BEATI SAIZ APARICIO E 62 COMPAGNI (1936)


PREGHIERA

Ti ringraziamo, o Dio nostro Padre,
perché hai sostenuto fino alla testimonianza suprema
i Beati Giuseppe Calasanz Marqués e 31 compagni
e i Beati Enrico Saiz Aparicio e 62 compagni,
martiri della Famiglia Salesiana della Spagna.
Essi hanno versato il loro sangue
per amore tuo e della Chiesa.
Ti preghiamo, concedici,
per il loro esempio e la loro intercessione,
di rispondere generosamente alla tua chiamata,
fino al dono totale della nostra vita.
Per loro intercessione ti chiediamo la grazia di...
Per Cristo nostro Signore. Amen.


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Giuseppe Calasanz e
31 compagni martiri

Inizio del Processo: 8-2-1995;
Conclusione del Processo: 22-4-1996;
Beatificati: 28-10-2007

Durante la guerra civile spagnola degli anni 1936-1939 furono uccisi molti sacerdoti, religiosi e laici cristiani.

I membri della Famiglia Salesiana martirizzati furono 95 in tutto. I gruppi di Siviglia e Madrid, con a capo don Enrico Saiz Aparicio, contano 63 martiri. Di questi ultimi è ormai pronto il «Decreto di martirio».

Don Enrico Saiz Aparicio fu il coraggioso direttore dell’aspirantato salesiano di Carabanchel Alto, nella periferia di Madrid. Quando irruppero i miliziani nell’istituto disse prontamente: «Se volete sangue eccomi qui. Però non fate del male ai ragazzi». I giovani furono liberati, mentre don Saiz e otto salesiani vennero in seguito catturati e uccisi. Poco tempo prima di morire confidò ad un amico: «Che cosa c’è di meglio che morire per la gloria di Dio?».

Offrì la sua vita in cambio di quella dei giovani che gli erano stati affidati dalla Provvidenza. Fin il suo ultimo respiro fu per loro.

Il decreto di martirio è stato pubblicato il 26 giugno 2006; beatificato il 28 ottobre 2007 sotto il pontificato di Benedetto XVI


Ecco la lista dei martiri.

MADRID : 42 Martiri (10 Sac., 14 Coad., 1 Suddiac., 13 Chierici, 3 Aspiranti, 1 Laico)
Sac. Enrico Saiz Aparicio, Salvatore Fernández, Sabino Hernández,
  Felice González Tejedor, Germano Martín, Giuseppe Villanova,
  Michele Lasaga, Andrea Jiménez, Andrea Gómez,
  Pio Conde,    
Coad. Matteo Garolera, Dionisio Ullívarri, Nicola de la Torre,
  Pablo Gracia, Valentino Gil, Giovanni Codera,
  Giovanni M. Celaya, Francesco G. Martín, Emilio Arce,
  Raimondo Eirín, Anastasio Garzón, Stefano Vázquez,
  Eliodoro Ramos, Antonio Cid,  
Sudd. Carmelo Pérez,    
Chier. Stefano Cobo, Teodulo González, Emmanuele Martín,
  Virgilio Edreira, Giusto Juanes, Pietro Artolozaga,
  Francesco Edreira, Emmanuele Borrajo, Vittoriano Fernández,
  Pasquale de Castro, Giovanni Larragueta, Luigi Martínez,
  Florenzio Rodríguez,    
Aspir. Federico Cobo, Igino de Mata, Tommaso Gil,
Laico Juan de Mata    
 
SIVIGLIA : 21 Martiri (12 Sac., 4 Caod., 1 Suddiacono, 3 Cooperatori, 1 Chier.)
Sac. Antonio Torrero, Antonio Mohedano, Emmanuele Gomez,
  Michele Molina, Enrico Canut, Felice Paco,
  Francesco Míguez, Antonio Pancorbo, Emmanuele Fernández
  Pablo Caballero, Antonio Fernández, Giuseppe Limón,
Coad. Stefano García, Raffaele Rodríguez, Giuseppe Blanco.
  Tommaso Alonso Sanjuán.  
Sudd. Onorio Hernández    
Coop. Donna Teresa Cejudo Bartolomeo Blanco Antonio Rodríguez.
Chier. Giovanni Luigi Hernández;  

Il 17 luglio 1936 scoppiò in Spagna la guerra civile (1936-1939) tra nazionalisti filo-fascisti e repubblicani comunisti. Fin dai primi giorni di guerra si verificò una vera e propria persecuzione religiosa nei confronti della Chiesa: furono incendiate chiese, assaliti monasteri e conventi, profanate salme e reliquie, vietate le cerimonie religiose pubbliche. Morirono per la loro fede migliaia tra vescovi, sacerdoti, religiosi e laici.
Nel 1964, dopo aver consultato l’episcopato spagnolo, Papa Paolo VI decise di sospendere i processi di beatificazione di tutti i martiri della guerra civile spagnola, soprattutto per evitare strumentalizzazioni politiche. Papa Giovanni Paolo II invece, ritenendo ormai maturi i tempi, a partire dal 1983 dispose che i processi iniziati nelle varie diocesi fossero portati a termine in breve tempo. In occasione della celebrazione del Giubileo dell’Anno 2000, Giovanni Paolo II sollecitò la preparazione di un catalogo dei martiri cristiani del secolo XX. Anche la Spagna collaborò con la rielaborazione dei cataloghi che le differenti diocesi consegnarono per la celebrazione ecumenica che avrebbe avuto luogo al Colosseo nel marzo del 2000. Già allora, però, monsignor Vicente Cárcel Ortí, sacerdote e storiografo di fama, cominciò a parlare di una cifra superiore ai 10.000 martiri spagnoli assassinati in tale periodo. I dati vanno così suddivisi: dodici vescovi, un amministratore apostolico, circa settemila fra sacerdoti, religiosi e religiose e circa tremila laici, la maggioranza dei quali appartenenti all’Azione Cattolica. Le esecuzioni furono effettuate in città e villaggi lontani dal fronte dove si combatteva, spesso senza processo o con processi farsa.
Dentro questa immane tragedia, che devastò la nazione e la Chiesa spagnola, si svolse anche la piccola ma dolorosissima tragedia dei figli e delle figlie di don Bosco. In una nazione e in una Chiesa martire, 95 sono i membri della Famiglia Salesiana riconosciuti martiri e beatificati.

Quanto alla loro identità: 22 sacerdoti, 18 coadiutori, 16 chierici, 3 aspiranti, 3 cooperatori e 1 collaboratore laico.

Gruppo di Madrid: 42 martiri

Casa di Carabanchel Alto (Madrid)

Enrico Saiz Aparicio, sacerdote
Nacque a Ubierna (Burgos) il 1° dicembre 1889 e fu battezzato il giorno seguente. A 16 anni, sentendo l’inclinazione allo stato religioso e sacerdotale, fu ammesso al noviziato di Barcellona-Sarriá e vi professò il 5 settembre 1909. Venne ordinato sacerdote a Salamanca il 28 luglio 1918. Furono suo campo di apostolato i collegi di Campello, Barcellona, Madrid e Salamanca; fu direttore a Salamanca, a Madrid, e quindi nello studentato teologico di Carabanchel Alto (Madrid), dove lo sorprese la rivoluzione. Si distinse per pietà, zelo e dedizione sacerdotale. Fu superiore prudente, paterno e comprensivo, pur esigendo il compimento del dovere, dando per primo l’esempio. Con sforzo prolungato e continuo ottenne grande affabilità, costanza di carattere e spirito di mortificazione. Già nel 1934, sentendo sempre più vicina la rivoluzione, andava preparando al martirio l’animo dei suoi.
Il 20 luglio 1936 la casa di Carabanchel Alto fu assalita dai miliziani. Don Enrico si offrì a morire per tutti, ma la sua offerta non venne accettata. Furono tutti imprigionati. Rimessi poi in libertà, don Enrico cercò un rifugio a ciascuno e continuò a interessarsi della sorte degli altri. Il 2 ottobre 1936 i miliziani, sapendolo sacerdote, lo imprigionarono e verso le 10 di sera lo fucilarono.

Felice González Tejedor, sacerdote
Nacque a Ledesma (Salamanca) il 17 aprile 1888 e fu battezzato poco dopo. Fece il noviziato a Carabanchel Alto (Madrid), dove emise i voti il 13 settembre 1907. Ricevette l’ordinazione sacerdotale a Campello (Alicante) il 18 luglio 1915. Fu religioso semplice, umile, osservante, di grande zelo sacerdotale e di grande carità verso i poveri e gli ammalati.
Venne imprigionato il 20 luglio 1936 con tutta la comunità di Carabanchel Alto. Quando riebbe la libertà continuò dai diversi rifugi a esercitare il ministero sacerdotale. Il 24 agosto 1936 fu denunciato come sacerdote, arrestato dai miliziani e fucilato in quella medesima notte.

Giovanni Codera Marqués, coadiutore
Nacque a Barbastro (Huesca) il 25 maggio 1883 e venne battezzato il giorno dopo. Emise i voti a Carabanchel Alto (Madrid) il 24 luglio 1919. Era infermiere.
A Madrid, dove lo sorprese la rivoluzione del 1936, fu diverse volte arrestato e rimesso in libertà. Nuovamente arrestato il 25 settembre, mentre visitava un ammalato, fu condotto alla fucilazione in compagnia del postulante salesiano Tomás Gil de la Cal.

Virgilio Edreira Mosquera, chierico
Nacque a La Coruña il 27 novembre 1909 e fu battezzato il giorno successivo. Terminato l’aspirantato fu inviato al noviziato di Mohernando (Guadalajara), dove emise i voti il 12 ottobre 1931 e rimase per lo studio della filosofia. I superiori, viste le sue belle doti intellettuali e morali, lo destinarono alla casa di formazione di Carabanchel Alto (Madrid) per il triennio pratico.
Quando il 20 luglio 1936 i miliziani assalirono la casa di Carabanchel Alto, il giovane chierico, in abito borghese, condusse in salvo gli aspiranti, poi cercò un rifugio e per altri due mesi aiutò quanto poté i confratelli dispersi o incarcerati. Riconosciuto come religioso, il 29 settembre 1936, in compagnia del fratello Francesco, pure chierico salesiano, venne fucilato.

Paolo Garcia Sánchez, coadiutore
Nacque a Lleida il 23 marzo 1892. Venne ammesso al noviziato di Carabanchel Alto (Madrid) ed emise i voti il 25 luglio 1920 come coadiutore. Trascorse i propri anni di vita salesiana nel lavoro e nella preghiera. Amava singolarmente il nascondimento e la povertà.
Fu arrestato con la comunità di Carabanchel Alto il 20 luglio del 1936. Rimesso in libertà, andò vagando di rifugio in rifugio, passando il tempo fra la preghiera ed eventuali lavori per sostentarsi. Fu denunciato come religioso, arrestato e lungamente interrogato. Subì la fucilazione verso la metà di dicembre del 1936. Il Martirologio lo ricorda il 15 dicembre.

Carmelo Giovanni Pérez Rodríguez, suddiacono
Nacque a Vimianzo (La Coruña) l’11 febbraio 1908 e fu battezzato due giorni dopo. Fece la professione religiosa a Carabanchel Alto (Madrid) il 10 luglio 1927. Dopo gli studi filosofici e il triennio pratico, venne inviato a Torino per frequentare gli studi teologici. Tornato in patria per le vacanze del 1936 dopo aver ricevuto il Suddiaconato, la rivoluzione lo sorprese a Madrid.
Venne imprigionato. Rimesso in libertà, visse nascosto fino al 1° ottobre quando, riconosciuto come religioso, fu fucilato.

Teodulo González Fernández, chierico
Nacque a Castrillo de Murcia (Burgos) il 2 aprile 1911. Emise i voti religiosi a Carabanchel Alto (Madrid) il 22 agosto 1929. Vi ritornò dopo il triennio pratico per gli studi teologici.
A Madrid lo sorprese la rivoluzione di luglio del 1936, al termine del 2° anno. Visse nascosto per qualche tempo, finché venne denunciato come religioso, arrestato e fucilato l’8 settembre 1936.

Tommaso Gil de la Cal, aspirante
Nacque a Guzmán, in provincia di Burgos, il 7 marzo 1898. Giunse al collegio di Carabanchel Alto (Madrid) come collaboratore laico; ma, desiderando abbracciare la vita religiosa, venne ammesso al postulato.
Allo scoppiare della rivoluzione, dopo essere stato diverse volte arrestato, il 25 settembre 1936 fu fucilato in compagnia di Giovanni Codera Marqués.

Federico Cobo Sanz, aspirante
Nacque a Rábano (Valladolid) il 16 novembre 1919 e venne battezzato pochi giorni dopo. Sentendo la chiamata del Signore, seguì il fratello Stefano, chierico salesiano, a Carabanchel Alto per lo studio del latino.
Aveva appena concluso la terza ginnasiale, quando nel luglio del 1936 scoppiò la rivoluzione. I due fratelli si rifugiarono presso una sorella e vi rimasero fino al 22 settembre, giorno in cui i miliziani irruppero nella casa e li portarono via come religiosi, fucilandoli quello stesso giorno, in località Punta de Hierro.

Igino de Mata Díez, aspirante
Nacque a Ubierna (Burgos) il 10 gennaio 1909 e venne battezzato il giorno dopo. Rimase in famiglia fino all’età di 25 anni. Don Enrique Saiz, suo compaesano, conoscendone la pietà e serietà di vita, lo portò a Carabanchel Alto per avviarlo allo stato religioso.
Scoppiata la rivoluzione, il 20 luglio il collegio fu preso d’assalto; la comunità fu incarcerata e poi rimessa in libertà. Dopo alterne vicende, il giovane aspirante fu definitivamente imprigionato come religioso e fucilato il 1° ottobre 1936.

Casa di Atocha (Madrid)

Giusto Juanes Santos, chierico
Nacque a San Cristóbal de la Cuesta (Salamanca) il 31 maggio 1912 e fu battezzato pochi giorni dopo. Fece il noviziato a Mohernando (Guadalajara) ed emise i voti il 26 aprile 1932. Al termine degli studi filosofici fu inviato a Madrid-Atocha per il triennio pratico, dove si distinse per pietà, semplicità e spirito di sacrificio.
Scoppiata la rivoluzione del 1936, cercò un rifugio con altri confratelli. Per un po’ di tempo non fu disturbato; ma il 9 ottobre, in un’improvvisa ispezione di miliziani, essendogli stati trovati alcuni oggetti religiosi fu arrestato. In una delle frequenti esecuzioni capitali di quei mesi, e precisamente il 28 novembre 1936, venne fucilato a Paracuellos de Jarama, in compagnia di molti padri Agostiniani, che impartirono l’assoluzione a tutto il gruppo.

Vittoriano Fernández Reinoso, chierico
Nacque a Campos (Orense) il 27 gennaio 1913 e fu battezzato il giorno dopo. Fece la professione religiosa l’11 luglio 1933 a Mohernando (Guadalajara) e vi rimase per il corso filosofico. Destinato nel 1935 al collegio salesiano di Madrid-Atocha, diede buona prova di sé.
L’anno successivo il collegio fu incendiato dai rivoluzionari e i Salesiani vennero incarcerati e dispersi. Riuscì a mettersi in salvo ma riconosciuto come religioso, venne arrestato e fucilato il 23 luglio 1936.

Emilio Arce Díez, coadiutore
Nacque a San Martín de Ubierna (Burgos) il 31 ottobre 1908 e fu battezzato due giorni dopo. Emise i voti a Carabanchel Alto (Madrid) il 16 luglio 1926. Lavorò nei collegi di La Coruña, Astudillo e Madrid come capo-sarto.
Fu una delle prime vittime della rivoluzione. Infatti, il 23 luglio del 1936 a Madrid venne riconosciuto come religioso, arrestato e fucilato, gridando per tre volte, prima di morire: “Viva Cristo Re!”.

Raimondo Eirín Mayo, coadiutore
Nacque a La Coruña il 26 agosto 1911 e ricevette il Battesimo poco dopo. Frequentando il collegio salesiano di quella città, chiese di farsi Salesiano e fu ammesso come coadiutore al noviziato di Mohernando (Guadalajara), dove emise i voti il 10 ottobre 1930. Venne inviato in Italia a San Benigno Canavese per il corso di perfezionamento professionale, e al ritorno in patria gli fu affidata la direzione del laboratorio “Falegnami-Ebanisti” a Madrid.
Quando il collegio fu preso d’assalto nel 1936, riuscì a scappare, a nascondersi e a impiegarsi in un ospedale come infermiere. Il suo contegno riservato e schivo ingenerò sospetti. Il 15 dicembre 1936 fu arrestato e non ritornò più.

Matteo Garolera Masferrer, coadiutore
Nacque a San Miguel de Olladels (Girona) l’11 novembre 1888. Fece il noviziato a Carabanchel Alto (Madrid), coronandolo con la professione religiosa il 26 luglio 1916. Fu pio, umile, fedele ai propri doveri.
Quando i miliziani occuparono il collegio di Madrid fu arrestato con tutta la comunità, poi lasciato libero. Durante l’assalto dei miliziani, prende il Rosario e comincia a pregare. A chi gli rimprovera l’imprudenza, risponde: “Perché dobbiamo vergognarci di apparire ciò che siamo?”. E al miliziano che gli ordina di gettare a terra il Rosario, risponde: “Che importa! Che mi ammazzino! Andrò più in fretta in Paradiso”. Il 1° ottobre 1936 viene nuovamente arrestato e fucilato il giorno seguente.

Anastasio Garzón González, coadiutore
Nacque a Madrigal de las Altas Torres, in provincia di Ávila, il 7 settembre 1908. Mentre era allievo delle scuole professionali salesiane di Madrid, sentì la chiamata alla vita religiosa e ottenne di fare il noviziato a Carabanchel Alto (Madrid), dove emise i voti il 15 agosto 1929 come coadiutore. Per il buono spirito che lo animava e le attitudini alla meccanica, venne inviato in Italia a San Benigno Canavese a completare la formazione tecnica e religiosa. Dopo il ritorno in patria ebbe l’incarico del laboratorio di meccanica nel collegio di Madrid.
Qui lo sorprese la rivoluzione del 1936. Dopo alterne vicende, riconosciuto come religioso, fu definitivamente imprigionato il 7 settembre; dopo aver trascorso un periodo di detenzione, fu fucilato il 28 novembre 1936 a Paracuellos de Jarama.

Francesco Giuseppe Martín López de Arroyave, coadiutore
Nacque a Vitoria il 24 settembre 1910. Desiderando abbracciare la vita religiosa, fu ammesso al noviziato di Mohernando e professò il 12 ottobre del 1933. Lavorava con molto zelo e ottimi risultati nel collegio salesiano di Madrid, quando scoppiò la rivoluzione.
Fu imprigionato con parecchi confratelli il 19 luglio 1936. Nei mesi di carcere continuò le pratiche di pietà consentite dall’ambiente. Si accostò parecchie volte al sacramento della Penitenza e fu di sollievo a chi ne aveva bisogno. Andò con altri alla fucilazione – avvenuta a Parcuellos de Jarama – il 9 novembre del 1936.

Giovanni de Mata Díez, collaboratore laico
Nacque a Ubierna, nella provincia di Burgos, l’11 febbraio 1903 e venne battezzato lo stesso giorno. Dallo spirito religioso dei genitori e dalla recita quotidiana del Rosario in famiglia attinse il desiderio di allontanarsi dal mondo e di vivere come semplice collaboratore laico in una casa salesiana.
Gli avvenimenti del luglio 1936 lo sorpresero nel collegio salesiano di Madrid-Atocha. Riuscì a mettersi in salvo e a vivere per qualche tempo nascosto, finché il 1° ottobre del 1936, in una perquisizione fatta da miliziani nella pensione dove risiedeva, venne riconosciuto come persona religiosa e fucilato quella stessa notte, insieme a suo cugino Igino e al chierico Carmelo Pérez Rodriguéz.

Casa di Estrecho (Madrid)

Pio Conde Conde, sacerdote
Nacque a Portela, provincia di Orense, il 4 gennaio 1887 e fu battezzato il giorno dopo. Fece il noviziato a Barcellona-Sarriá ed emise la professione religiosa il 3 febbraio 1906. Ricevuta l’ordinazione sacerdotale nel 1914, ebbe un vasto campo di apostolato nei collegi di Sarriá, Madrid, Valenza, Béjar, Salamanca e Santander, dove fu direttore. Si distinse nell’osservanza dei suoi doveri.
Scoppiata la rivoluzione, a Madrid fu perseguitato più volte dai miliziani per la propria condizione di sacerdote. Imprigionato da ultimo il 15 marzo del 1937, fu destinato al tribunale di Valenza, ma durante il viaggio venne assassinato. Il Martirologio lo ricorda il 16 marzo.

Sabino Hernández Laso, sacerdote
Nacque a Villamor de los Escuderos (Zamora) l’11 dicembre 1886. Fece il noviziato a Carabanchel Alto (Madrid) ed emise i voti perpetui a Campello presso Alicante il 6 gennaio 1914. Il 23 dicembre 1916 ricevette l’ordinazione sacerdotale. Fu sacerdote pio, osservante, colto.
Il 19 luglio 1936 venne arrestato a Madrid e maltrattato. Rimesso in libertà, si rifugiò in una pensione; ma il 28 luglio alcuni miliziani vi fecero irruzione e, avendolo riconosciuto come sacerdote, lo condussero alla fucilazione.

Salvatore Fernández Pérez, sacerdote
Nacque a San Pedro de Creciente (Pontevedra) il 29 luglio 1870 e fu battezzato lo stesso giorno. Fece la professione religiosa a Barcellona-Sarriá l’8 dicembre 1891 e ricevette l’ordinazione sacerdotale il 19 settembre 1896. Di carattere gioviale, entusiasta, servizievole, esercitò il sacro ministero con zelo e spirito di sacrificio.
Allo scoppio della rivoluzione nel luglio del 1936 venne maltrattato e detenuto a Madrid. Rimesso in libertà, cercò un rifugio. Il 18 settembre venne riconosciuto come sacerdote, arrestato e fucilato.

Nicola de la Torre Merino, coadiutore
Nacque a Béjar in provincia di Salamanca il 4 marzo 1892. Fece il noviziato a Barcellona-Sarriá ed emise i voti il 18 marzo 1910. Svolse la propria attività a Barcellona, Valenza, La Coruña, Vigo e Madrid, dove lo sorprese la rivoluzione.
Vestito com’era in borghese, poté continuare l’attività di raccogliere offerte dei benefattori anche durante la rivoluzione; ma riconosciuto come religioso, forse dietro denunzia, e incarcerato, venne fucilato ai primi di agosto del 1936, con ogni probabilità il giorno 8.

Casa del Paseo de Extremadura (Madrid)

Germano Martín Martín, sacerdote
Nacque a San Cristóbal de Priero (Oviedo) il 9 febbraio 1899. Fece la professione religiosa nel 1918 e ricevette l’ordinazione sacerdotale nel 1927. Si prodigò con generosità e zelo al bene delle anime a La Habana (Cuba), a Bilbao e a Madrid.
Scoppiata la rivoluzione del 1936, cercò un rifugio e continuò con prudenza a esercitare il ministero. Fu arrestato a Madrid il 30 agosto 1936 e per il solo fatto di essere sacerdote venne fucilato il medesimo giorno, nel cimitero di Aravaca (Madrid).

Giuseppe Villanova Tormo, sacerdote
Nacque a Turís (Valenza) il 20 gennaio 1902 e fu battezzato due giorni dopo. Emise i voti a Carabanchel Alto (Madrid) il 25 luglio 1920. Nel 1929 fu ordinato sacerdote e destinato all’insegnamento. Ebbe un apostolato non lungo ma fecondo, sia a Salamanca sia a Madrid.
Nei primi mesi della rivoluzione visse nascosto a Madrid, continuando come poté l’esercizio dell’apostolato. Venne scoperto il 29 settembre 1936, arrestato e fucilato.

Stefano Cobo Sanz, chierico
Nacque a Rábano (Valladolid) il 21 novembre 1905. Fece la professione religiosa a Carabanchel Alto (Madrid) il 23 luglio 1925. Dopo gli studi filosofici rimase a Madrid per il triennio pratico, dove diede prova di molta generosità e spirito di sacrificio.
Aveva terminato la teologia e si preparava per l’ordinazione sacerdotale, quando lo sorprese a Madrid la rivoluzione. Con il fratello aspirante al sacerdozio si rifugiò presso una sorella, ma il 22 settembre 1936 furono entrambi denunciati come religiosi e condotti alla fucilazione, alla Puerta de Hierro.

Francesco Edreira Mosquera, chierico
Fratello di Virgilio Mosquera, nacque a La Coruña il 25 novembre 1914 e fu battezzato due giorni dopo. Seguendo l’esempio del fratello, fece il noviziato a Mohernando (Guadalajara) e professò il 12 ottobre del 1932. Dopo lo studio della filosofia venne destinato al collegio di San Michele Arcangelo di Madrid per il triennio pratico.
Durante i primi mesi della rivoluzione poté vivere nascosto, ma il 29 settembre del 1936, in compagnia del fratello, fu riconosciuto come religioso e fucilato.

Emanuele Martín Pérez, chierico
Nacque a Encinasola de los Comendadores (Salamanca) il 7 novembre 1904 e venne battezzato pochi giorni dopo. Emise i voti temporanei a Carabanchel Alto (Madrid) il 22 febbraio 1923. Dopo la filosofia fu destinato ad Astudillo e Madrid per il triennio pratico. Era ben noto per bontà e spirito di sacrificio.
Scoppiata la rivoluzione, visse nascosto per un po’ di tempo; poi fu arrestato, incarcerato a Madrid verso la metà di ottobre, e tra il 7 e l’8 novembre 1936 venne fucilato, nel cimitero di Paracuellos de Jarama.

Valentino Gil Arribas, coadiutore
Nacque a Rábano (Valladolid) il 14 febbraio 1897 e fu battezzato quattro giorni dopo. Volendo farsi salesiano, fu ammesso dopo regolare aspirantato al noviziato di Carabanchel Alto (Madrid), dove emise i voti il 26 luglio 1916 come coadiutore. Fu addetto ai lavori di cucina. Dimostrò grande pietà, spirito di sacrificio e generosità.
Nei primi giorni della rivoluzione venne più volte incarcerato e rimesso in libertà. Fu definitivamente imprigionato il 17 settembre come religioso. Venne fucilato il 28 novembre 1936 a Paracuellos de Jarama.

Casa “Maria Ausiliatrice” di Salamanca

Pietro Artolozaga Mellique, chierico
Nacque a Erandio (Vizcaya) il 31 gennaio 1913. Incline alla pietà, fu ammesso al noviziato di Mohernando (Guadalajara) nel 1930 ed emise i voti il 12 ottobre 1931. Vi rimase per il corso filosofico e poi fu destinato a Salamanca e a Madrid per il triennio pratico, al termine del quale venne ammesso allo studio della teologia, ma lo scoppio della rivoluzione gli impedì di cominciarla.
Per due volte fu arrestato e rilasciato con la comunità di Carabanchel Alto (Madrid). Il 1° ottobre 1936, però, fu incarcerato come religioso e condotto alla fucilazione, avvenuta o il medesimo giorno o il seguente. Tra i suoi appunti spirituali del noviziato aveva scritto: “Chiesi al Signore di farmi morire, prima di offenderlo”.

 

Emanuele Borrajo Míguez, chierico
Nacque a Rudicio - San Juan de Seoane Allariz (Ourense) il 22 agosto 1915. Sentendo la chiamata del Signore fece il noviziato a Mohernando (Guadalajara) ed emise la professione il 1° settembre 1932. Dopo la filosofia fu destinato al collegio di Salamanca per il triennio pratico. Lavorò con frutto, ma lo scoppio della rivoluzione gli impedì di finire il suo tirocinio.
Era a Carabanchel Alto (Madrid), quando fu arrestato, fu detenuto e poi lasciato libero, con l’intera comunità. Rimase nascosto durante i mesi di agosto e settembre, ma il 1° ottobre 1936 fu incarcerato in compagnia del chierico Pedro Artolozaga e di altri, e per il solo fatto di essere religioso venne fucilato in aperta campagna, il medesimo giorno o il seguente.

Dionisio Ullívarri Barajuán, coadiutore
Nacque a Vitoria il 9 ottobre 1880 e fu battezzato lo stesso giorno. Fece il noviziato a Barcellona-Sarriá emettendo i voti il 1° marzo 1901. Lavorò come rilegatore nei collegi di Barcellona, Cuba, Salamanca e Madrid, dimostrando ovunque ottimo spirito religioso.
Sopraggiunta la rivoluzione del luglio 1936, dovette allontanarsi dal collegio di Madrid e nascondersi. Venne scoperto come religioso il 30 agosto e fucilato il medesimo giorno nel cimitero di Aravaca (Madrid) con don Germano Martín Martín.

Casa di Mohernando (Guadalajara)

Michele Lasaga Carazo, sacerdote
Nacque a Murguía, provincia di Álava, il 6 settembre 1892 e fu battezzato il giorno seguente. Emise i voti religiosi a Carabanchel Alto (Madrid) il 31 luglio 1912 e ricevette l’ordinazione sacerdotale a Barcellona il 21 maggio 1921. Lavorò in Italia, in Perù e in Spagna, dove gli fu affidata la direzione del noviziato e dello studentato filosofico di Mohernando (Guadalajara).
Fu incarcerato a Guadalajara nel luglio 1936. Intuendo la fine che attendeva i suoi compagni di carcere, svolse un intenso apostolato, al fine di prepararli al sacrificio. Il 6 dicembre sembrò l’ultimo della loro vita. A poco a poco il panico fu indescrivibile, e con esso l’istinto di conservazione. Don Lasaga, attorniato da sei giovani salesiani, non perdette la calma e raccomandò a tutti i presenti la rassegnazione; infine diede a tutti l’assoluzione. Poi si raccolse nuovamente con i suoi, aspettando il proprio turno. I carcerati per delitti comuni furono risparmiati; vennero invece fucilati 283 detenuti per motivi religiosi, tra cui don Lasaga e i sei giovani salesiani.

Luigi Martínez Alvarellos, chierico
Nacque a La Coruña il 30 giugno 1915. Sentendosi chiamato allo stato religioso, fece il noviziato a Mohernando (Guadalajara), coronandolo con la professione religiosa l’11 luglio 1934. Vi rimase altri due anni per gli studi filosofici, durante i quali si distinse nell’obbedienza e nello spirito di sacrificio.
Il 23 luglio del 1936 fu incarcerato con la sua comunità. Il 6 dicembre, sentendo imminente la fine, ricevette ancora una volta l’assoluzione, poi si raccolse in preghiera, prima di essere condotto alla fucilazione.

Giovanni Larragueta Garay, chierico
Nacque ad Arrieta, provincia di Navarra, il 27 maggio 1915 e fu battezzato due giorni dopo. Fece il noviziato a Mohernando (Guadalajara), emettendo i voti l’11 luglio 1934. Rimase a Mohernando per lo studio della filosofia, facendo sperare molto bene di sé.
Lo sorprese la rivoluzione il 23 luglio 1936. Il 1° agosto fu rinchiuso nelle carceri di Guadalajara, in compagnia di don Michele Lasaga e di altri cinque giovani salesiani. Venne fucilato il 6 dicembre.

Fiorenzo Rodríguez Güemes, chierico
Nacque a Quintanarruz (Burgos) il 7 novembre 1915. Fece il noviziato a Mohernando (Guadalajara), coronandolo con la professione religiosa il 14 luglio 1935, dove rimase per il corso filosofico.
Arrestato il 23 luglio 1936 con tutta la comunità e quasi subito rimesso in libertà, fu definitivamente incarcerato il 1° agosto con il direttore e cinque compagni. Fu fucilato con loro il 6 dicembre dello stesso anno.

Pasquale de Castro Herrera, chierico
Nacque a Topas (Salamanca) il 2 settembre 1915 e venne battezzato il 6 dello stesso mese. Cominciò l’anno di noviziato nel 1935 a Mohernando (Guadalajara), dimostrandosi novizio di belle speranze e amante della vocazione. Quando sua madre, piangendo, gli fece notare il giorno della vestizione il pericolo cui andava incontro, essendo cominciato il tempo della persecuzione, con grande coraggio rispose: “Madre, che cosa posso temere? Il peggio che ci possa capitare è morire. In tal caso sono felice”.
Il giorno stesso della professione, il 23 luglio 1936, fu arrestato con tutta la comunità. Il 1° agosto fu trasferito alle carceri di Guadalajara e il 6 dicembre venne fucilato in compagnia del suo direttore e di altri cinque giovani salesiani.

Stefano Vázquez Alonso, coadiutore
Nacque a Carrizo de la Ribera, provincia di León, il 27 giugno 1915 e fu battezzato il 30 dello stesso mese. Sentendosi inclinato alla vita religiosa, ottenne di essere ammesso al noviziato di Mohernando (Guadalajara) e professò il 23 luglio 1936 come coadiutore. Intuendo un futuro non facile, animava suo fratello Vincenzo, aspirante: “Tu non ti separerai da me. Se dobbiamo morire per Dio, facciamolo insieme”.
Quello stesso giorno fu arrestato con tutta la comunità e seguì le sorti del suo direttore e di altri cinque confratelli. Venne fucilato con loro, il 6 dicembre 1936.

Eliodoro Ramos García, coadiutore
Nacque a Monleras (Salamanca) il 29 ottobre 1915 e fu battezzato due giorni dopo. Educato cristianamente, aspirò alla vita religiosa e fu ammesso al noviziato di Mohernando (Guadalajara), dove emise i voti il 23 luglio 1936 come coadiutore.
Quello stesso giorno la casa fu assalita e occupata dai comunisti; la comunità venne imprigionata o dispersa. Il 1° agosto fu rinchiuso con il direttore don Michele Lasaga e con altri cinque giovani professi nelle carceri di Guadalajara, dove si preparò alla morte, e con loro andò alla fucilazione la sera del 6 dicembre 1936.

Giuseppe Maria Celaya Badiola, coadiutore
Nacque ad Azkoitia in provincia di Guipúzcoa il 24 febbraio 1887 e venne battezzato il giorno appresso. Fece il noviziato a Carabanchel Alto (Madrid), emettendo i voti il 5 gennaio del 1906. Fu missionario a Cuba.
La rivoluzione lo soprese ammalato da anni, nella casa di Mohernando (Guadalajara). Fu anch’egli arrestato e maltrattato senza riguardo all’età e ai malanni. Soccombette nelle carceri di Madrid a causa dei continui strapazzi, il 9 agosto del 1936.

Andrea Jiménez Galera, sacerdote
Nacque a Rambla de Oria (Almería) il 25 gennaio 1904. Entrato in seminario e ricevuta l’ordinazione sacerdotale nel 1926, esercitò il ministero ad Almería, finché nel 1935 entrò nella Congregazione salesiana.
Aveva appena cominciato il noviziato a Mohernando (Guadalajara) quando, scoppiata la rivoluzione, fu detenuto con tutta la comunità. Senza perdersi in lamenti, si dedicò con il direttore a confortare gli animi, esortando ad avere fiducia nella Provvidenza e ad accettare quanto il Signore volesse disporre. Giunse persino a offrire la vita per la salvezza dei confratelli. Il 27 luglio i carcerati vennero trasferiti da Guadalajara a Mohernando. Durante il percorso alcuni miliziani, scorgendo il crocifisso che don Andrea portava con sé, gli ingiunsero di buttarlo via; ma, avendo ricevuto un deciso rifiuto, lo uccisero con una scarica di fucileria, mentre don Andrea, con le braccia aperte e il crocifisso nella mano destra, pregava ad alta voce.

Casa di Maria Ausiliatrice di Santander

Andrea Gómez Sáez, sacerdote
Nacque a Bicorp in provincia di Valenza il 7 maggio 1894 e fu battezzato il giorno dopo. Emise i voti religiosi a Carabanchel Alto (Madrid) il 28 luglio 1914 e ricevette l’ordinazione sacerdotale a Orense il 9 settembre 1925. Esercitò il sacro ministero a Baracaldo, La Coruña e Santander, dove lo sorprese la rivoluzione del 1936.
Si nascose per non essere incarcerato, ma il 1° gennaio del 1937 fu arrestato. Lo uccisero, probabilmente gettandolo dalla scogliera.

Antonio Cid Rodríguez, coadiutore
Nacque nei pressi di Allariz (Orense) il 15 aprile 1890 e fu battezzato il giorno seguente. Fece il noviziato a Siviglia ed emise la professione l’8 dicembre del 1909. Umile e pio, lavorò come insegnante in diversi collegi.
La rivoluzione lo sorprese a Santander. Si rifugiò allora a Bilbao presso alcuni parenti, ma la sua condizione di religioso fu presto conosciuta. A mezzanotte del 25 settembre 1936 quattro miliziani irruppero nel suo domicilio e, avendogli trovato un crocifisso e altri oggetti religiosi, lo condussero alla fucilazione, avvenuta il giorno seguente.

 

Gruppo di Siviglia: 21 martiri

Casa di Ronda (Málaga)

Antonio Torrero Luque, sacerdote
Fu direttore del collegio salesiano “Sacro Cuore” di Ronda (Málaga). Religioso di grande cuore e di non minore spirito di sacrificio, si prodigò indefessamente per il bene della gioventù povera e abbandonata, e fu apostolo solerte della parola di Dio e della devozione a Maria Ausiliatrice. Nacque a Villafranca de Córdoba il 9 ottobre 1888. Era figlio di Baldassarre Torrero – che sarà fucilato dai comunisti nel 1936 “per essere padre di un sacerdote” – e di Anna Luque. Il parroco, riscontrando in lui i segni della vocazione sacerdotale, lo indirizzò ai Salesiani. Finiti gli studi ginnasiali fu inviato al noviziato di Carabanchel Alto (Madrid), dove emise i voti l’8 dicembre del 1907. Ricevuta l’ordinazione sacerdotale a Jerez de la Frontera nel settembre del 1913, esercitò il ministero nei collegi di Ecija, San José del Valle, Alcalà, Utrera e Cadice. Fu direttore ad Alcalá di Guadaíra e a Ronda. Qui lo sorprese la rivoluzione.
Il 21 e 23 luglio 1936 il collegio “Sacro Cuore” di Ronda fu perquisito e occupato dai rivoluzionari, e la comunità minacciata di morte e maltrattata. Il 24 luglio, prevedendo ciò che stava per accadere, fece le ultime raccomandazioni e incoraggiò i confratelli al supremo sacrificio. Tutti si confessarono per l’ultima volta, si abbracciarono, e con le lacrime agli occhi abbandonarono il collegio, ognuno in cerca di un rifugio. Verso sera cinque miliziani arrestarono il direttore, accompagnato dall’anziano don Enrique Canut; li trascinarono malamente fuori dall’abitato e li assassinarono.

Antonio Enrico Canut Isús, sacerdote
Nacque a Llesuy, provincia di Lérida, il 17 febbraio 1874. Fece il noviziato a Barcellona-Sarriá, emettendo i voti il 23 maggio 1895. Ricevette l’ordinazione sacerdotale a Béjar nel 1901 e per 35 anni esercitò un intenso e proficuo apostolato in diversi collegi della Spagna.
Era a Ronda, quando nel 1936 scoppiò la rivoluzione. Il 23 luglio il collegio fu occupato. Al direttore don Antonio Torrero, che lo pregava di cercarsi un rifugio fuori del collegio, don Canut chiese di rimanere a condividere le sorti della comunità. La mattina seguente prese alloggio con il direttore presso una persona amica; ma la sera furono entrambi arrestati e fucilati.

Michele Molina de la Torre, sacerdote
Nacque a Montilla (Cordova) il 17 maggio 1887. Emise i voti religiosi a Carabanchel Alto (Madrid) nel mese di settembre del 1906. Ordinato sacerdote a Siviglia nel maggio del 1913, lavorò con zelo a Utrera, Cordova, Siviglia, Carmona e Ronda, dove lo sorprese la rivoluzione.
Dal 21 al 24 luglio 1936 seguì le sorti della comunità: fu arrestato, maltrattato e poi rimesso in libertà. La mattina del 28 luglio fu sorpreso nella pensione dove si era rifugiato e in compagnia di don Paolo Caballero e di altri due Salesiani condotto alla fucilazione.

Paolo Caballero López, sacerdote
Nacque a Málaga il 16 febbraio 1904. Fece il noviziato a San José del Valle, emettendo i voti nell’ottobre del 1921. Ricevette l’ordinazione sacerdotale a Ronda nel settembre del 1932. Le case di Montilla e Ronda furono il campo del suo apostolato. Fu religioso osservante, allegro e pio.
Scoppiata la rivoluzione del 1936, seguì le sorti della comunità salesiana “Santa Teresa” di Ronda. Il 24 luglio, quando la comunità fu costretta a lasciare il collegio, don Paolo cercò rifugio in una pensione della città, ma la mattina del 28 luglio venne arrestato e fucilato in compagnia di don Michele Molina e di altri due Salesiani.

Onorio Hernández Martín, chierico
Nacque a El Manzano, provincia di Salamanca, il 18 dicembre 1905. Fece il noviziato a San José del Valle, consacrandosi al Signore il 12 settembre del 1926. Dopo lo studio della filosofia fu inviato in Argentina e lavorò con zelo a Rosario e a Mendoza. Nel mese di giugno del 1936, dopo il ritorno in patria, ricevette il Suddiaconato a Carabanchel Alto (Madrid). Trascorreva il periodo delle vacanze estive a Ronda, quando scoppiò la rivoluzione.
Il 24 luglio la comunità venne arrestata e poi rimessa in libertà. All’alba del 28 luglio un gruppo di miliziani si presentò alla pensione dove risiedevano parecchi Salesiani, ne arrestò quattro, tra cui Onorio, e li condusse alla fucilazione.

Giovanni Luigi Hernández Medina, chierico
Nacque a Cerralbo (Salamanca) il 19 dicembre 1912. Fece il noviziato a San José del Valle e vi professò l’11 settembre 1931. Dopo il corso filosofico fu inviato a Ronda per il triennio pratico. Era a Ronda quando scoppiò la rivoluzione. Dopo giorni di trepidazione, la comunità dovette abbandonare il collegio e rifugiarsi altrove. Tre giorni dopo un gruppo di miliziani si presentò di buon mattino alla pensione dove risiedeva. I rivoluzionari lo arrestarono con tre altri salesiani e, dopo averli legati come delinquenti comuni, li portarono alla fucilazione. Era il 28 luglio 1936.

Antonio Mohedano Larriva, sacerdote
Nacque a Cordova il 14 settembre 1894. Finito l’anno di noviziato a San José del Valle, emise i voti nel settembre del 1914. Dopo l’ordinazione sacerdotale ricevuta a Ronda, si consacrò totalmente all’educazione della gioventù operaia nelle scuole salesiane di “Santa Teresa” di Ronda, dove dal 1933 occupò la carica di direttore.
Il 24 luglio 1936, scoppiata la rivoluzione, la comunità fu costretta ad abbandonare il collegio e a cercare rifugio in case private. Dal suo rifugio don Antonio seppe dell’assassinio dei confratelli. Ne provò un grande dolore, e si persuase che anche la propria ora fosse imminente. Infatti, il 2 agosto un gruppo di scalmanati, tra cui alcuni suoi antichi allievi, avvelenati dalle idee sovversive, si presentarono al suo domicilio. Non oppose resistenza, né fece misteri sulla propria condizione di sacerdote: calmo e sereno si lasciò legare e condurre alla fucilazione.

Martire in Siviglia

Antonio Fernández Camacho, sacerdote
Nacque a Lucena (Cordova) il 22 ottobre 1892. Fece il noviziato a Siviglia ed emise i voti il 15 settembre 1909. Dopo l’ordinazione sacerdotale, ricevuta a Siviglia nel 1917, si consacrò con zelo all’insegnamento e al sacro ministero. Fu apostolo delle devozioni a Gesù Eucaristico e a Maria Ausiliatrice.
Era a Siviglia quando scoppiò la rivoluzione. Il 20 luglio 1936 fu denunciato come sacerdote, arrestato e perquisito. Avendogli trovato il crocifisso al collo, i miliziani tra insulti e ingiurie gli spararono alcuni colpi di fucile a un metro di distanza e lo abbandonarono sul posto, dove spirò poco dopo. Fu la prima vittima salesiana della rivoluzione in Andalusia.

Casa Morón de la Frontera

Giuseppe Limón Limón, sacerdote
Nacque a Villanueva del Ariscal (Siviglia) il 27 dicembre 1892. Emise i voti a San José del Valle nel novembre del 1912. Ricevuta l’ordinazione sacerdotale nel 1919 a Pamplona, fu destinato successivamente ai collegi di Utrera, Cadice e San José del Valle. Fu direttore a Carmona, Arcos de la Frontera e Morón, dove lo sorprese la rivoluzione. Era semplice, affabile, zelante, di molto spirito di sacrificio.
Il 19 luglio 1936 i rivoluzionari assalirono il collegio. I Salesiani furono arrestati e maltrattati. Rimessi in libertà dalla Guardia Civile, vennero subito arrestati dai miliziani la sera del 21 luglio e immediatamente fucilati.

Giuseppe Blanco Salgado, coadiutore
Nacque a Souto (Orense) il 10 novembre 1892. Fece il noviziato a San José del Valle, emettendo i voti nel mese di settembre del 1914. Fu religioso umile, pio, obbediente.
Il 19 luglio 1936, scoppiata la rivoluzione, il collegio salesiano di Morón de la Frontera (Siviglia) venne occupato dai rivoluzionari e Giuseppe fu arrestato e maltrattato. Rimesso in libertà dalla Guardia Civile, fu nuovamente arrestato dai rivoluzionari il 21 luglio e assassinato in compagnia del suo direttore don Limón e di altre persone incarcerate per motivi religiosi.

Casa di Málaga

Francesco Míguez Fernández, sacerdote
Nacque a Corvillón, provincia di Orense, il 9 febbraio 1887. A Siviglia fece il noviziato nel 1906 e venne ordinato sacerdote il 24 agosto del 1916. Lavorò con zelo a Siviglia, Málaga ed Ecija. A Málaga aveva organizzato un fiorente oratorio festivo, frequentato anche da adulti.
Il 18 luglio 1936 scoppiò la rivoluzione anche a Málaga con l’incendio di chiese e palazzi. Il 21 il collegio fu preso d’assalto e incendiato, e la comunità imprigionata e maltrattata. Riconosciuta dalle autorità civili l’innocenza dei Salesiani che vi si trovavano, questi furono rilasciati di nascosto. I miliziani, però, li volevano trucidare, e presto riuscirono nel loro intento. La prima vittima fu don Francesco: il 15 agosto una pattuglia di rivoltosi lo arrestò, lo condusse fuori dell’abitato e lo fucilò.

Emanuele Fernández Ferro, sacerdote
Nacque a Paradiñas (Orense) il 30 maggio 1898. Fece il noviziato a San José del Valle, emettendo i voti il 1° gennaio 1920. Dopo l’ordinazione sacerdotale, ricevuta a Campello (Alicante) il 17 giugno 1928, esercitò il ministero a Cordova e a Málaga, pienamente compreso della propria missione di sacerdote e di educatore.
Anch’egli era a Málaga nel luglio del 1936 e seguì le sorti della comunità. Rimesso in libertà, cercò rifugio in una pensione. Capiva, però, di avere i giorni contati e si preparò alla morte. Infatti, alle 11 di sera del 24 agosto venne prelevato dalla pensione con altri sacerdoti e religiosi e all’alba del 25 agosto venne fucilato.

Felice Paco Escartín, sacerdote
Nacque ad Aldahuesca, provincia di Huesca, il 21 febbraio 1867. Fece il noviziato a Barcellona-Sarriá nel 1892; il 23 ottobre 1899 veniva ordinato sacerdote a Siviglia. Nelle svariate mansioni affidategli, si dimostrò sempre sacerdote umile, bonario, di molta pietà e spirito di sacrificio.
Era a Málaga quando scoppiò la rivoluzione del 1936 e seguì le sorti di quella comunità fino a essere incarcerato il 21 luglio 1936. All’alba del 31 agosto venne preso dal carcere e condotto alla fucilazione.

Tommaso Alonso Sanjuán, coadiutore
Nacque a Vitigudino, provincia di Salamanca, il 13 marzo 1893. Fece il noviziato a San José del Valle ed emise i voti in settembre del 1915. Procurò il bene della gioventù operaia come capo-tipografo nelle scuole professionali di Siviglia e Málaga. Si distinse per pietà e osservanza.
Il 21 luglio 1936 il collegio di Málaga venne assalito dai rivoltosi e la comunità incarcerata. All’alba del 31 agosto il Sig. Tommaso, con don Felice Paco Escartín, venne condotto alla fucilazione.

Emanuele Gómez Contioso, sacerdote
Nacque a Moguer (Huelva) il 13 marzo 1877. Fece il noviziato a Sant Vicenç dels Horts ed emise i voti il 14 novembre 1897. Ricevette l’ordinazione sacerdotale a Siviglia il 28 marzo 1903. Fu direttore a Málaga, a Ecija e nuovamente a Málaga, dove lo sorprese la rivoluzione. Si distinse per bontà, schiettezza, zelo e santità sacerdotale.
Scoppiata la rivoluzione, il 21 luglio 1936 con la comunità venne incarcerato e maltrattato. Durante i due mesi di carcere ebbe il grande dolore di veder portati alla fucilazione quattro dei suoi confratelli. Il 24 settembre, in compagnia di altri tre Salesiani, anch’egli venne ucciso.

Antonio Pancorbo López, sacerdote
Nacque a Málaga il 10 ottobre 1896. Fece il noviziato a San José del Valle, emettendo i voti nell’agosto del 1915. Nel mese di marzo del 1925 venne ordinato sacerdote. Fu laborioso, umile, pio, di bell’ingegno e amante del dovere.
A Málaga venne incarcerato con la comunità il 21 luglio 1936 e portato alla fucilazione il 24 settembre, in compagnia del direttore don Emanuele Gómez e di altri due confratelli.

Stefano García García, coadiutore
Nacque a El Manzano (Salamanca) il 28 novembre 1901. Fece il noviziato a San José del Valle, emettendo la professione religiosa il 12 settembre del 1926. Rimase quasi sempre a Málaga come capo-sarto. Era umile, affabile e zelante del bene dei suoi allievi.
Fu incarcerato con la comunità di Málaga il 21 luglio del 1936. Liberato poco dopo, s’imbatté in un gruppo di miliziani che dall’aspetto lo credettero sacerdote o religioso, e vollero farlo bestemmiare. Rifiutandosi egli decisamente di farlo, stavano già per fucilarlo quando, sopraggiunto un altro gruppo di miliziani, ne fu impedita l’esecuzione e venne riportato in carcere. Vi rimase fino al 24 settembre, allorché venne fucilato con don Emanuele Gómez, suo direttore, e altri due confratelli.

Raffaele Rodríguez Mesa, coadiutore
Nacque a Ronda, provincia di Málaga, il 5 luglio 1913. Fece il noviziato a San José del Valle, emettendo i voti il 10 settembre 1933. Religioso esemplare e amante del dovere, si dedicò al bene della gioventù operaia come falegname-ebanista nelle scuole professionali salesiane di Málaga.
Il 21 luglio 1936 venne messo in carcere con la comunità e vi rimase ininterrottamente fino al 24 settembre, quando venne fucilato con don Emanuele Gómez, suo direttore, e altri due confratelli.

Salesiani Cooperatori di Pozoblanco

Antonio Rodríguez Blanco, sacerdote
Nacque a Pedroche in provincia di Cordova, il 26 marzo 1877. Finiti gli studi ginnasiali nel collegio salesiano di Utrera (Siviglia), entrò nel seminario di Cordova, dove venne ordinato sacerdote il 6 aprile 1901. Dapprima esercitò il ministero a Pedroche, poi fu professore nel seminario di Cordova e dal 6 giugno 1910 parroco zelante e stimato a Pozoblanco.
Caduta Pozoblanco in mano ai rivoluzionari dopo una strenua difesa, i sacerdoti e i dirigenti cattolici subirono le più dure rappresaglie dei comunisti. Il 16 agosto 1936 don Antonio fu arrestato e condotto alla fucilazione. Cadde pregando e perdonando i suoi uccisori.

Bartolomeo Blanco Márquez, laico
Nacque a Pozoblanco in provincia di Cordova il 25 dicembre del 1914. Nel 1930 frequentò il collegio salesiano locale; nel 1932 fu eletto segretario dei Giovani di Azione Cattolica. Finito il corso di specializzazione nell’Istituto Sociale Operaio, si consacrò interamente alla propaganda sociale cattolica fondando, come delegato dei Sindacati Cattolici otto sezioni.
Fu arrestato come dirigente cattolico il 18 agosto 1936. Si preparò alla morte con intensa pietà. Non perdette mai la serenità e il buon umore. Fu di edificazione a tutti. Condannato a morte il 29 settembre, il 2 ottobre cadde sotto i colpi di fucile gridando: “Viva Cristo Re!”.

Teresa Cejudo Redondo, laica
Nacque a Pozoblanco, in provincia di Cordova, il 15 ottobre 1890. Frequentò il collegio delle religiose Concezioniste della città. Nel 1925 andò sposa all’architetto Giovanni Battista Caballero, dal quale ebbe una figlia. Fin da giovane fece parte dell’Azione Cattolica, delle Conferenze di San Vincenzo de’ Paoli, di Confraternite religiose. Fu attiva Salesiana cooperatrice e segretaria del gruppo locale dell’Associazione di Maria Ausiliatrice.
Quando nel 1936 scoppiò la rivoluzione, si offerse vittima al Signore per il trionfo della giustizia e della verità. Il 22 agosto, arrestata a Pozoblanco per la propria condizione di donna cattolica, si accomiatò dalla famiglia e specialmente dalla sua bambina, che non si voleva staccare da lei, e fu imprigionata. Il 16 settembre venne condannata a morte con altri 17 cattolici. Incoraggiò tutti e morì il 20 settembre 1936, perdonando ai carnefici.


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