IL DIRETTORE
SALESIANO
UN MINISTERO
PER L' ANIMAZIONE
E IL GOVERNO
DELLA COMUNITÀ LOCALE
ROMA, 8 DICEMBRE 1986

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PRESENTAZIONE
Cari direttori,
vi presento questo volumetto: «IL DIRETTORE SALESIANO, UN MINISTERO PER L'ANIMAZIONE E IL GOVERNO DELLA COMUNITA LOCALE», richiesto dal CG21 ' e rielaborato secondo il testo definitivo delle Costituzioni, il nuovo CJC, i suggerimenti e i contributi pervenuti.
È un testo di meditazione salesiana che viene offerto fraternamente e autorevolmente ai direttori, chiamati ad animare e a governare la loro comunità, la sua vita, la sua missione.
Permettetemi qualche considerazione sulle sue caratteristiche:

  • . È prima di tutto un sussidio personale, genuinamente evangelico. Vi domanda «se» e «come» I vostri atteggiamenti si assimilino a quelli del Signore risorto. Questo «come» è un modo caratteristico, non generico, di essere chiamati e mandati da Lui. Interpella la vostra sollecitudine per la vita originale della comunità, per la promozione e la santità di ogni confratello, per II bene dei giovani. Le nostre Costituzioni rendono evidente la necessità e la realtà pluriforme di questo rapporto: «il direttore rappresenta Cristo che unisce i suoi nel servizio del Padre».2

CG21 61d Cost 55

  • È un testo permeato di spirito salesiano. Si tratta, per voi, di riconoscere nel ministero che vi è stato assegnato i doni, i sentimenti, la qualità dei gesti che furono di D6n Bosco. Sarete aiutati a ricomprendere il-segreto della sua paternità, a riviverne oggi le intenzioni, le modalità, gli obblighi, le fatiche e a goderne le ricchezze.
  • È pensato nell'ottica della nostra missione. Certo vi chiede di essere «spirituali». Ma ricordate quanto scrivevo negli ACS: «L'attività della carità pastorale non è separata o posteriore al suo essere, bensì lo accompagna, lo rivela, lo fa rifulgere, lo pienifica, ne esprime la genuina verità. Non viene «dopo», ma è «dentro» quale costitutivo della sua identità dinamica; essa è radicalmente interiore in quanto partecipazione dell'amore di Dio. Così, nella profondità di un'esperienza apostolica di Spirito Santo, la cosiddetta «estasi dell'azione», di cui parla San Francesco di Sales, risulta in definitiva una forma di interiorità».3

E dunque operativo prima di tutto in questo senso: vi chiede di essere fedelj a Don Bosco, nel modo particolare in cui lo devono essere i direttori, affinché per il vostro ministero maturi la vocazione dei confratelli e i giovani siano evangelizzati.4
Rivolti a realizzare questi compiti, che sono primari, vi sono offerti gli strumenti che si stimano oggi più 'adatti.

  • Lo si è voluto il più completo possibile. Ogni atteggiamento e ogni contenuto richiamano necessariamente gli altri. La non considerazione di alcuni di essi può mettere in pericolo la comprensione e la completezza del tutto. Si sarebbe rischiato non tanto di non essere abbastanza completi, quanto di- non trasmettere il senso globale di una vocazione.

ACS 304, p. 22-23 ' Cfr Cost 55

  • Non vuole essere un trattato, anche se qua e là, anziché supporli, presenta direttamente alcuni elementi utili alla comprensione del nostro spirito. Vuole piuttosto diventare un'occasione provvidenziale che chiarisce, orienta e ordina le funzioni che vi sono proprie per uscire dalle incertezze, per stimolare l'inventiva e la creatività, per ridare alla figura del direttore la dignità carismatica pensata da Don Bosco e ai confratelli la fiducia di un rapporto e di un'obbedienza attiva e corresponsabile.
  • Fatene esperienza! Tutti ne dovrete sperimentare la verità. Se il lesto nasce dall'esperienza spirituale della Congregazione, come ci auguriamo, la comprensione del dono fatto a Don Bosco quando concepì il «suo» direttore, la si avrà nel momento in cui questa esperienza, ricompresa, viene nuovamente vissuta e sviluppata. Vi accorgerete allora quale forza di animazione e di salvezza ha il vostro ministero!

Cari direttori, meditate queste pagine e fatene argomento di comunicazione. Diventino punto di riferimento e di verifica per la vita della vostra comunità. Ricordate quanto scriveva nella 'Presentazione' al '«Manuale» Don Albera: «senza la cooperazione di tutti gli altri membri della Congregazione» i direttori non possono realizzare il loro ministero. «Se mai venisse a mancare fra noi questo comune accordo, più non saremmo figli degni di un tanto Padre, né i nostri numerosi istituti darebbero più quei frutti salutari che Iddio., la Chiesa e la stessa civile società se ne riprometton».5
5 Manuale p. 5-6
Che Maria Ausiliatrice, Madre della Chiesa, infonda fiducia ai nostri impegni, sostenga la nostre speranze nella fatica quotidiana, dia consolazione ai nostri cuori.

Roma, Solennità dell'Immacolata, 8 dicembre 1986
Don Egidio Viganò
Rettor Maggiore