiancati alle nostre Case, specialmente di quelli funzionanti presso le Figlie di Maria Ausiliatrice e presso le parrocchie rette da Decurioni.

I sacerdoti che sono invitati dal Superiore per tale ufficio, si prestino volentieri e si addestrino per tale ministero squisitamente apostolico e salesiano.

  1. Anche attraverso il Bollettino Salesiano si curi la formazione cristiana e salesiana dei Cooperatori, specialmente di quelli lontani dai Centri organizzati.
  2. Si orientino le Compagnie religiose verso la Pia Unione, per preparare tra i soci quelli che potranno essere i migliori e i più attivi Cooperatori.
  3. Per ricordare i Cooperatori nelle preghiere quotidiane dei confratelli e dei giovani delle nostre Case, nell'enunciare verso la fine delle preghiere del mattino il Pater, Ave e Gloria, si dica: « Per i nostri parenti e Cooperatori, per i benefattori e le persone raccomandate alle nostre preghiere ».

13) Continuando la tradizione del Ven. Don Rua e di Don Albera ed in conformità all'art. 4 del capo V del Regolamento della Pia Unione, il Rettor Maggiore ha dichiarato che le Sante Messe celebrate in Congregazione il 30 gennaio di ogni anno si applicano anche ai Cooperatori defunti.

PARTICOLARITÀ
Si è fatto notare che anche in passato i Superiori e i Capitoli
Generali hanno ripetutamente affermato idee e dato norme direttive per l'organizzazione e la cura spirituale dei Cooperatori; ma è mancata l'attuazione delle medesime, limitando sempre più ad una funzione economica il compito del Cooperatore, compito che venne così svilito e limitato dovere di tutti darsi conto di questa realtà per non continuare a svisare la vera e genuina figura del Cooperatore, secondo la mente di Don Bosco.

Si vorrebbe da qualche Capitolare che il compito del Cooperatore fosse soprattutto quello di far conoscere e praticare nei rispettivi ambienti il nostro sistema educativo.

Si risponde che bisogna mantenersi fedeli alle finalità e ai compiti della Pia Unione, molto più vasti, contemplati dal Regolamento. Non possiamo ridurli ad una prevalente funzione pedagogica, anche se salesiana. Si accoglie il suggerimento nel senso di dare del nostro Sistema educativo una più adeguata conoscenza ai nostri Cooperatori.

Sulla proposta n. 13 circa i suffragi per i Cooperatori defunti, il 30 gennaio, si hanno alcuni interventi.

Dinanzi ad obbiezioni di qualche Capitolare sulla interpretazione dell'art. 163 delle Costituzioni, il Consigliere Capitolare legge una ricca documentazione in proposito: Don Rua, Don Albera, Don Rinaldi considerano i suffragi del 30 gennaio applicati anche ai Cooperatori defunti.

Ad alcune osservazioni sulla definizione di Cooperatore salesiano contenuta nell'art. 406 dei Regolamenti, il Regolatore e il Consigliere Capitolare rispondono ammettendo che la redazione di tale articolo non è esatta e che a suo tempo occorrerà rivederla. Nella nuova formulazione si terrà certamente presente il pensiero di Don Bosco e dei Papi.

In merito alla proposta n. 4: si chiede che oltre il Delegato ed il Consiglio Ispettoriale dei Cooperatori venga nominato un Delegato Nazionale e un Consiglio Nazionale.

Risponde il Consigliere Capitolare ricordando che occorre procedere per gradi ed evitare la moltiplicazione di cariche e di uffici. Lo stesso Consigliere raccomanda di attenersi fedelmente nel rilascio dei Diplomi di Cooperatore alle norme contenute nel manuale dei Dirigenti della Pia Unione.

Si chiede inoltre a proposito del Delegato. Ispettoriale, il senso dell'espressione contenuta nella proposta n. 4 (b): « l'Ispettore gli dia il prestigio... ». Il Consigliere Capitolare risponde: « Sia da lui presentato a tutta l'Ispettoria, si invitino i Direttori ad accoglierlo come inviato dell'Ispettore, gli si faciliti il compito, si faccia intendere insomma ai confratelli che il suo è un mandato affidatogli dalla Congregazione e dall'Ispettore.».

Alcuni Ispettori e Delegati riferiscono infine sui lusinghieri risultati ottenuti nelle loro Ispettorie come frutto dell'organizzazione, quale viene suggerita dalla Commissione.

Il Rettor Maggiore invita ad interessarsi per l'iscrizione dei parenti dei confratelli alla Pia Unione. Ricorda che non basta che essi ricevano il Bollettino per essere Cooperatori, occorre che abbiano il diploma.

Insiste poi che gli Ispettori e i Direttori sentano la loro responsabilità anche in questo settore. « Unire attorno a noi anime buone e dar loro la possibilità di esercitare l'apostolato cristiano è cosa grande. A poco a poco dobbiamo fare sì che si realizzi l'intuizione profetica di Don Bosco: " Verrà un tempo in cui il nome di Cooperatore vorrà dire vero cristiano " »,
Stampa
PREMESSA
L'attività di Don Bosco come scrittore e come apostolo della buona stampa, specialmente a favore della gioventù, fu ininterrotta e laboriosissima.

Nella lettera-circolare del 19 marzo 1885 sulla diffusione dei buoni libri confessa che in questa attività egli perseguiva un piano organico, « che — sono sue parole — abbraccia su vasta scala tutte le classi che formano l'umana società », e aggiunge affermazioni impressionanti che devono far riflettere: « Fu questa (quella della buona stampa) una fra le precipue imprese che mi affidò la Divina Provvidenza »; « la mirabile diffusione dei nostri libri è un argomento per provare l'assistenza speciale di Dio: in meno di trent'anni sommano a circa 20 milioni i fascicoli o volumi da noi sparsi tra il popolo »; « la diffusione dei buoni libri è uno dei fini principali della nostra Congregazione »; e conclude: « Vi prego e vi scongiuro adunque di non trascurare questa parte importantissima della nostra missione ».
Il Santo considerò la stampa anche come mezzo di propaganda delle sue opere e affidò questo compito in modo particolare, anche se non esclusivo, al Bollettino Salesiano: «Si noti che il Bollettino è il sostegno principale dell'Opera Salesiana e di tutto quello che riguarda noi: le vocazioni e i collegi » (M. B., XVIII, 669; XIII, 259 e segg.).

L'impegno dell'apostolato stampa fu da Don Bosco — come si è visto — ritenuto così essenziale alla sua Opera che lo lasciò in eredità ai suoi Figli, affidandone la continuazione alla Congregazione Salesiana nelle Costituzioni (art. 8) ed estendendolo ai Cooperatori Salesiani (Reg. P. II., II, 3).

I Successori di Don Bosco ebbero la preoccupazione di continuare l'apostolato stampa come parte essenziale e caratteristica dell'apostolato salesiano.

Le loro direttive ed iniziative sono come sintetizzate dalle due realizzazioni più coraggiose e di più ampio respiro: la SEI per la produzione religiosa, scolastica e ricreativa, opera del Servo di Dio Don Rinaldi; e la « Elle Di Ci » con il grandioso complesso grafico del Colle Don Bosco, opera del compianto Don Ricaldone, per la diffusione della dottrina cristiana.

Queste due istituzioni continuano da anni la loro missione di bene, mentre analoghe attività con gli stessi fini vanno sorgendo e sviluppandosi in altri Paesi, come in Spagna, in Argentina, in Giappone.

NORME E DIRETTIVE

  1. Poiché Don Bosco afferma che l'attività « Stampa » è uno dei fini principali della nostra Congregazione, il Capitolo Generale, riconosciuta la necessità di dedicare a questo settore, specialmente a quello della stampa periodica, un personale adeguato per numero, capacità e preparazione, esorta i confratelli che hanno particolari talenti per questo genere di attività ad offrire la loro collaborazione.

Il personale necessario per le pubblicazioni periodiche non sia distratto da impegni che gli rendano impossibile l'esplicazione di questa attività schiettamente salesiana.

  1. La Stampa Salesiana, per essere come la vuole Don Bosco, deve adeguarsi alle esigenze dei tempi per il contenuto, la forma, la tecnica e la veste tipografica. Si miri quindi all'attrezzatura necessaria allo scopo: si curi la presentazione tipografica, affinchè sia dignitosa e gradita per carta, inchiostri, caratteri, illustrazioni, colori... preferibile non pubblicare certi libri, fogli e riviste mal redatti e mal presentati, perchè sono controproducenti.
  2. La nostra Stampa mira ad una larga diffusione tra le classi popolari e giovanili: per raggiungere tale scopo è necessaria la modicità dei prezzi.

Don Bosco ci ha dato l'esempio. Le nostre Editrici e Librerie tengano sempre presente questo principio.

  1. Per ogni nuova pubblicazione periodica è necessario il permesso dell'Ispettore; ciò servirà pure ad evitare inutili doppioni, dannose concorrenze e pubblicazioni superflue; nelle Nazioni che sono suddivise in parecchie Ispettorie è necessario l'accordo degli Ispettori.

Gli Ispettori vigilino perchè sia osservato l'art. 45 dei Regolamenti che prescrive la revisione salesiana per tutti gli scritti dei nostri confratelli, non esclusi gli articoli per i giornali.

  1. Solidarietà, collaborazione, coordinamento delle iniziative singole sul piano ispettoriale, nazionale ed internazionale sono indispensabili per una larga, efficace e sapiente diffusione della Stampa salesiana, per evitare nocive concorrenze e per ottenere una efficiente utilizzazione dei vari mezzi moderni dì propaganda delle nostre opere.
  2. Le nostre Editrici e Librerie per rispondere agli scopi.loro assegnati da Don Bosco abbiano cura di impegnare personale adatto, capace, di fiducia.

Si vigili perchè esse conservino la loro finalità di Centri diffusori della buona stampa e non si trasformino in negozi, anche se di materiale religioso. Le nostre Librerie si presentino decorosamente.

  1. Secondo il pensiero di Don Bosco, il Bollettino Salesiano è il sostegno principale dell'Opera Salesiana; quindi lo si diffonda con la larghezza voluta dal Santo Fondatore e concorrano a tale diffusione tutte le Case; è l'organo di informazione di tutta l'Opera Salesiana nel mondo, quindi gli si conservi il carattere mondiale che ne accresce sempre l'interesse, dando la sensazione della presenza salesiana nel mondo, e non si riduca ad un notiziario di limitato interesse locale.

Inoltre esso è il portavoce del Rettor Maggiore e l'informatore di famiglia, quindi deve essere informato sollecitamente perchè possa a sua volta informare tempestivamente ed esaurientemente.

Il Bollettino Salesiano è l'organo ufficiale e di collegamento dei Cooperatori, e deve quindi servire a far conoscere anche le loro iniziative ed attività e a dare loro una formazione cristiana e salesiana. Per molti di essi è l'unica fonte per la conoscenza del nostro spirito e delle nostre Opere.

Nelle varie lingue in cui si pubblica, esso rimane sotto la sorveglianza del Rettor Maggiore.

Ogni Casa salesiana sia impegnata a diffondere il Bollettino Salesiano e a contribuire alla copertura delle spese per la sua pubblicazione, secondo le norme stabilite dai Superiori e dagli Ispettori.

PARTICOLARITÀ
Un altro potente mezzo per far conoscere l'Opera nostra e diffondere il nostro spirito è anche il Cinema.
Perciò si appoggi ogni iniziativa del Centro in questo settore: si curi con persone e mezzi adeguati la documentazione cinematografica delle Opere, attività e avvenimenti più importanti.

Ci si serva pure allo stesso scopo della Radio e della T V con le dovute attenzioni.

Non deve mancare poi nelle Case e nelle Ispettorie la documentazione fotografica fatta sempre con tecnica e gusti moderni.

PER I MISSIONARI. - È necessario che in ogni missione vi sia qualcuno che abbia conoscenza dell'arte fotografica per documentare la loro attività apostolica. Gli Ispettori di territori di Missione abbiano questa preoccupazione: solo così si potranno avere buone riproduzioni, rispondenti alle esigenze dei tempi.

L'UFFICIO STAMPA DELLA CONGREGAZIONE. - Organo di informazione, di potenziamento e di collegamento per tutto il lavoro di stampa, specie periodica, e di propaganda salesiana, è 1' Ufficio Stampa della Congregazione, che risiede in Torino.

Tale Ufficio ha bisogno da tutte le Ispettorie di una collaborazione tempestiva, regolare e costante, che gli è indispensabile per allargare la propria attività e i servizi nei settori Stampa, Cine, Radio.

In pratica. Si stabilisca in ogni Ispettoria un incaricato-stampa (il redattore del Bollettino, dove c'è, è il più indicato) o il Delegato dei Cooperatori, o altro confratello espressamente incaricato che sia il corrispondente dell'Ufficio Stampa e raccolga le notizie di interesse generale con documentazione fotografica, ove occorra, da inviare anche per via aerea al Centro.

Anche l'invio di ritagli di giornali con articoli che possono interessare l'Archivio o la nostra Stampa è utile e desiderato.

L'Ispettore disponga che siano inviate all'Ufficio Stampa due copie di tutti i periodici della sua Ispettoria (indipendentemente da quelle inviate ai Superiori); annuari e numeri unici (utili per la storia delle Case); tutte le pubblicazioni non periodiche: libri, opuscoli scritti da Salesiani, o che interessano Don Bosco e l'Opera nostra.

STAMPA. - Il Rettor Maggiore, rifacendosi alle cifre comunicate nella °relazione riguardanti le pubblicazioni di Don Bosco (20 milioni di volumi in trent'anni) notificava che la SEI nel 1957 ha diffuso cinque milioni di esemplari, e soggiungeva: « Se una sola Editrice in un solo anno ha svolto un lavoro così imponente, pensiamo quale sia la forza di cui disponiamo nel campo dell'editoria cattolica. Non riteniamo dunque sprecati i confratelli che si dedicano a tale attività ».

A proposito del Bollettino Salesiano il Consigliere Capitolare per la Stampa lesse la circolare del 20 gennaio 1956, dove sono contenuti i criteri di redazione del Bollettino Salesiano.
Il Rettor Maggiore esortò i redattori dei vari Bollettini ad attenersi a tali norme e il Centro Stampa a vigilare sulla loro attuazione. Invitò inoltre a segnalare al Centro le eventuali deficienze: questa è critica veramente costruttiva e nello stesso tempo prova di interesse e di attaccamento alle cose della nostra Famiglia.

Raccomanda inoltre di evitare nelle nostre riviste le autoesaltazioni e di essere molto prudenti e discreti nel pubblicare le nostre statistiche. Anche in questo umiltà, prudenza e discrezione.

Alla richiesta se non si ritenesse ormai giunto il tempo di migliorare la veste tipografica del Bollettino Salesiano, passando alla stampa in rotocalco, il Consigliere Capitolare rispose che in Francia e in Belgio è già in atto. In Italia ci si orienta in tale direzione, ma ci sono gravi difficoltà tecniche ed economiche.

Richiamando l'attenzione sui gusti odierni del pubblico, per cui oggi le riviste si presentano in parte preponderante a base di illustrazioni, esortava a mandare all'Ufficio Stampa fotografie ben eseguite e accompagnate sempre dalla relativa didascalia.

RADIO E TV. - Si passò quindi all'uso della Radio, ai fini della propaganda religiosa e salesiana.

Alcuni Capitolari riferirono interessantissime esperienze compiute nei rispettivi Paesi, ove hanno potuto svolgere attraverso la Radio un apostolato di incalcolabile efficacia.

Da tali iniziative si ebbero consolanti risultati anche nel campo delle vocazioni ecclesiastiche e salesiane.

Esperienze del genere possono essere estese anche alla Televisione, come si è fatto in Italia con la presentazione alla TV delle nostre Opere e dei nostri documentari.

VOTI E SPERANZE. - Il Capitolo Generale, convinto che la stampa è un'insostituibile cattedra per la diffusione della verità, si augura che i Salesiani sappiano sempre valorizzarla ai fini dell'apostolato, e ciò verrà quando vi sarà in tutti convinzione, comprensione e sana apertura verso le esigenze del tempo.

Un vivo elogio fu rivolto alla redazione del Bollettino Salesiano italiano ed espressioni lusinghiere si ebbero pure per i periodici e per tutte le pubblicazioni promosse dall'Ufficio Stampa Centrale.

8° TEMA
Proposte varie
PREMESSA
Le varie proposte pervenute ai Superiori Maggiori durante il periodo preparatorio al Capitolo Generale furono vagliate per incarico del Rettor Maggiore.

Non poche, più che proposte, erano raccomandazioni o lamentele; altre si riferivano agli argomenti che si dovevano discutere durante il Capitolo stesso e furono trasmesse alle Commissioni competenti. Le rimanenti furono studiate dall'apposita Commissione, la quale, uniformandosi ad un giusto criterio nel giudizio della loro importanza ed aderenza allo spirito della Congregazione, credette bene di presentarle all'approvazione dell'Assemblea.

1) Circa le Lettere mortuarie dei confratelli defunti, pur apprezzando la bellezza, il senso di fraternità, il valore religioso ed educativo dell'attuale tradizione, considera tuttavia la difficoltà che si incontra per la lettura di tutte le lettere, sia per il loro numero, sia per la varietà delle lingue, sia infine per la loro stesura non sempre sobria e felice.

L'Assemblea decide che:

  1. L'annunzio della morte sia riportato sugli Atti del Capitolo Superiore con i soli dati necrologici. A tale scopo, l'Ufficio Ispettoriale ne dia comunicazione al Capitolo Superiore al più presto possibile.
  2. Ogni Ispettoria procuri di conservare opportunamente la memoria dei propri confratelli defunti e l'Ufficio Ispettoriale ne faccia quella comunicazione, che crede più opportuna, ai confratelli della propria Nazione e al Capitolo Superiore.

c) Nulla vieta che in casi speciali, l'Ufficio Ispettoriale comunichi a tutta la Congregazione le notizie necrologiche di qualche confratello.

2) Il Caso di Morale prescritto dai Canoni, invece di essere presentato come caso a sè, dovrebbe consistere in un ripasso della materia in forma progressiva.

È fatto osservare che questo è quanto ora si fa e si è sempre fatto, in quanto i casi proposti per la soluzione mensile tendono a far ripassare tutta la materia della Morale.

La Commissione aggiunse: « Si approfitti piuttosto del caso di morale, che non deve mai essere omesso (can. 591: minimum semel in mense) per informare i confratelli sacerdoti delle recenti disposizioni della Santa Sede, del pensiero del Papa e degli Ordinari e dei problemi religiosi di attualità ».

Il Capitolo approvò all'unanimità l'una e l'altra raccomandazione.

3) Alla proposta che si facciano Indici analitici degli Atti del Capitolo Superiore, si dà assicurazione che si sta già lavorando e
i Superiori Maggiori favoriscono nel miglior modo possibile questa iniziativa. Si fa notare che tali indici sono già pubblicati singolarmente per le lettere-circolari del Ven. Don Rua, di Don Albera, di Don Rinaldi e di Don Ricaldone. Ma non sarà possibile completare per tutte le Case la collezione delle circolari di questi ultimi trent'anni, perchè le circolari di Don Bosco e di Don Rua, edite nel 1896 e nel 1910, per cura del compianto Don Albera, sono esaurite da tempo.

Si propone quindi che tali numeri siano ristampati. L'Assemblea approvò, e i Superiori Maggiori accolsero senz'altro il voto, che attueranno appena sarà possibile.

4) CASE PER ESERCIZI SPIRITUALI. - Da parecchie parti si chiede con insistenza che nelle singole Ispettorie si provveda a preparare una Casa per Esercizi Spirituali.

Tale richiesta appare giustificata dal grande numero di nostre organizzazioni (Cooperatori, Ex allievi, oratoriani, alunni degli ultimi corsi) che attendono ogni anno agli Esercizi Spirituali, e specialmente dal fatto che gli stessi confratelli sentono che, in un ambiente adatto, i loro Esercizi riescono più fruttuosi. La realizzazione di una tale Casa:

  1. risponderà pienamente a quanto è detto nel Regolamento degli Esercizi: « Ciascuna Ispettoria abbia almeno una Casa adatta per radunarvi i Confratelli e Ascritti in uno o più corsi di Esercizi a seconda del bisogno » (Eserc. Spir., cap. I, n. 3);
  2. metterà i Salesiani in condizione di attuare quanto dispone l'art. 8 delle Costituzioni: « ... i soci si adopreranno con zelo ad incoraggiare nella pietà coloro che, mossi dal desiderio di una vita più virtuosa, fanno alcuni giorni di ritiro... ». Articolo quanto mai attuale per dare una formazione solida ai cristiani di oggi;

c) sarà un gran bene spirituale per i confratelli e per l'Ispettoria, che risentirà dei benefici effetti degli Esercizi Spirituali fatti in ambiente adatto per raccoglimento, per comodità, per clima, ecc.;
d) mostrerà chiaramente l'importanza che la Congregazione dà alla formazione spirituale dei suoi membri.

Per tutte queste ragioni il Capitolo Generale invita i Rev.mi Sigg. Ispettori a fare quanto è in loro potere perchè nella loro Ispettoria sorga la Casa degli Esercizi che diventerà certamente un centro irradiatore di salesianità e di spiritualità.

5) REGOLAMENTO DEGLI ALUNNI:

  1. Il Regolamento per gli alunni, uscito dalle mani di Don Bosco, presenta evidenti necessità di una revisione per adattarlo a tempi e luoghi.

Si propone che i Superiori facciano eseguire, da una apposita Commissione, tale revisione che serva di modello anche per eventuali traduzioni; queste però dovranno sempre essere approvate dai Superiori Maggiori.

  1. È pure sentito il bisogno di un Regolamento per i Convitti, per i Licei e per gli alunni esterni. Si pregano i Superiori Maggiori a farli redigere dalla suddetta Commissione.

Seduta conclusiva
Il 9 agosto mattino si tenne l'ultima seduta plenaria del XVIII Capitolo Generale.

Dopo la lettura del verbale, il Regolatore domanda se qualcuno ha ancora delle proposte da sottoporre all'Assemblea.

Un Ispettore sudamericano ringrazia il Rettor Maggiore per l'immenso conforto portato ai confratelli lontani con la sua visita.

A tale ringraziamento si associano i rappresentanti di varie altre Ispettorie.

Si fa voto che nelle Ispettorie di tutti i Paesi si studi la lingua italiana come mezzo di unione fraterna, come prova di attaccamento a Don Bosco, e perchè tutti siano in grado di leggere i documenti ufficiali della Congregazione e il ricco patrimonio delle Memorie Biografiche.
Si propone che il Capitolo Generale demandi al Rettor Maggiore l'autorità di apportare alla redazione definitiva degli Atti del Capitolo Generale quei ritocchi e quelle modifiche che ritenesse opportune.

Il Rettor Maggiore ringrazia, assicurando che egli intende rimanere fedele allo spirito e ai limiti delle deliberazioni prese in sede di Capitolo Generale. La mozione è approvata all'unanimità.

Il Rettor Maggiore osserva che molto si è lavorato in questo Capitolo Generale, dando importanti norme e direttive: per valorizzare tale lavoro è necessario ripensamento, studio e meditazione. Raccomanda quindi agli Ispettori e ai Delegati che rivedano questo prezioso materiale, fissato nella nostra memoria e negli Atti, sia in sede di Consiglio Ispettoriale, sia nelle riunioni dei Direttori, e poi si assicurino che tutte le Case seguano queste direttive, perchè il nostro lavoro sia fecondo per il bene della nostra amata Congregazione.

Documenti e note
I
ALLOCUZIONE DI SUA. SANTITÀ PIO XII
al XVIII Capitolo Generale dei Salesiani
Castelgandolfo, 14 agosto 1958.

TESTO LATINO
Diletti fili,
cum proximus Decessor Noster felicis recordationis Pius XI Conditorem vestrum Joannem Bosco ad sanctitatis honorem evectum
renuntiavit, haec, inter ala, in ejus laudem edidit verba:
« Divine gloriati animorumque saluti procurandae omnino deditus, quidquid... novisset, superno quodam in,stinctu ductus, ex Dei esse voluntate faciendmm, id, etsi temerario ausu dignum Videbatur, nulla aliorum dif - fidentia distractus, ac vias etiam rationesque animosus ingressus, quas nova induxerat aetas, ad effectum deducere enitebatur » (From. habita in Canonizatione S. J. Bosco; A. A. S. 1934, p. 219). Considerantibus autem Nobis Religiosae Sodalitatis vestrae gesta per exacti saeculi decursum, ex quo hic Legifer Pater vester Romani venit, atque ab alio Decessore Nostro immortalis memoriae Pio IX obsequentissimo demissoque animo petiit ut statuta et normas ab se conditae societatis benigne probare vellet, ea omnia videntur, quae ipse auspieatus est atque incohavit, a majoribus vestris et a vobismet ipsis omni visu omnique ope, Deo aspirante juvanteque, feliciter provetta esse.
Joannes Bosco « cum pueros per urbis vias vagantes paene innumeros vidisset, a parentibus derelictos omnique cura destitutos, eos ad se paterno animo vocavit; eosque per opportuna omne genus oblectamenta ipsorum animis potitus, catholicae religionis praeceptis imbuit, et ad iisdem praeceptis per virtutis
perque crebriorem Sacramentorum susceptionem conformandos allexit atque permovit » (Ibid., pp. 219- 220) .

Novimus autem a vobis, ejus vestigiis insistentibus, deinceps fere innumera condita esse in omnibus paene Nationibus Oratoria Festiva, quae dicuntur, litterarum ludos, scholas et collegia juventuti christiano more instituendae; ac praeterea illa instructa esse domicilia vel sedes, in quibus adulescentes possent non tantum ad virtutem conformare animos, sed etiam fabriles cujusvis generis artes civilisque cultus munera peculiari modo addiscere, quibus aliquando et sibi et futurae, si haberetur, proli necessaria praeberent ad vitam. Quamobrem recens Nobis jucundum fuit S. Joannem Bosco tironum opificum caelestem declarare et constituere Patronum (cfr. Litt. Apost., e Fabrilia trattare » d. XVIII mensis Jan. a. MDOCCELV III), quem imitandum susciperent, et cujus superno fruerentur auxilio.
Bue accedunt scripta cujusvis generis bene multa a vobis typis edita, quibus divinati humanaeque disciplinae opportune illustrantur, animi honeste delectantur, profligantur errores; praeterea munera paroecialianon paucis locis a vobis irrita, in quibus Dioecesanus clents populi necessitatibus impar sit atque Evangelii praecones in longinquas regiones missi ut christianum, civilemque cultum impertiant, vel impertitum adaugeant.
Multa sunt igitur Religiosae Sodalitatis vestrae incepta, opera, promerita; Nosque paterna quadam animi delectatione cernimus vestrorum agmina fere usquequaque gentium, pervadere Jesu Christi paciferi Regni fines propagatura. Quamobrem grates agite bonorum omnium Datori Deo, atque illud Jacobi Apostoli ejjatum mente retinete: « Omne datum optimum et omne donum perfectunt desursum est, descenden,s a Padre luminum » (Jac., I, 17). Id autem vobis imprimis persuasum, sit oportet quod ceteroquin non dubitamus quanto latiora pateant uberioraque succrescant incepta, tanto studiosiora impensioraque sint necesse esse ea animi ornamenta, quae sunt virtutes, in iis praesertim, qui se suaque omnia, nuncupatis votis, Deo devoverint. Hoc ig itur, magis quam cetera omnia, diligentissime curate: ut nempe in animis cujusque vestris christiana humilitas renideat, una cum jucunda illa simplicitate morum, qua Joannes Bosco tantopere praestitit; ut caritas in Deum, in proximos cotidie magis ferveat, sine qua nihil validum, nihil frugiferum, agi potest; ut pietas, quae precandi studio alitur, vestra omnia conformet; ut consone vestris normis paupertatis amor vos ubique prosequatur, vosque abhorrere jubeat et a nimia saeculi lautitia, et a quibusvis hujus nvundi illecebris, quemadmodum religiosos homines addecet; utque vos singuli universi ad excelsam illam sanctitatis speciem divina opitulante gratia contendere enitamini, qua in exemplum Conditor vester refulsit. Ea memineritis semper, quae gentium, Apostolus admonuit: « Quaecumque sunt vera, quaecumque pudica, quaecumque fusta, quaecumque sancta, quaecumque antabilia, quaecumque bonae formae, si qua virtus, si qua laus discipline, haec cogitate. Quae et didicistis et accepistis... haec agite; et Deus pacis erit vobiscum » (Phil., IV, 8-9).
Cum hodie studiosa quaedam effrenae voluptatis aura facile animos pervadat homin,um, cumque tam multa ad manum habeantur — scripta, ludi, spectacula, omneque genus voluptaria oblectamenta — quae a caelestibus rebus prono itinere evertunt et ad terrena deprimunt mentes, contendite pro viribus ut vos vestraque ad sempiterna potissimum dirigatis, etsi necessario debetis in rebus hisce fluxis et caducis conversare. Hac de causa summo vobis adjumento erunt constans • sanctae precationis' studium, supernarum rerum cotidiana meditatio, ac fervens ille erga Deum amor, quo animati cetera omnia parvi pendere enitamini, si ad mortalis tantum hujus vitae usuraio, sint comparata, non autem ad aeternam etiam, vestram proximorumque salutem assequendam.
Haec vobis impetret° praesentissimo patrocinio suo Legifer Pater vester Joannes Bosco; haec vobis a Deo coneiliet Apostolica Benedictio, quam vobis singulis, qui adstatis, imprimisque Moderatori Generali, itemque omnibus Religiosae Familiae vestrae Sodalibus et « Cooperatoribus » peramanter in Domino impertimus.

TESTO ITALIANO
(in una nostra traduzione)
Diletti Figli,
quando l'ultimo Nostro Predecessore Pio XI, di felice memoria, innalzò solennemente all'onore degli altari il vostro fondatore Giovanni Bosco, in lode di lui proferì tra l'altro queste parole: « Totalmente dedito a procurare la gloria di Dio e la salvezza delle anime, guidato da un suo speciale istinto soprannaturale, si sforzava di portare a effetto qualunque idea egli avesse ravvisato conforme al divino volere, anche se sembrava temeraria, senza lasciarsi per nulla disanimare dall'altrui incomprensione, intrepido nel seguire vie e metodi consoni ai tempi moderni ».

Orbene, Noi consideriamo l'attività svolta dalla vostra Società Religiosa durante il secolo che è trascorso a partire da quando il vostro Padre e Legislatore venne a Roma e con la più completa e umile sottomissione chiese a Pio IX, altro nostro Predecessore di immortale memoria, che si benignasse di approvare le Costituzioni e i Regolamenti della società da lui fondata; e ci sembra che tutto quanto egli auspicò e intraprese, sia stato felicemente sviluppato con ogni industria e con tutti i mezzi da coloro che vi hanno preceduto e da voi stessi, grazie all'ispirazione e all'aiuto di Dio.

Giovanni Bosco « nel veder vagare per le vie della città turbe di ragazzi abbandonati dai genitori e privi di ogni assistenza, li attirò paternamente a sè; e, conquistata la loro confidenza con svaghi opportuni e vari, li istruì nei precetti della religione cattolica e li indusse efficacemente ad attenersi a tali precetti mediante la pratica della virtù e la frequenza dei Sacramenti »,
Ben sappiamo che voi, seguendo le sue orme, in quasi tutte le nazioni avete aperto gradatamente in numero pressochè incalcolabile i cosiddetti Oratori Festivi, scuole elementari, scuole superiori e collegi per l'educazione cristiana della gioventù; sappiamo pure che avete fondato delle case o istituti in cui gli adolescenti non soltanto possono essere istradati verso la virtù, ma possono altresì addestrarsi con particolare cura in qualsiasi mestiere o impiego, col quale assicurare un giorno il necessario per vivere a sè e, quando li avranno, ai figli. Di recente fu quindi per Noi motivo di gioia proclamare solennemente San Giovanni Bosco patrono degli apprendisti, nell'intento che essi lo abbiano a modello e godano del suo superno aiuto.

A ciò si aggiungono i libri di ogni argomento da voi pubblicati in gran numero, per divulgare in forma opportuna le scienze divine e umane, per offrire un onesto sollievo all'animo, per confutare l'errore; si aggiungono pure le opere parrocchiali da voi assunte in non pochi luoghi, là dove il clero Diocesano è insufficiente alle necessità del popolo; si aggiungono infine gli araldi del Vangelo, da voi inviati in regioni lontane, per instaurarvi un tenor di vita cristiano e civile o per diffonderlo, se già instaurato.

Molte quindi sono le iniziative, le opere e le benemerenze della vostra Società Religiosa; e Noi con paterno compiacimento scorgiamo le schiere dei vostri spingersi quasi in ogni lembo della terra, per estendere i confini del Regno di Gesù Cristo, apportatore di pace. Per cui dovete rendere grazie a Dio, datore di tutti i beni, e scolpire nella mente il pensiero dell'Apostolo Giacomo: « Dall'alto proviene qualunque beneficio ottimo e ogni dono perfetto, e discende dal Padre dei lumi » (Giac. I, 17).

Di una cosa però dovete soprattutto essere persuasi (e del resto non ne dubitiamo affatto): è necessario che quanto più le opere si estendono in ampiezza e si arricchiscono di fecondità, tanto più si tenda ad acquistare e a rassodare quegli ornamenti spirituali che sono le virtù, specialmente per chi ha consacrato a Dio il proprio essere e tutte le proprie cose con l'impegno dei voti.

Prima di tutto il resto, dunque, con la massima diligenza prendetevi cura di questo: fate che nell'animo di ognuno di voi risplenda l'umiltà cristiana, in armonia con quella gioviale semplicità di tratto per cui Giovanni Bosco così meravigliosamente brillò; che divampi sempre più la carità verso Dio e verso il prossimo, perchè senza di ess'a, nulla si potrebbe realizzare di duraturo e fruttuoso; che la pietà, la quale si alimenta con l'amore alla preghiera, pervada ogni vostra attività; che l'amore alla povertà, conforme alle vostre regole, vi accompagni ovunque e vi induca a rifuggire (come si addice a religiosi) sia dalla agiatezza smodata e borghese, come pure da qualsivoglia lusinga mondana; fate che tutti e singoli vi sforziate di giungere, con l'aiuto della grazia divina, a quella eccelsa forma di santità di cui il vostro Fondatore è fulgido esemplare.

Sia sempre nella vostra memoria il monito dell'Apostolo delle Genti: « Tutto quello che è puro, tutto quello che è giusto, tutto quello che è amabile, tutto quello che è onorifico, se vi è qualche virtù, o qualche lode di disciplina, a tutto ciò pensate. Adempite quanto apprendeste e il Dio della pace sarà con voi » (Fil., IV, 8-9).

Poiché oggigiorno l'animo umano è facilmente inquinato da un'aura e da una bramosia di piaceri senza freno, poichè sono a disposizione sì abbondanti attrattive che apertamente distolgono il pensiero dal Cielo e lo volgono alla terra (come stampati, divertimenti, spettacoli e ogni sorta di piacevoli passatempi), mirate con tutte le forze a indirizzare voi e le vostre aspirazioni soprattutto verso i valori eterni, anche se per necessità dovete trovarvi in mezzo a queste cose mutevoli e caduche.

A questo scopo vi saranno di sommo giovamento il costante esercizio della santa orazione, la meditazione quotidiana delle verità celesti e quel fervido amor di Dio, sotto la cui spinta sappiate sforzarvi a tener in poco conto tutte le cose di questo mondo, qualora queste siano cercate soltanto per utilità della vita mortale e non anche per raggiungere l'eterna salvezza vostra e del prossimo.

Tal grazia vi impetri col suo patrocinio sempre vigile il vostro Legislatore e Padre Giovanni Bosco; tal grazia vi ottenga pure da Dio l'Apostolica Benedizione che impartiamo con tutto il cuore a ognuno di voi qui presenti, prima di tutti al Rettor Maggiore, e inoltre a tutti i Membri e « Cooperatori » della vostra Famiglia Religiosa.

II
Attività della nostra Postulazione nel sessennio 1952-58.
All'inizio della X Seduta plenaria, l'Economo Generale, a nome del Rettor Maggiore, presenta ai singoli Capitolari un graditissimo dono, consistente in un notevole numero di preziose reliquie di San Giovanni Bosco e di San Domenico Savio, con le relative autentiche. Espone inoltre all'ammirazione di tutti un artistico reliquiario, destinato a Mons. Pérez, Vescovo salesiano di Comodoro Rivadavia, per la sua Cattedrale dedicata a San Giovanni Bosco.

Il Regolatore dà quindi la parola al Procuratore Generale, il quale riferisce sull'attività della nostra Postulazione nel sessennio 1952-58 e osserva che poche Famiglie religiose hanno in corso tante Cause di Beatificazione e di Canonizzazione. Questo onora, incoraggia e impegna quanti lavorano nel campo dell'apostolato salesiano.

L'interessantissima relazione è accolta dall'Assemblea con un cordiale applauso.

Cause di Beatificazione e Canonizzazione nel sessennio 1952-58.
1) San Domenico Savio.
4 marzo     1952 - Congregazione per riassunzione Causa.

14 marzo   1952 - Decreto sulla riassunzione Causa.

4 aprile      1952 - Facoltà per il processo di Maglie.

21 giugno 1952 - Remissoriali processo Lecce.

11 luglio    1952 - Apertura processo Maglie.

dicembre 1952 - Apertura processo Lecce.

19 maggio 1953 - Decreto validità processi.

17 dicembre 1953 - Commissione medica.

16 marzo   1954 - Congregazione Preparatoria miracoli.

4 maggio   1954 - Congregazione Generale miracoli.

8 maggio   1954 - Congregazione Generale del Tuto.
8 maggio   1954 - Decreto del Tuto.
20 maggio 1954 - Concistoro unico per la canonizzazione.

12 giugno 1954 - Canonizzazione.

28 giugno 1957 - Approvazione Messa e Ufficio propri.

2) Ven. Don Michele Rua.
12 febbraio 1953 - Remissoriali processo Crema.

21 aprile    1953 - Congregazione Generale virtù.

26 giugno 1953 - Decreto eroicità virtù.

21 dicembre 1954 - Apertura processo Crema.

27 maggio 1955 - Remissoriali processo Ferrara.

16 marzo   1956 - Apertura processo Ferrara.

5 febbraio 1957 - Apertura processicolo Torino.

20 giugno 1957 - Decreto validità processi.

3) Don Andrea Beltrami.
22 febbraio 1952 - Elezione nuovo Ponente.

4) Don Augusto Czartoryski.
Stampa Sommario. Ricerca documenti.

5) Mons. Luigi Versiglia e Don Callisto Caravario.
27 maggio  1952 - Congregazione Ordinaria Introduzione Causa.

13 giugno 1952 - Decreto sull'Introduzione Causa.

22 giugno 1952 - Processo non cultu a Torino.

24 giugno 1952 - Remissoriali per processo apostolico Torino.

24 giugno 1952 - Remissoriali processo apostolico Hong-Kong.

3 ottobre    1952 - Facoltà Torino per processo incoativo.

24 marzo   1953 - Apertura processo non cultu.
6 novembre 1954 - Apertura processo Hong-Kong.

20 gennaio 1956 - Sanazione formula processo Torino.

9 maggio   1957 - Apertura processo apostolico Torino.

6) Zefirino Namuncurà.
22 aprile    1952 - Nihil obstat S. Ufficio.
11 dicembre 1956 - Congregazione Ordinaria Introduzione Causa.

3 marzo     1957 - Decreto Introduzione Causa.

12 aprile    1957 - Dispensa processo apostolico continuazione fama.

12 aprile    1957 - Decreto non cultu.
2 maggio  1957 - Remissoriali processo Viedma.

2 maggio   1957 - Remissoriali processo Torino.

2 maggio  1957 - Remissoriali processo Roma.

9 maggio  1957 - Remissoriali processo Moron.

9 maggio  1958 - Apertura processo Moron.

7) Don Mertens.
25 aprile    1953 - Elezione Ponente.

8) Don Filippo Rinaldi.
7 dicembre 1953 - Apertura processo ordinario Torino.

29 gennaio 1954 - Elezione Ponente.

24 gennaio 1956 – Congregazione Ordinaria sugli scritti.

19 febbraio 1956 – Decreto approvazione scritti.

13 giugno  1957 – Nihil obstat S. Ufficio.
9) Martiri di Valenza.
18 novembre 1955 – Apertura processo ordinario Valenza. 18 novembre 1955 – Apertura processo non cultu.
18 novembre 1955 – Apertura processo scritti.

10) Martiri di Siviglia.
6 luglio      1957 – Apertura processo ordinario Siviglia.

6 luglio      1957 – Apertura processo non cultu.
6 luglio      1957 – Apertura processo scritti.

11) Martiri di Madrid.
22 febbraio 1957 – Facoltà per escussione testi Madrid. 7 dicembre 1957 – Apertura processo ordinario Madrid. 7 dicembre 1957 – Apertura processo non cultu, 7 dicembre 1957 – Apertura processo scritti.

12) Dorotea Chopitea.
22 aprile    1952 – Congregazione Ordinaria scritti.

4 maggio   1952 – Decreto approvazione scritti.

5 marzo     1957 – Congregazione Introduzione Causa.

21 giugno 1957 – Decreto Introduzione Causa.

14 febbraio 1958 – Dispensa processo apostolico continuazione fama.

28 febbraio 1958 – Remissoriali processo apostolico Barcellona.

13) Santa Maria Mazzarello.
Lo marzo  1952 – Approvazione Messa e Officio propri.

14) Suor Valsè—Pantellini.
20 dicembre 1954 – Apertura processo Firenze.

22 marzo   1955 – Facoltà escussione testi a Roma.

15 aprile    1955 – Decreto validità processi.

15) Suor Morano.
3 ottobre    1952 – Apertura processo addizionale Catania.

15 ottobre  1952 – Elezione nuovo Ponente.

11 marzo   1958 – Congregazione Ordinaria scritti.

29 maggio 1958 – Decreto approvazione scritti.

16) Laura Vicuña.
7 aprile      1956 - Apertura processo ordinario Viedma.

7 aprile      1956 - Apertura processo non cultu.
7 aprile      1956 - Apertura processo scritti.

27 aprile    1956 - Elezione Ponente.

Il Procuratore Generale fa notare che le offerte ricevute per le Cause di Beatificazione e Canonizzazione dei nostri Servi di Dio devono essere inviate all'Economato Generale o alla Postulazione, e mai destinate ad altri scopi.

III
Rapporti dei Salesiani con le Figlie di Maria Ausiliatrice.
All'apertura della XI Seduta il Rettor Maggiore, prendendo lo spunto dalla data del 5 agosto, giorno in cui le Figlie di Maria Ausiliatrice emettono o rinnovano i voti, parla sui rapporti dei Salesiani con le Figlie di Maria Ausiliatrice.
Gli Ispettori sono delegati dal Rettor Maggiore a far la visita straordinaria alle Case delle Figlie di Maria Ausiliatrice ogni cinque anni, per rendersi conto dell'andamento morale e religioso.

Le relazioni di tali visite siano inviate al Rettor Maggiore. Dobbiamo ringraziare Dio per lo spirito di pietà e osservanza che fiorisce tra di loro. ' Il tesoro spirituale da loro offerto è per noi di grandissimo aiuto.

Esse esercitano con la preghiera e con il loro spirito di sacrificio un grande influsso sul buon andamento della nostra Congregazione.

Gli Ispettori siano generosi anche a costo di qualche sacrificio nel dare l'assistenza religiosa, soprattutto per le loro Case di formazione. Alle Case più lontane, almeno nell'occasione delle Sacre Tempora, non manchi la visita del sacerdote salesiano.

In tale nostro ministero usiamo sempre molta prudenza, delicatezza e discrezione.

L'Economo sottolinea la preziosità della presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice nelle nostre cucine e guardaroba, ed esorta a tal fine a preparare dimore accoglienti quando si volesse invitarle nei nostri Istituti. Il Rettor Maggiore ricorda il dovere che abbiamo di retribuire i servizi delle Figlie di Maria Ausiliatrice in base alle norme fissate dall'Economo Generale e ribadisce che i nostri rapporti con il loro Istituto devono essere improntati a bontà, comprensione e carità.

IV
Relazione del Rettor Magnifico sul P.A.S.
Revini Capitolari,
mi è stato affidato dal Rev.mo Rettor Maggiore, Gran Cancelliere dell'Ateneo, il gradito incarico di dare una breve relazione sull'Ateneo stesso, sulle sue realizzazioni, sui suoi progetti e sulla necessità di vita che esso ha.

Siccome in una relazione breve si potrà dir poco, così mi sono permesso di unire alla presente relazione una documentazione più abbondante, formata da « allegati» sulle principali questioni, in modo che possano essere a disposizione di tutti quelli che si interessano maggiormente del problema.

Non benediremo mai abbastanza il Signore di aver ispirato al compianto Don Ricaldone la fondazione dell'Ateneo. Senza di esso gli studi ecclesiastici della Congregazione sarebbero ancora ad un livello mediocre, mentre oggi, grazie a questo centro di studi superiori, siamo ad un livello notevolmente più alto e siamo incamminati a mete sempre maggiori.

I - Che cos'è l'Ateneo?
E una vera e propria università, di diritto Pontificio, formata di quattro Facoltà (Teologia, Filosofia, Diritto Canonico e Istituto Superiore di Pedagogia) col potere di conferire i gradi accademici di Baccalaureato, Licenza e Laurea.

Le prime tre Facoltà furono approvate coll'Ateneo stesso il 3 maggio 1940, l'Istituto Superiore di Pedagogia ebbe invece la definitiva approvazione il 2 luglio 1956, e conferisce i gradi di Filosofia-Pedagogia.

L'Ateneo nell'anno 1954 fu elevato al rango delle Università Cattoliche, come appare dall'Annuario Pontificio di detto anno.

Le prime tre Facoltà sono riservate ai soci salesiani, l'Istituto Superiore di Pedagogia è invece aperto a tutti.

La stima che il nostro Ateneo gode presso la Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi, è oltremodo consolante ed è comprovata da numerose lettere, di cui si fa copia nell'Allegato A delle documentazioni annesse. Mi limito a leggere l'ultima lettera ricevuta nel giugno scorso e che parla con eloquenza per se stessa.

II - Realizzazioni.

  1. Alunni. - In questi 18 anni di vita l'Ateneo ha arricchito la Congregazione di 800 Licenze, di 160 Lauree, ma il titolo di Dottore fu conferito solamente a 45 confratelli, che hanno stampato (in tutto o in parte) la loro tesi di laurea. Mi permetto qui di richiamare, che detta pubblicazione è prescritta dalla Deus scientiarum Dominus per il conseguimento del titolo, ed è necessario che la si faccia subito se non si vuole andar incontro a strascichi interminabili, che ne rendono, praticamente, impossibile la realizzazione. Il motivo della spesa, mi si permetta di dirlo, non è serio. Si spendono milioni per far studiare i chierici e per far conseguire i titoli, e poi di fronte a una spesa relativamente piccola per il coronamento di essi, si fa marcia indietro, inutilizzando così gran parte del lavoro fatto.
  2. Pubblicazioni. - Le principali pubblicazioni dell'Ateneo sono:

Salesianum, Orientamenti Pedagogici, Biblioteca del «Salesianum ». Pubblicazioni dell'Istituto Superiore di Pedagogia, altre pubblicazioni fuori collana.

  1. Altre attività. - Tra le varie iniziative che ottennero un gran successo si ebbe il Corso di Pedagogia per il Clero, che, colla sua risonanza, accelerò i tempi per l'approvazione dell'Istituto di Pedagogia.
  2. Utilità. - Ricordo che i titoli dell'Ateneo oltre il valore ufficiale che hanno di fronte alla Santa Sede e in ordine agli studi ecclesiastici, godono anche presso alcuni Paesi (Italia, Spagna) in forza del Condordato il riconoscimento giuridico statale.

Per l'Italia in particolare tali titoli (di Laurea e di Licenza) sono equiparati alla Laurea in lettere e filosofia e dànno diritto di adire all'Abilitazione.

Per i sacerdoti che vogliono conseguire la Licenza in Teologia, basta un anno di frequenza presso la Facoltà di Teologia.

III - Progetti.
Approfittando di questa mia relazione agli Ispettori di tutta la Congregazione, non posso lasciare in disparte i progetti.

Nel futuro Ateneo Romano, accanto alle Facoltà soprannominate, noi pensiamo di poter collocare altri due Istituti Superiori, e precisamente un Istituto di Lettere Cristiane e un Istituto di Musica infatti evidente che pur avendo bisogno di teologi, filosofi e giuristi per l'insegnamento delle materie ecclesiastiche nei nostri studentati, non è certo questa la missione specifica della nostra Congregazione.

Noi abbiamo in prevalenza un compito educativo e di istruzione classica, e abbiamo nelle nostre tradizioni un posto notevole riservato alla musica. Ci pare quindi quanto mai opportuno che a fianco dell'Istituto Superiore di Pedagogia, che già possediamo, abbia a sorgere un Istituto di Lettere Cristiane per formare il personale insegnante nelle nostre scuole, secondo il pensiero di Don Bosco, e ad integrazione degli studi teologici, e un Istituto di Musica, almeno per i gradi inferiori, al fine di mantenere quelle caratteristiche proprie del nostro spirito e preparare gli insegnanti indispensabili ad un tale insegnamento, che diviene ogni giorno sempre più esigente mentre i maestri scarseggiano.

Ci preme anche notare che per le Lettere Cristiane siamo nella felice condizione di non aver bisogno d'un riconoscimento immediato della Santa Sede, perchè il titolo di teologia è già titolo valido, davanti allo Stato, e si tratta perciò di dare invece la competenza storico-letteraria conveniente.

Per la realizzazione di un tale Istituto, i Rev.mi Ispettori hanno già avuto l'abbozzo delle prime direttive nella circolare 5 giugno di quest'anno del Consigliere Scolastico Generale.

IV - Necessità di vita (problemi particolari).

1) Titoli e capacità. - Esiste un problema singolare nel conseguimento dei titoli accademici. Tutti gli Ispettori inviano con molta facilità alla teologia i loro chierici, ma hanno ordinariamente difficoltà ad inviare alunni per altre facoltà. Il motivo è semplice. La teologia si deve fare in ogni caso, ed essendo possibile conseguire nel medesimo lasso di tempo (4 anni) un titolo di Licenza, si cerca in tutte le maniere di farlo conseguire.

Ma se questo è vero, è anche vero che come cultura e come preparazione all'insegnamento questo titolo è insufficiente.

In tutte le altre Facoltà si è avuto un curriculo istituzionale precedente al curricolo accademico; solo per la teologia tali curricoli sono contemporanei. Ne segue che la pura Licenza in Teologia, se conferisce il titolo, non conferisce ordinariamente la capacità sufficiente per l'insegnamento.

Abbiamo quindi preparato un piano che permette di unire al titolo una specializzazione, che mentre valorizza il corso base, dà una doppia capacità d'insegnamento, con grande vantaggio per gli studentati, e per il cambio e la disponibilità dei confratelli. Per quelli che si vogliono preparare per la filosofia, sarà possibile accedere all'Ateneo prima del tirocinio, dopo aver conseguito la maturità classica. Faranno 3 anni e conseguiranno la Licenza in Filosofia.

Per tutti gli altri chierici si accede all'Ateneo dopo 2 anni di tirocinio, e allora:

  1. per quelli, destinati all'insegnamento della filosofia e della teologia 2 anni di filosofia e 4 anni di teologia; escono con duplice Licenza in teologia e filosofia, e possono insegnare la filosofia e la dommatica.
  2. Per quelli destinati all'insegnamento medio-classico: 4 anni di teologia e 2 di lettere cristiane; escono con la Licenza in teologia e pronti a dare l'Abilitazione in lettere.
  3. Per quelli destinati all'insegnamento della morale e del diritto: 4 anni di teologia e 2 di diritto; escono con duplice licenza.
  4. Per quelli destinati all'insegnamento della pedagogia, della catechetica e della pastorale: 4 anni di teologia e 2 di pedagogia; escono con due licenze.
  5. Lo stesso dicasi per la storia e la Sacra Scrittura.

Tutti questi così soddisfano ipso facto giuridicamente all'anno di pastorale.

I migliori, con ulteriore anno, potranno fare una laurea.

I sacerdoti che vengono all'Ateneo, possono ipso facto soddisfare all'anno di pastorale, e conseguono:

  1. con 2 anni una Licenza in filosofia-pedagogia-diritto canonico;
  2. con 2 anni Licenza in teologia e Abilitazione in lettere;
  3. con un ulteriore anno: Laurea in qualunque di questi rami. Con questa impostazione si hanno i seguenti vantaggi:
  4. viene assicurato l'afflusso alle facoltà, generalmente povere di alunni, quali sono: la filosofia, la pedagogia e il diritto;
  5. i chierici escono ben preparati e pronti per la scuola in un doppio settore;

c) non perdono tempo di fronte ai loro compagni, perciò dei 2 anni aggiunti, uno è scontato con 1 anno in meno di tirocinio e l'altro con l'anno di pastorale.

PROSPETTO
Curricolo ordinario dei chierici: Curricolo per i chierici dell'Ateneo:


anni di liceo-filosofia

4

anni di liceo-filosofia

4

anni di tirocinio

3

anni di tirocinio

2

anni di teologia

4

anni di teologia

4

anno di pastorale

1

anni di specializzazione

2

totale anni

12

totale anni

12

NB. - Per quelli che fanno la Laurea occorrerà ancora un anno. Ma che cosa è questo quando si consideri che di fronte ai loro compagni di corso essi escono dall'Ateneo con 2 Licenze e I Laurea?

  1. Contributo al Corpo professorale. - Cari Ispettori, come voi non potete attendere che tutto il personale delle Case di formazione vi venga dal centro, ma dovete voi prepararvelo accuratamente, con sacrificio e secondo le vostre, possibilità, così è bene tener presente che al centro non si può preparare tutto il personale necessario all'Ateneo.

Al momento attuale noi disponiamo di una cinquantina di professori. Di questi 40 sono italiani, 3 spagnoli, 1 iugoslavo, I cecoslovacco, I venezuelano, I statunitense, 1 austriaco, 1 argentino, I uruguaiano, I ungherese, I portoghese, I olandese.

Non crediate che tutti siano all'altezza del loro compito.

Al principio si è fatto come si è potuto, ed io stesso mi sento impari al compito che mi è stato affidato. Poco per volta si è migliorato grazie al sacrificio di qualche Ispettore, Che ci ha dato qualche confratello particolarmente attrezzato e dotato. Noi daremo in proporzione della formazione intellettuale e morale dei nostri insegnanti. È per questo che stendiamo ancora la mano. Dobbiamo sostituire, dobbiamo integrare, dobbiamo quindi preparare nuovi insegnanti meglio formati.

Se sarete domandati di offrire all'Ateneo un confratello ben dotato, ricordatevi che date alla Congregazione e che tale offerta vi sarà ricambiata col cento per uno, perchè in nessun altro luogo si ha un influsso più grande per la formazione dei confratelli di tutta la Congregazione.

  1. Contributo alla Biblioteca. - Attualmente le biblioteche dell'Ateneo contano circa 60.000 volumi. Quando si è incominciato nel 1936 non se ne avevano più di 15.000.

Siamo ben lontani da quell'abbondanza che richiederebbe una biblioteca universitaria, a questo tuttavia pensano i Superiori Maggiori, e pensiamo noi, secondo le nostre povere possibilità. C'è però una parte a cui possono dare un contributo tutte le Case. Ci sono nelle biblioteche delle singole Case dei volumi di valore e inutilizzati, o per l'antichità o per essere studi specializzati che nessuno andrà mai a consultare in quel dato luogo. Se tali volumi fossero dati alla biblioteca dell'Ateneo, verrebbero messi a servizio di tutti gli studiosi della Congregazione e ci farebbero risparmiare spese notevoli.

E su questo argomento approfitto dell'occasione per esprimere un altro mio pensiero.

La Biblioteca dell'Ateneo dovrà avere in progresso di tempo tutte le opere pubblicate su Don Bosco e la Congregazione Salesiana, tutte le opere dei Salesiani, tutte le opere edite dalle tipografie salesiane.

Riserberemo per questo un reparto speciale, che permetta domani di poter studiare l'apporto che la Congregazione ha dato in ogni campo di studi e in ogni parte del mondo.

Raccomando quindi d'inviare d'ora innanzi una copia delle opere dei Salesiani e delle tipografie salesiane alla Biblioteca dell'Ateneo. Costituiremo così una documentazione preziosissima per i secoli futuri.

La cosa più difficile sarà quella di radunare le pubblicazioni dei primi salesiani e delle tipografie salesiane degli anni trascorsi.

Per questo ci raccomandiamo alle case più antiche della Congregazione. Là, abbandonati magari perchè libri di poco valore intrinseco, giacciono volumetti che un giorno andranno a finire al macero. Inviateli a noi. Li rimetteremo in efficienza e serviranno per lo studio delle nostre origini. Se questo sarà realizzato, chiunque vorrà studiare Don Bosco e l'Opera sua potrà venire da noi, e trovare tutto ciò che desidera.

Don Bosco lo vuole. Egli disse nel 1876: « Ho pensato che questo lavoro servirà molto per quelli che verranno dopo di noi, e dare maggior, gloria a Dio » (M. B., XII, 69). E nel 1877: » Fra noi si lavora molto, si fanno molte cose; ma non teniamo memoria delle cose che si fanno. Finora la straordinaria molteplicità delle occupazioni che si accalcano l'una sull'altra, senza lasciare un po' di tempo libero, ha fatto sì che riuscisse impossibile riprodurre per iscritto quello che tra noi si faceva. Ora però trovo di maggior importanza questo che altre cose. Imitiamo in questo gli altri Ordini religiosi e segnatamente i Gesuiti, per contribuire alla Storia della Congregazione» (M. B., XIII, 276).

Questa è una delle missioni dell'Ateneo, aiutateci.

Cari Ispettori, mandateci buoni allievi e noi cercheremo di restituirveli migliori e più istruiti; mandateci le vostre pubblicazioni e noi le custodiremo e le studieremo; mandate la documentazione salesiana e questa resterà al centro a scopo di studio e servirà alla Storia e alla gloria della nostra amata Congregazione.