PRESENTAZIONE DELLA STRENNA 2018

Roma, 16 luglio 2017
Festa della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

STRENNA
«Signore, dammi di quest’acqua” (Gv 4,15)

COLTIVIAMO L’ARTE DI ASCOLTARE E DI ACCOMPAGNARE

               

Sintesi – riassunto di quella che sarà la presentazione della Strenna, che si invierà alla fine di quest’anno. Premetto che questo non è il commento alla Strenna 2018; qui mi limito solo ad offrire alcune piste.
La frase sintesi della strenna corrisponde alla vibrante richiesta che la donna Samaritana rivolge a Gesù presso il pozzo di Giacobbe. Nell’incontro con Lui la donna si sente ascoltata, rispettata e apprezzata; ed ecco che il suo cuore la spinge a chiedere qualcosa di più prezioso: “Signore, dammi di quest’acqua” (l’acqua di vita piena, che mi stai offrendo).

Seguendo il filo conduttore di questo brano evangelico, mettiamo in evidenza, nella prospettiva del prossimo Sinodo deiVescovi («I Giovani, la Fede e il Discernimento Vocazionale»), l’importanza che ha, per tutta la nostra Famiglia Salesiana e per la sua missione nel mondo, coltivare l’arte preziosa dell’ascolto e dell’accompagnamento, con le condizioni che devono essere assicurate, le esigenze e il servizio che comporta in se stesso, sia l’ascoltare, che l’accompagnare, nel cammino della crescita personale cristiana e vocazionale.

  • UN INCONTRO CHE NON LASCIA INDIFFERENTI

Il punto di partenza della nostra riflessione deve essere la lettura calma e meditata del brano evangelico, che conosciamo come “l’incontro di Gesù con la Samaritana” (Gv 4, 3-42); incontro che costituisce, a partire da questo momento, l’icona alla quale fare riferimento per vedere come il Signore si relaziona con lei, quale relazione stabilisce, e che cosa produce, quali conseguenze ha nella vita di questa donna l’incontro con Lui.

Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere».
(I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi.)
Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?» (Gv 4, 7-9).

Gesù è in una situazione di impotenza e di vulnerabilità di fronte ad un bisogno concreto. Per la donna Samaritana egli è un forestiero, ha sete, non ha a disposizione un secchio per attingere e l’acqua di quel pozzo profondo è per lui irraggiungibile.
D’altra parte, la donna, per quel che si può dedurre dal racconto, è una persona segnata, a dir poco, da una reputazione dubbia, con una situazione di vita “irregolare”.

Inoltre, tra Gesù e la Samaritana si interpongono consolidati convenzionalismi etnici e religiosi, di fronte ad una condotta riprovevole e trasgressiva secondo le abitudini del suo tempo, per il fatto di chiedere acqua a questa donna.

Da questa situazione possiamo cogliere qualcosa di grande interesse per noi: un luogo profano e “all’aperto”, un pozzo in mezzo alla campagna, e un incontro, che si trasformerà in luogo di incontro con Dio.
Gesù, vero protagonista e soggetto primo dell’incontro, dell’ascolto e del dialogo iniziale, ‘disegna’ la strategia di questo incontro, incominciando con l’ascolto dell’altra persona e della situazione, che Egli intuisce.

Un ASCOLTO che per noi oggi sa molto di arte. “Abbiamo bisogno di esercitarci nell’arte di ascoltare, che è più che sentire. La prima cosa, nella comunicazione con l’altro, è la capacità del cuore che rende possibile la prossimità, senza la quale non esiste un vero incontro spirituale”[1].
Questo ascolto ha come punto di partenza l’incontro, che diviene una opportunità di rapporto umano e di umanizzazione, vissuta in piena libertà, “con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana”[2].

Quando l’incontro avviene così, l’ascolto significherà tra l’altro:

  • Favorire l’apertura verso l’altro.
  • Prestare tutta l’attenzione a quello che la persona può manifestare, e impegnarsi attivamente nella comprensione di ciò che si desidera comunicare.
  • Accompagnare con vero interesse la persona in quello che cerca e attende da se stessa.
  • Mettere da parte il proprio mondo, la propria situazione, per avvicinarsi il più possibile a quello dell’altra persona.
  • Ascoltare è, detto in breve, quell’arte che richiede attenzione sollecita verso la persona, le sue lotte e le sue debolezze, le sue gioie, le sue sofferenze e le sue attese; non ci limitiamo, infatti, ad ascoltare qualcosa, ma siamo in ascolto di qualcuno.
  • Questo ascolto, quando si riferisce all’accompagnamento personale spirituale, trascende la dimensione psicologica e acquista una dimensione spirituale e religiosa, poiché ci conduce lungo sentieri sui quali si è in attesa di Qualcuno.
  • Il nostro sguardo di educatori, rivolto in modo particolare ai giovani, e anche alla vita delle loro famiglie, ci assicura che vi è molto di positivo in ogni cuore[3]; e occorre far emergere questo positivo, attraverso un paziente lavoro di attenzione a se stessi, di confronto con gli altri, di ascolto e di riflessione.

Questo ascolto deve condurci a comprendere in modo adeguato il bisogno dei giovani di oggi, e, qualche volta, il bisogno dei loro genitori, o quello delle persone con le quali siamo in contatto nell’ambiente pastorale. Di fatto, i giovani non si avvicinano tanto in cerca di accompagnamento ma piuttosto spinti dalla necessità, quando si trovano di fronte a dubbi, problemi, urgenze e difficoltà, conflitti, tensioni, decisioni da prendere, situazioni problematiche da affrontare.
E, in generale, succede che essi si avvicinino se vi è qualcuno che fa un primo gesto di avvicinamento, di interesse verso di loro, se va loro incontro, se si mostra disponibile. Qualche volta questi incontri casuali possono diventare la porta, che apre ad un cammino più profondo e di crescita...
Così è successo nell’incontro di Gesù con la donna, che si era recata al pozzo solamente per attingere acqua.

  • UN INCONTRO CHE SPINGE LA PERSONA IN AVANTI

Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva».
Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? (...)»
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. (...)»
«Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete». (Gv 4, 10-15)

* Gesù, come maestro di saggezza e abile conversatore, si avvale di tutte le risorse della parola – conversazione e gesti – per incontrare le persone.

  • Rivolge domande, dialoga, spiega, racconta, presta attenzione alla maniera di vedere del suo interlocutore, suggerisce, afferma, provoca reazioni.
  • Mette la donna di fronte alla sua reale situazione e alle sue risposte evasive; perfino di fronte alla sua verità più intima – come si descrive nei versetti seguenti –, “Io non ho marito”.
  • Gesù non si scoraggia, non si dà per vinto di fronte alle iniziali resistenze.
  • Il dialogo aiuta a chiarire gli equivoci, a manifestarsi in modo autentico; le risposte enigmatiche e provocatorie suscitano vicinanza nella donna, che ha fiducia, si sente sorpresa e vuole davvero quello che può rendere migliore la sua vita.

*Gesù, che cerca il bene dell’altro, del suo interlocutore, stabilisce una relazione personale invece di emettere un giudizio morale di disapprovazione o di rimprovero.

  • Invece di accusare, dialoga e propone.
  • Il suo linguaggio, le sue parole sono rivolte al cuore di coloro ai quali parla
  • Nel dialogo (concretamente in questa occasione con la donna di Samaria), procede con calma, senza la fretta di presentarsi come colui che può cambiare la sua vita, per risvegliare in lei poco a poco l’interesse di poter avere accesso a una sorgente d’acqua che promette una vita speciale, diversa, migliore.

*Gesù, come esperto in Umanità, si mostra attento e pieno di interesse per il mondo interiore dei suoi interlocutori, legge nei loro cuori, li scruta e sa interpretarli.

Questi atteggiamenti del Signore ci fanno comprendere quanto è importante il Dono del discernimento.

Nella tradizione della Chiesa la ricerca del discernimento è stata applicata a una pluralità di situazioni: ad esempio, discernere i segni dei tempi, o discernere in vista dell’agire morale, o il discernimento spirituale per poter percorrere un cammino di vita cristiana in pienezza, o ancora il discernimento spirituale quando si tratta della propria vocazione e o di una scelta di vita.
In tutti questi casi sono imprescindibili il dialogo con il Signore e l’ascolto della Voce dello Spirito Santo; esistono però alcuni presupposti basilari (fondamentali), che rendono possibile il discernimento ulteriore.

  • Il punto di partenza sarà quello che conduce la persona, il giovane, la coppia matrimoniale, o uno della coppia, a sperimentare il bisogno di dare un senso alla sua vita, assicurandole un significato. È in queste situazioni che ci si rende conto vitalmente, che qualcosa non funziona, non va bene.
  • Quando non si sta bene, non si vive in armonia e non si trova significato vero e pieno a quello che forma parte di se stessi o del “noi” nel matrimonio, nella famiglia, la situazione può determinare un “vuoto esistenziale”, che spesso genera disorientamento personale e frustrazione.
  • Nelle società in cui siamo, che ci fa vivere proiettati verso l’esterno, quasi come fossimo in una vetrina, senza apparenti condizionamenti o difetti, senza avere il diritto di invecchiare o di compiere gli anni, perché “è di cattivo gusto” ..., c’è bisogno, più che mai, di una educazione che favorisca la profondità e l’interiorità della vita.

Tutte queste sono situazioni che possono stimolare, favorire o aiutare il discernimento.
E ogni processo di discernimento si deve compiere, come propone Papa Francesco nella lettera che prepara il Sinodo[4], impegnandosi a riconoscere, interpretare e scegliere[5].

- RICONOSCERE[6], alla luce di ciò che ispira lo Spirito.

  • Per avere lucidità nei momenti degli alti e dei bassi della vita; nei periodi, che possono accadere, di vera lotta interiore.
  • Per far affiorare tutta la ricchezza emotiva che vi è nella persona, e dare un nome a ciò che si sperimenta o che c’è in noi stessi.
  • Per cogliere il “gusto” che trovo nella consonanza o dissonanza tra ciò che sperimento e quello che vi è di più profondo in me.
  • Tutto questo, illuminati dalla parola di Dio, che si deve meditare. Mettendo al centro la capacità di ascolto e la stessa affettività della persona, senza aver paura perfino del silenzio.
  • Assumendo il tutto come parte del cammino di maturazione personale.

- INTERPRETARE[7]

  • Cioè, comprendere a che cosa lo Spirito di Dio sta chiamando attraverso ciò che suscita in ciascuno.
  • Interpretare e interpretarsi è un compito molto delicato, che richiede pazienza, vigilanza e anche un certo apprendimento. Bisogna essere consapevoli che esistono condizionamenti sociali e psicologici.
  • Sarà necessario confrontarsi con la realtà e, allo stesso tempo, non accontentarsi del minimo, non tendere solamente a ciò che è facile. Essere consapevoli dei propri doni e delle proprie possibilità.
  • Naturalmente questo compito di interpretazione non potrà svilupparsi in un credente, in un cristiano:
  • Senza un vero dialogo con il Signore (come il dialogo che ebbe la donna di Samaria con Gesù).
  • Se non si attivano tutte le capacità della persona (facendo in modo che non sia indifferente quello che accade, come nella risonanza che ebbe nel cuore di questa donna il dialogo con Gesù).
  • Senza l’aiuto di una persona esperta nell’ascolto dello Spirito (che, nel caso del brano evangelico, era lo stesso Gesù che guidava).

            Si giunge così al momento in cui la persona, il giovane, la sposa o lo sposo ..., devono decidere, facendo un esercizio di autentica libertà umana e di responsabilità personale.
La Samaritana dovette scegliere interiormente tra ignorare Gesù e continuare la sua vita come se non fosse successo niente in quell’incontro, o prendere la decisione di lasciarsi sorprendere da Lui e coinvolgersi fino al punto da andare a chiamare i suoi compaesani perché quell’uomo aveva raggiunto la profondità del suo mondo interiore.

  • La scelta che si fa, quando si discerne alla luce dello Spirito, molte volte conferisce libertà alla persona e, allo stesso tempo, esige coerenza di vita.
  • Per questo, si può affermare che, favorire nelle persone e in modo del tutto particolare nei giovani scelte di vita che siano veramente libere e responsabili, costituisce l’obiettivo ultimo di ogni processo serio nel cammino di fede e di crescita personale (e in ogni pastorale vocazionale, che si possa pensare).

Il discernimento – ci dice il Papa - è “lo strumento principe, che permette di salvaguardare lo spazio inviolabile della coscienza, senza pretendere di sostituirsi ad essa”[9], proprio perché “siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle[10], seguendo l’esempio di Gesù il quale, nel dialogo con la donna Samaritana, l’accompagna nel viaggio verso la verità e l’interiorità della sua stessa vita.

  • UN INCONTRO CHE TRASFORMA LA VITA

In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?»
Uscirono dalla città e andavano da lui. (...)

Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano:
«Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». (Gv 4, 27-30, 39-42).

  • La Samaritana è entrata nella scena evangelica come “una donna di Samaria” e ne esce avendo conosciuto in modo così personale la sorgente d’acqua viva da sentire il bisogno di correre ad annunciare ai suoi quello che è successo a lei e, mediante la sua testimonianza, fa sì che siano molti quelli che si avvicinano a Gesù.
  • Gesù a coloro con i quali si incontra, come in questo caso con la Samaritana, non offre tanto un allargamento della loro conoscenza e del loro sapere, ma piuttosto una proposta per crescere e cambiare la vita. Lo stesso “pozzo di Giacobbe”, simbolo della saggezza che viene dalla Legge, perde il suo valore ed è sostituito dall’acqua viva (dalla sorgente).
  • L’immagine di Dio, che viene comunicata nell’incontro con Gesù, non è l’immagine del dio impassibile, distante, filosoficamente freddo. Gesù, al contrario, rivela come il Dio che dà la Vita, che può essere chiamato Padre, che non si lascia rinchiudere, né controllare, né possedere, perché è Spirito (culto in Spirito e verità).  
  • La conclusione dell’incontro va oltre quello che ci si attenderebbe in un finale normale, cioè che la donna ritorni alla sua vita ordinaria con l’anfora piena d’acqua; invece, l’anfora, che la donna lascia abbandonata e vuota per andare a chiamare i suoi, ci parla di un guadagno e non di una perdita.

Come Gesù ... accompagnando

Vi sono numerosi racconti biblici, che sono, in primo luogo, narrazioni dell’accompagnamento che Dio assicura al suo popolo lungo il tempo.
Sulla frontiera dei due Testamenti, Giovanni Battista si affaccia come il primo accompagnatore spirituale dei Vangeli, prima dello stesso Gesù. Giovanni poté dare testimonianza e preparare il cammino perché Dio aveva parlato al suo cuore.

Gesù stesso in tanti momenti del Nuovo Testamento si fa prossimo e compagno di strada per comunicarsi e per incontrarsi in modo personale con le persone del suo tempo.
L’incontro del Signore con la Samaritana fa vedere in che modo lo Spirito di Dio può agire nel cuore di ogni uomo e di ogni donna. Quel cuore umano che, a causa della fragilità e del proprio peccato, si sente, non poche volte, confuso e diviso, attratto da sollecitazioni e proposte diverse e spesso contrapposte[11].

Di fronte a questa realtà umana l’Accompagnamento Personale appare come un mezzo validissimo della tradizione spirituale cristiana, nel desiderio di aiutare i credenti a disporre di strumenti e risorse, che permettano loro di riconoscere la presenza del Signore, le sue interpellanze e le sue chiamate.

Come possiamo definire l’Accompagnamento? Ad esempio, “come una forma di dialogo permanente tra compagni per Accogliere la Vita, accompagnando la vita”[12]; un dialogo che ha come scopo ultimo quello di favorire il rapporto tra la persona e il Signore, aiutando a superare eventuali ostacoli.

Come fece Gesù in ogni incontro, è necessario in ogni esperienza di accompagnamento:

  • Uno sguardo amorevole, come quello di Gesù nella chiamata vocazionale ai dodici (Gv 1,35-51).
  • Una parola autorevole, come la pronunciò Gesù nella sinagoga di Cafarnao (Lc 4,32).
  • La capacità di farsi prossimo, come Gesù nell’incontro con la donna Samaritana (Gv 4,3-34.39-42).
  • Scegliere di camminare a fianco, di farsi compagno di strada, come Gesù con i discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35).

Perciò, accompagnare comporta:

  • Conoscere il cammino che fa l’altra persona, a che punto si trova e verso dove si dirige, per poter camminare insieme.
  • Assicurare che si produca l’incontro come opportunità di rapporto, umano e umanizzante, e non utilitaristico.
  •  Con un atteggiamento di ascolto (ancora una volta si fa riferimento all’arte di saper ascoltare!), che rende possibile conoscere e comprendere la realtà dell’altra persona, il cammino che sta facendo, la situazione di dolore, di mancanza di speranza, di stanchezza o di ricerca nella quale si trova.
  • Si tratterà sempre di un incontro di mediazione, perché il vero Accompagnatore è lo Spirito Santo.
  • L’accompagnatore e compagno di strada deve farsi testimone e annunciatore dell’azione dello Spirito nell’accompagnato, ma in modo discreto, rimanendo al fianco, limitandosi ad occupare il luogo che a lui corrisponde e non un altro. In verità l’accompagnatore spirituale si forgia nell’esperienza fondante di essersi prima incontrato con Lui.
  • Per scoprire in quale modo Dio si manifesta nel nostro vissuto fino a sorprenderci incontrati da Lui.
  • L’iniziativa sarà sempre di Dio; a noi la responsabilità e la libertà.

Tutto questo attraverso una pedagogia di processi, così comune nella tradizione spirituale. “La vita cristiana si vive in modo progressivo, secondo distinti gradi di profondità e di pienezza, ed è costantemente aperta ad una crescita sempre maggiore”[13].
- Secondo processi che non devono essere forzati né dal di dentro né dall’esterno.
- Fino a prendere coscienza del processo e a farlo proprio, dato che è lo Spirito che lo scatena in ognuno.

IV. IN VISTA DI QUALE AZIONE PASTORALE ... ?

            Sarà questa l’ultima parte della Strenna, che presenterò ampiamente alla fine dell’anno, perché si tratta dell’applicazione pastorale di quanto è stato detto finora. Mi riferirò ai punti strategici (chiave) della pastorale della Chiesa nel momento presente, e anche a ciò che è proprio della nostra spiritualità salesiana. Mi propongo di sviluppare i punti che seguono, dei quali indico solamente alcuni possibili titoli:

  • Camminando con i giovani, con le famiglie, con i papà e con le mamme, che hanno bisogno di percorrere questo cammino. Pensando ai destinatari dei diversi gruppi della Famiglia Salesiana nel mondo.
  • Offrendo opportunità a tutti giovani, senza escludere nessuno, poiché in ognuno è all’opera lo Spirito.
  • Con una comunità religiosa o laicale o educativo pastorale che si sente responsabile di educare le nuove generazioni.
  • Nella quale gli adulti siano persone di riferimento significative e credibili
  • Con mezzi adeguati.

V.  IN COMPAGNIA DELLA SAMARITANA … come Gesù chiamò i suoi, verso quale meta ci condurrebbe oggi...?

Ángel Fernández Artime, sdb
Rettor Maggiore


[1] EG 171

[2] EG 169

[3] “In ogni giovane ... avvi un punto accessibile al bene e dovere primo dell’educatore è di cercar questo punto, questa corda sensibile del cuore.” Cfr. MB V, 367 e 266, citazione da CG 23, N.º 151

[4] Francesco, I giovani, la Fede e il Discernimento Vocazionale. XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Documento preparatorio e questionario. Elle Di Ci, Leumann (Torino) 2017, 22-65.

[5] Ibid, p. 44, citando EG 51.

[6] Cf. Ibid, p. 45-46.

[7] Cf. Ibid, p. 46-47.

[8] Cf. Ibid, p. 47-48

[9] Ibid, p.40, n.2

[10] AL 37

[11] Papa Francesco. Documento del Sinodo. o.c. p. 50

[12] Lola Arrieta, Aquel que acompaña sale al encuentro y regala preguntas de vida para andar el camino (Apuntes provisionales). Simposio CCEE. Barcelona, 2017, 11.

[13] Stefano de Fiores, Itinerario espiritual. Voz en Nuevo Diccionario de Espiritualidad, Paulinas, Madrid, 2004, p.755.