Testimonianze dalle Memorie Biografiche


Testimonianze dalle Memorie Biografiche [volume pagina]

Don Bosco confessa i suoi ragazzi

San Giovanni Bosco
Il giovane provveduto per la pratica dei suoi doveri

DEL SACRAMENTO
della Confessione.

Un solo peccato mortale, o cari giovani, basta a precipitare nell'Inferno colui che l'ha commesso, se egli non ne ottiene il perdono da Dio prima di morire. Perciò non havvi cosa al mondo che ci debba stare maggiormente a cuore, quanto l'ottenere questo perdono, quando si ha avuto la disgrazia di, peccare mortalmente. A fine di provvedere a questo supremo bisogno, Gesù Cristo ha istituito il Sacramento della Penitenza, con cui noi possiamo ottenere il perdono dei peccati commessi dopo il Battesimo.

Egli disse a' suoi Apostoli e nella persona di quelli a' Sacerdoti loro successori : " Come il Padre mio celeste mandò me, così io mando voi . Cioè io concedo a voi la medesima autorità data a me dal mio Padre Eterno. Questa autorità comprendeva certamente eziandio la facoltà di rimettere i peccati ; ma volendo parlare in ispecie della Confessione, disse precisamente a' suoi Apostoli: " Saranno rimessi i peccati a chi li rimetterete e saranno ritenuti a chi li riterrete „ (Joan. XX, 23).

Con queste parole Gesù Cristo diede ai suoi ministri la facoltà di assolvere e di non assolvere; donde nasce l'obbligazione ai cristiani di confessare le loro colpe, affinché il Confessore possa conoscere quando si deve dare o non dare l'assoluzione.

Ma disgraziatamente molti cristiani non sanno approfittarsi di questo augusto Sacramento. E ci sono fondate ragioni per temere che a molti invece di essere mezzo di salute, sia al contrario motivo di dannazione, perciò lo ricevono male. Per impedire che una tal disgrazia non accada a voi, o giovani cari, fu quivi esposta una breve istruzione, che vi prego di leggere attentamente ogni volta che andrete a confessarvi.

Disposizioni necessarie per fare una buona Confessione.

Le disposizioni necessario per fare una buona Confessione sono : Esame, Dolore, Proponimento, Confessione e Penitenza. Le più importanti sono il Dolore o Contrizione e il Proponimento.

  1. La Contrizione è un dolore dell'animo ed una detestazione dei peccati, almeno dei mortali, che furono commessi. con una ferma risoluzione di non più commetterli per l'avvenire.

Senza la Contrizione Iddio non concede mai ad alcuno il perdono dei peccati. Questo dolore deve essere interno, soprannaturale, sommo ed universale.

  1. Deve essere interno ; perciò non basta recitare la formola dell'Atto di Contrizione ; ma bisogna avere nel cuore un vero dolore, un vero dispiacere di aver offeso Dio.
  2. Deve essere soprannaturale ; vale a dire che sia eccitato in noi dalla grazia dello Spirito Santo e concepito per motivi suggeriti dalla fede. Così non basta detestare il peccato, perchè ci ha cagionato qualche disgrazia temporale, un castigo, una malattia, la perdita di qualche bene terreno : questi non sono moti vi sufficienti per un atto di Contrizione che valga ad ottenerci il perdono dei peccati. Bisogna pertanto pentirci perchè il peccato ha offeso gravemente Iddio, ci ha fatti indegni del Paradiso e meritevoli dell'Inferno.

A fine di eccitarci al pentimento, giova molto considerare che col peccato abbiamo offeso Iddio, che è nostro padrone, a cui noi dobbiamo- obbedire ; che Dio è infinitamente buono, è nostro Creatore, nostro Padre, nostro Salvatore, e che ci ha, riscattati col prezzo del suo Sangue. La Contrizione perfetta è il dispiacere di aver offeso Dio, perchè Egli in se stesso è infinitamente perfetto e infinitamente degno del nostro amore.

Questa Contrizione, se è in grado perfetto e congiunta a vivo desiderio del Sacramento, quando questo non si potesse veramente ricevere, basta per ottenerci da Dio il perdono, ma con obbligo di confessarci appena si possa.

Giova eziandio fare riflessione sopra i castighi del peccato, la grazia di Dio ed il Paradiso perduto, l'Inferno meritato, la bruttezza del
l'anima e il rimorso della coscienza. Questi motivi devono eccitare nel nostro cuore un vero dolore del peccato, senza cui Dio non perdona mai.

  1. Il Dolore del peccato mortale dev'essere sommo ; vale a dire il più grande di tutti i dispiaceri ; imperocché il peccato mortale è il più grande di tutti i mali, in quanto che offende Iddio, e reca un gravissimo danno a noi medesimi.

Dobbiamo adunque essere più afflitti dell'offesa fatta a Dio, che di tutti i mali del mondo. Tuttavia non è necessario che noi versiamo lagrime, come facciamo talora per altri mali ; basta che il nostro dolore sia sommo, avuto riguardo che abbiamo offeso la somma maestà e bontà di. Dio da stimarsi e da amarsi più di tutte le altre cose.

  1. Questo Dolore deve essere universale, cioè estendersi sopra tutti i peccati mortali commessi. Se ce ne fosse un solo di cui non si avesse questa Contrizione, Iddio non perdonerebbe nè questo, nè gli altri, perchè un solo peccato mortale merita e attira sopra di noi l'inimicizia di Dio.
  2. Bisogna che il Dolore sia congiunto ad un fermo proponimento, ossia ad una promessa o risoluzione di voler piuttosto morire, che ricadere in alcun peccato mortale : senza di ciò non si ottiene il perdono. La mancanza di questa risoluzione è una prova evidente che non vi è il vero Dolore; imperciocché, se siamo veramente pentiti di aver fatto un male, dobbiamo essere decisi di non più commetterlo in avvenire per qualsiasi ragione.
  3. Se questa risoluzione è ferma, presto si vedranno abbandonate le occasioni, ohe possono condurre al peccato mortale, poiché chiunque si ponga volontariamente nel pe icolo di peccare, è già reo di peccato. Un segno evidente del vero Dolore si è quando succede alla Confessione un cangiamento interno ed esterno ;

quando si soddisfa alla giustizia di Dio colla penitenza, o con altre buone opere; si ripa, ano i danni cagionati al prossimo nell’onore, nella roba o nella persona, e si pone pronto rimedio agli scandali dati.

  1. L' assoluzione, per cui riceviamo il perdono dei peccati, non si riceve se non quando il Confessore, dopo di aver udita tutta la Confessione, pronunzia le parole che diconsi sacramentali. Soltanto queste parole conferiscono alle anime ben disposte la grazia del Sacramento della Penitenza.
  2. Quando la Confessione non è terminata, oppure il penitente non è ancora abbastanza disposto, il Confessore non dà che una semplice benedizione, che non bisogna confondere coli' Assoluzione.

Il biglietto di Confessione che talvolta fa il Confessore è solamente un certificato che attesta esserci noi accostati al Sacerdote per confessarci, ma non dice nulla delle cose confessate, nè dell'assoluzione data o differita.

In generale il penitente può rimanere tranquillo di aver ricevuta l'assoluzione, quando il Confessore non avvisa che sia stata differita.

  1. Colla Contrizione, colla Confessione, coll'Assoluzione ci vuole ancora la soddisfazione, che consiste particolarmente nel fare la penitenza imposta dal Confessore, e rimediare ai peccati passati, con opere buone.

MODO PRATICO
per accostarsi degnamente al Sacramento della Confessione,
Dopo che avremo attentamente lette e considerate le disposizioni generali per fare una buona Confessione, potremo facilmente passare alla pratica. Pertanto nel giorno precedente a quello destinato per la Confessione dobbiamo prepararci con qualche pera di cristiana pietà, come sarebbe una visita al Santissimo Sacramento, un digiuno o almeno qualche mortificazione, un po' di lettura spirituale, qualche preghiera e simili. Nel giorno poi della Confessione dobbiamo metterci alla presenza di Dio e pregarlo di cuore, affinché ci aiuti a far bene l'Esame, cioè a fare una diligente ricerca dei peccati commessi dopo l'ultima Confessione; perciò invochiamo l'aiuto di Dio colla seguente
Orazione.
Signor mio Gesù Cristo, Redentore dell'anima mia, io mi getto ai vostri piedi, supplicandovi di aver pietà e misericordia di me. Illuminatemi colla vostra grazia, affinché io conosca ora i miei peccati, • come li farete a me noti quando mi presenterò al vostro divin Tribunale per essere giudicato. Fate, o Signore, che li detesti con vero dolore, e ne conseguisca il perdono pei meriti infiniti del vostro Sangue preziosissimo sparso per me sopra la Croce. Vergine Santissima, Santi e Sante tutte del Paradiso, pregate per me, affinché io possa fare una buona Confessione.

Esame.
Per far l'Esame è bene che ci portiamo colla mente sopra i Comandamenti della legge di Dio e della Chiesa, facendo a noi stessi l'applicazione di quanto ivi è proibito o comandato. Si darà nonostante un cenno sopra l'esame pratico
Esaminatevi pertanto : se parlaste male delle cose di religione ; se bestemmiaste; se nominaste il Nome di Dio invano; se non ascoltaste la santa Messa nei giorni festivi o vi siete occupati in opere servili' o in lavori proibiti ; se disobbediste ai vostri maggiori. Esaminatevi poi particolarmente intorno ai doveri del proprio stato . se avete dato scandalo in Chiesa o fuori di Chiesa, specialmente con parole oscene, o con altri cattivi discorsi ; se avete recato danno al prossimo nella roba, nella persona o nell'onore. Notate bene che si può anche rubare non occupando il tempo in quelle cose per le quali siamo pagati, o ne siamo altrimenti ricompensati. Se diceste, ascoltaste, faceste, permetteste, o anche solo avvertente-mente pensaste cose contrarie all'onestà.

Dobbiamo qui riflettere riguardo all'Esame, che non basta esporre semplicemente il peccato, ma dobbiamo dire il numero delle volte che abbiamo commesso questo o quell'altro peccato. Per esempio, non basta dire: Ho fatto cattivi discorsi, ma bisogna dire il numero delle volte che furono fatti; oppure: Ho avuto cattivi pensieri; ma anche, se furono volontarii, e quante volte si è avvertitamente acconsentito. In quanto poi al peccato di scandalo dobbiamo esaminarci in parti colare e riflettere se i nostri discorsi. le nostre parole, le nostre azioni furono ad altri occasione di peccato. Perciò quante sono le 'Arsone che ascoltarono quei discorsi, 'altrettanti sono i peccati di scandalo, di cui dobbiamo accusa, ci. Che se non ci siamo mai esaminati così nel passato, dobbiamo darci la massima sollecitudine di farlo presentemente, chiedendo sopra di ciò consiglio al Confessore, e se egli lo giudica bene, rifare eziandio le Confessioni passate.

Fatto l' esame, dobbiamo eccitarci ad un vero dolore ; quindi mettendoci alla presenza di Dio faremo la preghiera seguente;
Atto di Pentimento.
Eccomi, o mio Dio, innanzi a Voi, ripieno di confusione e di rincrescimento per avervi offeso. Ahimè : le mie iniquità mi circondano, la loro immagine mi angustia, la loro moltitudine mi spaventa. Oh, non le avessi mai commesse! Oh, non mi fossi mai staccato dall'osservanza della vostra santa legge I Io vi ho offeso, mio buon Dio, ed ho corrisposto al vostro amore colla più nera ingratitudine. Ho oltraggiata la vostra giustizia. O mio Dio, quanto mai è amara la memoria dei miei peccati ! Quanto mi rincresce di averli commessi I Ah ! Signore d'infinita bontà, e degno per Voi medesimo di essere amato da ogni cuore e sopra ogni cosa, io vi domando perdono. Il Sangue di G. C. sparso per me sulla Croce chiede al trono vostro pietà e misericordia. Deh 1 ascoltate, o mio Dio, le voci di questo Sangue divino, e perdonatemi. Io non vi offenderò mai più, sono disposto di perdere ogni cosa del mondo piuttostoché ritornare ad offendervi. Vi prometto di fuggire il peccato e le occasioni di peccare: abbandonerò quei luoghi, quelle amicizie e quelle compagnie che pur troppo furono la cagione delle mie ricadute nel peccato. Voi, o Dio d'infinita bontà e misericordia, avvalorate questi miei, proponimenti colla vostra grazia, da cui dipende tutta la mia forza e la speranza di perseverare nel bene.

Vergine Immacolata, cara Madre del mio Gesù, S. Giuseppe, S. Francesco di Sales, S. Luigi Gonzaga, Angelo mio Custode, ottenetemi in questo momento le grazie necessarie per fare una buona Confessione.

Giunto il momento di confessarvi, fate il segno della S. Croce e poi dite il Confiteor sino a mea mdxima culpa ; oppure :
Mi confesso a Dio Onnipotente, alla B. Maria sempre Vergine, a tutti i Santi ed a Voi, mio Padre spirituale, per averne la penitenza e l'assoluzione ; od anche solo : Beneditemi, o Padre perchè ho peccato.

Quindi direte il tempo dell'ultima vostra Confessione, se avete fatta o no la Penitenza e la Comunione ; poi manifesterete i vostri peccati al Confessore come viene esposto nella seguente istruzione.

Della Confessione.
La Confessione sacramentale è un' accusa che fa il Penitente dei proprii peccati ad un Confessore approvato per riceverne l' Assoluzione.

I caratteri che devono accompagnare questa accusa dei peccati sono : l'integrità, l'umiltà e la sincerità.
Integrità. Non si taccia mai alcun peccato mortale, nè per negligenza, nè per vergogna. Tacendo volontariamente un peccato mortale, invece di ricevere un Sacramento ohe scancella i peccati, si commetterebbe un sacrilegio. Chi disgraziatamente per rossore od anche per sola dimenticanza avesse tralasciato qualche grave peccato, prima di ogni altra cosa se ne accusi in questa Confessione, e se il Confessore lo giudica a proposito, rifaccia le sue Confessioni fino a quella in cui si è taciuto o dimenticato per negligenza qualche peccato.

Umiltà. Un sentimento di umiliazione e di confusione deve essere proprio di chi si presenta in forma di reo al suo giudice, e in faccia a colui che nel tribunale della penitenza tiene il luogo di Dio sopra la terra.

Sincerità. Si manifestino i peccati schiettamente e senza scuse. Si sfugga la prolissità nel dire, l'apporre ad altri la cagione dei proprii mancamenti. Confessiamo i peccati certi come certi, a i dubbi come dubbi.

Giova qui richiamare a memoria il grande segreto della Confessione. Il Confessore non può dire ad altri alcuna delle cose udite in Confessione : né può servirsene per se stesso, si trattasse anche di liberare sé od altri dalla morte. Questi riflessi devono inspirarci grande confidenza a palesare qualsiasi nostra colpa al Confessore, che è un padre amante, il quale fa le veci di Nostro Signor Gesù Cristo nel rimetterci i peccati.

Finita l' accusa dei peccati, ascoltate con somma attenzione e con grande rispetto la penitenza e gli avvisi che vi verranno dati dal Confessore per correggervi delle colpe com., messe, e preservarvi dal ricadere nelle medesime per l' avvenire , procurando di tenerli bene a mente e di metterli in pratica. Quindi rinnovando eziandio il dolore e l'accusa di qualche specie di peccati più gravi della vita passata, direte l'Atto di Contrizione; infine ricevuta l'Assoluzione, cogli occhi, bassi ritiratevi in disparte a fare gli atti seguenti :

DOPO LA CONFESSIONE.

Ringraziamento.
Come potrò io mai, Dio d'immensa bontà, rendervi le grazie che meritate ? Quali grazie non dovrò io rendere alla infinita vostra misericordia ? A me erano riservate pene eterne per i miei peccati : e Voi invece me li perdonate e li seppellite in un profondo oblio. Chi potrà mai comprendere l'immensità della vostra misericordia ? Chi potrà ringraziarvi come si conviene per tanta vostra bontà? Troppo debole son io. Io non posso fare altro, adorabile Salvatore dell'anima mia, che offerirvi tutto me stesso, tutta la mia vita. Sì, io occuperò la mia vita a raccontare le vostre meraviglie, e sino all'ultimo mio respiro io annunzierò all'universo le vostre misericordie.

Nell'atto stesso che mi vedo colmare di consolazione al pensiero di ciò che era prima e di ciò che ora sono, mi sento, o mio Dio, un odio grave contro al peccato, e col più vivo sentimento dell'anima prometto di non offendervi mai più. Aiutatemi Voi a mettermi con animo costante e generoso intorno all'affare della mia eterna salute. Vergine Immacolata, Angelo mio Custode, Santi miei protettori, celesti spiriti e felicissimi comprensori
del Paradiso, ottenetemi voi da Dio che non l'offenda mai più per l'avvenire. Deh I ringraziatelo in vece mia, e colla potentissima vostra intercessione ottenetemi la grazia della santa perseveranza.

 

 

 


Testimonianze dalle Memorie Biografiche [volume pagina]

(all’ Ebreo Giona) [I 320].
Un giorno al giovane ebreo accadde un disordine susseguito da rissa, che poteva avere tristi conseguenze; laonde corse da Giovanni per avere consiglio. - Se tu o caro Giona fossi cristiano, gli disse Giovanni, vorrei tosto condurti a confessarti; ma ciò non ti è possibile.
- Ma anche noi, se vogliamo, andiamo a confessarci.
- Andate a confessarvi, ma il vostro confessore non è tenuto al segreto, non ha potere di rimettervi i peccati, nè può amministrare alcun Sacramento.
- Se mi vuoi condurre, io andrò a confessarmi da un prete.
- Io ti potrei condurre, ma ci vuole molta preparazione.
- Quale?
- Sappi che la confessione rimette i peccati commessi dopo il Battesimo; perciò se tu vuoi ricevere qualche Sacramento, bisogna che prima di ogni altra cosa riceva il Battesimo.

[II 129]
Ritornato in Torino D. Bosco fu in grado di coltivare con miglior successo i suoi cari giovanetti pel bene delle anime loro, potendo pur riceverne le confessioni.
A questo proposito, sul finire del 1842 scriveva sopra di un suo libretto questi proponimenti:
“Breviario e confessione. Procurerò di recitare divotamente il Breviario e recitarlo preferibilmente in Chiesa, affinchè serva come di visita al SS. Sacramento
” Mi accosterò al Sacramento della Penitenza ogni otto giorni e procurerò di praticare i proponimenti che ciascuna volta farò in confessione.
” Quando sarò richiesto ad ascoltare le confessioni dei fedeli, se vi è premura, interromperò il santo ufficio e farò anche più greve la preparazione ed il ringraziamento della Messa, a fine di prestarmi ad esercitare questo sacro ministero”.

II 149
Ed il suo insegnamento non era solamente una ripetizione materiale dì quelle auree dimande e risposte contenute nel volumetto del Catechismo, sibbene le corroborava con prove di miracoli e profezie tratte dai libri sacri, che dimostrano Dio stesso aver rivelate quelle verità che si debbono credere, Dio stesso aver comandato colla sua legge quello che si deve operare e quello che si deve fuggire. Per tal modo i fanciulli si rendono ragione della loro fede; cosa importantissima senza dubbio, perchè, se manca la persuasione, le credenze vacillano e le passioni e l'errore col crescere degli anni finiscono per togliere affatto il santo timor di Dio. E questa fede ragionata non cessa mai dal premunire contro le future cadute, giacchè al dir del Salmista “il giovanetto corregge le sue inclinazioni in osservando le parole del Signore (2)” e del continuo spinge verso il sentiero della salute chi avesse la disgrazia di fuorviare.
In modo particolare nei catechismi intrattenevasi lungamente nello spiegare le disposizioni necessarie per ben ricevere e con frutto il Sacramento della Penitenza ed i vantaggi che ne provengono all'uomo dal praticarlo con costante regolarità. Era ben persuaso che solo colla frequenza a questo Sacramento e quindi a quello della S. Comunione il giovanetto può passare immacolato il tempo, nel quale coll'età si sviluppano in lui le passioni più pericolose, mentre è pure l'unica tavola di salvamento e di ravvedimento per coloro che dalle passioni fossero sopraffatti. Della quale sua intima convinzione fanno fede le continue esortazioni che a voce e per iscritto rivolgeva a' suoi cari giovanetti.

 

[II 313]
Prova indiretta di questa stima (per la S. Messa)  la porge un suo proponimento scritto da lui nel 1845 nelle brevi Memorie ai miei figli i salesiani: “Siccome giunto in segrestia per lo più mi si fanno tosto richieste di parlare per aver consiglio, o di ascoltare in confessione, così prima di uscire di camera procurerò sia fatta una breve preparazione alla S. Messa. Il lavare delle mani si faccia sempre in camera, e quando il tempo lo permette si rinnovi nella sagrestia”. Da questa nota argomentiamo che molte fossero le persone che lo attendevano a S. Francesco d'Assisi, al Rifugio, e in altre chiese della città e dintorni, quando vi si recava per celebrare il santo sacrificio;

[II 437].
Mentre quasi non sapeva se io fossi in cielo o in terra, D. Bosco mi chiama in tutta fretta, dicendo: - Mi aiuteresti a fare una cosa di qualche premura?
- Con tutto il piacere! quale?
- Forse ti costerà un po' di fatica.
- Non importa; fo qualunque cosa, sono assai forte.
- Vieni adunque in chiesa con me! - Io, contento oltre modo di servire D. Bosco, lascio prontamente il giuoco, e voleva seguirlo nell'arnese in cui mi trovava, cioè in maniche di camicia.
- Così no, mi disse D. Bosco. Mettiti la giubbetta. - Ed io prontamente me la indossai. D. Bosco precedeva ed io a seguirlo fin nella sagrestia, pensando fosse ivi qualche oggetto da traslocare.
- Vieni con me in coro, continuò D. Bosco.
- Eccomi, risposi. - E mi condusse presso un inginocchiatoio. Io che non aveva ancor capito, mi disponeva a prendere quel mobile per trasportarlo.
- Lascialo, lascialo, - mi ripetè D. Bosco sorridendo.
- Ma dunque che cosa vuole che io faccia?
- Voglio che ti confessi.
- Oh questo, sì, ma quando?
- Adesso!
- Adesso non son preparato.
- Lo so che non sei preparato, ma te ne do tutto il tempo: io reciterò una buona parte del breviario, e tu dopo farai la tua confessione, come più volte mi hai promesso.
- Giacchè Le piace così, mi preparerò volentieri, e non avrò più da darmi briga per cercare il: confessore. Ne ho proprio bisogno di confessarmi. Lei ha fatto bene a pigliarmi in questo modo, altrimenti per timore di alcuni compagni non sarei ancor venuto.
Mentre D. Bosco recitava il suo breviario, io feci la mia preparazione e poi mi sono confessato, con assai più di facilità che mi aspettassi, perchè il mio caritatevole e così ben esperto confessore mi aiutò mirabilmente colle sue saggie interrogazioni.

 

[II 532]
Così, quella Domenica, 8 novembre 1846, D. Bosco riprendeva le sue festive funzioni che si celebravano regolarmente a un dipresso come nelle parrocchie. Più volte alla settimana invitava i più grandicelli ed ignoranti a venirlo a trovare in casa, come e quando tornasse loro più comodo; ed egli passava le ore intiere istruendoli nel catechismo intorno alle verità della fede, e perseverando per più anni in tale laborioso esercizio. Assai spesso li esortava tutti a confessarsi avendo questo sacramento come il primo fondamento del suo sistema di riforma e preservazione morale, e facendo loro intendere la necessità di mantenere la coscienza netta dal peccato. Di questo trasfondeva nei suoi uditori un vivo orrore, perchè quando parlava dell'inferno, egli stesso dimostravasi atterrito alla considerazione delle pene eterne. Perciò lo ascoltavano e lo secondavano; e quanti in procinto di commettere un primo furto, di muovere i primi passi sulla china del vizio furono da lui arrestati, corretti, sovvenuti, assistiti! In D. Bosco avevano riposta tutta la loro confidenza, perchè erano persuasi di essere da lui amati.

 

[III 57].
Talora D. Bosco chiamava il padrone e dicevagli
- Mi farebbe un piacere?
- Domandi pure; troppo fortunato di servirla.
- Permetterebbe che qualche volta questo giovanetto venisse a visitarmi?
- E dove?
- All'Oratorio in Valdocco. Là potrebbe imparare un po' di catechismo e farsi buono.
- Ne ha bisogno di farsi buono! È un biricchino, è un insolente, è un poltrone. Ha tutti i difetti immaginabili.
- Oh possibile! Mi sembra che non debba esser così. E volgendosi al giovanetto, che stringeva le labbra e volgeva gli occhi altrove, soggiungeva: - Non è vero? - Continuando quindi il discorso col padrone: - A tutti i modi, siamo intesi; Lei mi farà questo piacere ed io gliene sarò riconoscente.
- Oh, quando non vuol altro; contento, contentissimo. E il giovanetto compariva all'Oratorio.
Talora D. Bosco cercava di invitare il padrone stesso ed i suoi figli a venirsi a confessare, specialmente in tempo di Pasqua. - Ebbene, signor padrone, quando facciamo Pasqua?
- Siamo cristiani sa! Il nostro dovere lo sappiamo.... ma veda bene, i continui affari... non si ha mica il tempo a disposizione... Basta, vedremo.
- E i suoi figli Pasqua l'hanno già fatta?
- I miei figli voglio che si regolino bene: hanno da fare con me, se mancassero a questo dovere.
- Dunque li manderà?
- Certamente. E quando Lei sarà in comodo?
- Tutte le mattine; ma per essere più sicuri di trovarmi, li mandi sabato a sera.
- Sarà fatto.
Certe volte per i padroni replicava l'invito, ma in ultimo, acconsentivano ed andavano coi loro figliuoli a confessarsi.

 

[III 137].
E in quanto alla SS. Comunione erano continuamente sulle sue labbra alcune massime, che allievi di questi anni ci ripeterono testualmente:
“ Prima di accostarvi a ricevere l'adorabile corpo di Gesù Cristo dovete riflettere se avete nel cuore le debite disposizioni. Sappiate che quel figlio il quale dopo di aver peccato non vuole emendarsi, cioè a dire, vuole di nuovo offendere il Signore, ancorchè siasi confessato, non è degno di accostarsi alla mensa del Salvatore, e comunicandosi, invece di arricchirsi di grazie, si rende più colpevole, e degno di maggior castigo. Al contrario, se vi siete confessati con un fermo, efficace proponimento di emendarvi, accostatevi pure a ricevere il pane degli Angioli ed arrecherete piacere grandissimo a N. S. Gesù Cristo. Egli stesso quando era visibile su questa terra, sebbene invitasse chiunque a seguirlo, tuttavia dimostrava una benevolenza speciale ai pii ed innocenti fanciulli, dicendo: - Lasciate che questi pargoli vengano a me, e non impediteli! - e dava loro la benedizione.

 

[III 153].
Cari figliuoli, diceva continuamente, e lo aveva stampato nella prima edizione del Giovane Provveduto, se voi non imparate da giovani a confessarvi bene, correte pericolo di non apprenderlo in vita vostra, e per conseguenza, di non confessarvi mai a dovere, con vostro grave danno e a rischio di vostra eterna salvezza. E prima di tutto vorrei che foste persuasi che qualunque colpa voi abbiate sulla vostra coscienza, vi sarà perdonata nella confessione, purchè vi accostiate colle debite disposizioni ”. E queste disposizioni le insegnava e spiegava, insistendo in modo affettuoso e convincente, sulla sincerità dell'accusa, per così guadagnare la piena confidenza de' suoi giovanetti. Nello stesso tempo sapeva rappresentare alle loro menti la formidabile cosa che è il peccato mortale, e al loro cuore i mille motivi che abbiamo di amare Iddio. “ Il Signore essendo un buon padre, prova grande dispiacere, quando è costretto a condannare qualcheduno all'inferno. Noi eravamo i condannati a morte, e Gesù per salvarci è morto per noi. Vogliamo ancora offenderlo? ” Ed esortandoli a mantenere i proponimenti fatti e a praticare i mezzi suggeriti dal confessore per non cadere mai più in peccato, raccomandava loro di prendere queste tre risoluzioni nelle quali, tutte le altre si concentravano, pregando Maria, la cara loro Madre, ad aiutarli per mantenerle:
1ª Di voler diportarsi in chiesa con grande divozione. 2ª Prestare pronta obbedienza ai genitori e a tutti gli altri Superiori. - 3ª Essere grandemente animati per l'adempimento dei doveri del proprio stato, e di voler lavorare per la maggior gloria di Dio e per la salvezza dell'anima.

[III 159]
In qualche domenica, nella quale, egli era andato a predicare fuori di casa, essi venivano a frotte all'Oratorio, e non trovandolo in cappella, andavano da Mamma Margherita: - Dov'è D. Bosco?
- Non c'è: è andato a Carignano.
- E dove si passa per andare a Carignano? chiedevano alcuni.
- Vedete; si va a Moncalieri e poi c'è lo stradone che mena sino là. E che cosa volete da lui?
- Confessarci!
- Ma ha lasciato qui un prete che tenga il suo posto.
- Noi vogliamo D. Bosco. - E si mettevano anche in viaggio come se Carignano fosse allo svolto della porta. Arrivavano a Carignano verso le 11 antimeridiane, polverosi, stanchi, affamati, e subito cercavano ove fosse D. Bosco.
Appena incontratolo: - Oh, finalmente, caro D. Bosco! Venga ad ascoltarci! Vogliamo confessarci e fare la santa Comunione.
E siete ancora digiuni? S'intende!
D. Bosco scendeva in chiesa, e confessatili li comunicava. Intanto egli era in angustia non essendo possibile rimandarli digiuni. I parroci però pieni di carità lo toglievano d'imbarazzo e commossi per quella pietà, allestivano un po' di pranzo.

[III 162].
Diceva ad alcuno: - Quando verrai a confessarti?
- Quando vuole: vengo anche tutte le domeniche.
- No; io desidero solo che tu venga ogni due o tre domeniche.
- Ebbene; lo farò.
“ Ed io proseguiva: - Perchè vuoi venirti a confessare?
- Per mettermi in grazia di Dio.
- È ciò che importa soprattutto; ma solo per questo?
“ E mi rispondeva: - Per farmi del merito.
- E per altro motivo?
- Perchè il Signore lo vuole.
- E per altro?
“ Il giovane non sapeva più che cosa dire. Allora io gli diceva: - E perchè piace a D. Bosco, che è il tuo amico e cerca il tuo bene.
- A queste parole restavano commossi, mi prendevano la mano, la baciavano e ribaciavano, versando alcune volte lagrime di consolazione. Ciò io diceva per ispirar loro sempre maggior confidenza ”.
Non era l'uomo, ma il sacerdote che loro domandava i cuori per darli a Dio, e a questo fine aveva dettate nel Regolamento dell'Oratorio Festivo le norme pratiche per accostarsi degnamente alle fonti della grazia, Confessione e Comunione, (1).

[IV 586]
D. Cafasso adunque continuava a prestare garanzia per D. Bosco; e dacchè ci si presenta questo nome benedetto, vogliamo fare speciale memoria di chi per circa venticinque anni guidò e soccorse D. Bosco nella vita spirituale e nelle materiali e morali necessità. Era santo il maestro e fu santo il discepolo che avealo scelto per suo confessore, e che ogni settimana si recava a confidargli lo stato della sua coscienza.
D. Cafasso, in S. Francesco d'Assisi, teneva il suo confessionale presso l'immagine della Madonna delle Grazie, ed era sempre assiepato ai lati da una folla che attendeva il suo turno. D. Bosco si inginocchiava per terra vicino ad un pilastro di rimpetto al confessionale per fare la sua preparazione, e vi rimaneva finchè D. Cafasso lo avesse veduto. Allora il confessore, perchè il venerando prete non avesse da perdere troppo tempo, gli faceva cenno alzando la tendina, e quegli a capo chino ed in atteggiamento divoto si approssimava e faceva la sua confessione sul dinanzi del confessionale con edificazione degli astanti. Il Ch. Bellia Giacomo lo accompagnava sempre, finchè frequentò l'Oratorio; e dopo lui altri chierici, e tutti ammiravano il suo contegno, dal quale traspariva la sua fede e la sua umiltà.

[VI 652];
Il 30 giugno si cantò per D. Cafasso la Messa di settima nella chiesa di S. Franceso d'Assisi con una funzione assai modesta. D. Bosco prendeva parte a quanto riguardava i suffragi al santo suo compatriota e nel Convitto trovava sempre il suo sollievo. Si era scelto per nuovo confessore il Teologo Golzio, al quale continuò a confessarsi regolarmente ogni otto giorni. Anche il Teologo era persuaso che il Signore conducesse D. Bosco per vie straordinarie e non si oppose al suo metodo di spirituale direzione anche quando l'Oratorio fu pieno di alunni interni e di chierici. “ Grande era il rispetto che aveva per lui D. Bosco, afferma D. Albera, e così sentito il rispetto e l'amore del Teol. Golzio per D. Bosco, che risolveva di lasciarlo erede dei suoi beni ”.

[XII 170]
Dal medesimo veniamo informati che Don Bosco chiese per lui al Vicariato la facoltà di confessare in Roma; quindi in giorno stabilito questi andava in casa Sigismondi e là si confessava da Don Bosco, il quale poscia si confessava da lui mettendolo, com'egli dice (3), “un poco negl'imbrogli ”.
(3) Lettera di D. Durando a D. Rua, 18 aprile 1876.
A Torino il suo giorno di confessione era il lunedì, perchè in quella mattina i penitenti della casa non solevano essere molti; allora verso le otto compariva Don Giacomelli, che, confessatosi da Don Bosco, ne ascoltava a sua volta la confessione.

 

[IV 164].
Sono 35 anni che aborrisco preti e religione, ed ora che per la prima volta mi viene in mente questo pensiero, D. Bosco subito me lo indovina! Dunque me la dia pure.
- Sì, volentieri; e che cosa vuole che domandiamo al Signore?
- Che io guarisca.
- Mi rincresce a dirglielo, ma se fosse decretato lassù che ella debba passare all'eternità?
- Ma vuole confessarmi?
- Non parliamo di questo adesso; lasci fare a me: sa quello che le ho promesso: voglio contentarlo: mi ascolti; adunque sono tanti anni, e precisò il numero, che non si è più confessato?
-Et appunto il tempo che ella ha detto, ma sa che io non voglio confessarmi?
- Non parli di questo. Intanto continuava dicendo: Le sue cose in quel tempo andavano in questo e in quell'altro modo. Allora il suo stato era così e così. - E precisava a meraviglia.
- Appunto; ma pare che ella sappia la mia vita!
- Dopo, nella tal circostanza ha fatta questa e quell'altra cosa.
- È proprio vero; mi rincresce, ho fatto male. Oh non vorrei averla fatta. - In tal modo D. Bosco, un per volta, diceva tutti i peccati dell'infermo, il quale diveniva sempre più pensieroso e più commosso e a ogni peccato che D. Bosco gli metteva innanzi esclamava: - Di questo mi rincresce; questo mi avvilisce; ho proprio fatto male! Ad ogni espressione di pentimento D. Bosco gli prendeva la mano e gli diceva: Caro signore, si faccia coraggio. - Queste parole parevano ferire il suo cuore, ed ogni volta che D. Bosco le ripeteva, rendevano più viva la sua commozione e gli facevano cadere una lagrima dagli occhi. Così venne al termine della sua confessione, versando come un fanciullo lagrime dirottissime di vero pentimento. Ricevuta l'assoluzione esclamava. - D. Bosco! Ella mi ha salvato! da principio non mi sarei confessato per qualunque cosa; era disposto a fare qualsiasi bestialità piuttosto che cedere ma lei mi ha saputo prendere con arte, mi ha vinto; grazie adesso farei mille confessioni: il mio cuore è straziato dal dolore, e tuttavia provo una grandissima consolazione, che non ho mai provato, nè avrei potuto immaginare.

[V 62],
L'estrazione della Lotteria era stata fissata pel 27 aprile 1854; ma D. Bosco aveva ottenuto che fosse differita di qualche settimana.
In questi giorni intanto accadeva un fatto degno di nota.
D. Bosco essendo andato nelle sale della Lotteria, fra le molte persone venute a visitare l'esposizone vi fu un signore, il quale gli chiese con istanza di confessarsi. D. Bosco gli disse di recarsi ad attendere un istante nella Cattedrale poco lontana, ove recatosi egli pure, si mise in un banco appartato, aspettando che quel signore gli fosse venuto vicino per confessarlo in quel luogo; ma invece lo vide andare difilato ad inginocchiarsi presso ad un confessionale. Come fare? D. Bosco temeva che il sagrestano venisse a metter lui fuori come un intruso, o peggio che arrivasse il canonico cui apparteneva quel confessionale per confessare qualche suo penitente. Quindi esitò alquanto; finalmente si risolse e andò a confessare. Ma dopo il primo, si presentò il secondo, e a poco a poco sopraggiungendo altri, fu tenuto in quel luogo quasi una mezza giornata.
Fra questi venne un uomo impiegato nell'Oratorio in cerca di un confessore che non lo conoscesse, e visto quel confessionale occupato, andò a porsi in ginocchio e venuto il suo turno si confessò. Nel corso della confessione palesò come si fosse recato a confessarsi in quel luogo, perchè non voleva che D. Bosco venisse a conoscere una mancanza abbastanza grave nella quale si era lasciato incappare nel maneggio, forse, dei danari della casa. Don Bosco ascoltò tutto senza pronunciar verbo e poi gli disse: - Guarda, ti assicuro che D. Bosco saprà nulla, e per tua tranquillità di coscienza anche in avvenire, sappi che egli passa sopra a questa cosa. -Pensate lo stupore di costui nell'accorgersi che si era confessato proprio da quegli al quale non aveva osato manifestare la coscienza. Egli ritornò all'Oratorio tutto consolato, e narrava a Buzzetti Giuseppe lo strano fatto occorsogli.

 

[V 303].Fra tutte queste vicende l'anno era giunto alla metà di luglio e D. Bosco col Ch. Francesia, il Ch. Turchi e altri loro compagni erano saliti a Sant' Ignazio sovra Lanzo per approfittare dei santi Spirituali Esercizi.
Un empio giornalista era andato a fare gli esercizi, forse più per avere alcuni giorni di riposo in quell'aria buona che non per pensare all'anima sua. Egli aveva scritti e pubblicati molti articoli contro D. Bosco, che però non conosceva di persona. Nei primi giorni, o per essere stato solitario, oppure per aver frequentato persone che non conoscevano D. Bosco, non aveva saputo che l'uomo di Dio si trovava in quel santuario. Mosso dalle prediche, decise di confessarsi, e visto che il confessionale di Don Bosco era frequentatissimo si avviò esso pure a quello. Naturalmente dovette manifestare quale fosse la sua professione e in qual modo in questa avesse mancato. Don Bosco lo ascoltò con ogni bontà, gli diede i consigli necessari e gli impose ciò che la coscienza esigeva. Egli aveva inteso benissimo chi fosse quel signore, il quale benchè incantato dalle sue maniere tutte carità, non aveva ancor pensato a chiedere il nome del suo confessore.
Baciatagli quindi la mano stava per ritirarsi, quando ad un tratto gli balenò alla mente un sospetto. Tornò indietro e chiese al confessore:
 -Lei è forse D. Bosco?
- Sono D. Bosco, rispose il confessore, sorridendo. Il giornalista commosso e meravigliato si ritirò colle lagrime agli occhi.

 

[V 639]
Un giovanotto stato alunno nell'Oratorio, ritornava in Torino, dopo aver esercitato il suo mestiere in molte città d'Italia.
Da ben dieci anni non sì era più confessato, e trovava grande ripugnanza al Sacramento. Un suo parente, esso pure artigiano e antico allievo, lo invitò a fare con lui una visita a D. Bosco, e venuti ambidue in Valdocco lo trovarono in sagrestia, che confessava gli ultimi penitenti.
Il giovanotto aspettava che D. Bosco si alzasse dalla sedia, quando ecco il suo compagno dargli un spintone e gettarlo sbalordito fra le sue braccia. D. Bosco gli disse allora: - Hai paura di me? Non siamo sempre gli amici di una volta? Se ti vuoi confessare è la cosa più facile.
Dirò tutto io. - Il giovane intenerito, incominciò subito la sua confessione e ritornò ad essere un buon cristiano; e ancora oggi giorno ride dello scherzo del suo compagno e narra commosso ciò che Don Bosco gli disse in quel momento.

 

[IX 692].
- Son ben contento di vederti e che tu mi voglia bene: tu sai che Don Bosco ti ha sempre voluto bene... e che cosa fai tu qui?
- Faccio il negoziante: i miei affari non vanno male; e me la passo in modo che non posso lamentarmi.
- E sei sempre bravo?
- Bravo sì, ma non come vuole lei.
- Come sarebbe a dire?
- Là, non voglio dir di più... sarebbe un parlar male... Ah! dei Don Bosco non ne ho trovato più nessuno! ... ce n'è un solo! ... Da altri non mi sento nè coraggio nè voglia di andarmi a confessare... anzi... per nulla.
- E da Don Bosco?
- A Don Bosco non posso dire di no e in qualunque momento egli voglia io son pronto.
- Ma qui in Asti, oltre di te ci saranno altri miei amici?
- Oh sì! ce ne siamo diversi, che parliamo sempre di Don Bosco e dell'Oratorio, e dopo che abbiamo lasciato l'Oratorio non siamo più stati a confessarci.
- Siamo intesi adunque; venite domani mattina.
- Verrò, sì.
- Ma sarai di parola?
- Forse non sarò capace di perseverare, ma a Don Bosco non mancheremo certamente di parola in nessun modo; mi dica dove va domani a dir messa e verrò io e condurrò anche gli altri.
Prima che rincasasse varii altri ex - allievi si erano avvicinati al Venerabile. E all'indomani 15 giovanotti e padri di famiglia si confessavano da lui e dalle sue mani ricevevano la S. Comunione. Poi lo accompagnarono alla vettura: ove gli si strinsero attorno e, piangendo dalla contentezza, baciandogli la mano ripetevano:
- Grazie, grazie del bene che ci ha fatto, della consolazione che ci ha data. Non solo i signori le vogliono bene, ma tutti, ma anche la povera gente lo ama.

 

[V 721].
La vigilia della Natività di Maria SS. il giovane Zucca studente era infermo nell'Oratorio per febbri; e giaceva in letto nel dormitorio della sua camerata. A un tratto gli compare a fianco la Vergine benedetta, in aspetto indicibilmente amorevole e maestoso, e gli dice: - Sono venuta perchè voglio molto bene a questa casa: ti dico quello che desidero da ciascuno di voi, e tu lo riferirai confidenzialmente ad ognuno de' tuoi compagni e in modo speciale a quelli di questa camerata. - Dati quindi all'infermo alcuni avvisi, percorse lentamente quella stanza e fermandosi ai piedi di ogni letto, diceva, accennando al giovane che quivi soleva prendere riposo: - A questo dirai così e così. - Giunta a un certo punto, essa indicando il letto del giovane Gastaldi, continuò: - Questo qui poi lo avviserai a nome mio che vada subito a confessarsi, perchè è da Pasqua che non si accosta più ai Sacramenti.
Ritornata vicino al letto di Zucca, soggiunse: - Intanto dirai a D. Bosco questo e questo. Al tuo maestro farai questa commissione da parte mia. - E così gli disse ciò che doveva ripetere a ciascuno della casa. Quindi scomparve.
Di questa prima parte della nostra narrazione il solo giovane privilegiato poteva farne fede; ma di quanto accadde poi fu testimone tutta la comunità, cioè circa due centinaia di persone.
L'infermo da quell'istante era perfettamente guarito, ma la sera essendo già molto avanzata, non si levò. Mandò invece a chiamare i compagni di camerata che si trovavano in ricreazione, facendo dir loro di avere una commissione importante da comunicare. I compagni salirono, e, come esigeva la convenienza, circondarono il suo letto stando alquanto discosti. Egli ad uno ad uno se li fece avvicinare, e disse in segreto ciò che li riguardava. Aveva un aspetto serio, con un'aria d'autorità che imponeva e contrastava col suo viso infantile. I giovani stavano alla sua presenza muti, quasi sbalorditi e riverenti.
Come ebbe finito, disse ad alta voce: - E poi ho bisogno di parlare con Gastaldi!
Gastaldi non era venuto; un compagno corse a chiamarlo, e condottolo al letto di Zucca, questi gli fece la commissione che aveagli affidata la Madonna.
In quell'ora D. Bosco confessava in sagrestia. Gastaldi, udito ciò che la Madonna aveva detto di lui, rispose ad alta voce: - Va bene, vado subito! - Ed uscì dalla camerata per andarsi a confessare. Ma nel discendere le scale cambiò proposito e pensò: Sono tutte storie! Non volendo però aver aria di rifiutare il consiglio dell'amico, entrò in sagrestia, da questa passò nella cappella della Madonna e quivi stato un po' di tempo in ginocchio, per colorare la bugia che voleva dire a Zucca, ritornò in camerata. Nessuno dei compagni si era mosso per osservare ove andasse. Mentre voleva aprir bocca per dire: - Adesso sono contento, - Zucca prende un'espressione in volto che sembrava di profeta, si alza sul letto e gli dice alla presenza di tutti: - Impostore! T'immagini che io non ti abbia veduto? Tu hai fatto così e così. - E gli descrisse il giro fatto, la sua fermata all'altare della Madonna, e quindi riprese: - Ritorna e guarda di non abusare della misericordia di Dio. Va subito!
Gastaldi, confuso all'evidenza del fatto, non osò più contrastare e promettendo che si sarebbe confessato, discese. Zucca, quasi vedesse quanto accadeva con uno sguardo fisso verso la porta, diceva: - Ei discende.... è sotto i portici... entra in sagrestia... s'inginocchia.... adesso si avvicina a D. Bosco... adesso si confessa... va bene.
Dopo un po' di tempo Gastaldi ritornò tutto allegro, e non ebbe nè bisogno nè tempo per riferire ciò che era accaduto, perchè Zucca gli disse subito: - Adesso sì che puoi dirti contento: ma guarda di continuare ad essere buono, perchè la Madonna mi disse che tu devi mutar vita, altrimenti il castigo sta preparato.
L'indomani Zucca, con meraviglia di tutti, era in cortile. In quel giorno aveva un'aria come d'ispirato, si avvicinava ai singoli compagni e loro faceva, traendoli da parte, la commissione della Madonna. Quando egli si allontanava, lasciava il compagno meditabondo. Nessuno osava ridere. Anche a D. Bosco riferì ciò che la Madonna aveagli comandato di dire. Si presentò al Chierico suo maestro il quale era tale, e per la stima che gli portavano i suoi scolari e per l'autorità che aveva su di essi, che nessuno avrebbe certamente osato fargli un'osservazione. Ancora nulla egli sapeva, e a un tratto gli si presenta Zucca,,e all'udirlo parlare in nome della Madonna e al modo autorevole col quale gli stava davanti, sentissi preso da tale riverenza che non replicò parola. Si sentiva di essere come davanti ad un suo superiore. E le parole dettegli da Zucca erano così caratteristiche che non davano luogo ad abbaglio.
Gastaldi poi si mantenne sempre buono, lasciò di studiare, abbracciò l'arte tipografica nell'Oratorio, e morì di apoplessia verso il 1886

 

[VI 38].
Altra volta D. Bosco fu invitato a recarsi presso un notaio infermo, parrocchiano del Carmine. Inutile era ogni sforzo di preti per ricondurlo a Dio. D. Bosco che nel passato era in qualche attinenza con lui, accondiscese a visitarlo. Fu ricevuto con molta cortesia ma freddamente. Al solito egli si dimostrò premuroso di chiedere notizie della malattia, affettuoso nel confortare il paziente, e gioviale nel rallegrarlo co' suoi discorsi. Il notaio rimase incantato. D. Bosco entrò quindi ad accennare alle cose dell'anima, ma quel signore messosi sull'avviso: - Cambiamo discorso gli disse; saprà già che i miei principii .....Io non mi indurrò mai a confessarmi.
- E perchè ?
- Perchè non credo alle cose di religione. Veda là quei libri tengo sul tavolino.
D. Bosco si appressò al tavolino e prese uno di quei volumi. Erano le opere di Voltaire e quindi:
- E con questo?
- Capisce! uno il quale abbia le convinzioni di questo illustre autore, non avrà mai la debolezza di confessarsi.
- E lei chiama debolezza il confessarsi? E non sa che questo uomo, col quale lei dice di dividere i principii, quest'uomo che dice illustre, in punto di morte voleva confessarsi?
- Oh questo poi...
- Certo; e si sarebbe confessato se i suoi amici barbaramente non glielo avessero impedito. - E qui D. Bosco gli narrò qual fosse stata la morte di Voltaire.
Quel signore ascoltava con interesse e commozione sempre crescente e D. Bosco concludeva.
- Ora le dirò come io abbia speranza che Voltaire si sia salvato!
- Possibile! - esclamò l'ammalato con un tremito in tutta la persona.
- Possibilissimo! Nella Santa Scrittura di un solo si dice apertamente che si sia dannato: Giuda. Degli altri il Signore non volle che sapessimo la sorte nell'eternità, perchè conservassimo speranza della loro salvezza.
- Che si sia salvato Voltaire dopo tutto quello che ha detto, fatto, scritto?
- Dio è tanto buono, tanto misericordioso, o mio caro signore. Un atto di amore basta a scancellare qualunque colpa.
- Voltaire salvo!
- Io posso tenere la mia opinione. Quindi posso tener per certo che si sia salvato. Infatti che cosa gli mancò? Il desiderio di confessarsi l'aveva, il suo dolore era straziante; fu solo disgraziato, perchè non ebbe il prete. Ma in quel momento che precedette la morte, quando si vide vicino a perdersi, se cessato l'orrore della disperazione, avesse concepito un atto d'amore di Dio, quindi di vero pentimento, è certo, è di fede che si sarà salvato.
L'infermo taceva e, dopo aver alquanto pensato, esclamò risolutamente: - Voglio confessarmi. Prenda quei libri non li voglio più in casa mia: ne faccia lei quello che vuole! - Si confessò, alle otto della sera ricevette il Santo Viatico, alle dieci gli fu dato l'olio santo e la benedizione papale e prima della mezzanotte moriva con veri sentimenti di fede, di dolore, di confidenza e di carità, lasciando in tutti la più soave speranza di sua eterna salute.

 

VI 322-3]
3 DICEMBRE 1859.
Dalla confidenza in generale coi superiori ieri sono passato a parlarvi della particolare che dovete avere col confessore: quindi il fioretto sarà: Sincerità piena assoluta in confessione. Non abbiate paura di manifestare al confessore i vostri difetti, le vostre mancanze. L'essere buono non consiste nel non commettere mancanza alcuna: oh no! Purtroppo tutti siamo soggetti a commetterne. L'essere buono consiste in ciò: nello aver volontà di emendarsi. Perciò quando il penitente manifesta qualche mancanza al confessore, sia pur grave questa mancanza, il confessore guarda alla volontà e non fa le meraviglie: anzi prova la maggiore delle consolazioni che possa provare a questo mondo, vedendo che quel tale gli ha confidenza, che desidera di vincere il demonio e mettersi in grazia di Dio, che vuole avanzarsi nella virtù. Nulla, o miei cari figliuoli, vi tolga questa confidenza. Non la vergogna: le miserie umane si sa, sono miserie umane. Non andate mica a confessarvi per raccontar miracoli! Bisognerebbe che ci vi credesse impeccabili e voi stessi ridereste di questa sua opinione. Non la paura che il confessore possa palesare un segreto così terribile per lui, poichè la minima venialità palesata basterebbe a farlo condannare all'inferno. Non il timore che si ricordi poi di ciò che avete confessato: fuori di confessione è suo dovere il non pensarvi. Il Signore ha già permesso ogni sorta di delitti. Ha permesso che Giuda lo tradisse, che Pietro lo negasse, che preti si facessero protestanti, ma non ha mai permesso che un confessore dicesse la più piccola cosa udita in confessione. Coraggio adunque, o figliuoli miei; non facciamo ridere il demonio. Confessatevi bene, dicendo tutto. Alcuno domanderà: E chi avesse taciuto qualche peccato in confessione come deve fare a rimediarvi? Guardate: al mattino se mettendomi la veste e abbottonandola salto un bottone, che cosa faccio? Sbottono tutta la veste, finchè arrivo dove c’è il bottone rimasto fuori di posto. Così chi ha da rimediare ad un peccato taciuto, rifaccia tutte le confessioni fino a quella, nella quale tacque il suo peccato e così tutti i bottoni saranno a posto e la veste non farà gobba. Lo dice il Catechismo. Dall'ultima confessione ben fatta fino a quella che si vuol fare. Da bravi, figliuoli! Con una parola si tratta di schivare l'inferno e guadagnarvi il paradiso. E cosa di un momento: il confessore vi aiuterà e voi sapete che siamo amici e desidero una cosa sola; la salvezza dell'anima vostra.

 

[VI 386].
Sceso poi in cortile e circondato subito da una folla di allievi, che da qualche anno vivevano nell'Oratorio, i novelli discepoli si accalcavano dietro a costoro, o perchè non osavano avvicinarsi a D. Bosco, o farsi strada per essere più vicini a lui. D. Bosco allora li chiamava a sè e sottovoce, in santa confidenza diceva or all'uno or all'altro di essi: - Se ti farai buono saremo amici. - D. Bosco ti vuol bene e vuole aiutarti a salvare l'anima tua. - Il Signore ti ha qui mandato, perchè tu fossi sempre più buono e più virtuoso. - La Madonna aspetta che le regali il tuo cuore. - Il Signore vuole fare di te un S. Luigi.
D. Bosco assicurava che i giovani presi così, sono contenti, aprono il loro cuore, incominciano a far bene, diventano amici col Superiore e sono guadagnati, perchè ripongono in lui piena confidenza. Dir loro subito e chiaro senza ambagi ciò che si vuole da essi pel bene dell'anima, dà la vittoria sui cuori. D. Bosco ne trovò ben pochi che resistessero a queste maniere. Egli asseriva che all'entrata di un giovane se il Superiore non dimostra amore per la sua eterna salute, se teme di entrare a parlare prudentemente di cose di coscienza, se parlando dell'anima usa mezzi termini, ovvero parla in modo vago, ambiguo di farsi buoni, di farsi onore, ubbidire, studiare, lavorare, non produce alcun effetto giovevole, lascia le cose come sono, non si guadagna l'affezione; e sbagliato quel primo passo non è tanto facile correggerlo. Questo ammonimento è frutto di lunghissima esperienza. - Il giovane, ripeteva sovente D. Bosco, ama più che altri non creda che si entri a parlargli de' suoi interessi eterni, e capisce da ciò chi gli vuole e chi non gli vuole veramente bene. Fatevi adunque vedere interessati per la sua eterna salute.
Con tali modi D. Bosco invitava i giovani ad andarsi a confessare, poichè l'idea di anima ha per strettissimo correlativo quella di confessione; ed essi intendevano che se avessero voluto giovarsi del suo ministero, li avrebbe ben volentieri aiutati. Ma nel fare tale invito usava singolare destrezza e moderazione memore della gran massima che la confidenza vuole essere guadagnata e non imposta. Adattava perciò gli avvisi alle varie indoli, in modo da non riuscire molesto, ma sibbene di dolce conforto.
A taluno, che D. Bosco scopriva un po' restio a fare questo primo passo, per vincere la ripugnanza, che quegli aveva a confessarsi, soleva dirgli scherzando: - Quando ti preparerai a fare la tua confessione generale della vita futura ?
Sorridendo il giovane rispondeva: - Della vita futura? Questa non si può fare!
- Hai ragione, ripigliava allora D. Bosco. La faremo della vita passata: ma sta tranquillo. Quello che tu non saprai dire, lo sa D. Bosco.
Talora metteva attorno a tali giovani un buon compagno, il quale divertendosi con essi rivolgesse loro qualche consiglio acconcio e in bel modo li invitasse a fargli compagnia nell'andarsi a confessare il tal giorno, la tale ora; e con queste ed altre amorevoli industrie, li guadagnava o li conservava a Dio e rendevali altresì modelli di virtù e di perfezione cristiana.
Soffriva poi grandemente nel vedere talvolta alcuni dei novelli star solitarii e coll'aspetto melanconico, temendo le insidie del nemico del bene. Allora li chiamava a sè, rivolgeva loro qualche amorevole interrogazione, con particolare interesse li presentava a qualcuno dei migliori allievi, facendogliene l'elogio e raccomandandogli che trovasse il modo di ricreazione più gradito ai nuovi amici; e non si acquietava finchè non li avesse affezionati a sè, alla casa, avviati alle loro occupazioni e principalmente alle pratiche religiose.
Prima cosa adunque che D. Bosco esigeva da un giovanetto nel suo entrare in collegio era la riforma morale, il cui principio sta in una buona confessione. Egli potevasi ben dir maestro in questa riforma, e da tutto conoscevasi l'efficacia ammirabile de' suoi consigli. Oltre a ciò era un modello di cristiana e paterna amorevolezza. Il Teol. Can. Ballesio Giacinto nella sua Vita intima di D. Giovanni Bosco, così si esprime: “ Amante ed espansivo, schivava nel suo governo con noi il formalismo artificiale ed il rigorismo che pone come un abisso tra chi comanda e chi obbedisce; ed esercitava l'autorità, ispirando rispetto, confidenza ed amore. E le anime nostre gli si aprivano con intimo, giocondo e totale abbandono. Tutti volevamo confessarci da lui, che a questa santa e ad un tempo dura fatica consecrava da sedici a venti ore per settimana e ciò con tutto il suo da fare e per tanti anni! Sistema questo direi più unico che raro tra superiore e dipendenti; sistema dei santi (e solo di questi) che dà agio a conoscere l'indole e saviamente piegarla e sprigionarne le recondite energie ”.
La confessione era anche preparazione alla Comunione e questa molto frequente è un mezzo assolutamente necessario per conservare la moralità in una casa di educazione. Per le sue esortazioni continue un gran numero di giovani la facevano tutti i giorni, altri ancor più numerosi più volte alla settimana, quasi tutti almeno una volta ogni domenica, i più negligenti ogni quindici giorni o una volta al mese.

 

[VI 626-7].
Seconda perquisizione nell'Oratorio -D. Bosco
Non ebbero nessun riguardo e ce ne porge una prova l'interrogatorio seguente fatto subire al giovane Costanzo.
- Da chi vai a confessarti?
- Da D. Bosco.
- È da molto tempo?
- Due anni che sono in questa casa, sono sempre andato da lui.
- Ci vai volentieri?
- Ci vado molto volentieri.
- Che cosa ti dice di bello in confessione?
- Mi dà dei buoni consigli.
- Dimmene qualcuno; desidero tanto di conoscerli.
- Ho udito a dire che le cose ascoltate in confessione non va bene ripeterle al di fuori. Del resto, se lei desidera aver dei buoni consigli, potrebbe andarsi a confessare da D. Bosco e son sicuro che gliene darebbe finchè ne vuole.
- Ora non ho tempo. Ma dimmi: non ti dice che il Papa è un santo?
- Dice che il Papa si chiama Santo Padre; e io credo benissimo che egli sia Santo, perchè è molto buono ed è il Vicario di Gesù Cristo.
- Non ti dice che sono scellerati coloro, i quali gli hanno tolto una parte dei suoi Stati?
- Queste cose non appartengono alla confessione.
- Ma queste cose non sono peccati?
- Se sono peccati ci pensino i colpevoli, quando vanno a confessarsi. Io non le ho fatte, e perciò non sono tenuto a confessarle.
Da ciò ognuno si faccia idea del resto.
O fosse per la stanchezza o per la convinzione di non poter trovare il corpo del delitto, i perquisitori, dopo quasi 7 ore d'inutile fatica, desistettero dall'ignobile impresa e giudicarono di andarsene.

 

[VI 903]
Vuoi vedere i tuoi ragazzi tali e quali sono al presente? Quali saranno in futuro ? E li vuoi tu contare ?
- Oh sì, sì.
- Vieni adunque.
Allora egli trasse fuori, non so di dove, una grossa macchina, la quale non saprei descrivere, che aveva dentro una grande ruota e la piantò per terra. - Che cosa significa questa ruota? domandai.
Mi fu risposto: - L'Eternità nelle mani di Dio! - E prese la manovella di quella ruota e la fece girare: quindi mi disse: - Prendi il manubrio e dà un giro.
Così feci; e mi soggiunse: - Ora guarda là dentro. - Osservai la macchina e vidi esservi un gran vetro in figura di una lente, largo un metro e mezzo circa, che si trovava nel mezzo della macchina, fisso alla ruota. Intorno a questa lente stava scritto: Hic est oculus qui humilia respicit in coelo et in terra. Subito misi la faccia su quella lente. Guardai. Oh spettacolo! Vidi là entro tutti i giovani dell'Oratorio. - Ma come è possibile questo? diceva fra me. Fino adesso ho visto nessuno in questa regione ed ora vedo tutti i miei figli! Non si trovano essi tutti a Torino? - Guardai al disopra ed ai lati della macchina, ma fuori di quella lente niente vedeva. Alzai la faccia per fare le mie meraviglie con quell'amico, ma dopo qualche istante egli ordinommi di dare un secondo giro alla manovella e vidi una singolare e strana separazione dei giovani. I buoni divisi dai cattivi. I primi erano raggianti di gioia. I secondi, che però non erano molti, facevano compassione. Io li riconobbi tutti, ma come erano diversi da quelli che i compagni li credevano. Gli uni avevano la lingua bucata, altri gli occhi compassionevolmente stravolti, altri oppressi da male al capo per ulceri ributtanti, altri avevano il cuore roso dai vermi. Io più li guardava tanto più mi sentiva afflitto dicendo: - Ma è possibile che questi siano i miei figli ? Non capisco che cosa vogliano significare queste così strane infermità.
A tali mie parole, colui che mi aveva condotto alla ruota, mi disse: -Ascolta me: la lingua forata significa i discorsi cattivi; gli occhi guerci coloro che interpretano e apprezzano stortamente le grazie di Dio preferendo la terra al cielo; la testa ammalata è la noncuranza de' tuoi consigli, la soddisfazione de' proprii capricci; i vermi sono le malvagie passioni che rodono i cuori: vi sono anche dei sordi che non vogliono udire le tue parole per non metterle in pratica.
Quindi mi fece un cenno ed io dato un terzo giro alla ruota applicai l'occhio alla lente dell'apparecchio. Vi erano quattro giovani legati con grosse catene. Li osservai attentamente e li conobbi tutti. Chiesi spiegazione allo sconosciuto, e mi rispose: - Lo puoi sapere facilmente: sono quelli che non ascoltano i tuoi consigli e, se non mutano costume, sono in pericolo di essere messi in prigione e di marcirvi pei loro delitti o gravi disobbedienze. - Voglio prendere nota del loro nome per non dimenticarlo, io dissi; ma l'amico rispose: -Non fa duopo; sono tutti notati: eccoli scritti in questo quaderno! -
Mi accorsi allora di un libretto che egli teneva in mano. Mi comandò di dare un altro giro. Obbedii e mi posi nuovamente a guardare. Si vedevano sette altri giovani, i quali stavano tutti fieri, in contegno diffidente, con un lucchetto alla bocca che chiudeva le loro labbra. Tre di costoro si turavano eziandio le orecchie colle mani. Mi alzai nuovamente dal vetro: voleva estrarre il taccuino per notare colla matita i loro nomi, ma quell'uomo disse: - Non fa di bisogno; eccoli qui notati su questo quaderno, che non mi lascia mai. - E assolutamente non volle che scrivessi. Io stupito e addolorato per quella stranezza, domandai per qual motivo il lucchetto stringesse le labbra di quei tali. Egli mi rispose: - E non lo intendi? Questi sono coloro che tacciono.
- Ma che cosa tacciono?
- Tacciono! - Allora capii che ciò voleva significare per rispetto alla confessione. Sono coloro che, anche interrogati dal confessore, non rispondono, o rispondono evasivamente, o contro la verità. Rispondono no, quando è si.
L'amico continuò: - Vedi quei tre che, oltre il lucchetto alla bocca, hanno le mani alle orecchie? quanto è deplorevole la loro condizione! Questi sono quei tali che non solo tacciono in confessione, ma non vogliono in nessuna maniera ascoltare gli avvisi, i consigli, i comandi del confessore. Essi sono quelli che udirono le tue parole, ma non le ascoltarono, non vi diedero retta. Potrebbero metter giù quelle mani, ma non vogliono. Gli altri quattro ascoltarono le tue esortazioni, raccomandazioni, ma non ne approfittarono.
- E come debbono fare per togliersi quel lucchetto?
- Ejiciatur superbia e cordibus eorum.
- Io avviserò tutti costoro, ma per quelli che hanno le mani alle orecchie ci è poca speranza.
Quell'uomo diede poi a me un consiglio: cioè che quando si dicono due parole in pulpito, una sia intorno al far bene le confessioni. Promisi che avrei obbedito. Non voglio dire di regolarmi assolutamente così, perchè mi renderei noioso; ma farò il possibile per inculcare spesse e spesse volte questa massima necessaria. Infatti è più grande il numero di coloro che si dannano confessandosi, che di coloro che si dannano per non confessarsi, perchè anche i più cattivi qualche volta si confessano, ma moltissimi non si confessano bene.
Quel personaggio misterioso mi fece dare un altro giro di ruota.
Detto, fatto. Guardai e vidi tre altri giovani in un pauroso atteggiamento. Avevano ciascuno un grosso scimione sulle spalle. Osservava attentamente e vidi che i scimioni avevano le corna. Ciascuna di quelle orribili bestiacce colle zampe davanti stringeva un infelice al collo talmente stretto, che lo faceva venir rosso ed infiammato in volto, quasi schizzandogli fuori dalle orbite gli occhi iniettati di sangue; colle zampe di dietro lo serrava nelle coscie dimodocchè a stento poteva muoversi, e colla coda, che andava giù fino a terra, lo avvolgeva ancora attorno alle gambe, sicchè gli rendeva più difficile e quasi impossibile il camminare. Questo significava quei giovani che dopo gli esercizii sono in peccato mortale, specialmente d'impurità e d'immodestia, rei di materia grave contro il sesto comandamento. Il demonio li stringeva al collo non lasciandoli parlare quando dovrebbero: li faceva venir rossi in faccia al punto che perdono il cervello e non sanno più quel che si facciano, rimanendo poi legati da vergogna fatale, la quale invece di condurli a salute li conduce a perdizione; per le sue strette loro faceva schizzar gli occhi fuori dal capo, per cui non son capaci di vedere la loro miseria, e i mezzi per uscire da questo orribile stato, perchè trattenuti da una paurosa apprensione e ripugnanza dei Sacramenti.