CAPITOLO GENERALE XX della Congregazione Salesiana

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A cura di don Juan E. Vecchi e CSPG - Roma

Documento 2
DON BOSCO NELL'ORATORIO
criterio permanente di rinnovamento dell' azione salesiana

INTRODUZIONE

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IL RINNOVAMENTO della nostra azione apostolica non si esaurisce con le disposizioni straordinarie di un Capitolo Speciale; rimane un' esigenza permanente della Congregazione Salesiana, per il fatto che e costitutiva dell' organismo ecclesiale.(295) Sono due le esigenze essenziali di un autentico rinnovamento, a norma del Concilio: il ritorno (reditus) alle fonti e l' adattamento (aptatio) alle mutate condizioni dei tempi.(296)

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L' accettazione del Vangelo come norma fondamentale del rinnovamento include anche il rispetto per le sfumature della sua particolare incarnazione in ogni famiglia religiosa. Il profilo del Salesiano è quindi il risultato di una lettura del Vangelo fatta da Don Bosco; è sottomesso perciò alla legge di fedeltà dinamica.(297) L' esperienza insegna che nel difficile processo di ritorno al fondatore e di adattamento ai tempi esplodono divergenze e tensioni. C'è infatti il rischio di ridurre la fedeltà a pura ripetizione meccanica e il pericolo opposto, di scivolare cioè verso il relativismo, in nome di un progresso non ben assimilato.

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E' necessario un criterio che consenta di sceverare le autentiche formule del rinnovamento dalle sue eventuali contraffazioni. Perché un CRITERIO possa dirsi ideale, occorre che sia: certo nella sua funzione di segno distintivo; specifico nell' indicazione concreta della realtà specificata; universale, cioè accessibile a tutti, dappertutto e sempre. Di conseguenza, un tale criterio non può essere che oggettivo ed esterno. Non sembrano rispondere a tali esigenze né il ricorso al solo spirito del Fondatore né le sole sue opere concrete. Non il solo spirito, perché a causa forse di apprezzamenti soggettivi non di rado diventa problematico e perciò bisognoso a sua volta di criterio. Non le sole opere, perché non essendo immuni da eventuali idealizzazioni e perfino deformazioni, esigono una previa discriminazione. Ne deriva dunque che il criterio di fedeltà dinamica per il rinnovamento della nostra azione specifica deve essere una realtà incarnata per rispettare la funzione di segno, senza però identificarsi con un' opera singola. Anche l' opera più geniale del resto è sempre legata a delle coordinate spazio-temporali assolutamente irrepetibili.

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Il DON BOSCO DELL' ORATORIO sembra rispondere alle esigenze del criterio ideale. Occorre riferirsi alla persona di Don Bosco, vivo e operante in mezzo ai suoi ragazzi, lungo l' arco completo della sua vita apostolica. Occorre poi riferirsi all' Oratorio, dando a questa parola la pienezza di significato che ebbe sotto la penna dei biografi e rispettando il fascino dei primi tempi. Non va quindi intesa come un' opera concreta, contrapposta ad altre opere di Don Bosco, ma piuttosto come la matrice, come la sintesi, come la cifra riassuntiva delle geniali creazioni apostoliche del Santo Fondatore: il frutto maturo di tutti i suoi sforzi.

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Per noi Salesiani il ritorno al Fondatore significa risalire al Don Bosco dell' Oratorio. Alla sua scuola è necessario imparare il modo di reagire agli stimoli della storia. Cioè: il criterio del nostro rinnovamento - in quanto Salesiani - è la persona di Don Bosco che per primo, nell' Oratorio, ci dà una lezione esemplare di fedeltà dinamica alla sua vocazione apostolica. La storia dell' Oratorio ci mostra Don Bosco tenacemente attaccato alla sua missione tra i giovani. Eppure quel servizio permanente (diaconia) che fu la costante indefettibile della sua vita, non gli impedì mai tutta quella serie di iniziative diversissime che rispondevano ai richiami contingenti della storia, momento per momento: Bisogna che cerchiamo di conoscere i nostri tempi e di adattarvici.(298)

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Il Don Bosco dell' Oratorio, fedele e dinamico, docile e creativo, fermo e flessibile a un tempo, rimane un modello di comportamento per tutti i suoi figli.(299) Costoro infatti, più che ripetere servilmente quello che lui fece, sono invitati a fare come lui; invece che impegnarsi nella ripetizione meccanica di un suo gesto caduco, sono chiamati a comprendere la legge profonda a cui si ispirava il suo operare, espressa con semplicità nella sua dichiarazione: Sono sempre andato avanti come il Signore mi ispirava e le circostanze esigevano.(300) Fu questa la legge che assicurò ieri il successo del suo apostolato e condiziona oggi l' omogeneità del suo sviluppo ulteriore.

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Il nostro schema si propone di rievocare anzitutto l' interferenza esemplare di costanti e variabili nell' azione apostolica di Don Bosco. Cerca poi di dimostrare che la vera aderenza al Fondatore esige FEDELTA' alla missione nel dinamismo delle iniziative e DINAMISMO coraggioso senza detrimento dell' autentica fedeltà.

CAPO PRIMO
RIEVOCAZIONE DEL CRITERIO

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L' opportunità di un ritorno all' Oratorio, in quest' ora di ripensamento di tutta la nostra azione pastorale, è stata rilevata e particolarmente richiesta da parecchi Capitoli Ispettoriali.(301) Riandando all' Oratorio, però, ciò che noi cerchiamo non è tanto la successione storica degli avvenimenti, quanto l' idea che Don Bosco si era formato della sua missione e le formule escogitate per realizzarla.

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1. Origine dell'Apostolato

Se è vero che l' Oratorio di Don Bosco rappresenta l' incarnazione concreta della sua missione, lo studio delle origini ci porta alla radice del suo ideale.(302) Colpisce fin dal primo momento la sua volontà decisa di dare una risposta intelligente e fedele alla vocazione divina.

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a) La chiamata divina ricevuta da Giovannino, tende fin dall' inizio verso quel tipo di opera che egli aveva intravveduto nel misterioso sogno fatto a nove anni.(303) così si spiega perché dei sacerdoti, suoi antichi compagni di studi già avanzati in età, riconoscessero realizzato a Valdocco quello che Don Bosco seminarista molti anni prima aveva già descritto, come se avesse veduto coi propri occhi ciò che mostrava.(304)

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b) La risposta alla missione ricevuta dall' alto fu l' attività intrapresa da Don Bosco a favore dei giovani, che si svolse in sintesi nell' Oratorio. Fu Don Bosco stesso a considerare una specie di Oratorio i suoi primi tentativi apostolici iniziati all' età di dieci anni, subito dopo l' invito rivoltogli nel primo sogno.(305) Fu anche Don Bosco a interpretare come inizio e principio dell' Oratorio l' incontro con Bartolomeo Garelli e la prima catechesi iniziata il giorno storico dell' Immacolata.(306) Egli ha coscienza di trovare nell' Oratorio la sua piena risposta alla chiamata di Dio, lo scopo della sua vita: Quando mi sono dato a questa parte del sacro ministero, intesi di consacrare ogni mia fatica a Dio e a vantaggio delle anime.(307)

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Una tale convergenza ci permette di ricostruire il pensiero di Don Bosco sul suo apostolato, sia discendendo dalla vocazione iniziale per giungere fino alla sua opera realizzatasi nell' Oratorio, sia ascendendo dal complesso delle attività fino ai motivi che le ispirarono.

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La semplice rievocazione dei sogni vocazionali da una parte, e la lettura dei Regolamenti dell' Oratorio dall' altra, rispondono esattamente a questo programma. Consideriamo i Sogni come una ricostruzione autobiografica della vocazione di Don Bosco. Si direbbe che nell' evocazione letteraria Don Bosco cerchi di assicurare alla sua missione quel carisma che viene dall' alto. Il nostro studio si limita a enucleare l' idea del narratore, piuttosto che a discutere la realtà oggettiva dei fatti narrati; possiamo quindi risparmiarci non lievi questioni di critica riguardanti il genere letterario della narrazione.

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I Regolamenti, scritti da Don Bosco, rappresentano una testimonianza eloquente dell' indirizzo che egli intendeva dare, anche in piano istituzionale, alla sua azione formativa.

2. Lineamenti dell'Azione Apostolica

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a) Nei ripetuti accenni ai Sogni della sua infanzia, Don Bosco lascia trasparire una piena consapevolezza di doverli interpretare come segni evidenti di una vocazione superiore, marcata da tratti specifici indicatigli dall' alto. Dai racconti dei sogni vocazionali, densi di reminiscenze bibliche, balza fuori un Don Bosco convinto di essere chiamato da Dio al ministero di pastore dei giovani. Pastore è l' immagine insistentemente ripetuta fin dall' inizio in tutti i sogni vocazionali.(308)

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I sogni lo presentano come un futuro pastore, destinato alla custodia dei giovani (Mi ordinò di mettermi alla testa di quei fanciulli) che sono oggetto della predilezione di Cristo (Sinite parvulos venire ad me), e che costituiscono la porzione più delicata e più preziosa dell' umana società;(309) i suoi prediletti saranno i giovani più poveri e abbandonati.(310) Il motivo è che essi, appunto perché più bisognosi, sono i primi destinatari del Vangelo e l' attività evangelica svolta tra loro costituisce il segno della divina salvezza già in atto. (Pauperes evangelizantur).(311)

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La pastorale giovanile affidata al nostro Fondatore si ispira anzitutto agli esempi del vero pastore evangelico: Don Bosco dovrà essere buono (Non con le percosse, ma con la mansuetudine e con la carità...) e sollecito (Mettiti adunque immediatamente a fare una istruzione....(312)

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Vi sono sfumature particolari che specificano ulteriormente la missione di Don Bosco essenzialmente evangelica e catechistica:

- il DOCETE rivolto da Cristo ai suoi apostoli si concretizza, nel caso di Don Bosco mandato a dei poveri ragazzi, in una formula realistica in apparenza modesta, ma di contenuto densissimo e piena di tatto pedagogico: Insegna il catechismo (Mettiti a fare loro una istruzione sulla bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtù);(313)

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- l' EGO VOBISCUM SUM abituale nella missione biblica come pegno di autenticità e di fedeltà di Dio alle sue promesse si modula in chiave di tenerezza materna a favore dei giovani abbandonati. Si direbbe che Cristo intendesse rendersi visibile nel ministero affettuoso di sua Madre, per rispondere all' inadeguatezza del pastore, povero pastorello dei Becchi (Io ti darò la Maestra),(314) e anche alle carenze delle pecorelle, prive del calore di una famiglia e dell' affetto di una mamma. (Ciò che vedi in questi animali... tu lo vedrai fare per i miei figli).(315) Questo quadro stupendo in cui si alternano tratti di saggezza pedagogica e di bontà evangelica sintetizza l' idea di Don Bosco. Egli vuole che i suoi figli si formino alla sua missione; a suo avviso è chiaramente soprannaturale, ma anche squisitamente umana.

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L' Oratorio, per volontà del Signore nei sogni, è destinato a diventare una casa della catechesi per i giovani abbandonati. Dovrà essere anzitutto una palestra, dove essi possano acquistare una formazione integrale delle verità vive del Vangelo; e anche (poiché la Maestra è Madre) un' autentica famiglia, dove i poveri orfani siano in grado di scoprire la bontà salvifica del Padre incarnata in segni a loro accessibili, perché ispirati alla pedagogia del Vangelo, che è pedagogia di amore.

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b) Nel Regolamento dell' Oratorio. Volendo passare dalla prospettiva del progetto al piano della realizzazione storica, non vi è nulla di più espressivo che il Regolamento per l' Oratorio, dove i tratti caratteristici della pastorale di Don Bosco diventano norma di azione specificamente salesiana. In questo scritto Don Bosco mette a fuoco la finalità assegnata alla sua istituzione: Quegli sforzi che il Verbo Divino fece per radunare i figli di Dio che erano dispersi, parmi che si possano letteralmente applicare alla gioventù dei nostri giorni.(316)

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L' Oratorio in questa prospettiva acquista vere dimensioni evangeliche. Il Regolamento, per sua natura arido e necessariamente normativo, non impedisce di rilevare come i lineamenti apostolici dell' Opera corrispondano fedelmente ai progetti profetici.

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a) La cura dei giovani nell' Oratorio non è austera, rigida, scostante. E' invece allegra, piacevole, attraente. Scopo dell' Oratorio è di trattenere la gioventù nei giorni di festa, con piacevole e onesta ricreazione.(317) Ma allo stesso tempo è formativa, è educativa, è salvifica, in accordo con il comando registrato nei sogni vocazionali. L' istruzione religiosa è lo scopo primario, il resto è accessorio, come allettamento ai giovani per farli intervenire.(318)

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b) L' Oratorio è cattolico, cioè universale, in quanto aperto a tutti i giovani: si hanno specialmente di mira i giovanetti operai... non sono però esclusi gli studenti.(319) Il motivo della preferenza per quelli che sono poveri, più abbandonati e più ignoranti (320) è in linea perfetta con la finalità primordiale dell' Oratorio, con la preoccupazione cioè apostolica, perché hanno maggior bisogno di assistenza per tenersi nella via dell' eterna salute.(321) L' Oratorio è integrale in quanto si rivolge a tutto il giovane, senza dicotomie, in un' azione che lo considera allo stesso tempo uomo e cristiano: fare buoni cittadini in questa terra, e poi, un giorno, abitatori del cielo.(322)

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In conclusione, l' Oratorio aspira a essere: una casa, per quelli che non l' hanno,(323) una parrocchia, per chi non conosce la parrocchia,(324) una scuola, accessibile a chi altrove troverebbe difficoltà, forse insormontabili.(325)

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c) Lo stile caratteristico di cui è sostanziata questa pastorale giovanile ha vibrazioni intense di carità evangelica. Questo Oratorio è posto sotto la protezione di San Francesco di Sales, perché coloro che intendono dedicarsi a questo genere di occupazione, devono proporsi questo santo modello della carità nelle buone maniere, che sono le fonti da cui derivano i frutti che si sperano dall' opera degli Oratori.(326) Una simile affermazione trova un riscontro eloquente nello scritto di Don Bosco sul SISTEMA PREVENTIVO.

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E' appunto questa carità autenticamente soprannaturale, ma realmente incarnata, che diventa percettibile dai giovani: pervasa da serena letizia, vissuta in chiave di amicizia vera e in clima di famiglia, ispirata alla tenerezza materna di Maria, che informa tutta la metodologia del lavoro nell' Oratorio:(327) - sia nel momento ricreativo, procurando un clima caldo e sereno come sfondo per i trattenimenti giovanili, - sia nel momento formativo integrale; tanto nell' aspetto personale di comunicazione della Verità (catechesi) e della Vita (frequenza dei sacramenti) quanto in quello comunitario di scambio reciproco di esercitazione pratica all' apostolato (compagnie).

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3. Permanenza e contingenza

Nella missione di Don Bosco c'è dunque una coincidenza innegabile tra due prospettive: vocazione e risposta; programma e realizzazione. Occorre sottolineare i tratti che consideriamo normativi per l' odierno rinnovamento: continuità e novità. Sono senza dubbio le due dimensioni costitutive dell' azione di Don Bosco.

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a) Continuità

Nel primo sogno vocazionale sembra quasi che la missione sia affidata in forma esclusiva alla persona di Don Bosco. Ma, dato che il brano presenta lo stile proprio delle vocazioni bibliche, non è arbitrario intravvedere l' alternativa abituale di partecipazione e successione, resa poi più esplicita dai documenti posteriori. Infatti nei sogni ulteriori, che venivano a precisare il primo, si trovano indicazioni significative. A un certo momento si accenna alla stanchezza di Don Bosco: (oppresso dalla stanchezza volevo sedermi in una strada vicina). Non gli fu permesso un riposo che avrebbe lasciato un lavoro urgente ancora incompiuto (ma la pastorella mi indicò di continuare).(328) Bisognerà assicurarsi dei collaboratori. E fu appunto in quel momento che sopraggiunsero parecchi pastorelli per aiutare nel lavoro cresciuto a dismisura.(329)

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Questi primi collaboratori però non risolvevano il problema, per mancanza di continuità: essi fermavansi poco, e tosto partivano. Non era la maniera di portare avanti un lavoro fruttuoso. Si imponeva la ricerca di una soluzione adatta. E allora succedette una meraviglia.(330) La meraviglia fu che l' Oratorio arrivò a maturità, diventando fecondo fino al punto di essere in grado di procurarsi i propri pastori. Molti allievi cangiavansi in pastorelli che, crescendo, prendevano cura degli altri. L' Oratorio potè espandersi, portando in altri luoghi la stessa fiamma di apostolato giovanile. (Crescendo i pastorelli in gran numero, si divisero e andarono altrove per accogliere altri animali e guidarli in altri ovili).(331) Non tutto però era risolto. Don Bosco accusava con dolore la discontinuità dei suoi collaboratori. (Avevo coadiutori dei preti che mi aiutavano e poi fuggivano. Io cercavo con grandi fatiche di attirarmeli, ed essi, dopo, se ne andavano e mi lasciavano solo). Ancora una volta la Madonna dei suoi sogni gli venne incontro: Vuoi tu sapere come fare perché non ti scappino più? Prendi questo nastro bianco e lega loro la fronte. Prendo riverentemente il nastrino bianco dalla sua mano, e vedo che sopra c'era scritta questa parola: obbedienza.(332)

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La Congregazione dunque, con il suo voto di obbedienza, nella visuale del Fondatore, non è che la formula per assicurare, in maniera stabile e permanente, il lavoro apostolico a lui affidato e da lui partecipato ai collaboratori immediati. Questo effetto sempre cresceva, mentre io continuavo nella missione conferitami, poiché da costoro si lasciava affatto il pensiero di andarsene altrove, e si fermarono ad aiutarmi. così venne costituita la Pia Società Salesiana.(333)

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b) Contingenza

Pur nella fedeltà alla missione originaria, Don Bosco fu sempre pronto a includere nella sua attività le richieste che l' evoluzione delle situazioni ambientali, le svolte nel campo politico ed ecclesiastico i bisogni dei suoi ragazzi, gli andavano man mano presentando.(334) così fin dall' inizio, lo si vide desideroso di un nuovo tipo di sacerdote, meno austero e più accessibile ai giovani.(335) Alle difficoltà provenienti da sospetti e da persecuzioni, alla mancanza di mezzi, seppe sempre rispondere con un' azione positiva, duttile ma tenace.(336) Le vicende dell' Oratorio peregrinante dal Convitto ecclesiastico al Rifugio, ai prati della periferia, sono una prova della sua inventiva.(337) Predicava insistentemente l' abbandono nelle mani della Provvidenza, ma fu tra i primi a insistere per contratti di lavoro per apprendisti;(338) offrì la sua vita per i giovani poveri, ma accettò, anche se a malincuore, opere che parevano in contrasto con la sua vocazione originaria - come i collegi di Valsalice e di Alassio, per i giovani di classe più abbiente. Fu pronto a collaborare con un governo anticlericale per risolvere il problema delle sedi vescovili vacanti, quantunque si dichiarasse estraneo alla politica. Non esitò a imprimere un corso nuovo - certamente molto sentito nell' ambito dell' Oratorio - assumendo l' assistenza degli emigranti in America e le missioni.

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L' accettazione di questi e altri nuovi centri d' interesse fu evidentemente non il frutto di improvvisazione o di arbitrio, ma la docilità piena alle leggi dello sviluppo di un organismo vivente. Uno stesso principio vitale si affermava in campi sempre nuovi, e sotto aspetti diversi: la ricerca del dialogo con il giovane, per aiutarlo, elevarlo, portarlo a Dio. Quel dialogo pedagogico iniziato con Bartolomeo Garelli nella sagrestia della Chiesa di San Francesco d' Assisi, non si interruppe mai. Per salvare le anime dei suoi giovani, Don Bosco si dichiarava pronto a qualsiasi cosa, persino a levarsi il cappello davanti al diavolo.
Con questo spirito è naturale che Don Bosco ci appaia come un esempio di apertura e di disponibilità a tutto ciò che i nuovi tempi gli presentavano. Lo fece con coscienza riflessa, fino al punto di potersi dichiarare, senza timore di smentite, un assertore entusiasta del progresso.(339)

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c) Sintesi: fedeltà dinamica

così, dunque, Don Bosco ci si rivela come un modello sia di docilità al carisma originario, sia di apertura illuminata ai segni dei tempi. Nell' ambito dell' Oratorio egli ci offre un esempio permanente di questa fedeltà dinamica nel lavoro di formazione dei giovani. Il suo esempio è norma. Di fronte alle varianti della storia, egli ci confessa di aver sentito il bisogno di ricorrere alle fonti originarie della sua missione, in cerca di orientamenti sicuri: Allora - scrive dopo la narrazione dei sogni vocazionali - ne compresi poco il significato, perché poca fede vi prestavo, ma capii le cose di mano in mano che avevano il loro effetto. Anzi, più tardi, congiuntamente ad altro sogno, mi servì di programma nelle mie deliberazioni.(340)

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E' questa anche la regola di condotta per noi Salesiani, stimolati sia dal desiderio di fedeltà alla vocazione, sia dalla necessità di rispondere positivamente alle variabili di uno sviluppo vertiginoso della società e della storia. Reagire alle esigenze delle situazioni concrete alla luce del mandato originario, è qualcosa che supera la semplice imitazione. A questo invitava Don Bosco quando affidò per iscritto ai figli le sue confidenze, con l' intenzione di mettere a loro disposizione una norma per superare le difficoltà future, prendendo lezioni dal passato(341)

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Il ritorno dunque al Don Bosco dell' Oratorio, visto come criterio di rinnovamento, non è un postulato aprioristico, né una intuizione geniale, si tratta piuttosto di un atto di fedeltà dinamica alla missione originaria del nostro Fondatore. Per indovinare la formula di sviluppo omogeneo, per trovare le scelte operative che impone la fedeltà della missione salesiana, per sapere quello che oggi Don Bosco farebbe, cioè quello che noi dobbiamo fare in quanto salesiani, non conosciamo altro metodo che risalire all' Oratorio, dove il suo apostolato esemplare è germogliato e si è sviluppato.(342)

CAPO SECONDO
FEDELTA' NEL DINAMISMO

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L' applicazione del criterio per il rinnovamento dell' attività salesiana comporta due tempi: a) un ESAME critico per stabilire se le svariate opere che oggi sosteniamo rappresentino una fedele continuazione della missione di D. Bosco; b) una PROGRAMMAZIONE per assicurare che le nostre attività future rispondano alle esigenze dei tempi, in coerenza con lo spirito primigenio. Sono due momenti complementari: controllare la fedeltà nel dinamismo odierno e garantire il dinamismo nella fedeltà al nostro apostolato di domani.

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Nell' accingerci a un' analisi critica delle nostre attività odierne anticipiamo due premesse: la fedeltà a Don Bosco non significa ripetizione meccanica delle sue iniziative, ma consonanza col suo fine e col suo stile.(343) La fedeltà in secondo luogo implica lo sforzo di assimilazione delle istanze odierne; in armonia col nostro Fondatore sensibilissimo ai richiami del suo tempo.

1. Qualità delle opere

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a) Criterio

Per controllare la fedeltà dinamica delle nostre opere, il primo compito è di vedere se conservino intatto l' orientamento impresso da Don Bosco. Tre requisiti sono indispensabili perché un' attività sia veramente salesiana: - essere al servizio della gioventù, soprattutto più bisognosa; - avere una finalità integralmente pastorale, - essere impregnati di quello spirito che informava l' azione di Don Bosco nel suo Oratorio di Valdocco. Tenteremo un' analisi rapida sia della natura, sia dello spirito delle nostre opere attraverso una critica oggettiva. Essa non si limita alla denuncia delle eventuali deviazioni, ma si preoccupa di orientare proficuamente le energie vitali, persuasi come siamo che una sana critica delle opere, diventa, in definitiva, una ricostruzione ideale dell' opera.

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b) Problamatica

L' applicazione del nostro criterio (Don Bosco nell' Oratorio) mette a prima vista in crisi la legittimità di certe prestazioni dei Salesiani in opere ritenute tradizionali. Basta gettare uno sguardo all' interno delle nostre comunità: non è frequente trovare dei confratelli che vivono e lavorano in un certo disagio.

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Alcuni non hanno un' occupazione che li metta a contatto diretto con i giovani, temono quindi di essere esclusi dal vero apostolato salesiano. Si domandano se merita il nome di apostolo della gioventù chi rimane lontano dai giovani per esigenze di altre attività. Altri, benché a contatto permanente con i giovani, sono scontenti: hanno l' impressione che il loro compito (quello di insegnanti per esempio) limiti o addirittura renda impossibile o precario un lavoro specificamente pastorale. E ciò appare ingiustificabile ai loro occhi in un tempo in cui scarseggiano i ministri del Signore. Altri infine che pur si trovano immersi in un lavoro tipicamente pastorale (come per esempio nelle parrocchie e nelle missioni) credono di trovare motivi di tensione fra le esigenze della missione ecclesiale e le esigenze specifiche imposte dall' apostolato schiettamente salesiano.

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c) Risposta

C'è una risposta alla luce degli insegnamenti di Don Bosco? Pensiamo di sì. Fu Don Bosco stesso ad assegnare ai collaboratori decisi a rimanere con lui le occupazioni più disparate, non esclusi quei lavori che non consentivano il contatto diretto coi giovani. Data la natura comunitaria della sua opera, egli li considerava membri del suo organismo apostolico, ed essi si sentivano inseriti nella missione salesiana.

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Fu Don Bosco a mandare i suoi alle Università statali affidando loro in seguito l' insegnamento anche di materie profane. Don Bosco aveva idee molto chiare sull' unità dell' uomo e conseguentemente sulle necessità di un' azione educativa integrale. Sapeva infatti che un' azione pastorale forma allo stesso tempo degli onesti cittadini e dei buoni cristiani. In questo senso vedeva nella scuola un momento formativo provvidenziale.(344) Il discorso sembrerebbe meno conseguente allorché si cerca di interpretare l' invio dei primi salesiani in Missione, come espansione dell' Oratorio e il loro inserimento nelle parrocchie, che con le Missioni hanno delle analogie.

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Una riflessione sulla storia dell' Oratorio e sugli scritti di Don Bosco, circa l' impresa missionaria, ci autorizza alle seguenti conclusioni: - le Missioni hanno bisogno dei Salesiani, perché vi sono schiere di giovani pagani che da loro attendono l' annuncio gioioso del Vangelo;(345) - a loro volta i Salesiani hanno bisogno delle Missioni perché non è possibile formare i giovani senza quella vibrazione particolare che offre l' esperienza viva di una Chiesa costituzionalmente missionaria.(346)

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Le Missioni rappresentano dunque per i Salesiani una dimensione essenziale del loro apostolato. A loro è richiesto dalla Chiesa di lavorarvi nello spirito e con lo stile specifico del Fondatore. Il discorso sarebbe parallelo a proposito del nostro inserimento nei quadri istituzionali della Chiesa locale.

2. Dinamismo delle opere

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a) Tensioni attuali

Date le tensioni straordinarie che oggi travagliano la Chiesa e il mondo, avvertiamo la necessità di applicare il criterio che ci assicuri la fedeltà dinamica al nostro Fondatore. Vi possono essere dei Confratelli che guardano con prevenzione al Vaticano II e dubitano che la fedeltà a Don Bosco sia compatibile con l' accettazione sincera e coerente del messaggio conciliare. Come pure vi possono essere d' altra parte dei Salesiani che, alla luce del Concilio, ritengono superate non poche tradizioni. Don Bosco, a loro parere, fu un genio nel suo secolo, ma sarebbe un anacronismo il mantenere i suoi metodi in un contesto del tutto diverso.

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b) Tentativi di soluzione

Il riferimento all' Opera del Santo ci permette di intravvedere una via di soluzione a questa problematica. Ci sarebbe una formula semplice e valida per qualunque situazione presente o futura. Don Bosco mise come principio fondamentale della sua azione apostolica la sottomissione filiale e devota alle indicazioni del Magistero autentico.(347) L' atteggiamento genuinamente salesiano sarà dunque di fedeltà ai Pastori della Chiesa in modo che, ferma restando l' identità salesiana, si arrivi perfino al sacrificio di alcune care tradizioni di famiglia. Ma tale formula, per taluni troppo semplice, lascerebbe l' impressione di un certo automatismo, difficilmente accettabile nel nostro tempo, e di un certo autoritarismo nell' esercizio del Magistero, in contrasto con la recente ecclesiologia.

239
Occorre ricercare un' applicazione del criterio in forma più modulata, più aderente alla storia dell' Oratorio; vi si vede Don Bosco umile e obbediente, ma nello stesso tempo tenace difensore del suo carisma di fronte a pressioni di ecclesiastici non sufficientemente illuminati.(348) La risposta va cercata non in superficie ma nella convergenza profonda ed evangelica tra gli orientamenti di base dell' Oratorio e quelli del Vaticano II. Esiste una vera sintonia, nonostante le apparenti contrapposizioni dovute ai diversi contesti della situazione storica. Orbene, questa convergenza è innegabile. Alla base dell' inflessione ecclesiologica del Vaticano II si trova appunto l' accettazione dei tre segni dei tempi che porta con sé l' integrazione antropologica della pastorale:
- riconoscimento della dignità della persona umana;
- rapporti di fraternità nella comunità degli uomini;
- dinamismo autentico di progresso delle realtà umane.

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Il Concilio potè fare suoi questi valori per un innesto vivificante della dottrina evangelica. Questa, infatti, innalza l' uomo alla sua vocazione di tiglio di Dio; trasforma la tendenza alla socialità umana in comunione reale nel corpo mistico di Cristo; e appaga l' ansia di proiezione verso il futuro col panorama sconfinato di una vita cristiana essenzialmente escatologica.(349)

241
Nell' Oratorio di Don Bosco si può vedere di fatto assimilato questo umanesimo cristiano nel rispetto della persona del giovane, nello sforzo di inserirlo preparato nella società e nello sviluppo delle sue potenzialità, sia nel campo naturale che in quello della grazia.(350)

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c) Il fondo della convergenza

Questa sintonia di fondo tra i principi dell' Oratorio e gli indirizzi del Vaticano II non si deve attribuire solo al genio di un educatore che, come Don Bosco, valica le frontiere del proprio secolo, affacciandosi al futuro; ma all' approfondimento spirituale di un apostolo, che meditando sulla propria diaconia alla luce del Vangelo seppe scoprire i valori permanenti e perciò sempre attuali della gioventù.(351)
Il rinnovamento della Chiesa deriva dalla sua ansia apostolica. L' attualità di Don Bosco e della sua Congregazione affonda le radici nella partecipazione viva allo slancio apostolico della Chiesa. Le opere dunque rispondenti al criterio ideale non saranno necessariamente quelle che fissano con rigidità strutture antiche, ma quelle che sviluppano in forma armonica i germi già latenti nell' opera personale di Don Bosco.

3. L'opera-radice delle opere

a) Modalità dell'opera

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La diaconia in favore della gioventù offre alla creatività dei figli di Don Bosco un campo aperto a nuove e molteplici iniziative. Si direbbe che le opere salesiane spuntino alla maniera dei rami di un albero. Innestate nello stesso tronco originario, rappresentano il naturale sviluppo dell' opera del Padre.(352) La cura pastorale dei giovani bisognosi, improntata allo stile caratteristico dell' Oratorio, dovrà conseguentemente informare ogni iniziativa, di qualunque tipo.

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Occorrerà riconsiderare le opere giovanili tradizionali. Al riguardo non vi sono né preferenze né esclusivismi. Quello che conta è la sintonia con l' opera di Don Bosco. Piuttosto che l' enumerazione di possibili opere interessa concentrare l' attenzione sul nocciolo dell' azione salesiana. Sono tre i principi che reggono la sua legittima espansione:
- che essa tenda al reperimento e alla preparazione degli educatori;
- che sia orientata verso la formazione umana e cristiana dei giovani;
- che serva a favorire l' incontro dei protagonisti nell' azione educativa.

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b) Radice profonda

Conviene ricordare infine due punti fondamentali: anzitutto la linfa vitale dell' Opera meravigliosa di Don Bosco fu la sua intensa vita interiore; il segreto della sua fecondità apostolica ha le radici nel cuore del Padre. Servo fedele e prudente, ebbe la saggezza di rafforzare la sua missione con l' apporto potente della consacrazione religiosa.
I Salesiani, docili all' appello del Vaticano II che desidera un inserimento più intenso nell' apostolato ecclesiale, non mancheranno di rinvigorire la fedeltà alla loro consacrazione, per rinnovare la vitalità originaria della loro missione giovanile.

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Il criterio di rinnovamento garantisce dunque questo esame a fondo del nostro orientamento operativo per assicurare la FEDELTA' ALLA MISSIONE DI DON BOSCO.
Non c'è da temere nessuna limitazione arbitraria del vero dinamismo apostolico già in atto. Anzi la fedeltà vera all' opera di Don Bosco ci spinge a delle imprese ancora inedite per esplicitare quel suo zelo ardente che lo costringeva a scegliere i posti di avanguardia trattandosi del bene dei giovani e a rischiare coraggiosamente fino alla temerarietà.

CAPO TERZO
IL DINAMISMO NELLA FEDELTA'

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1. Non sarebbe legittimo restringere il criterio a una semplice norma di prudenza, destinata a frenare sistematicamente ogni iniziativa per paura di eventuali infedeltà. La fedeltà vera al Don Bosco dell' Oratorio ci impone di considerare anche come normativo lo zelo audace e coraggioso del nostro Padre nell' esercizio del suo ministero.

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2. Per rispondere adeguatamente ai bisogni dell' ora presente, ci si chiede un incremento apostolico. Resta da vedere se basta un allargamento di tipo quantitativo, oppure se e doveroso un salto qualitativo. a) Si impone senz'altro un raggio di azione più ampio in maniera che, con un pieno rispetto alla tradizione, si risponda davvero alle dimensioni della nuova civiltà. Don Bosco si sentiva chiamato alla salvezza di tutta la gioventù. Se i suoi figli prendono sul serio la stessa missione, certa mente scopriranno oggi degli ambienti non ancora raggiunti e delle iniziative ancora inedite. b) Questo però non ingloba e non esaurisce totalmente il problema: vi sono infatti delle istanze del tutto nuove, alle quali non sembra che si possa rispondere senza operare un salto qualitativo, sia per la meta da raggiungere, sia per la strada da percorrere. Abbiamo coscienza di toccare dei problemi ardui, per i quali non è possibile improvvisare risposte definitive. Riteniamo però doveroso l' invito alla riflessione.

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1. Incremento quantitativo

Siamo persuasi che il nostro criterio autorizza iniziative, che pur conosciute di fatto a Don Bosco, si trovano sulla linea di sviluppo del suo ministero. Crediamo con molti CIS che un rinnovamento fedele, sia allo spirito originario, sia alle esigenze dei tempi, postuli: - uno sforzo di tutti - per potenziare il nostro lavoro tra i giovani - con una dedizione piena.

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a) Sforzo di tutti

Chi oggi intende seguire Don Bosco non può misconoscere il dinamismo del suo apostolato: non soltanto mise in azione TUTTE le forze che aveva a sua disposizione (chierici e laici; consacrati e secolari; salesiani, cooperatori e benefattori) ma si adoperò attivamente per individuare vocazioni e per formarsi i futuri collaboratori a costo di enormi sacrifici.(353)
L' odierna ecclesiologia offre nuove risorse per l' espansione del Regno di Dio: gli Istituti Secolari, sorti come entità intermedia tra i consacrati (religiosi) e i non consacrati (secolari). Si assiste oggi a una esplosione dello Spirito che spinge molte anime generose alla consacrazione nel secolo.
In consonanza con il desiderio di Don Bosco di mobilitare tutte le forze al servizio della causa dei giovani, dovremmo essere pronti a collaborare per il consolidamento di un eventuale Istituto Secolare che rinforzi le file degli apostoli salesiani in forma analoga a quello che avviene in campo femminile con le Volontarie di Don Bosco.

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La nuova situazione sociologica ha portato alla creazione di organismi di carattere internazionale, forniti di mezzi imponenti, al servizio dell' umanità (ONU, UNESCO, FAO, COE, ecc.). L' assistenza alla gioventù è generalmente uno dei loro obiettivi.
Fedeli alla sollecitazione di D. Bosco, che mobilitò tutte le forze allora disponibili a favore della gioventù, i Salesiani non dovrebbero lasciare intentate le varie possibilità di collaborazione con questi organismi.

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b) Per i giovani

I CIS, interpreti dell' ansia apostolica di Don Bosco, hanno auspicato un maggior dinamismo della nostra azione, tale da sollecitare la ricerca e l' incontro con i giovani lontani, piuttosto che aspettarli passivamente. Questa nostra missione si è fatta più urgente, in quanto non solo il numero dei giovani poveri e abbandonati è in continua crescita, ma il futuro del mondo dipende da loro in misura sempre maggiore. Elenchiamo alcune categorie che l' ansia apostolica di Don Bosco oggi avrebbe raggiunto:(354)

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- I figli degli emigrati: vivono sradicati dalla patria, dal corpo familiare o dall' effetto di un ambiente naturale ormai perduto. Sono dei veri poveri. Molte delle iniziative assistenziali in loro favore sono di tipo laicista e l' assistenza religiosa, quando esiste, è generalmente ristretta ai soli adulti. Dato che noi abbiamo opere sia nei loro paesi d' origine che in quelli di lavoro, ci troviamo in condizioni ideali per portare il nostro contributo di assistenza.

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- I giovani apprendisti: devono venire aiutati non solo nel tempo della loro qualificazione, ma soprattutto nel momento particolarmente difficile dell' inserimento nel mondo del lavoro. Sull' esempio di Don Bosco, che per loro ebbe premure paterne e promosse iniziative eccezionali, ai suoi tempi, potremmo pensare alla formazione dei leaders, dei cappellani del lavoro, mense, assistenza ai pendolari, pensionati, ecc.(355)

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- I giovani sbandati: sono ormai molto numerosi, soprattutto in alcuni paesi, quelli che si staccano dal proprio nucleo familiare per costruirsi, ancora immaturi, una vita autonoma, abbandonandosi spesso alla droga, a utopie assurde, a vizi degradanti, giungendo persino al suicidio. Per loro dove occorre e secondo opportune direttive bisognerà rendere più elastici e adeguati i nostri quadri attuali, per incontrarli dove effettivamente si trovano, guadagnarsi la loro fiducia, potenziare i loro desideri di amicizia, di associazionismo, di generosità.

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c) Con dedizione piena

Nessuno può ritenersi dispensato dall' usare tutti i mezzi, che una carità illuminata suggerisce e che servono in particolare per esercitare le tre funzioni salvifiche di Cristo, messe in piena luce dal Concilio:

- Il movimento biblico ha aperto alla evangelizzazione nuove strade, che Don Bosco appena intravvide. Il successo delle iniziative, come dei focolarini, dei cursillos de cristianidad, delle comunità di base, e lo stesso movimento di Taizè, ci assicurano che i nostri giovani sono molto sensibili alla voce sempre attuale del Vangelo. A tale riguardo dovremmo ancora chiederci se abbiamo saputo sfruttare al servizio dell' evangelizzazione le moderne tecniche di comunicazione sociale.(356)

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- Il rinnovamento liturgico ha riconfermato che la Eucaristia costituisce il fulcro della vita cristiana. Don Bosco l' aveva messa come colonna portante del suo Oratorio. Ai giorni nostri il desiderio di molti giovani anche non cattolici di partecipare alle liturgie di gruppo, la volontà di ricevere insieme il Pane Eucaristico, come segno di fraternità e di comunione di vita, e perfino le loro intemperanze di fronte alle leggi canoniche, debbono far riflettere. L' esame di coscienza infatti verte inevitabilmente sulla nostra incapacità a scuotere i giovani di certi nostri ambienti dalla loro indifferenza a riguardo del Sacramento dell' Amore.(357)

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- Il movimento pastorale che è il più vistoso risultato del Vaticano II ci offre delle opportunità che Don Bosco sarebbe ben lieto di cogliere. Alla luce delle sue intuizioni e del suo ardimento non vediamo perché non potremmo collaborare con organismi ecclesiastici e civili:
- per l' orientamento della catechesi nazionale,
- per la formazione pedagogica dei candidati al sacerdozio,
- per influire sull' orientamento della legislazione scolastica,
- per la formazione all' uso degli audiovisivi e alla sana lettura,
- per iniziative di tipo culturale, come campagne di alfabetizzazione,
- per incanalare attività inedite, sempre sulla linea genuina del nostro specifico apostolato, quali l' apprendimento delle lingue, i contatti culturali e le organizzazioni turistiche e qualunque altra iniziativa riguardante il tempo libero,
- infine per l' assistenza ai giovani, che manifestano particolare sensibilità per il servizio sociale e per l' apostolato laico nei Paesi in via di sviluppo.
Non sono che esempi. I CIS hanno sottolineato gli sforzi e la creatività che dovrebbero spingerci all' azione e che siamo ben lontani dall' avere esaurito.

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2. Salto qualitativo

Di fronte a certe istanze di cambio radicale, assistiamo a delle reazioni spontanee, giustificabili forse in piano logico, ma che sembrano urtare contro la parola e l' esempio di Don Bosco. La finalità del nostro studio non ci consente di scendere a delle applicazioni particolari, ma ci obbliga a rimanere su un livello teorico Non sarebbe realistico, è vero, rifiutare, a nome della tradizione, gli autentici valori di un nuovo mondo per il quale dobbiamo formare i nostri giovani. Ma si può parlare ancora di fedeltà in tale dinamismo? Nella tensione permanente tra continuità e novità si è già raggiunto un certo consensus. Non si può misconoscere l' esigenza di una sintesi. Ciò che rimane problematico è il dosaggio delle due componenti. Può essere utile anche in questo campo il nostro criterio? Pensiamo di sì. La fedeltà dinamica non esclude per principio delle variabili qualitativamente diverse.(358) E' chiaro che, una volta accettate, impongono dei cambiamenti di rotta ANCHE VISTOSI.

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a) Struttura della sintesi

Il nostro problema non è che un aspetto particolare della svolta rinnovatrice della Chiesa. In essa infatti la fedeltà alla tradizione è postulata dalla nostra fede. La condiscendenza poi alla statura reale degli uomini è legge fondamentale dell' incarnazione. La traiettoria storica della Chiesa è dunque la risultante di quelle due componenti: conservazione di un deposito e servizio all' appello dei destinatari della sua missione salvifica. Al livello del Vaticano II si possono individuare due svolte tipiche nella marcia del popolo di Dio:

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1) Nel cammino di pellegrinaggio, in quanto comunità terrena, la Chiesa sente l' attrazione verticale del suo Signore che la richiama a una purificazione continua. La risultante è una traiettoria di riforma permanente. Oggi siamo in grado di interpretare serenamente il senso dell' Ecclesia sancta semper reformanda.

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2) Nella sua dispensazione ministeriale dei tesori divini, la Chiesa non resta mai sorda ai richiami degli autentici valori secolari. La risultante è questa volta una piena disponibilità al DIALOGO che oggi domina per intero la pastorale della Chiesa.
Sia il postulato permanente di riforma che la promulgazione conciliare del dialogo, appunto perché incidono sulla nostra vita cristiana, si proiettano anche sul nostro comportamento specificamente salesiano. Le due variabili introducono degli aspetti profondamente nuovi. Non c'è da meravigliarsi che sia anche nuovo l' itinerario imposto dalle sintesi.

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b) Il criterio in azione

Non ripugna dunque ad un' autentica fedeltà l' ipotesi di un vistoso mutamento di rotta.

Tuttavia l' operazione della sintesi è estremamente delicata. Si avverte più che mai l' urgenza del criterio per discernere la vera traiettoria di marcia.

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PROBLEMATICA

All' ora del nostro rinnovamento, i problemi sorgono dappertutto. La problematica si orienta sostanzialmente in tre sensi: educazione, educando, azione educativa. Non di rado troviamo delle istanze che non si appagano con una semplice intensificazione degli sforzi, ma richiedono un salto qualitativo. Vorremmo considerare alcuni aspetti di questa tematica:
a) Di fronte alla questione degli EDUCATORI, una delle costanti della strategia salesiana è l' uso organico di tutte le forze disponibili in favore dei giovani bisognosi.(359) Ma la collaborazione odierna presenta delle esigenze e offre dei modelli totalmente sconosciuti nel passato. Quale dovrà essere l' articolazione che, in linea con la mente di Don Bosco, assicuri il massimo di efficienza apostolica?
b) In rapporto agli EDUCANDI, tra le caratteristiche della nostra famiglia emerge il messaggio di purezza,(360) considerato decisivo nella formazione integrale dei giovani. Alla luce delle variabili sociologiche del nostro tempo di una conoscenza più approfondita della psicologia infantile, come fare a recare questo messaggio e inserirlo in un ambiente giovanile in cui la separazione dei sessi tradizionalmente sostenuta dalle nostre istituzioni, non è più possibile?
c) Sull' AZIONE EDUCATIVA: non c'è dubbio alcuno sulla fermezza di Don Bosco a riguardo della politica: non la credeva compatibile con la sua funzione educativa dell' Oratorio.(361) Di fronte all' insistenza della Chiesa, della nuova struttura della società e delle responsabilità civiche a cui dobbiamo formare i cittadini di domani, si rende doverosa una svolta decisiva nel nostro orientamento tradizionale?

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Potremmo riferirci ad altri aspetti delle esigenze del momento attuale: c'è un clima diverso a riguardo della parrocchia, dell' università, dei pensionati, dei mezzi di comunicazione sociale, dei centri giovanili; nella collaborazione con la famiglia, nella forma di struttura delle opere... dappertutto è facile rilevare l' urto tra le tradizioni e le esigenze odierne. Urge risolvere in sintesi le tensioni.

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ATTIVITA'

Non è facile offrire una risposta convincente. Di fronte alle divergenze di posizioni, si impone un esercizio corretto del criterio. A nostro avviso esso comporta due fasi:
a) Anzitutto bisogna precisare i due elementi, che dovranno integrarsi in sintesi organica: è necessario infatti purificare la presunta tradizione, per liberarla dalla scoria dell' abitudine che deforma il suo vero volto (momento di RIFORMA). E' necessario altresì individuare le presunte variabili odierne, e assicurarsi che non siano illusorie, ma autentici valori di ordine secolare e ecclesiale (momento di DIALOGO).

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b) In secondo luogo, bisogna calcolare con esattezza la risultante dell' articolazione organica di ambedue le componenti. Si tratta di una traiettoria che sintetizza i valori tradizionali e gli odierni. Ne segue che dovrà considerarsi vera quella formula - e soltanto quella - che assicura la convergenza armonica di una vera CONTINUITA' con il passato genuino e di una autentica NOVITA' in linea con i segni dei tempi. In piano criteriologico una tale convergenza deve rendersi visibile, per l' esigenza del segno.

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APPLICAZIONI CONCRETE

Ci sia permesso a questo punto solo un esempio. Abbiamo sentito molte volte in questi ultimi tempi l' esigenza odierna di una svolta e di una sterzata, da Don Bosco polemista ai suoi figli ecumenisti. E' un salto qualitativo nella nostra tradizione di famiglia. Possiamo considerarlo legittimo in base al criterio di FEDELTA' DINAMICA?

Incominciamo col purificare due elementi:
- che cosa significa esattamente in Don Bosco l' atteggiamento polemista? Non si può negare l' evidenza storica; risulta dal comportamento e dagli scritti.(362) Bisogna Tuttavia non dimenticare che la polemica del nostro Padre era improntata a un servizio generoso della Verità della fede, insieme a una sollecitudine amorosa per i suoi Giovani minacciati di errore.
- Cosa comporta il nuovo orientamento conciliare? Una pastorale di dialogo generalizzato non poteva evidentemente escludere i cristiani separati da Roma. Lo conferma il Decreto Unitatis Redintegratio, in cui si impone espressamente un rispetto totale per gli interlocutori cattolici, nonché l' apertura sincera e comprensiva per il loro deposito di Verità evangelica.

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Riesce l' ecumenismo a sintetizzare in forma armonica i valori della tradizione con le esigenze legittime di oggi? Possiamo scorgere la CONTINUITA' organicamente articolata con la NOVITA'? - Non si può mettere in dubbio la CONTINUITA' vera del Salesiano ecumenista con l' intenzione profonda che dominava l' opera positiva del Padre; in ambedue emerge lo stesso servizio alla Verità cattolica e la stessa sollecitudine amorosa in favore dei Giovani pericolanti nella fede. Ma tutto ciò senza detrimento della NOVITA'. L' ecumenismo del Salesiano aggiunge degli elementi, che mancano nel panorama storico di Don Bosco, perché essi erano totalmente sconosciuti nella Chiesa del suo tempo. Oggi il suo sguardo non si arresta alla verità espressa nel nostro Credo, ma considera tutti gli aspetti validi delle confessioni di fede altrui. Le sue braccia non stringono soltanto i giovani cattolici, ma si allargano anche con amore sincero verso tutti i nostri fratelli che non vivono in perfetta comunione con Roma. L' integrazione ecumenica rappresenta una vera mutazione riguardo all' esempio di Don Bosco. Tuttavia la svolta resta nell' orbita della FEDELTA' DINAMICA. Don Bosco non fu ecumenista; ma l' ecumenista salesiano realizza l' intenzione di Don Bosco, con delle sfumature addirittura più perfette, più sviluppate. L' ecumenismo è un fiore sconosciuto nell' Oratorio, ma sboccia dalla stessa pianta come naturale sviluppo della sua vitalità interna e della sua assimilazione ambientale.

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Non è che un esempio. Ci siamo fermati su questo argomento perché non se ne fa parola in altri documenti del Capitolo, e perché ci sembra illuminante. Non sempre sarà limpida la formulazione dei dati tradizionali, né facile la lettura dei segni dei tempi. Tuttavia a noi interessa mettere in luce la natura e la funzione del criterio di rinnovamento, che resta valido anche nei casi estremi.
Il nostro criterio ci sembra utile: scarta l' involuzione portando l' azione al di là di quanto Don Bosco potè fare e immaginare; elimina la deformazione del suo spirito, assicurando l' autentica fedeltà, che è più profonda, più intensa del semplice gesto: cioè una FEDELTA' DINAMICA.

Riassumendo:

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l) CRITERIO. Il nostro studio si muove in un campo ristretto. Si limita a dare consistenza riflessa a un criterio da noi conosciuto e applicato in forma spontanea. Ci piace osservare che anche nelle origini cristiane, la vita ecclesiale precedette sempre la riflessione ecclesiologica.

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2) DI RINNOVAMENTO... Tuttavia non riteniamo superfluo lo sforzo. Il rinnovamento della Congregazione non finisce col Capitolo. Rimane come esigenza permanente per la sua natura ecclesiale: la Chiesa peregrinante è chiamata da Cristo a una continua riforma. (363) Non dobbiamo però subirla; dovremmo al contrario sapervi scoprire i segni di una vitalità, che, appunto perché potenziale, necessita di nuovi canali. Ogni rinnovamento della Chiesa infatti, consiste essenzialmente nell' accresciuta fedeltà alla sua vocazione,(364) Ed è appunto questa fidelitas aucta questa fedeltà in progresso, questa fedeltà dinamica, che diventa criterio allorché si rende visibile nel Don Bosco dell' Oratorio.

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3) ... SALESIANO. E' un criterio la cui consistenza e perennità spera e confida di aver radici profondamente evangeliche. Questa fiducia risale allo stesso Don Bosco. Nel Piano di regolamento per l' Oratorio, egli collega espressamente il ministero nell' Oratorio con la missione salvifica del Verbo incarnato. Le parole del Santo Vangelo (365) che ci fanno conoscere essere il Divin Salvatore venuto dal cielo in terra per radunare insieme tutti i figli di Dio, dispersi nelle varie parti della terra, parmi che si possano letteralmente applicare alla gioventù dei nostri giorni... la difficoltà consiste nel trovar modo di radunarli, o per parlare loro, moralizzarli. Questa fu la missione del Figlio di Dio; Questo può solamente fare la santa religione. (366) Inoltre l' economia della salvezza di Cristo si ispira a due principi: la solidità della religione, perché è eterna ed immutabile in sé; e la flessibilità, in quanto, sa piegarsi alle vicende dei tempi e adattarsi all' indole diversa di tutti gli uomini. (367) La tenacità e flessibilità del Don Bosco dell' Oratorio, risente dunque una profonda ispirazione evangelica. Questo è il motivo decisivo della scelta di esso come criterio permanente del nostro rinnovamento. Ci riempie di gioia vedere le nostre intuizioni allinearsi con la mentalità di Don Bosco. Alla fine della sua vita egli lasciò ai suoi figli la sua autobiografia con lo scopo esplicito che servisse di norma a superare le difficoltà future, prendendo lezioni dal passato.(368) In questo contesto, la lezione acquista una densità straordinaria. Ci sembra di risentire l' eco dell' invito di San Paolo: Imitatores mei estote, sicut et ego Christi.

 

Documento 3
EVANGELIZZAZIONE E CATECHESI

PREMESSA

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1. Il Documento a Evangelizzazione e Catechesi è una risposta impegnativa della Congregazione agli appelli della Chiesa per un servizio più fedele e moderno della Parola. Cerca di mettere in evidenza gli orientamenti catechistici più significativi, in vista del rinnovamento della Congregazione. Essendo diretto a confratelli di nazioni che presentano situazioni e necessità diverse, ha tenuto conto di quella che potrebbe chiamarsi la situazione media(369) e va dunque guardato e giudicato secondo questa sua particolare impostazione e angolatura. Non si preoccupa di elencare esaustivamente dei principi, ma piuttosto di far sentire l' urgenza d' un cambio di mentalità nel campo della evangelizzazione.

2. L' ordine scelto negli orientamenti pastorali tiene conto della diversità di situazioni nel mondo salesiano. Il Direttorio Catechistico Generale dice infatti che è legittimo partire da Dio per giungere a Cristo e viceversa; ugualmente è possibile partire dall' uomo per arrivare a Dio, e viceversa, ecc. Le opzioni sull' ordine metodologico da seguire nella esposizione catechistica dei contenuti dipendono dalle circostanze concrete in cui si trova la comunità ecclesiale o i singoli fedeli ai quali la catechesi si rivolge.(370) Ma per non compromettere in questa scelta un punto fondamentale del rinnovamento - partire dall' uomo concreto per farlo arrivare all' incontro con Cristo - il Documento tiene presente l' opzione antropologica in tutte le sue parti e mette in continuo rapporto tra loro l' uomo concreto, la Parola di Dio, la comunità. Questo permette di sottolineare la priorità della Parola di Dio come criterio primordiale di rinnovamento e di affermare che tutto il processo che si svolge pastoralmente dall' uomo verso Cristo si ispira a Cristo fin dall' inizio.(371)

3. Il Documento vuol far prendere coscienza della ricchezza di prospettive aperte alla catechesi, come chiaramente ammonisce il DCG: La catechesi si rivolge alla comunità, senza trascurare i singoli fedeli. E' collegata con le altre funzioni pastorali della Chiesa, senza perdere la sua specificità. Svolge contemporaneamente opera di iniziazione, di educazione e di insegnamento.(372)

4. Il Concilio Vaticano II parla della catechesi come del primo e più adeguato mezzo per la educazione cristiana;(373) il Capitolo Generale XX, in continuità con la tradizione salesiana, sottolinea il contesto educativo nel quale si è sempre svolta la catechesi nella nostra Congregazione, e approfondisce qui la fonda mentale caratteristica della missione salesiana che è l' evangelizzazione, perché la nostra azione catechistica si innesti in queste rinnovate prospettive pedagogiche della Chiesa.(374)

INTRODUZOINE
LA NOSTRA ANSIA EVANGELIZZATRICE

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Questa società era fin dall' inizio un semplice catechismo (375) Con queste parole, nel 1868, Don Bosco presentava la sua Congregazione al Vescovo di Casale. Per lui, in un certo senso, Società Salesiana ed arte di educare alla fede erano sinonimi. Già nei primi anni di sua vita egli aveva appreso l' arte di educare alla fede da Mamma Margherita. Si direbbe che il carisma di catechista dalla sorgente nativa che è lo Spirito Santo passasse nel piccolo Giovanni attraverso il cuore materno. Da adolescente sviluppò la sua passione apostolica, imparando l' arte di inserire la lezione di catechismo nel tessuto delle azioni quotidiane e di farla nascere dagli stessi giochi. Scoprì ben presto che l' annuncio della Buona Novella è connaturale alla letizia giovanile, perciò si mise gioiosamente in ascolto della Parola di Dio che gioiosamente trasmetteva adattandola alla mentalità dei suoi ascoltatori. Per Giovanni Bosco la fede diventava vita, la vita si irradiava in testimonianza, la testimonianza si faceva insegnamento, l' insegnamento fioriva in letizia. La Società dell' Allegria era il clima in cui il Santo giovanetto cresceva coi coetanei nella fede vissuta, e sua delizia - dirà - era fare il catechismo ai fanciulli.(376)

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Da Sacerdote, per la carità che lo spingeva verso i giovani, si rese conto che il Padre gli affidava la missione di portare Cristo ai ragazzi poveri; il suo incontro con Bartolomeo Garelli ne fu la conferma. Organizzò ben presto una intensa azione catechistica scegliendo collaboratori tra il clero, i laici colti, gli studenti e i ragazzi più giudiziosi e impegnati del suo stesso Oratorio. Confermò nelle sue Costituzioni: La prima opera di carità sarà quella di raccogliere i giovanetti più poveri ed abbandonati, per istruirli nella Santa Religione.(377) Nella sua opera di educatore, adattò alle situazioni concrete dei giovani il messaggio, impregnando di Vangelo la realtà quotidiana e sperimentando concretamente nell' educare alla fede, la felice formula di evangelizzare civilizzando e di civilizzare evangelizzando.(378)

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La Congregazione Salesiana ha fatto suo lo zelo evangelizzatore di Don Bosco portandolo ovunque, tradotto in azione apostolica, in centri, opere, iniziative per confermare e incoraggiare nella fede, per istruire, per aiutare a guadagnarsi il pane e ad essere onesti cittadini e buoni cristiani.(379) In particolare i Successori di Don Bosco, nel fondare il CENTRO CATECHISTICO SALESIANO di Torino-Leumann e il PAS, hanno posto delle valide premesse per uno studio sempre più profondo e per un continuo aggiornamento e rinnovamento dell' azione catechistica, di modo che l' attività dei Salesiani in questo settore, inserita nella corrente ecclesiale del rinnovamento della catechesi, ha partecipato notevolmente alla pastorale della Chiesa sia a raggio universale che su piano nazionale e diocesano.

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Oggi, la Congregazione ricordando l' ansia apostolica del suo Fondatore e la sua storia di evangelizzazione vuole rispondere, in continuità con il suo Spirito, alla preoccupazione fondamentale della Chiesa, di annunciare e promuovere la fede nella società degli uomini del nostro tempo, sottoposta a profonde trasformazioni socioculturali.(380)

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Il Capitolo Generale XX ritiene opportuno fare proprio quanto aveva autorevolmente affermato il Capitolo XIX: I Salesiani, consacrati al servizio dei giovani, specialmente i più poveri, per essere tra loro presenza efficace dell' Amore di Dio, considerano la catechesi giovanile come la prima attività dell' apostolato salesiano; essa chiede perciò ripensamento e riorganizzazione di tutte le opere in funzione prevalente della formazione dell' uomo alla fede.(381)

CAPO PRIMO
IL MINISTERO DELLA PAROLA DI DIO

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Siamo testimoni della nascita di un nuovo umanesimo, in cui l' uomo si definisce anzitutto per la sua responsabilità verso i fratelli e verso la storia.(382)

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In questo contesto, i seguenti orientamenti dottrinali pastorali ricevono il loro valore e aprono la nostra coscienza ad un vivo interrogativo: Come far penetrare il messaggio evangelico nella civiltà delle masse? Come agire ai livelli in cui si elabora una nuova cultura, in cui si instaura un nuovo tipo di uomo, che crede di non avere più bisogno di redenzione?.(383) In particolare, come portare ai giovani di oggi il Vangelo? Il ministero della parola diventa per noi di particolare e urgente attualità e le diverse forme con cui viene esercitato devono diventarci più familiari; tra esse 1'evangelizzazione o predicazione missionaria, che suscita il primo atto di fede e tende a impregnare la realtà nuova con lo spirito del Vangelo; e la catechesi, che ravviva la fede e la rende cosciente ed operosa.(384)

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Il Capitolo Generale Speciale dà alcuni significativi orientamenti per suscitare in ogni confratello la più viva attenzione a questa dimensione fondamentale della missione salesiana e per risvegliare la coscienza delle comunità, la loro missione profetica, in modo che, in un mondo incredulo e segnato dall' assenza di Dio, ogni Salesiano sia e si senta evangelizzatore e testimone della Parola e ogni comunità divenga evangelizzatrice e catechistica.

1. Riascoltare la Parola di Dio

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Per operare questo rinnovamento occorre anzitutto riscoprire il misterioso legame che unisce la comunità cristiana e la Parola di Dio. LA PAROLA, religiosamente ascoltata,(385) costruisce la comunità, la converte al Vangelo, la educa alla fede e alla carità; e la comunità a sua volta, mettendosi a servizio della Parola, la vive, ne è responsabile, la proclama con la vita dei suoi membri, porta nel mondo un dinamismo di liberazione che è lievito nella pasta e diventa per gli altri salvezza. Le comunità saranno nuove se in esse la Parola di Dio viva ed efficace, avrà il suo giusto posto di ascolto e di celebrazione.

284
Nella Chiesa Apostolica delle origini la fede nel Signore Risorto era celebrata nella comunità eucaristica e confrontata in ogni avvenimento nuovo con quello che Lui aveva fatto e detto. Da questo accostare con fedeltà e continuità il Mistero di salvezza sorsero gli scritti del Nuovo Testamento, per ispirazione dello Spirito Santo,(386) quale espressione genuina della verità divinamento rivelata.

285
La Sacra Scrittura è per la Chiesa la chiave per interpretare la storia dell' uomo, per ritrovare la traccia del progetto di Dio e per svelare il senso delle cose. Ogni generazione ha interrogato il Vangelo partendo dalla sua esperienza vissuta e sofferta, dalla sua sensibilità, dalle sue aspirazioni e dai suoi problemi, e vi ha trovato originalità, attualità e novità. La valorizzazione di questa fonte prima e la sua meditazione orante è alla base del rinnovamento catechistico. Ma questo richiede un ripensamento personale e in comunità della Parola di Dio incarnata nella storia, una nuova capacità di ascolto e di lettura in ogni avvenimento, una attenzione continua ai problemi umani, un incessante confronto tra la Parola di Dio e gli avvenimenti che viviamo.

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Sotto l' influsso dello Spirito Santo, la Chiesa, con la guida del Magistero che ne garantisce l' autenticità, adempie costantemente il mandato di rinnovare la freschezza dell' annuncio mettendo in comunicazione il Dio Vivente e l' uomo concreto; questa è la missione mediatrice che Essa svolge in fedeltà a Dio e in fedeltà all' uomo, interpretando e proponendo il Vangelo ad ogni nuova generazione: La prima preoccupazione del Magistero è che la forza della Parola di Dio sia incessantemente liberata da tutti gli ostacoli che la trattengono, e che il suo dinamismo penetri nella vita di tutti gli uomini, rivelando loro il mistero della buona novella.(387)

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Ma nell' ascolto della Parola di Dio l' uomo trova seri ostacoli: non ultimo la presentazione monotona, astratta, stanca, quasi invecchiata nel cuore di chi parla. Un annunciò fatto così annoia specialmente i giovani di oggi: sia quelli che guardano il mondo con occhi nuovi e vivono il futuro come realtà già presente, sia quelli che appaiono precoce mente invecchiati dallo spreco della propria gioventù. Anche il Salesiano, nella molteplicità delle sue occupazioni, incontra ostacoli all' ascolto. Tentato dalla fretta e dalla superficialità, troverà il segreto del suo rinnovamento soprattutto nella Parola di Dio seriamente approfondita; seguendo l' atteggiamento di Maria che ascoltava e meditava nel suo cuore (388) rinnoverà la sua capacità di ascolto.

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Per questo le nostre comunità devono sentire la viva responsabilità di celebrare con più amore e cura il Ministero della Parola di Dio; di meditarla quotidianamente nelle letture del breviario e del lezionario, di convertirsi ad essa, di testimoniarla fermamente, di prenderla come criterio nella interpretazione dei fatti e della vita e così rendersi piena mente disponibile allo Spirito nell' evangelizzare: guai a me se non evangelizzerò.(389)

2. Annunciare la Parola di Dio dal di dentro dell'uomo

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La Comunità salesiana illuminata dal Vangelo deve mettersi in sintonia con il mondo in cui essa vive e cercare all' interno di questa situazione il punto di inserzione e d' incontro per annunciare la Parola di Dio. Non si salva il mondo dal di fuori; come il Verbo di Dio che si è fatto uomo, occorre immedesimarsi in certo modo nelle forme di vita di coloro a cui si porta il messaggio di Cristo; senza porre distanza di privilegi o diaframma di linguaggio incomprensibile, occorre condividere il costume, purché umano e onesto, quello dei più piccoli specialmente, se si vuole essere ascoltati e compresi.(390) Chi resta al di fuori dell' esistenza concreta dell' uomo non può evangelizzarlo; potrà, forse, farne un erudito delle verità rivelate, ma non riuscirà a fare la strada insieme con lui verso il Signore.

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Una rinnovata azione di evangelizzazione e catechesi cerca ogni modo per innestarsi nella storia concreta d' ogni giorno, cerca di cogliere e capire gli interrogativi che assillano il cuore dell' uomo, di vivere il processo di maturazione di ogni comunità umana, di illuminare l' esistenza con la luce del Vangelo non accanto o dopo, ma dall' interno dei problemi umani. Senza una conoscenza profonda e una accettazione aperta e franca delle trasformazioni sociali attuali, è impossibile rendere comprensibile l' annuncio.

291
La catechesi non può dunque disinteressarsi dei problemi che incontra oggi un credente, giustamente desideroso di progredire ulteriormente nell' intelligenza della sua fede. Questi problemi dobbiamo conoscerli per accogliere le giuste richieste, sul piano propriamente nostro, quello della fede....(391) Diventa perciò necessaria una espressione più attuale della fede che superi i vincoli di formule poco comprensibili, legate a culture lontane dalla realtà contemporanea. Occorre dunque ricercare, volta per volta, un linguaggio che sia piena comunicazione, più confacente con la vita moderna e plasmato con la materia viva d' ogni comunità. Si domandi ai catechizzandi, soprattutto quando si tratta di adulti, come essi comprendono il messaggio cristiano e con quali parole lo riesprimerebbero.(392) I giovani in particolare hanno bisogno d' un nuovo linguaggio: sottoposti a un continuo e disorientante bombardamento di idee, di affermazioni, di avvenimenti, essi vivono intensamente il nascere della loro personalità, la scoperta e la riscoperta dei valori fondamentali della vita e lo sviluppo travagliato della società in cui si trovano. Il loro vocabolario è in continua evoluzione, da una civiltà lineare basata sulla lettera scritta al mondo audiovisivo dell' epoca della televisione.

292
Tutto il loro sistema di comunicazione ha uno stile caratteristico, nel quale il Vangelo deve essere ripensato e riespresso, affinché sia anche per loro un annuncio di gioia. Il Salesiano deve cercare di impossessarsi di questo linguaggio per presentare il Vangelo con l' atteggiamento semplice e cordiale e la maniera popolare e immediata di cui Don Bosco è stato maestro nelle parole e negli scritti. Tutto questo nuovo atteggiamento di attenzione all' uomo e comprensione dei suoi problemi va anche unito a un rinnovato studio della teologia e della Scrittura perché l' annuncio sia fatto in adesione fedelissima alle parole e al pensiero di Cristo, nel ricordo riverente dell' insegnamento autorevole della tradizione ecclesiastica e nella docilità alla interiore illuminazione dello Spirito Santo.(393)

3. Testimoniare la Parola di Dio

293
L' evangelizzazione e la catechesi non si esauriscono nell' annuncio della Parola; esigono, per essere credibili, di essere testimoniate. L' uomo scopre il Cristo nella vita personale del credente e nella comunità cristiana che annuncia il messaggio. Se in loro il volto di Cristo appare velato o deturpato, gli uomini si fermano delusi. Credono invece a cristiani, simili al Cristo che predicano.

294
Le comunità, fraternamente unite nella carità (segno della koinonia) e impegnate nel servizio di tutti (segno della diakonia) e unite per la fede nella Eucaristia, si presentano davanti al mondo come il messaggio dei messaggi, alla cui forza evangelizzatrice difficilmente l' uomo resiste; ce lo insegna la secolare vita della Chiesa. Di qui appare quanto sia necessario che le Comunità ecclesiali, secondo l' insegnamento della Chiesa e guidate dai Pastori, eliminino e correggano ciò che sfigura il volto della Chiesa e costituisce per gli uomini un ostacolo per la fede,(394) poiché la buona volontà di molti evangelizzatori e catechisti può essere annullata o resa molto difficile dalle controtestimonianze di persone, di istituzioni, di opere.

295
I giovani in particolare hanno vivo il senso dell' autenticità. Il fascino che essi provano davanti a uomini e a comunità che vivono ciò che dicono, il bisogno che sentono di trovare incarnati i valori di cui loro si parla, indica chiaramente quale è l' efficacia dell' esempio personale e comunitario nell' educazione e la forza della fede - non soltanto predicata - ma creduta e vissuta. Più che la totalità e la radicalità del messaggio evangelico, ciò che li colpisce è la totale e radicale disponibilità e donazione dei testimoni del Vangelo. I giovani non ci rimproverano di essere troppo cristiani, ma di esserlo troppo poco. Si resta ammirati per l' ardore di fede che Don Bosco riusciva a suscitare tra i giovani, e ripensando a come egli parlava ed esortava i piccoli e i grandi, in casa e fuori, avvertiamo che la forza di attrattiva e di convinzione che egli e la sua comunità dell' Oratorio irradiavano era frutto di una eccezionale ed evangelica testimonianza di cui i protagonisti ugualmente generosi erano i salesiani e i giovani.

296
Un simile clima di testimonianza fatto rifiorire nelle comunità, specialmente in quelle educative, RENDE EVANGELIZZATRICE TUTTA LA COMUNITA', perché offre a chi vi è membro l' esperienza della vita cristiana che è esperienza del divino, indispensabile per il risveglio e la conservazione della fede. Fede cristiana e vita cristiana sono impensabili senza una comunità che faccia sperimentare efficacemente l' amore di Dio.

CAPO SECONDO
SIGNIFICATO VITALE DELLA CATECHESI

1. Evangelizzare «in dialogo» in un mondo pluralista

297
Preoccuparsi del futuro delle giovani generazioni che nascono nella Chiesa segnate col battesimo non deve significare che limitiamo ad esse il nostro sforzo. Il vero evangelizzatore ha un atteggiamento aperto a tutti; scopre Cristo nei fratelli delle altre Chiese e comunità cristiane e assume un atteggiamento ecumenico disponibile e leale; si impegna ad avvicinare i lontani dalla fede.

298
Riconosce l' esperienza religiosa ovunque si trovi: cioè la ricerca di Dio, la fede nell' Assoluto, l' incontro nascosto di grazia con il Divino, valori che sono alla base di molte Religioni non cristiane. Tali valori, oggi insidiati dal nostro tipo di civiltà, devono essere scoperti, sviluppati, liberati da ambiguità e fatti oggetto d' un nuovo atteggiamento da parte dei credenti. Insieme a queste realtà religiose, l' evangelizzatore trova il fenomeno più grave del nostro tempo:(395) l' ateismo. Comprendere la complessità dell' ateismo, ascoltare le sue critiche, allontanare lo scandalo d' un Vangelo adulterato, riconoscere i veri valori umani e la possibilità di salvezza nell' ateismo vissuto in buona parte e nello stesso tempo rendere presenti e quasi visibili Dio Padre e il Figlio suo incarnato(396) tutto questo è un compito serio e impegnativo per la Chiesa evangelizzatrice del nostro tempo.

299
In un mondo in via di secolarizzazione, la Chiesa riscopre la sua missione profetica di messaggera della buona novella della salvezza; non rimane neutrale, giudica tutte le realtà, personali e collettive, che gli uomini vivono, presenta a tutti Colui il cui interrogativo non cessa di echeggiare di generazione in generazione: E voi chi dite che io sia?.(397)

300
L' arte difficile del dialogo trova tempo propizio per essere assimilata nella giovinezza che è tempo di apertura, di crescita, d' incontro. Il giovane moderno tende a superare le frontiere, a muoversi senza scandali in una cultura pluralistica, ad aprirsi spregiudicatamente a tutti e a rifiutare un Vangelo chiuso. Per il salesiano non è solo questione di un atteggiamento di dialogo nell' atto di evangelizzare o di fare catechesi, a cui già è allenato dal Sistema Preventivo; la situazione di diaspora in cui il cristiano e l' ateo, il protestante e il cattolico collaborano nella vita quotidiana, gli fa obbligo di preparare e allenare i suoi giovani al dialogo, che oggi appare come una dimensione costante e indispensabile della società e quindi della evangelizzazione. Bisogna, ancor prima di parlare, ascoltare la voce anzi, il cuore dell' uomo; comprenderlo, e, per quanto possibile, rispettarlo; e quando lo merita, assecondarlo. Bisogna farsi fratelli degli uomini nell' atto stesso che vogliamo essere loro pastori e padri e maestri. Il clima di dialogo è l' amicizia, anzi, il servizio.(398) Il contatto coi giovani, l' ascolto, il rispetto, l' assistenza fraterna, la presenza abituale fra essi vanno riviste in questa luce. Le comunità quindi non saranno delle isole, ma, aperte con simpatia all' ambiente, vivranno in mezzo agli uomini come in mezzo a fratelli.(399)

2. Far incontrare Gesù Cristo, centro vivo della storia

301
E' questo il punto centrale della nostra catechesi: qui sta il vero rinnovamento a cui le comunità devono guardare.

302
Evangelizzare è annunciare la Persona Vivente di Cristo ieri, oggi, nei secoli: Gesù Cristo, Uomo-Dio, punto focale fra l' amore divino e quello umano; è annunciare un fatto storico: Gesù di Nazareth, Figlio di Dio incarnato, crocifisso e risorto; è annunciare una presenza sempre attuale nella Chiesa: comunità che ha incontrato il Signore e che mossa dallo Spirito tende verso il suo ritorno; è annunciare il Cristo totale nella sua dimensione storica e in quella della sua Risurrezione: sempre vivo tra gli uomini e nel mondo, quale dinamico Signore della storia. La catechesi presenta la vita di Cristo come un amore di Figlio che fa vedere il Padre, come un amore di fratello che, risorto ed asceso al cielo, non lascia orfani i suoi fratelli, ma invia loro lo Spirito per la nuova creazione. La catechesi dunque non predica una ideologia, né un sistema di verità astratte, ma Gesù, nella sua esistenza concreta e nel suo integro messaggio, e cioè introduce gli uomini nella mirabile pienezza della sua vita, perché possano riconoscere e partecipare al mistero di Dio, comunione trinitaria.

303
Gesù Cristo è la risposta inesauribile della Chiesa all' uomo che s' interroga sul senso ultimo della vita sentita come problema, enigma e mistero. Di fronte a Cristo, Persona viva e non personaggio del passato, appare evidente che il deismo vago che domina certe forme di catechesi non è il fedele annuncio degli apostoli.

304
In particolare i giovani, proprio perché accettano solo personalità integre e coerenti. si aprono più volentieri ad una catechesi che presenta Cristo come l' Amore aperto a tutti, che attua la liberazione dell' uomo col dono totale di sé nel sacrificio. Essi si interrogano in profondità sul senso della vita e della sofferenza, e sotto il pungolo delle esperienze non sempre positive dell' amicizia, dell' amore, del lavoro, cercano Dio tentando di sentirlo e di afferrarlo.(400) Per loro Cristo può diventare l' unica risposta di un fascino irresistibile.

305
Ma c'è un fatto che sconcerta e scoraggia: il Cristo presentato da noi sembra spesso non interessare i giovani. La misteriosa libertà umana può persino rifiutare la presenza redentrice del Signore; una sostanziale immaturità, provocata dall' ambiente, può portare a una vera incapacità di ascoltare il messaggio di salvezza; la nostra catechesi non riesce ad essere mediazione trasparente del mistero di Cristo. Forse non usa un linguaggio accessibile, non risponde agli interrogativi e si disinteressa dei problemi che incontra oggi un credente; forse si serve ancora di un bagaglio superato di prediche e lezioni e di una impostazione astratta e polemica; insomma, non è una catechesi genuinamente evangelica.

306
Per il Salesiano, una gioventù senza Cristo e un Cristo che non trova posto tra la gioventù, oltre ad essere un rimorso, è una sfida e una spinta a rinnovarsi, a cercare vie nuove, ad osare tutto, pur di annunciare efficacemente la salvezza di Dio e aiutare i giovani ad essere se stessi e a vivere autenticamente la loro esperienza umana e cristiana, facendo loro trovare nell' amicizia col Redentore il fulcro animatore della loro completa formazione.(401)
Per fare incontrare Gesù Cristo ai giovani e alla gente, attraverso le comunità salesiane, occorre prima averlo incontrato personalmente.

3. Educare progressivamente alla fede

307
Catechizzare è più che predicare, insegnare religione, fare catechismo; è tutta un' azione educativa per aiutare il battezzato a organizzare globalmente i valori della sua personalità dal punto di vista del Vangelo e orientarlo verso una fede adulta.

308
L' educazione alla fede è un graduale e continuo avanzamento verso la scoperta di una Persona. Se ogni persona è un mistero, lo è soprattutto Dio; lo si scopre poco alla volta, a gradi, durante tutta la vita. Per questo la catechesi si estende a tutte le ore, a tutti gli avvenimenti, a tutte le età e a tutti gli aspetti della vita; non ha esaurito il suo compito nella iniziazione ai sacramenti, non ha mai detto abbastanza, non ripete fastidiosamente le stesse parole allo stesso uomo. Dio si rivela in continuità, l' uomo si fa poco alla volta capace di conoscere la sua iniziativa di salvezza e di rispondergli liberamente nella fede. Questo pellegrinaggio verso il Signore, questa progressiva scoperta della sua rivelazione in Cristo Gesù, comporta diverse tappe e non si deve passare al momento successivo, prima che quello precedente non sia bene assimilato; prima di arrivare ai sacramenti occorre avere raggiunto, con la evangelizzazione e la catechesi, i traguardi essenziali della conversione e della fede.

309
L' educazione progressiva nella fede porta a una lenta ma radicale trasformazione dell' uomo a immagine di Cristo; formare il cristiano a una autentica mentalità di fede significa partire insieme a lui alla scoperta di Cristo vivo e poi educarlo al pensiero di Cristo presente: a vedere i fatti come Lui, ad amare e ad aprirsi agli uomini come Lui, a vivere con Lui la comunione con il Padre nello Spirito Santo.

310
In questo processo educativo in cui Dio e l' uomo si incontrano, assume particolare valore l' educare la COSCIENZA del credente per rendere attiva e responsabile la sua risposta alla chiamata di Dio; e l' educarlo alla LIBERTA', evitando forzature di ritmi e di tempi. Si favoriscono così le disposizioni necessarie per rispondere pienamente all' azione di Dio. In questa crescita graduale, la catechesi s' inserisce con novità di metodo: aiuta l' uomo a scoprire a poco a poco la sua risposta personale e libera all' appello di Dio; gli fa ritrovare le dimensioni e i contenuti fondamentali della morale nell' impegno evangelico della carità; lo conduce ad esprimere una opzione di vita profondamente unitaria e coerente incarnando questa scelta di carità evangelica in ATTI DI VITA. Forma cioè gradualmente la coscienza nella morale dei comandamenti di Dio, ispirandosi alla persona di Cristo, al suo programma nel discorso della Montagna, e al suo precetto di carità, amore a Dio e amore al Prossimo.

311
L' originalità propria della morale cristiana sta qui, nel riassumere e accentrare ogni impegno etico, precetti e consigli, in quell' elemento che ne è come l' anima, cioè in una fede che opera nella carità;(402) oggi si cercano nuove modalità per presentarla più fedelmente ai credenti. Educare alla fede resta sempre un impegno grave; ma nel nostro tempo, in una cultura di dialogo, di partecipazione crescente delle masse a tutti i livelli, chi catechizza deve essere chiaramente un animatore più che un insegnante, simile a Don Bosco nella bontà, costanza e impegno per salvare la gioventù. NON SI EDUCA DA SOLI.

4. Sviluppare una fede integrata e impegnata

312
Non è possibile impostare una educazione alla fede se non inserendola all' interno di un processo di umanizzazione; per questo la catechesi si orienta oggi più attentamente verso una vera promozione della persona. Quando la fede è pienamente integrata nella vita del credente, allora la coscienza del cristiano non conosce fratture, è profondamente unitaria e tende a giudicare e agire con vigore ed entusiasmo.

313
Le espressioni fede e vita, fede impegnata, fede integrata, mentalità di fede, maturità della fede, così frequenti nella letteratura pastorale odierna, rilevano la realtà di una fede che, secondo la vocazione data all' uomo da Dio, tende a diventare pienezza e vertice di unità di tutto l' uomo, sicché ogni crescita nella fede fa l' uomo più grande, e ogni crescita in umanità è crescita verso il divino.

314
E' la fede che libera l' uomo dalla schiavitù radicale, che è il peccato, e dalle alienazioni personali e sociali che ne sono conseguenze; lo invita ad entrare nello spazio della libertà offerta da Cristo, per cui lo schiavo del peccato diventa figlio di Dio e impara ad amare come cristiano, a sentire l' esistenza e la libertà come cristiano. La vita umana a sua volta, col suo carico di prove, di preoccupazioni e di incertezze, illuminata dalla fede che è luce di Dio, sente presente Cristo che opera e trasforma.

315
Da questa continuità dinamica tra fede e vita nasce l' impegno della promozione umana come segno che accompagna l' annuncio. La promozione non si identifica con la evangelizzazione, ma non si può ammettere una evangelizzazione che sia insensibile alle aspirazioni umane. Il Vangelo non sarà credibile se il cristiano non cercherà di affrontare e di risolvere i grandi problemi del mondo contemporaneo immergendosi in essi; è una esigenza d' incarnazione, essenziale al cristianesimo e voluta dal Figlio di Dio che ha preso dimora tra noi.(403) Dalla attuazione di questo vasto impegno di coerenza al Vangelo, dipende la sorte stessa del Cristianesimo, particolarmente presso le generazioni dei giovani.(404) La fede impegnata illumina particolarmente il tema che discrimina credenti e non credenti, cioè il modo di concepire la libertà dell' uomo e quindi la liberazione. Chi lavora a sviluppare la fede nei credenti, rivela loro la dimensione liberatrice della Parola di Dio, fa prendere coscienza della dimensione sociale e pubblica del messaggio cristiano, rivalorizza la centralità della Croce, educa ad un atteggiamento di energia, di lotta, di martirio.

316
Nuove prospettive si aprono al Salesiano impegnato a sviluppare nei giovani e negli adulti una fede integrata nella vita e attenta alla promozione umana. Nuove scelte stanno avvenendo in tema di liberazione e di giustizia, di pace e di sviluppo, di società e di mondo del lavoro; il nostro rinnovamento sarà nella linea tracciata dalla Chiesa che attueremo con la concretezza pedagogica di Don Bosco espressa in queste semplici parole: Fare onesti cittadini buoni cristiani. Il pericolo di una frattura tra fede e vita all' interno della persona è sempre presente, ed anche il Salesiano e la Comunità non sfuggono alla tentazione di separare religione e cultura, preghiera e lavoro, liturgia e azione, relazione e comunione; col rischio di non riuscire poi a comunicare da persona a persona l' annuncio del Regno.

317
Questa pericolosa dicotomia altera inevitabilmente anche l' impegno di promozione umana del credente che non testimonia più la presenza di Cristo nella storia del mondo.

CAPO TERZO
IL LINGUAGGIO CATECHISTICO
DELLA COMUNITA'

1. Catechizzare attraverso autentiche comunità

318
La Chiesa che vogliamo impiantare e costruire si rivela fondamentalmente come comunione fra cristiani che si riuniscono nel nome del Signore ad ascoltare la Parola di Dio e a celebrare l' Eucaristia in unione con il Vescovo. Essa acquista figura nel tempo e nello spazio solo attraverso l' azione di uomini uniti e solidali dei quali si possa dire come dei primi cristiani: Guarda come si amano. Dio infatti condiziona la promessa della sua presenza alla pratica dell' amore fraterno. Dove tale amore si esplica in un servizio, esso diventa anche comunicazione e sostegno della fede.

319
Per quanti si aprono alla fede, la comunità costituisce l' ambiente nel quale essa trova il suo nutrimento; a quanti cercano la fede, la comunità trasmette l' annuncio attraverso la parola di chi catechizza e attraverso la vita stessa dei fratelli; a quanti crescono nella fede, la comunità comunica la forza illuminante e persuasiva della testimonianza; a quanti invece sono minacciati nella fede, la comunità trasmette la consapevolezza di sentirsi aiutati e sostenuti, e crea, attraverso la correzione fraterna, l' atmosfera più propizia alla conversione.

320
La comunità diventa così l' ambiente e il segno per l' annuncio della Parola di Dio, la norma vivente per la formazione della coscienza dei credenti, il sacramento attraverso cui Cristo opera nel mondo. Questo ci dice quanto sia necessario il costruire la comunità, L' educare ad essere nella comunità, l' allenare a partecipare alla sua vita. Quando l' istruzione religiosa si accompagna a questo impegno di educazione e di approfondimento della fede comune, allora si compie una vera catechesi. Tutto questo non è senza conseguenze anche per la comunità religiosa, la quale non differisce in ciò da ogni comunità cristiana; dovrebbe anzi esserne esempio e modello. Tutto questo non resta privo di conseguenze per la stessa catechesi, la quale deve essere fatta in modo che catecumeni, allievi, fedeli, si sentano costruttori della loro comunità. Il Sacerdote, l' educatore, il catechista, non sono gli esclusivi annunciatori del messaggio; anche chi ascolta realizza l' annuncio.

321
Ma perché le comunità possano diventare veramente evangelizzatrici, e perché il singolo possa inserirsi nella comunità cristiana, occorre oggi più che in altri tempi una scelta di metodo: il gruppo. Qui davvero ognuno si sente membro responsabile ed ascoltato; qui la comunanza degli atteggiamenti facilita la maturazione della fede; qui gli esempi viventi vengono accolti come autentici valori, e la realtà della salvezza diventa esperienza di vita. Don Bosco e il sistema salesiano hanno educato facendo gruppo: il sistema preventivo, lo spirito di famiglia, le compagnie, i giovani più grandi impegnati per lievitare la massa, sono indicazioni della nostra tradizione per scoprire il gruppo come modo nuovo di evangelizzare.

2. Iniziare al mistero liturgico

322
Nella liturgia i fedeli recano, per offrirlo umilmente a Dio, il frutto di ogni azione di carità, di giustizia, di pace e ne attingono la parola di vita e la grazia, per essere in grado di professare nel mondo la verità nella carità in comunione con Cristo.(405) La catechesi introduce il credente nella esperienza delle celebrazioni liturgiche, lo educa a comprendere l' espressione umana, a leggere il segno, lo dispone all' incontro col Padre attraverso il Cristo e all' incontro dei membri del Popolo di Dio tra loro.

323
A sua volta la liturgia si fa catechesi e col suo linguaggio concreto di parole, di canti, di gesti, di riti, di azione, di vita, tocca e impegna tutto l' uomo, cuore-intelligenza-sensi; annuncia gli aspetti del mistero di Cristo; diventa luogo della esperienza integrale della fede dove l' azione si fa contemplazione; presenta al credente l' occasione per ricuperare se stesso e sentirsi salvato da Dio. In questo modo si fa guida al cristiano nel percorrere l' itinerario di tutta la realtà. Nel rinnovamento liturgico la catechesi svolge una funzione sua propria di stimolo e di illuminazione: anzitutto ricorda ai responsabili il carattere della Parola di Cristo che converte e trasforma, suscita pacifici combattimenti e anche tensioni; e provoca a mutar vita; è il segno d' una vera pasqua: i sepolcri si spalancano e quelli che erano morti risorgono. Le nostre assemblee liturgiche attendono che la parola da noi presentata sotto la forma di predicazione o di preghiera venga proclamata con tutta la sua forza e verità, domandano per l' omelia una più attenta preparazione possibilmente comunitaria.

324
La catechesi ricorda a tutti i battezzati che le celebrazioni liturgiche sono la espressione sacramentale della vita dei cristiani e della loro storia; e quindi li educa alla continuità tra Eucaristia e impegno comunitario, tra Messa e liturgia della vita, tra liberazione del male chiesta nella preghiera e liberazione attuata nella società, tra gesto liturgico di pace e la pace vera portata dove uno vive; e non si stanca di ripetere che una celebrazione che non trasforma, che non è sincera, che si fa abitudine, diventa alienazione.

325
Anche la preghiera esprime questa continuità tra esperienza e fede: per il rinnovamento della preghiera personale la catechesi apre gradatamente il cuore dei credenti ai sentimenti di Cristo nella preghiera filiale al Padre e all' atteggiamento di Maria nell' Annunciazione: adorazione, lode, ringraziamento, domanda.

326
Più delle precedenti generazioni i giovani di oggi, quelli religiosamente impegnati, si accostano con fatica a un tipo di liturgia che appaia loro solenne, quasi magica, poco attenta al presente. Nei piccoli gruppi, che sono per i giovani una necessità vitale,(406) essi attuano talvolta celebrazioni che sembrano originate da smania di novità. Per loro la catechesi deve inventare un linguaggio più agile e moderno e comprensibile; deve incoraggiare il loro apporto personale di ricerca, considerandolo come un contributo che la generazione nuova dà alla Chiesa. Essi vengono così aiutati a superare la tentazione di allontanarsi dalla Chiesa.(407) Per entrare meglio nello spirito della riforma liturgica e tenendo conto del bene dei giovani, il catechista dovrà conoscere le variazioni permesse nei riti liturgici ufficiali e le numerose modalità di incontri liturgici non ufficiali, quali le celebrazioni della parola, agapi, veglie bibliche, liturgie penitenziali, prediche dialogate, preparazione in comune all' omelia, musiche, ecc., per dar vita a iniziative che possono ampiamente impegnare la creatività giovanile senza cedere all' arbitrio di innovazioni abusive. Incoraggiare, porgere comodità di approfittare dei sacramenti, far rilevare la bellezza, la grandezza, la santità della religione, mai obbligare, agire in modo che i giovani restino spontaneamente invogliati ai sacramenti, vi si accostino volentieri con piacere e con frutto, sono espressioni chiare del sistema preventivo che ci parlano della sensibilità educativa e della pedagogia sacramentale di Don Bosco.

3. Animare di gioia l'azione evangelizzatrice

327
Evangelizzare è annunciare una gioia esistenziale e concreta, perché il mistero di Cristo, Dio incarnato, morto e risorto, si affonda intimamente nella realtà umana. Il Vangelo è l' assoluto messaggio di gioia che ha la forza e il coraggio di superare ogni tristezza.(408) La fede è sorgente di gioia, e questa è la prova della fede; caratteristica della catechesi deve essere la gioia testimoniata nel lavoro, nella liturgia, nel dolore, nella comunità, nella vita. Essa deve far sentire che il Vangelo è un soffio vitale di speranza: speranza nel Signore che è tra noi e che viene; speranza della vita futura già incominciata; speranza che provoca la gioia, che nessuno potrà togliere dal nostro cuore,(409) speranza che anima l' impegno concreto e storico nel realizzare la vocazione umana. Che cosa vogliono gli uomini se non una scintilla di gioia evangelica? La catechesi risponde a questo acuto bisogno, rivelando che essa sboccia e fiorisce nella Chiesa, ha le sue radici nel suolo della speranza, che in Cristo nasce e in Cristo si compie.(410)

328
Qui più che altrove bisogna riscoprire il genuino spirito di Don Bosco che faceva sperimentare ai Salesiani e ai giovani la fede come felicità e la capacità della comunità di moltiplicare la forza di questo gaudio. La letizia che fioriva in ogni angolo dell' Oratorio era fatta programma di santità: Noi facciamo consistere la santità nello stare molto allegri; questa gioia divina diventava umanissima nel cortile, nel refettorio, nelle feste; si convertiva in clima e stile apostolico di amorevolezza; si radicava nel cuore della Chiesa con l' Eucaristia; era illuminata dalla speranza del paradiso oltre l' aspro limite della morte; era mossa da una presenza materna, Maria.

329
Educatore e catechista sereno e fiducioso, il Salesiano porta in ogni aspetto della vita questo tono di festa, di giovinezza, di gioia, e la sua catechesi resta illuminata da questa calda testimonianza che è frutto della speranza cristiana. La comunità salesiana irradia questo umano e cordiale calore di simpatia e di entusiasmo che apre la strada dei cuori. Il rinnovamento deve farci riscoprire il modo caratteristico del lieto annuncio di liberazione e di salvezza fatto dal Salesiano al giovane e all' uomo di oggi, in modo che gustando egli ed amando la sua fede e di essa godendo, possa comunicare a tutti il segreto della sua felicità.

4. Formare catechisti nuovi

330
Le attese di una chiesa e di una società in evoluzione rendono sempre più urgente la richiesta di una catechesi capace di formare cristiani responsabili, di rivelare a ognuno il senso della vita, di manifestare agli uomini il progetto di Dio. In questa prospettiva non possiamo dimenticare che ogni cristiano deve essere catechista; anzi dobbiamo operare in modo che l' educazione alla fede sia anche una prima formazione al servizio della parola, trasformando, così al più presto i destinatari in operatori, i credenti in testimoni, e riconoscendo quale grande riserva di potenziale profetico è il Popolo di Dio, il cristiano di base, il credente ordinario.

331
L' originalità della funzione catechistica esige però una attenzione più specifica da parte di chi è responsabile della pastorale. Il catechista è un inviato della comunità profetica, è un testimone coerente di Cristo, è un interprete dei segni dei tempi: egli insegna, cioè fa percepire e capire la realtà di Dio che si rivela e si comunica; ma soprattutto educa, cioè aiuta i fedeli a sviluppare in pieno la loro personalità cristiana.

332
Come educatore della fede, il catechista ha bisogno di una accurata preparazione teologica, antropologica e metodologica, senza trascurare le distinte tecniche; come animatore della comunità ecclesiale ha bisogno di compiere la sua formazione in comunità che profondamente credono, sperano, amano; questi due aspetti richiedono poi una formazione ed un aggiornamento permanente. Infatti, qualsiasi attività pastorale che non sia sostenuta da persone veramente formate è condannata al fallimento. La formazione catechistica, pertanto, ha la priorità sul rinnovamento dei testi e sul rafforzamento dell' organizzazione catechistica.(411) Di questi apostoli della parola c'è grande necessità in tutti gli ambienti, nelle famiglie, nella scuola, nel posto di lavoro, perché il bisogno di Dio è sempre e ovunque presente. Lo Spirito di Cristo che è nel mondo per liberarlo e salvarlo, chiama evangelizzatori e catechisti da ogni settore, ma soprattutto li fa uscire da comunità di intensa vita ecclesiale, dove la Parola di Dio è ascoltata e vissuta, dove le persone sono rese sensibili all' immane problema della evangelizzazione e catechesi e dove esiste un formatore di catechisti.

333
Le urgenze di evangelizzazione del mondo e la precisa missione catechistica della Congregazione salesiana ci chiedono di scoprire e di stimolare quelle energie profetiche che lo Spirito Santo semina in tutte le comunità a vantaggio della Chiesa. Ogni Salesiano oltre che essere catechista deve sentirsi formatore di catechisti; e ogni comunità salesiana deve studiare il modo per diventare gruppo di evangelizzazione e centro di promozione della catechesi; un gruppo che anima i laici al servizio della Chiesa locale, che ridesta nei giovani il desiderio della azione apostolica e li avvia presto all' impegno catechistico. Si può ben dire che la vitalità di una comunità cristiana dipende in maniera decisiva dalla presenza e dal valore dei catechisti, e si esprime tipicamente nella sua capacità di prepararli.(412)

334
Tutto stimola a farsi nuovo, vigile, intenso. Tutto suggerisce una catechesi aperta alle nuove culture, ai nuovi quesiti, a un mondo secolarizzato e pluralista; aperta, al dramma dell' ateismo e dell' indifferenza religiosa; aperta, insomma, alla Chiesa alla storia di oggi, dove Dio continuamente interroga e chiama. Il lavoro comincia oggi e non finisce mai. E' questa la legge del nostro pellegrinaggio sulla terra e nel tempo.(413)

CAPO QUARTO
ORIENTAMENTI OPERATIVI

1. La Congregazione salesiana in stato di missione evangelizzatrice

335
Nel particolare momento che la Chiesa sta vivendo, la Congregazione salesiana orienta decisamente la sua azione verso la pastorale catechistica e perciò si impegna a tutti i livelli nella catechesi, cioè nella educazione alla fede, e promuove il RINNOVAMENTO DELLE SINGOLE COMUNITA' affinché diventino autenticamente evangelizzatrici.

336
La Congregazione farà quindi ogni sforzo: per riscoprire e rinnovare questa dimensione essenziale della sua missione; per sostenere o creare quegli organismi che favoriscono lo studio, l' aggiornamento, la ricerca, quali l' Istituto di Catechetica del PAS e i vari Centri Catechistici; per potenziare quei centri che si adoperano nel diffondere la Parola di Dio attraverso i mezzi di comunicazione sociale; per promuovere incontri di esperti su temi di comune interesse e utilità catechistica. Segue in questo suo lavoro le linee tracciate dal Direttorio Catechistico Generale.

2. L'Ispettoria «comunità a servizio» per la evangelizzazione

337
Nel momento in cui l' Ispettoria riceve dal Capitolo XX una più chiara fisionomia di comunità ispettoriale, appare evidente che le sue strutture devono mettersi a servizio dei confratelli nel particolare compito della evangelizzazione. ALL' ISPETTORIA tocca il compito di rinnovare lo slancio apostolico delle comunità e dei confratelli, la responsabilità nella formazione del personale, il ridimensionamento delle opere per una migliore evangelizzazione, la programmazione ispettoriale dell' azione catechistica. (414)
a) Il primo Capitolo Ispettoriale dopo il Capitolo XX valuti seriamente l' incidenza evangelizzatrice delle singole comunità, decida il ridimensionamento delle opere, elimini eventuali controtestimonianze che annullano la credibilità dell' annuncio.(415)
b) L' Ispettore col suo Consiglio faccia elaborare al più presto un piano di qualificazione catechistica dei sacerdoti e dei coadiutori (formazione permanente) e quindi offra la possibilità di frequentare corsi organizzati dalla chiesa locale o studi con la Conferenza Ispettoriale altri corsi di aggiornamento(416).

338
c) Ogni Ispettoria organizzi un servizio specializzato ed agile per animare l' azione catechistica di ogni comunità, per aiutare i confratelli nel continuo aggiornamento di mentalità e di metodi, per coordinare l' azione catechistica dei gruppi della Famiglia Salesiana: a questo scopo è indispensabile l' opera di esperti in catechetica. La predicazione di esercizi spirituali, corsi, ritiri - ai giovani, al popolo, ai religiosi, al clero - richiede sempre più qualità specifiche. Si scelgano i confratelli che hanno doti speciali per il ministero della parola e, dopo la dovuta preparazione, si rendano disponibili per le comunità.

3. Ogni comunità salesiana una comunità evangelizzatrice

339
Il Capitolo XX fa leva per il rinnovamento sulle comunità salesiane a cui tocca però operare un cambio di mentalità, adottare un nuovo stile comunitario di riflessione e di azione e farsi presenti nel mondo in modo nuovo. E' urgente rispondere a questa istanza della nostra missione, poiché la comunità sarà salesiana nella misura in cui sarà evangelizzatrice.

Per questo ogni comunità deve diventare:

340
Comunità in ascolto: ascoltare insieme, meditare insieme, commentare insieme la Parola di Dio; è un esercizio nuovo e rinnovatore da attuale con riflessioni comunitarie sulla Scrittura e su argomenti della vita, durante i ritiri o nei momenti di meditazione e nelle omelie compartecipate.

Comunità in ricerca: accettare una revisione periodica e leale della efficacia del proprio lavoro apostolico e del ruolo effettivo che ognuno svolge nella catechesi; esaminare in particolare le gravi difficoltà che si incontrano nell' evangelizzare i giovani e la crescente problematica della scuola di religione.

Comunità inserita nella Chiesa locale, poiché si catechizza in comunione con essa e non staccati da essa: nell' affrontare i problemi di evangelizzazione della zona si operi in stretta collaborazione con gli altri responsabili della pastorale e si seguano, ove esiste, le indicazioni del direttorio catechistico particolare.

Comunità educativa: si realizzi una catechesi diretta puntando sulla collaborazione di tutti i suoi membri (ogni insegnante sia un animatore), utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione (sussidi, riunioni, coordinamento) dimostrando una coerente testimonianza di vita. Si provvedano quelle attrezzature (testi, guide, riviste, sussidi audiovisivi) che facilitano la riflessione e permettono alla comunità di essere un centro aggiornato di catechesi.

Comunità animatrice: è suo compito corresponsabilizzare i laici, specialmente i giovani più maturi dei nostri centri, alla evangelizzazione; formare catechisti, assistere genitori, educatori, insegnanti in questo apostolato. La priorità finanziaria sia rivolta verso la formazione di catechisti prima che verso la costruzione di edifici anche se utili alla catechesi.

4. Ogni salesiano un evangelizzatore

341
Ogni salesiano è per vocazione e missione un evangelizzatore, un catechista, sempre e dovunque. Per questo egli deve trovare nei periodi della sua formazione degli esperti in catechesi che lo aiutino a operare la saldatura tra insegnamento religioso (o teologico) e insegnamento profano, tra esperienza di vita comunitaria e azione di pastorale diretta. Appresa questa arte, si metta con entusiasmo e costanza a disposizione della comunità per tutta la vita in questo prioritario servizio di evangelizzare e catechizzare.

 

Documento 4

RINNOVAMENTO PASTORALE
DELL'AZIONE SALESIANA TRA I GIOVANI

INTRODUZIONE

342
E' per voi giovani, per voi soprattutto, che la Chiesa con il suo Concilio ha acceso una luce, quella luce che rischiara l' avvenire, il vostro avvenire. Siate generosi, puri, rispettosi, sinceri. E costruite nell' entusiasmo un mondo migliore di quello attuale! Guardate la Chiesa e voi ritroverete in essa il volto di Cristo, il vero eroe, umile e saggio, il profeta della verità e dell' amore, il compagno e l' amico dei giovani.(417) La Congregazione è un dono dello Spirito alla Chiesa perché nella scia di Don Bosco trasmetta questa luce ai giovani, specialmente ai più poveri. Don Bosco e con lui i Salesiani si caratterizzarono fin dall' inizio per la capacità di adattarsi alle esigenze dei tempi. La missione di formare i giovani onesti cittadini e buoni cristiani ha trovato sempre la maniera di esplicitarsi secondo forme che rispondessero ai loro bisogni concreti. così sono nate e si sono sviluppate tante forme diverse di attività e di servizi in seno alla Congregazione. Oggi, noi Salesiani ci troviamo eredi di tutto il bene realizzato dalla Congregazione e anche di una missione da attuare in un mondo in costante evoluzione, con un vastissimo campo di lavoro in cui situazioni ed esigenze nuove sfidano e sollecitano il nostro slancio apostolico. Ciò crea un problema nell' ora del nostro rinnovamento, un problema che è aggravato da una critica situazione vocazionale sofferta anche in Congregazione.

343
La riflessione dei Salesiani nei CIS e nel CGS ha messo in luce tre aspetti generali del problema, che vanno affrontati, e degli elementi da cui si intravvede una traccia di soluzione: - lo scopo pastorale delle nostre attività; - l' aggiornamento pastorale delle comunità salesiane; - il ridimensionamento delle attività e dei servizi.

344
a) Scopo pastorale delle nostre attività

Noi salesiani abbiamo intrapreso molte attività diverse - di tempo libero, di scuola, di forme assistenziali... - per rispondere alle esigenze della situazione dei giovani; abbiamo dato a queste attività un senso pieno come fattori di una promozione integrale.(418) Di fatto, però, queste attività non sempre raggiungono a sufficienza il loro scopo globale. Appare perciò necessaria una fattiva consapevolezza che ogni nostra attività comunitaria e personale trova la sua giustificazione soltanto se indirizzata, organizzata e realizzata in vista dell' evangelizzazione dei giovani.

345
b) Aggiornamento pastorale della comunità salesiana

Per raggiungere la pastoralizzazione di ogni nostra opera, sono indispensabili autentici apostoli e comunità apostoliche. Non è possibile una presenza costruttiva, se questa non è sorretta da un' adeguata preparazione pastorale e da una mistica apostolica. I giovani oggi percepiscono più che mai i rapidi e costanti mutamenti di questo mondo in evoluzione. Questo ci obbliga a un atteggiamento costante di adattabilità e di creatività per rispondere subito alle nuove situazioni e più ancora per prevenirle. Tutto ciò implica amore e dedizione totale ai giovani, così come fece Don Bosco. Implica studio e riflessione, umiltà e coraggio di ricominciare di nuovo ogni giorno.

346
c) Ridimensionamento delle attività e dei servizi

Il rinnovamento della nostra azione esige uno studio accurato delle nostre opere e impegni attuali e uno sguardo al futuro. Oltre la validità delle opere e la rispondenza alle situazioni, bisogna considerare la priorità e urgenza dei bisogni. Il ridimensionamento coraggioso e profondo delle nostre opere, fatto ai diversi livelli come espressione dell' aggiornamento pastorale delle comunità e delle attività, darà alla Congregazione un volto rinnovato; e i giovani vi vedranno riflesso il volto di Cristo. Il CGS ha preso coscienza di questa problematica e, più che fermarsi alla considerazione forzatamente frammentaria e parziale di ognuna delle attuali opere in cui si svolge l' azione salesiana, ha voluto cogliere gli elementi fondamentali e comuni a tutta l' attività salesiana per i giovani. I principi presentati in questa trattazione, anche se esplicitamente riguardano i giovani, valgono anche per gli adolescenti e preadolescenti: di loro si fa riferimento specifico solo quando la trattazione non può essere comune.

347
Il Capitolo Generale è convinto che solo nell' attuazione equilibrata di questi elementi essenziali in ciascuna delle nostre opere attuali, queste troveranno la via per la loro pastoralizzazione. E' convinto che nella situazione attuale il fulcro del rinnovamento consiste nel mettere al centro la vita e l' azione pastorale delle comunità, gli obiettivi e il metodo dell' azione.

348
Il documento sottolinea diversi aspetti della nostra azione pastorale:
- I principi a cui si ispira.
- Le caratteristiche del nostro servizio.
- Gli atteggiamenti e le attuazioni.
- Gli obiettivi e il metodo pastorale di evangelizzazione liberatrice.
- Le principali strutture in cui si svolge.

CAPO PRIMO
PRINCIPI ISPIRATORI

349
I principi, alla cui ispirazione i Salesiani dovranno rifarsi costantemente per il rinnovamento della loro azione tra i giovani, costituiscono il fondamento unificatore e dinamico del loro slancio pastorale. Nella riflessione personale e nel dialogo comunitario su questi principi l' azione dei Salesiani troverà l' aggiornamento e l' adeguamento pastorale indispensabili.
a) Il nostro rinnovamento pastorale deve partire dalla comprensione e accettazione personale e comunitaria delle esigenze evangeliche, in un progressivo atteggiamento di conversione individuale e collettiva al Padre, nell' amore dei fratelli.
b) L' immagine rinvigorita della Chiesa Conciliare ci spinge a rinnovare il nostro servizio nell' apertura a nuove forme di dialogo con tutto ciò che la vita dei giovani racchiude di gioia, di speranza e di tensioni.
c) La missione dei Salesiani verso i giovani, specialmente verso i più poveri, nello stile pastorale di Don Bosco, fatto di dialogo e di amorevolezza, è criterio fondamentale di rinnovamento della nostra azione salesiana. Con la sua carità ardente, sgorgata dal Cuore di Cristo, Don Bosco ci sprona a servire i giovani, ci stimola alla scoperta più profonda dei valori pastorali di ricerca, di incontro, di presenza, di comprensione, di dialogo e di evangelizzazione, e alla fedeltà dinamica a questi valori.
Come Don Bosco trovava nei giovani la sua ricchezza, allo stesso modo, oggi, i Salesiani ritrovano nel servizio ai giovani la ricchezza della loro identità. La situazione psicosociologica dei giovani si presenta oggi, come non mai, in rapida evoluzione. Perciò il rinnovamento dell' azione esige dai Salesiani:
- grande sensibilità e capacità di cogliere e capire le tendenze giovanili;
- penetrazione profonda nel fenomeno della nuova cultura e della contestazione giovanile, come segno di trasformazione sociologica;
- capacità di comprendere le deviazioni, le idolatrie della gioventù naturalizzata;
- dedizione alla liberazione e alla promozione dei giovani emarginati nelle zone del sottosviluppo, non solo economico, ma anche sociale e morale.

CAPO SECONDO
CARATTERISTICHE DEL NOSTRO SERVIZIO PASTORALE

350
L' azione salesiana tra i giovani è un SERVIZIO COMUNITARIO ed ecclesiale offerto a tutti i giovani globalmente e a ciascuno singolarmente, nella propria situazione concreta di vita e di ambiente. In questa prospettiva:
a) Al centro stanno i giovani, specialmente i più poveri, nel contesto socioculturale della zona in cui vivono;
b) AL LORO SERVIZIO STA LA COMUNITA' SALESIANA. Essa anima e coordina un insieme di attività e di servizi con fini pastorali, che si svolgono entro la Comunità Educativa, nel contesto più ampio della Comunità Ecclesiale in cui vivono i giovani.

351
Un servizio offerto ai giovani

Don Bosco ha avuto un vero rispetto per la persona del giovane, e di fronte ad essa si è posto sempre in atteggiamento di autentico servitore: I giovani sono i nostri padroni.... Il Salesiano, senza mai abdicare alla sua funzione di pastore e di guida stimolatrice ed esigente, offre il suo servizio pastorale in un clima di famiglia e di fraternità, di ragionevole e responsabile autonomia e di libertà. Sapendo che i giovani oggi vogliono più che mai essere protagonisti della propria storia, non li costringe mai a ricevere passivamente, ma li stimola a collaborare, come soggetti attivi, nella scoperta e nello sviluppo di quelle doti diverse e originali che ognuno ha ricevute dalla natura.(419) Conosce d' altra parte la debolezza dei giovani e, sempre nel rispetto della loro personalità, con mezzi proporzionati e ambientali aiuta l' irrobustimento e l' esercizio della vera libertà. Come un vero agente di mutamento, l' azione del Salesiano li aiuta a crearsi una mentalità più giusta e più fraterna.(420)

352
Un servizio situazionale e concreto

In tutto il mondo i Salesiani devono far fronte a situazioni molto disparate. La nostra azione deve tener conto delle responsabilità che ci riguardano nei problemi e nelle speranze suscitate dalle nuove situazioni sociali, culturali, religiose del mondo giovanile. Siamo invitati a partire non solo dalla situazione delle nostre opere in generale, ma anzitutto dalle situazioni concrete di famiglia, di cultura, di relazioni, di vita spirituale, ecc. dei giovani a cui doniamo il nostro servizio, in modo da adeguarne il contenuto e lo stile (con progressiva inventività) all' evoluzione dei loro bisogni ed esigenze. I nostri servizi pastorali, infatti, devono indirizzarsi primariamente ai bisogni e alle esigenze della persona. Nel pluralismo delle situazioni in cui viviamo, l' adattabilità e la creatività del nostro servizio pastorale sgorga da una vera comunità missionaria, capace di informare del suo spirito qualunque struttura.

353
Un servizio totale

Il nostro è un servizio totale perché offerto a tutti i giovani senza discriminazione di età, di condizione sociale, di credo e di pensiero politico. Predilige soltanto i bisognosi nella loro gamma più ampia. Facciamo nostre a questo riguardo le parole di Paolo VI: La povertà non è più soltanto quella del denaro, ma anche la mancanza di una qualifica professionale, la mancanza di relazioni, le menomazioni fisiche e mentali, le vicissitudini familiari e tutte le frustrazioni che provengono da incapacità a inserirsi nel gruppo umano più vicino. Il povero non è colui che non conta, in definitiva colui che non si ascolta mai, di cui si dispone senza chiedere il parere, colui che affonda in un isolamento tanto doloroso da essere spinto, talvolta, fino ai gesti irreparabili della disperazione?.(421) Questo servizio totale investe tutte le vere esigenze e i reali bisogni del giovane nel suo corpo, nel suo spirito, nel suo cuore. La formazione integrale esige, quanto più è possibile, un servizio integrale anche se offerto con diversità di forme e di contenuto, secondo le possibilità.(422) La necessità di cultura, di alloggio, di attività e di convivenza nel tempo libero, di ambienti educativi pieni di vitalità, ci devono spingere a creare in noi un atteggiamento di servizio veramente creativo. Tra i vari problemi che si riferiscono alla completa formazione del giovane, alcuni saranno trattati più avanti. Qui ci fermiamo a quello della sua piena maturità umana o dei gruppi misti. Con gli adolescenti e i preadolescenti la nostra azione sarà diversificata con una progressiva e proporzionata apertura verso i valori e le situazioni giovanili.

354
a) Progressiva maturazione del giovane

Il giovane ha bisogno di passare dalla sua naturale insicurezza a quella maturità di sentimenti che caratterizza l' uomo e la donna in età adulta. E' tutto un processo di maturazione biopsichica e di rapporti tra persone che si sviluppa in una donazione sempre più piena di sé a Dio e agli altri. Per questo è necessaria una progressiva liberazione dall' ignoranza di quanto normalmente accade in sé e negli altri in ciò che concerne il mistero della vita; dalla schiavitù dell' egoismo nel vivere gli istinti e i sentimenti; da ogni tendenza a chiudersi nel proprio mondo interiore, non sempre sereno. Per questo è necessaria la confidenza con qualcuno, a cui aprirsi sui propri problemi. E' indispensabile che il giovane venga illuminato sulla debolezza naturale inerente alla sua condizione umana. Di conseguenza, deve acquistare la convinzione della necessità di rendersi padrone delle proprie tendenze, di saper disciplinare la propria curiosità, di tendere all' irrobustimento della propria volontà attraverso la rinuncia volontaria a certe comodità e piaceri, anche leciti, attraverso il ricorso costante e fervente a Colui che è sempre il suo Amico e Confidente di tutte le ore. Ma questo non è ancora sufficiente. Dopo l' incontro con se stesso, viene l' incontro con l' altro. Il fanciullo e l' adolescente ha bisogno di essere aiutato ad aprirsi alla scoperta dei valori altrui e alla donazione di sé agli altri. Il Salesiano li aiuti ad amare Dio come Padre, a cercare l' amicizia di Cristo, a ricorrere all' esempio e all' aiuto della Vergine e a scoprire mediante la fede la presenza del Signore negli uomini. Il Salesiano poi aiuti il giovane a far convergere le sue potenze affettive e sensibili in un ideale che costituisca la miglior espressione del dono di sé (sia la formazione di una famiglia, o il servire più da vicino il Signore) che impegni tutta la generosità del suo cuore, in un clima di profonda fede e di allegria.(423)

355
b) Gruppi misti

Il contesto sociologico dei giovani d' oggi e la necessità di un' educazione integrale ci consigliano, in certi luoghi e circostanze, l' accettazione di gruppi e di attività miste, con tutte le riserve e responsabilità che comportano. Sarà una risposta all' esigenza pedagogica che impone di assumere il giovane al completo, immerso nel suo mondo, per tentarne una promozione integrale. Queste attività sono un' ottima occasione perché il giovane impari a prendere atteggiamenti di rispetto e di delicatezza verso la donna, soprattutto nell' età in cui essa diviene oggetto di una nuova attenzione ed emozione.(424) Bisogna curare, al riguardo, sia la maturità e la preparazione dei confratelli, sia la collaborazione di laici qualificati, sia la disposizione di locali idonei a questo tipo di attività nelle nostre opere. Tuttavia le attività dei gruppi misti veramente educativi devono tendere a sviluppare gli interessi formativi e sociali, per potersi aprire, in questo clima, a ulteriori manifestazioni dettate dalle situazioni concrete dei luoghi e della maturità e capacità dei giovani e degli educatori.

356
La programmazione e la revisione delle iniziative e delle attività dei gruppi misti devono farsi dalla Comunità, secondo i criteri e le modalità determinate dalla pastorale d' insieme diocesana e dalle norme ispettoriali al riguardo.

Rapporti con la famiglia

L' azione salesiana consideri il giovane in rapporto alla sua famiglia, per integrarne, supplirne o rettificarne l' opera educativa. E' compito delle nostre Comunità cercare di mantenere coi genitori una collaborazione e un' intesa profonda nella comune responsabilità e azione. Le forme di questa collaborazione sono varie. L' importanza di questa fusione tra la famiglia e noi nella formazione del giovane ci deve spingere a rinnovarci.

357
Un servizio comunitario

La formazione di vere comunità pastorali, basate sulla corresponsabilità e sulla collaborazione, è uno dei principali obiettivi del nostro rinnovamento pastorale. Prima di tutto perché il nucleo fondamentale da cui sgorga l' azione salesiana è la COMUNITA' CONSACRATA in Cristo Risorto: il nostro servizio, oltre che fedeltà a Dio, è anche testimonianza ai fratelli e ai giovani. Nella nostra azione va integrata poi tutta la COMUNITA' EDUCATIVA. Insieme con noi, ne sono membri attivi i genitori, i collaboratori laici, gli stessi giovani, uniti in dialogo e in corresponsabilità a diversi livelli, in tutte le fasi del lavoro educativo, che va svolto sempre in un profondo clima di famiglia, con un impegno personale, ma non individualista.(425) Il nostro servizio va offerto ai giovani nel contesto dei loro gruppi naturali di vita e di lavoro, cercando di sviluppare tutte le loro potenzialità dall' interno, dai loro interessi, al loro ritmo, mediante l' azione di tutto il gruppo che lavora su se stesso e si esplica all' esterno.

358
Un servizio ecclesiale

L' azione salesiana fa parte della Pastorale della Chiesa. In questo senso il nostro servizio ai giovani è di per sé, ecclesiale. Riconosciamo però che la dimensione ecclesiale del nostro servizio va pensata in termini più ampi. Davanti al fatto di una gioventù che si allontana silenziosamente dalla Chiesa, e che non capisce la sua mentalità, il suo linguaggio e le sue norme, dobbiamo, non solo come persone singole, ma principalmente come Congregazione, essere portavoce delle ansie dei giovani nei riguardi della Chiesa, e di quelle di tutta la Chiesa nei riguardi della gioventù. Questo implica ricerche, esperienze, studi. Per agire con serietà in questo campo specifico del proprio apostolato, la Congregazione Salesiana dovrebbe chiedere alle competenti autorità ecclesiastiche tutte le facoltà necessarie, tra le quali quella di adattare la liturgia alla cultura giovanile, come lo fanno i missionari per le culture dei diversi popoli.

359
I Salesiani, in spirito di collaborazione e di attiva adesione, partecipino alla pastorale delle Chiese locali, portandovi la ricchezza del carisma del Fondatore.(426) Lo faranno specialmente con la partecipazione, per quanto possibile attiva, ai diversi organismi e movimenti ecclesiali che si rivolgono alla gioventù. La nostra presenza in blocco, la nostra sensibilità, la nostra animazione concreta, siano l' espressione del rinnovamento del nostro servizio ecclesiale. Sarà d' altra parte compito delle singole comunità salesiane rendere presenti nel mondo giovanile, attraverso il proprio lavoro educativo, le grandi idee e direttive della Chiesa.

CAPO TERZO
ATTEGGIAMENTI
E ATTUAZIONI PASTORALI

360
La comunità salesiana, alla luce della situazione dei giovani d' oggi e della natura del nostro servizio pastorale, dev' essere portata a un rinnovamento profondo dei suoi atteggiamenti e delle sue situazioni pastorali, cercando di far rivivere Don Bosco, inviato da Dio come Padre e Maestro dei giovani. I Salesiani, nel rinnovamento di questi atteggiamenti e situazioni pastorali, in una viva espressione del Sistema Preventivo, dovranno adoperare le forme concrete che si adeguano alle esigenze proprie delle diverse tappe - preadolescenza, adolescenza, gioventù - dello sviluppo evolutivo dei giovani.

361
a) Atteggiamento pastorale di ricerca

I Salesiani, nelle loro opere, lavorano tra centinaia e migliaia di giovani e di ragazzi. Tante volte però si sentono imbarazzati pensando ai tanti giovani che sfuggono alla Chiesa e sono in preda a situazioni alienanti. E' vero che molti giovani trovano già aiuto per la loro formazione nei nostri ambienti. Ma la casa salesiana, anche se aperta ai bisogni della gioventù della zona, non realizza completamente la missione apostolica della sua comunità, se rimane l' unico luogo dove si possono incontrare i giovani. Come Don Bosco, e imitando lo zelo e l' amore del Buon Pastore, i Salesiani devono cercare i giovani dove si trovano, recandosi dove essi vivono e dove lavorano. In certe zone e in certe circostanze, uscendo fuori dai nostri schemi abituali, gruppi di Salesiani, secondo la programmazione e il consenso della Comunità locale e ispettoriale, dovranno svolgere un vero lavoro di ricerca missionaria, proiettandosi nell' animazione di gruppi e di attività giovanili, anche fuori delle nostre opere. Il CGS invita a moltiplicare le forme di presenza e di servizio dei Salesiani tra i giovani. Considera perciò vera azione salesiana tutto quello che una comunità salesiana, insieme o tramite alcuni dei suoi membri, fa per i giovani, secondo lo spirito di Don Bosco, dentro e fuori delle nostre opere, in attività organizzate da noi o da altri.(427) Le caratteristiche di questo servizio devono essere frutto della prudente e CORAGGIOSA RESPONSABILITA' DELLA COMUNITA' LOCALE, d' intesa coi Superiori (Ispettore, Consiglio, Capitolo), dentro la pastorale della Chiesa locale, dopo di aver studiata la situazione reale della gioventù del luogo e le possibilità concrete della Comunità.

362
b) Atteggiamento d'incontro

La nostra ricerca dei giovani ci porta all' incontro personale coi gruppi e con ognuno. Il Salesiano, sull' esempio di Gesù, che ama e cerca l' incontro personale, in atteggiamento di umiltà e di fiducia. e imitando la bontà di Don Bosco, metta alla base delle sue relazioni pastorali coi giovani il rispetto della persona, l' accoglienza cordiale, attenta e premurosa, la capacità di ascolto, l' interessamento per i loro problemi, desideri, divertimenti, iniziative, ecc.(428) Questo incontro progressivo viene cercato dai Salesiani soprattutto negli ambienti e nelle attività in cui i giovani si comportano più spontaneamente. Con spirito di virile semplicità i salesiani cerchino di essere collaboratori e amici dei giovani, sì da arrivare a un vero incontro spirituale, rispettoso e profondo, secondo lo stile e l' esempio di Don Bosco. Lo zelo pastorale ci spinge sempre a cercare delle occasioni d' incontro coi giovani più lontani da Dio, anche se tante volte membri delle nostre stesse comunità educative. Questo atteggiamento esige umiltà, rispetto della libertà di coscienza, capacità di sofferenza e opportuna compartecipazione alla loro vita in tutto ciò che è loro gradito.

363
c) Atteggiamento di presenza

Il nostro incontro coi giovani non può essere occasionale, anche se pieno di bontà e di premuroso rispetto: dobbiamo arrivare a stabilire con loro una permanente presenza nel loro mondo, come Gesù che piantò la sua tenda in mezzo a noi, come Don Bosco, che formò coi giovani una vera famiglia. E dobbiamo pure dare ad essi la possibilità di vivere il loro mondo anche all' interno delle nostre opere. Noi Salesiani oggi dobbiamo quindi ad ogni costo essere fedeli a questa presenza attiva, stimolante, portatrice di vita, adeguata alle esigenze giovanili, rispettosa della loro vera libertà. E' così che si riscopre e si rivive il vero senso dell' assistenza salesiana.(429) La Congregazione inoltre deve esaminare se la presenza dei Salesiani tra i giovani sia tale da determinare un influsso benefico su quella parte dei giovani che condiziona la condotta degli altri (universitari, gruppi operai o di giovani poveri, immigrati, ecc.). Nuove opere ed esperienze saranno necessarie per poter essere presenti tra questi settori della gioventù. La collaborazione dei laici arricchirà la nostra presenza tra i giovani, e ci permetterà anche una distribuzione del personale secondo le necessità dei giovani della zona, con esperienze in centri giovanili, in fabbriche, in rioni di periferia.

364
d) Atteggiamento di comprensione

Il mondo giovanile oggi ha un volto nuovo. l suoi valori e le sue manifestazioni sono tanto diversi dal nostro modo di concepire e di vivere la realtà. La permanente presenza e convivenza porta i Salesiani e i giovani alla necessità di una comprensione mutua, viva e concreta.(430) Sulla scia di Gesù, Don Bosco cercò di amare e di capire i giovani e le loro situazioni concrete; capi le loro possibilità e risorse, le limitazioni e le debolezze esistenti nel profondo dei loro cuori. Noi Salesiani dobbiamo cercare di conoscere le tendenze e le esigenze dei giovani, i conflitti sociali di cui sono sovente dei veri accumulatori, gli ambienti pieni di difficoltà e di pericoli ideologici e morali in cui vivono, il ritmo di vita, le leggi della loro convivenza, le apparenze esterne di felicità, le colpe e le debolezze interne.(431) Per favorire questa comprensione, la Comunità dovrà preoccuparsi di essere profondamente giovane e umana, capace di valutare tutte le ricchezze giovanili della società odierna. Abbiamo bisogno di studiare, di riflettere, di osservare, di convivere e di ascoltare i giovani singolarmente e in gruppi, evitando la condanna sistematica e il rifiuto dei loro valori e atteggiamenti. Dobbiamo giudicarli e capirli nell' ambito del loro contesto e della loro mentalità. Base di ogni comprensione non sono tanto le idee e i ragionamenti, quanto l' amore.(432)

365
e) Atteggiamento di dialogo

Non possiamo rimanere a livello di comprensione dei giovani, ma dobbiamo guadagnarci la loro fiducia per poter arrivare a un dialogo nella ricerca del bene. Don Bosco, seguendo la metodologia del Vangelo, esercitò le diverse modalità di dialogo nel suo Sistema Preventivo, con rapporti di ragione, di religione e di amorevolezza... senza bruciare le tappe, cercando di renderli poco a poco responsabili della loro formazione, da uomini e cristiani liberi. Il dialogo dei Salesiani coi giovani è un richiamo permanente e paziente alla loro libertà interiore, alla loro iniziativa, entro rapporti di comunione fraterna, stimolatrice di vita. A livello personale i Salesiani esercitano il dialogo nel colloquio personale, sia come educatori (nel proporre indirizzi e consigli, dando agio ai giovani di esprimere liberamente i loro pensieri), sia come pastori (nel colloquio personale - anche sacramentale - sui problemi di formazione alla vita di fede, di pietà e d' impegno apostolico.(433) Il Salesiano non deve dimenticare che il dialogo non si fa solo con le parole, ma soprattutto con la testimonianza e L' ESEMPIO DELLA VITA. La nostra azione pastorale deve aiutare il giovane ad arrivare, attraverso la parola, a quella vita che è dall' inizio nella Parola di Dio, luce del mondo, fatta Uomo vivente vicino a noi. Come Don Bosco, i Salesiani inviati da Dio ai giovani si mettono accanto a loro per offrire ad essi un aiuto in Cristo Liberatore.

CAPO QUARTO
OBIETTIVI
E METODO PASTORALE
DI EVANGELIZZAZIONE LIBERATRICE(434)

366
Gli atteggiamenti e le attuazioni pastorali del nostro servizio ai giovani, devono essere unificati in vista di uno scopo specifico: L' educazione a una fede impegnata.(435) Cristo ha vissuto in pienezza la realtà umana; e ogni uomo è chiamato a vivere, in Lui, la propria realtà. Questo implica il passare costantemente (azione pasquale di Cristo) da uno stile egoista di vita a una vita di comunione piena. A ciò tende l' evangelizzazione liberatrice della Chiesa, attraverso la Parola proclamata (catechesi), la Parola celebrata (Liturgia), la Parola vissuta (gruppi, comunità). La formazione a una fede impegnata ha una sua dinamica che deve coinvolgere tutti questi elementi. Qui risiede il fulcro del rinnovamento pastorale delle nostre comunità e dell' intera Congregazione. Ci incontriamo con adolescenti e giovani riuniti in gruppi spontanei (o meno) nella scuola, nei centri giovanili, nei pensionati, nei convitti, nei movimenti apostolici (JOC, Azione Cattolica, ecc.). Soltanto nello studio reale di questi gruppi e nella scoperta dei processi da promuovere troveremo la nostra ubicazione di educatori. Se le comunità salesiane non organizzeranno le proprie attività alla luce di questa dinamica, si troveranno al margine della vita dei giovani, anche se tante volte saranno vicine a loro nello spazio, per le esigenze dell' opera in cui si incontrano.(436) Ma così il messaggio liberatore del Cristo non opererà la trasformazione dei giovani, non impegnerà la loro vita nella fede. Analizziamo brevemente gli elementi graduali e complementari di questa dinamica.

367
a) A partire dalla realtà

Il nostro servizio pastorale deve avere il suo punto di partenza dalla realtà concreta delle persone a cui si rivolge. Per i preadolescenti e gli adolescenti è il loro mondo interiore che ha bisogno di strutturarsi, di mutarsi e di aprirsi verso le persone e l' ambiente che li circonda. La realtà del giovane è il trovarsi inserito in un determinato ambiente e processo storico, e sentirsi animato da un particolare bisogno di trasformare le condizioni di vita sociale. La scoperta della relazione e dell' influsso, e quindi della responsabilità, del proprio agire su questa realtà è il primo passo (Pasqua) da fare: è il campo naturale nel cui ambito si dovranno sviluppare poi ulteriori e progressivi compiti. Per questo, tutta la nostra azione, dentro o fuori delle nostre opere, deve cooperare come autentico reattivo di mutamento allo scopo di instaurare il Regno di Dio.

368
b) Ripensata e vissuta in gruppo

Troviamo il giovane immerso nel gruppo naturale, in una veloce ricerca di obiettivi diversi, tante volte carichi di interessi momentanei, superficiali e alienanti. Il nostro servizio pastorale deve impegnarsi nella promozione e animazione dei gruppi, innestandoli nelle realtà concrete, offrendo iniziative capaci di interessare i giovani, stimolando la loro creatività e la scoperta dei valori evangelici spesso già presenti in esse. La vita ordinaria opportunamente utilizzata, offre occasione ad attività di gruppo nei diversi settori: sociale, culturale, apostolico, ricreativo... Mediante tali attività aiutiamo i giovani e i gruppi all' impostazione dei problemi e alla corrispondente riflessione.(437) Gli interrogativi più fondamentali della vita, enucleati in questa riflessione di gruppo a partire dalle attività e dall' esperienza, sono la piattaforma della pedagogia della fede: creano nel giovane il bisogno di risposte e di soluzioni universali e definitive. Tale dinamica di attività-riflessione del gruppo aiuta i giovani a prendere coscienza della situazione reale della loro vita nel mondo.

369
c) Mediante la Parola di Dio

La Parola di Dio studiata e meditata personalmente e nel gruppo, fa trovare al giovane la risposta agli atteggiamenti di Cristo. In contatto con lo Spirito di Dio e con l' esperienza cristiana della comunità, egli incomincia a partecipare all' autentica comunione di fede e acquista una progressiva coscienza cristiana.

370
La presa di coscienza implica l' analisi e il giudizio di se stesso e dell' ambiente; lo stimola a impegni progressivi sia nella scoperta dei valori cristiani e umani sia nella denuncia dei disvalori esistenti nella propria vita e nelle ingiuste situazioni sociali.(438) La Parola di Dio accolta nell' intimità e vivificata nella comunità in preghiera, nutre la progressiva conversione del giovane, maturandolo nella mentalità impregnata delle beatitudini, e liberandolo dalle categorie imposte da una società consumista, schiava dell' utilità e del piacere. Dobbiamo impegnarci nei mezzi rinnovati e aggiornati che offrono ai giovani la possibilità dell' incontro con la Parola viva del Signore: la Liturgia, lo studio e la meditazione della Bibbia, la riflessione personale, la revisione di vita in gruppo, il colloquio breve e profondo coll' educatore, la buona notte come mezzo che illumina sul valore cristiano degli avvenimenti...(439)

371
d) Nella Liturgia

La Parola del Signore, viva ed efficace nella Liturgia, porta il giovane alla scoperta e all' identificazione col Cristo Risorto: desta in lui l' atteggiamento pasquale di morte e risurrezione a vita. Inserito in Cristo vivo e presente, il giovane crede e partecipa alla risurrezione di Gesù come a un proprio avvenimento attuale. Attraverso la croce Gesù si fa veramente libero e, risorto, diventa per sempre il Grande Liberatore degli uomini. Il giovane, che nella Liturgia si unisce in Cristo ai fratelli, scopre il senso della lotta per la liberazione dal peccato proprio e altrui, come da una situazione di ingiustizia e di negazione dell' uomo nuovo. Il corpo di Cristo risorto; ricevuto nella mensa fraterna dell' Eucaristia, trasforma la vita del giovane, lo libera dall' egoismo e lo sprona all' impegno per gli altri con un senso di festa nell' interno e di comunione visibile con tutta l' umanità.(440) La Liturgia penitenziale nella confessione-sacramento fa sperimentare ai giovani la gioia della riconciliazione con Dio e coi fratelli, e la vera liberazione che è anche tensione costante verso la santità, verso l' assoluto dell' amore di Dio e del fratello,(441)

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Oggi più che mai dobbiamo aiutare i giovani a riscoprire il valore impegnativo della preghiera: essa rinvigorisce la fede, desta atteggiamenti di ascolto, di ricerca e di adesione allo Spirito, favorisce l' interiorizzazione e fa comunità con Cristo e in Cristo. Nella certezza che Cristo è vivo e presente, nella lotta gioiosa e illuminata, i giovani vivono la purezza positiva e serena, come vera liberazione da ogni egoismo, pienezza dell' amore e slancio per l' impegno apostolico. Come Don Bosco, noi Salesiani consideriamo nostro pregio e caratteristica il proposito di stimolare la purezza nei giovani, come segno della presenza di Cristo, in essi operante.(442) Accanto ai giovani si trova Colei che è Madre e Ausiliatrice della loro vita e della Chiesa.(443) E' il loro modello nell' azione cristiana. Con il suo fiat dà loro l' esempio del mettersi a disposizione de] piano di amore con cui Dio ha voluto liberare gli uomini in Cristo. Fedeli anche in questo a Don Bosco, noi Salesiani rinnoviamo il nostro impegno per portare i giovani, sin da piccoli, alla devozione e all' amore a Maria Ausiliatrice, rivivendo e aggiornando a questo scopo le più svariate iniziative.

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e) Per l'impegno apostolico in comunità

La conversione attraverso la parola di Dio e la trasformazione tramite la vita liturgica, fa dei gruppi giovanili vere comunità cristiane, impegnate nel servizio concreto, integrale, verso i più poveri. Imparano così a scoprire, amare e fare Chiesa come segno efficace di comunione e servizio, testimone e messaggero fedele di un Vangelo che libera l' uomo e fa rivivere il programma della Cresima. Nel seno dei gruppi cristiani, è nostro compito aiutare i giovani a vivere i loro impegni sociali, dal dovere professionale di ogni giorno, fino allo sforzo per la liberazione dei fratelli e l' instaurazione, in sé negli altri, della giustizia e dell' amore. A tale scopo gioverà molto il contatto e anche l' integrazione con movimenti cristiani già esistenti; ciò dà ai giovani un maggior senso di efficacia, una progressiva coscienza di Chiesa, e una maggiore garanzia di continuità. Il vero impegno sociale e politico deve sgorgare dalla riflessione sulla Parola di Dio e dalla preghiera comunitaria. Senza predeterminare da parte nostra i giovani a opzioni concrete, la nostra azione illuminatrice deve aiutarli a scoprire le situazioni obiettive di peccato, trovarne gli interrogativi sottostanti, interrogare il Vangelo, instaurare una vera e spassionata riflessione e scegliere l' azione sempre rinnovata, che corrisponde progressivamente alle esigenze evangeliche. Il nostro aiuto dovrà essere sempre vicino ad essi, in base alla nostra missione di pastori nelle loro comunità.(444)

374
Come Don Bosco, dobbiamo impegnarci nell' orientamento, nella formazione e maturazione delle vocazioni apostoliche nella Chiesa: gruppi di leaders, vocazioni sacerdotali e religiose. E' il coronamento di tutto il lavoro pastorale coi giovani: aiutarli a individuare il proprio posto nella Chiesa, a fare opzione per uno stile di vita dichiarata, in base a questa visione cristiana Questa pastorale specifica delle vocazioni suppone la pastorale generale giovanile e si innesta in essa; esige un serio lavoro di valutazione e di ridimensionamento della nostra azione. Senza trascurare la formazione di ambienti e di gruppi più estesi, dovremo curare molto la formazione dei giovani più scelti, da parte di confratelli qualificati nella conoscenza dei valori giovanili attuali, ma soprattutto dotati di grande spirito di fede. Questi con l' esempio più che con le parole sapranno suscitare nei cuori dei giovani amore ed impegno per la causa del Vangelo.

CAPO QUINTO
PRINCIPALI STRUTTURE DI ATTUAZIONE

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L' azione salesiana si svolge entro alcune strutture, che devono incarnare le sue caratteristiche e nelle quali la Comunità Educativa può assumere gli atteggiamenti voluti. La nostra trattazione si occuperà soltanto di quelle strutture che per la riaffermazione della loro attualità o per la maggior risposta che danno alle esigenze locali, sono più diffuse, senza escludere la validità di ogni altra forma che incarna la missione e lo spirito di Don Bosco tra i giovani. Tratteremo anche dell' azione in strutture non salesiane.

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Oratorio-Centro Giovanile

I confratelli quasi all' unanimità hanno confermato la priorità e l' attualità di quest' opera.(445) Si accusa la precaria situazione generale dell' Oratorio quasi dappertutto, e se ne propone un rilancio effettivo. Ciò comporta un aggiornamento metodologico, un' apertura a tutta la gioventù alla cui formazione si impegnano i Salesiani con una sensibilità viva dell' ambiente in cui operano.(446) La grande plasticità di quest' opera, che è una delle manifestazioni più genuine di come viene assimilato il pensiero di Don Bosco in Congregazione, ha portato a una grande versatilità e a una grande diversità di maniere di organizzarla.
I tratti più comuni che la caratterizzano sono:
- esistenza di gruppi numerosi di fanciulli e di giovani, principalmente bisognosi, con diverse organizzazioni o attività proprie;
- diverso grado di maturità umano-cristiana e di impegno dei singoli e dei gruppi, come pure una gradualità del loro inserimento nelle attività e nella vita dell' Oratorio-Centro Giovanile;
- insieme variato di attività sviluppatesi, tra l' altro, in un impiego formativo del tempo libero;
- un clima di spontaneità e di famiglia in cui i Salesiani, i loro collaboratori e i giovani condividono tutto, creando tra loro un vivo senso di fiducia e di appartenenza.(447)
Non solo quanto all' organizzazione, ma anche quanto al nome troviamo una grande diversità in Congregazione: Oratorio, Centro Giovanile, Club dei Giovani, Club Don Bosco... Per ragioni pratiche il CGS rinuncia a tentare una uniformità di terminologia a livello mondiale. Ogni Ispettoria o Regione userà il nome che parrà più adeguato alle circostanze locali.
Quest' opera è un servizio comunitario che tende alla evangelizzazione e catechesi dei giovani di una zona, con attività prevalentemente di tempo libero organizzate in forme aperte, innestate nella vita, aderenti alla loro psicologia e rispondenti ai loro interessi più vivi e vari. Ha una dimensione missionaria molto più chiara che altre opere giovanili. L' azione pastorale, oltre che estendersi anche alle famiglie, si dirige ad altri giovani, ragazzi e fanciulli che si trovano fuori delle sue mura.(448)

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E' indispensabile che si crei nell' Oratorio-Centro Giovanile la Comunità Educativa.(449) Gli Ispettori destinino a quest' opera, con priorità, personale salesiano dotato di creatività pastorale e capace di lavoro inéquipe. I Collaboratori laici, oltre all' occuparsi di quei ruoli amministrativi che si crederà più conveniente affidare loro, arricchiscono l' azione pastorale nell' animazione dei gruppi, nella catechesi e in altre attività formative. Danno inoltre una testimonianza di vita cristiana in forma diversa dalla nostra.(450) Si cerchi in modo speciale la collaborazione dei genitori. Nell' Oratorio-Centro Giovanile si impone anche la formazione di collaboratori tra i fanciulli e i giovani, che dimostrino più abilità e disposizione per le diverse mansioni che si possono loro affidare.(451) Il personale salesiano e laico sia adeguatamente preparato e si impegni in una continua riqualificazione del proprio servizio.

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In quest' Opera, noi Salesiani vogliamo offrire ai giovani l' occasione di superare se stessi, di scoprire e sviluppare le proprie risorse. Perciò più che preoccuparci delle cose che attirano i giovani, dobbiamo svegliare in loro i grandi problemi e gli ideali latenti; guidare e vivere la loro trasformazione, aiutandoli sulla via delle realizzazioni concrete, con la testimonianza dell' esempio più che con le parole.(452) La nostra preoccupazione consisterà sempre nel creare un ambiente ideale per l' incontro tra educatori ed educandi, cercando insieme di arrivare alla formazione della mentalità propria dell' uomo nuovo in Cristo, per l' instaurazione del Regno di Dio. Sarà allora una mentalità nuova di impegno per la giustizia, che farà dell' opera salesiana un vero fattore di mutamento delle realtà umane e sociali. Le diverse attività dell' Oratorio-Centro Giovanile offrono all' azione pastorale molti mezzi, valori e occasioni per la completa formazione del ragazzo e del giovane. Con esse si riesce a dare un indirizzo ricreativo e formativo all' impiego del tempo libero. I diversi gruppi trovano le più svariate possibilità di coltivare le loro attitudini, di sviluppare il senso sociale mediante la convivenza e la collaborazione, di sensibilizzarsi ai valori spirituali e di partecipare al processo di evangelizzazione liberatrice. Poiché la promozione e la formazione cristiana dei giovani deve innestarsi nella loro vita, si ammette la partecipazione delle ragazze in quelle attività in cui, secondo le esigenze concrete dei diversi luoghi, è conveniente la loro presenza.(453)

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Non tutti i giovani né tutti i gruppi giovanili che vengono all' Oratorio-Centro Giovanile hanno lo stesso grado di maturità umano-cristiana. Un' organizzazione flessibile deve permettere l' esistenza di gruppi con impegno sempre più serio, sia in campo religioso che in quello sociale. Dobbiamo riconoscere che una delle attuali difficoltà in cui si trova questa opera è appunto la mancanza di possibilità di intraprendere, da parte dei giovani, un' azione a fondo per soddisfare ideali di aiuto al prossimo e di servizio di Dio come laici. Come cambia continuamente la situazione sociogeografica delle città, così si deve rivedere e ridimensionare continuamente l' azione dell' Oratorio-Centro Giovanile nelle sue diverse forme, adeguandola alle nuove richieste. Le attività dell' Oratorio-Centro Giovanile siano inserite entro la Pastorale d' insieme della Chiesa locale. Uno speciale rapporto lo abbia con la parrocchia salesiana se è nel suo territorio. Si prendano accordi opportuni per i necessari collegamenti con i movimenti e le organizzazioni apostoliche laiche e con le argomentazioni civili che si interessano della gioventù.

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La scuola

Il nostro mondo è sottoposto a rapidi e profondi mutamenti in tutti i settori della vita. L' esplosione demografica, il fenomeno della socializzazione e pianificazione regionale di tutte le attività e la promozione socioculturale hanno delle risonanze significative in campo scolastico, provocando crisi sulla natura, funzione, contenuti e metodi di essa. E' in corso in molti Paesi una completa ristrutturazione rispondente alle esigenze della nuova cultura. Tutti avvertiamo la gravità ed espansione di questo disagio che coinvolge una buona parte del nostro tradizionale campo educativo. Le linee di soluzione di questo complesso settore dovranno essere studiate e avviate d' accordo con le singole Conferenze Episcopali alle quali le nostre scuole vanno soggette.(454) Meritano speciale attenzione le condizioni concrete di esistenza e di funzionamento delle nostre scuole, principalmente perché molti confratelli non vedono realizzate in esse le condizioni che rendono pienamente pastorale la loro azione.(455) Il CGS invita quindi le singole comunità ispettoriali e locali a vedere se nelle molte scuole salesiane, anche in quelle di istruzione tecnico-professionale, si verificano le condizioni stabilite dal CG XIX e da questo documento, perché le scuole siano un vero apostolato salesiano.(456)

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Il Concilio Vaticano II ha situato la scuola cattolica in una prospettiva molto valida nella crisi attuale: essa è, anzitutto, una comunità, permeata dello spirito evangelico di libertà e di carità.(457) Spetta a tutti, educatori e giovani, il compito di costruire la comunità di vita con la collaborazione dei genitori.(458) Ma tocca al Salesiano una parte speciale. Il sacerdote, in quanto ministro della Parola e dei Sacramenti e in quanto pastore, ha dei compiti propri, entro i quali si inserisce la sua funzione di insegnante.(459) Al confratello Coadiutore, soprattutto nelle scuole di istruzione tecnica e professionale, spetta in modo speciale il dare ai giovani una visione cristiana del lavoro,(460) che li aiuti a inserirsi nel mondo della loro professione con tutti i suoi problemi, senza perdere di vista i valori soprannaturali. In questo aiuta molto lo stare in contatto con quei movimenti apostolici che si occupano dell' evangelizzazione della classe operaia.

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Perché la scuola sia comunità, l' insegnamento non può essere un puro fatto tecnico. ma un incontro tra persone. Si esige dagli insegnanti che rispettino il pluralismo dei doni e l' originalità dei singoli e che portino tra i giovani una presenza diretta di testimonianza, di educazione e di evangelizzazione graduale. Solo così la scuola sarà un apostolato, in cui essi sono maestri di vita nella verità, nella giustizia e nell' amore.(461) La comunità scolastica è una comunità aperta al dialogo. In essa il giovane sviluppa in maniera creativa la propria personalità. Sempre in comunità, vi approfondisce la propria ricerca sino a scoprire il vero senso del creato e della storia, che si nasconde in ciò che studia e nelle tecniche che impara.(462) Il dialogo riguarda anche il futuro del giovane. La scelta di uno stato o di una professione ha un' importanza trascendente. E' un' opera di tutta l' azione pastorale della comunità aiutare il giovane a conoscere la propria vocazione, approfondirne i motivi e prepararsi a viverla pienamente. Sarà cura precipua delle nostre scuole la ricerca e l' orientamento di buone vocazioni ecclesiastiche e religiose, fra il mezzo milione di giovani che le frequentano. Imprescindibile è anche la loro funzione di formare dirigenti cristiani per la società, professionalmente e tecnicamente capaci di essere fermento cristiano in mezzo agli altri che non hanno ricevuto l' educazione cristiana.

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Le scuole salesiane conservino la loro tradizionale caratteristica popolare, che evita ogni discriminazione economica, sociale, razziale. Nei nostri ambienti la convivenza di giovani di origine e di indole diversa, se vissuta in clima di comprensione e di dialogo, arricchisce molto l' educazione e porta allo stabilirsi di amicizie veramente cristiane. L' Ispettore col suo Consiglio, udito il parere della comunità locale, studi il modo di risolvere il problema economico e finanziario per non chiudere le porte ai giovani poveri e bisognosi. Nei casi in cui ciò si rendesse impossibile, studi la possibilità di cambiare alla comunità il tipo di servizio che offre alla gioventù. Il CGS insiste che le nostre scuole siano SCUOLA A TEMPO PIENO, con la promozione di tutte le attività parascolastiche ed extrascolastiche atte a completare la formazione del giovane, nello spirito di famiglia proprio della Casa salesiana.(463) Queste attività, pur nella loro semplicità, non si cristallizzino in schemi abituali; vi collaborino tutti gli educatori, salesiani e laici. A seconda della maturazione degli alunni, si sviluppi l' associazionismo attraverso i diversi gruppi di riflessione e di vita.(464)

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Siano anche SCUOLA APERTA alle necessità locali più urgenti per la diffusione della cultura tra i giovani poveri e per la qualificazione tecnica e umanistico-culturale delle classi popolari, specialmente degli emarginati dalla cultura. Con tutti i mezzi suggeriti da un' immaginazione creatrice, si promuova l' impostazione di maniere di vivere più umane e più giuste, e perciò stesso più cristiane.(465) Speciale cura si deve avere per non creare nei giovani l' ambizione di avere sempre di più, invece che tendere a essere sempre più. Ugualmente si eviti di offrire l' occasione a ogni specie di evasione o di alienazione dall' ambiente sociale da cui provengono gli allievi. Per questo le scuole siano profondamente inserite nella società locale. Per incidere positivamente nel processo di evoluzione della scuola e per mantenerla in costante rinnovamento, i Salesiani propongano e promuovano nella Comunità educativa una costante verifica e revisione dei contenuti dell' insegnamento, delle dinamiche impiegate, della cultura che vi si trasmette, dei valori ricercati e ricreati insieme, delle loro relazioni col sistema sociale, del modello di uomo che vi si forma, dell' educazione alla fede che garantisce e della pastorale vocazionale che si svolge in essa.(466) Le nostre scuole cerchino un' intima collaborazione con gli altri istituti educativi nell' ambito della pastorale d' insieme, a tutti i livelli. Dove sia possibile, Salesiani sufficientemente preparati cerchino di intervenire, in maniera diretta o indiretta, negli organi competenti dai quali dipende l' orientamento e l' ordinamento del sistema educativo nazionale e regionale.(467)

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Sarà opera di un ridimensionamento non solo quantitativo, ma anche qualitativo delle scuole, il metterle in condizione di raggiungere gli scopi sopramenzionati. Se da un esame attento della situazione risultasse che qualche nostra scuola non corrisponde a queste esigenze, sarà nostro dovere verso la Chiesa, verso la società civile e la Congregazione, il passare coraggiosamente al rinnovamento di questa scuola, oppure alla sua chiusura d' accordo con l' autorità ecclesiastica locale, se questo si rendesse necessario.(468) Per evitare una tale situazione critica, le scuole salesiane assumano quegli atteggiamenti veramente pastorali che, nello spirito del sistema educativo di Don Bosco, fanno della scuola la parrocchia dei giovani. Là il salesiano, nella ricerca, nell' incontro, con la sua presenza, con la comprensione e nel dialogo porterà il giovane al Vangelo che lo libera e lo salva.

Pensionati e Convitti

Il Pensionato è un' istituzione in cui vive il giovane, che va a scuola o al lavoro fuori della casa salesiana. Il Convitto (o collegio) è un' istituzione, in cui il giovane vive e insieme frequenta i corsi scolastici. a) Servizio che offrono ai giovani

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a) Servizio che offrono ai giovani

Il Pensionato e il Convitto vengono incontro ai bisogni di tante famiglie che sono obbligate a inviare i figli in centri di studio o di lavoro, o che vogliono dare ai figli un' educazione cristiana più intensa.(469) Quanto ai Pensionati, si deve fare menzione anche di quelli per lavoratori o per studenti universitari, lontani dalle loro famiglie. I Convitti poi vengono incontro anche a uno dei più gravi problemi attuali nel campo giovanile: quello dei giovani orfani o comunque abbandonati a se stessi. Oltre la considerazione del servizio sociale che offrono queste opere, è necessario, per stabilire la loro validità quanto alla missione dei Salesiani oggi, considerare l' azione pastorale che vi si può svolgere. Offrono ai giovani una concezione della vita e una formazione morale e religiosa, che non riceverebbero se abbandonati a se stessi. Li aiutano a prepararsi a un inserimento attivo e cosciente negli ambienti di scuola o di lavoro e poi nella società, con senso cristiano e apostolico.(470) Tutto questo fa sì che sia valido il mantenere Pensionati e Convitti, quando nella COMUNITA' EDUCATIVA si creano le condizioni adatte per rendere possibile l' attuazione degli atteggiamenti pastorali di cui parla questo documento.(471)

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b) Rinnovamento pastorale dei Pensionati

Le case siano tali da promuovere quell' atmosfera familiare, che è tanto necessaria in questo tipo di lavoro salesiano. E' fondamentale che ogni categoria di giovani abbia il suo ambiente distinto. Le norme disciplinari, poi, siano adattate all' età e allo sviluppo dei giovani. Gli educatori, salesiani e laici, che lavorano nei Pensionati, cerchino di aggiornarsi continuamente in tutto quanto riguarda il proprio lavoro. Abbiano frequenti contatti con l' ambiente di scuola o di lavoro dei giovani, il che è necessario per il fatto che questi vanno a scuola e al lavoro fuori di casa. I giovani siano aiutati, quando è possibile, a mantenere frequente contatto con i propri insegnanti. Siano anche invitati a recarsi frequentemente in famiglia, sviluppando così ulteriormente le loro relazioni naturali con essa. I giovani, a seconda della loro età e sviluppo, partecipino alla organizzazione della vita del Pensionato. Ci sia una programmazione delle attività dirette alla formazione dei giovani come cristiani autonomi e coscientemente responsabili. Queste non si restringano alla vita nell' ambiente del Pensionato, ma portino a un dialogo che abbia come base i problemi della società che si riflettono negli ambienti di scuola e di lavoro che frequentano.(472) In tale maniera, vengono preparati ad adempiere la loro missione nella famiglia, nella società e nella Chiesa.

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c) Rinnovamento dei Conviti

Non è possibile pensare al rinnovamento delle nostre opere per giovani interni se non le consideriamo fondamentalmente come fatto di vita più che come fatto scolastico. Solo nell' ambito della comunità educativa, facendo leva sulla situazione dei giovani, si potrà ottenere una convivenza serena e allegra tra educatori ed educandi, una spontaneità di atteggiamenti e una graduale ma sempre più intensa disponibilità a una mutua collaborazione.(473) Il giovane convittore va formato come personalità dotata di coscienza attiva e libera, così che la vita cristiana possa essere gradualmente vissuta in sempre maggior profondità e la responsabilità possa essere la più spiccata dote di un uomo, che in un prossimo futuro dovrà fare scelte impegnative di fronte a Dio, a se stesso e alla società.

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I Salesiani devono essere convinti che è necessaria una graduale partecipazione sia dei giovani che dei genitori, all' organizzazione della vita e della attività del convitto. I giovani devono essere considerati come corresponsabili nel lavoro educativo dei Convitti e formati per le responsabilità, che dovranno assumere progressivamente durante il tempo della loro permanenza tra di noi. Si programmino con loro le varie iniziative evitando in accordo con i tre capisaldi del nostro sistema (ragione, religione e amorevolezza) ogni imposizione non motivata, per quanto riguarda soprattutto la vita di preghiera. La formazione alla vita sociale e apostolica, a cui non deve essere estranea la famiglia quando sia possibile, trova nel Convitto un campo propizio: sono molte le responsabilità che si possono affidare ai convittori. Attraverso la formazione di gruppi più impegnati, animati da un educatore, i giovani vengono a contatto con i vari problemi della regione. Per tutto questo ci sia un' organizzazione flessibile delle diverse attività del convitto.(474) Un problema da curare attentamente è quello della perseveranza. Si formino convinzioni profonde e si tenga sempre presente la vita del giovane dopo uscito dal Convitto, più che la sua vita nel Convitto stesso, specialmente per ciò che riguarda la formazione catechistica e liturgica.(475)

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Il CGS invita perciò le Ispettorie a promuovere esperienza ben condotte di Convitti organizzati in maniere di verse e adatte ai bisogni dei giovani d' oggi.

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Servizio fuori delle nostre opere

Molti giovani non possono essere raggiunti attraverso le nostre opere ordinarie, ma soltanto nel loro ambiente naturale e nel loro stile di vita spontaneo. In collegamento con le istanze educative e pastorali della Chiesa locale, e inviati dalla comunità Ispettoriale o locale, i Salesiani portino tra questi giovani una presenza diretta di testimonianza, di educazione e di graduale evangelizzazione. Però sia sempre la comunità ad assumersi la responsabilità, anche perché ci sia continuità in questo lavoro.(476) In questo servizio enumeriamo le cappellanie e l' assistenza che diamo alle Figlie di Maria Ausiliatrice, ai nostri Cooperatori e agli Exallievi. Ci possono essere inoltre tanti bisogno della Chiesa locale, con cui i Salesiani sono invitati a collaborare, in istituzioni o in movimenti apostolici non diretti da noi, oppure con la creazione di comunità destinate a un servizio speciale nel settore della Pastorale Giovanile. L' Ispettore col suo Consiglio, entro le possibilità concrete della Ispettoria, provvede a questi bisogni.(477)

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Il CGS crede questo argomento così importante e attuale che tutta la Comunità Ispettoriale deve prenderne coscienza. Per questo motivo, pur riservando all' Ispettore col suo Consiglio quella libertà di provvedere ai singoli casi nella misura in cui lo richiede il bene delle anime, il CGS giudica molto opportuno e conveniente che l' argomento del servizio salesiano fuori delle nostre opere sia trattato con realismo e coraggio dal Capitolo Ispettoriale, il quale terrà conto della situazione e dei bisogni delle nostre opere. Per le modalità pratiche di quanto si espone in questi orientamenti dottrinali-pastorali, si vedano le Costituzioni e i Regolamenti.

CAPO SESTO
ORIENTAMENTI OPERATIVI

393
Alcune constatazioni, ricavate dalla Relazione Generale sullo stato della Congregazione e dalla documentazione dei CIS, mettono in luce alcuni aspetti su cui basare i nostri sforzi per un rinnovamento efficace.(478) a) In molti posti dove sono state applicate le deliberazioni pastorali del CG XIX non si è dovuto attendere molto per constatare la fecondità della nostra azione pastorale, che si è rivelata più profonda e incisiva. Le iniziative, in questi casi, erano state studiate, programmate e attuate con impegno da tutta la comunità. b) In altre parti però il rilancio dell' azione pastorale dei Salesiani e l' applicazione degli indirizzi proposti dal CG XIX hanno trovato incertezze e ritardi. Molte volte è venuta meno la corresponsabilità della comunità, che stentava a fare in forma comunitaria la programmazione, la realizzazione e la revisione degli obiettivi fondamentali delle opere e del lavoro che si svolgeva. Inoltre, non si è raggiunta la piena collaborazione dei laici: essi, oltre a lasciarci un ruolo pastorale più diretto, ci permetterebbero una dedizione maggiore ad attività schiettamente pastorali. I laici dovrebbero assumersi funzioni amministrative attualmente esercitate da noi. In mancanza di ciò hanno preso un posto troppo prevalente altre preoccupazioni, importanti sì, ma secondarie, quali la disciplina, l' economia, i risultati scolastici o sportivi, ecc. c) Infine può essere mancata la preparazione o l' inclinazione a rispondere alle esigenze della pastorale giovanile in determinate opere. E' stata assente anche l' inventiva apostolica. La missione salesiana non ha saputo trovare in molti posti quella PRESENZA NUOVA che esigeva un mondo in trasformazione. Molto del CG XIX è rimasto sulla carta.

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Consapevole di questo, nella speranza di poter ottenere un' applicazione fruttuosa di quanto è stato presentato sopra, il CGS fa suoi i seguenti orientamenti operativi:

A) Riguardo alla pastoralizzazione dell'azione.

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1. Il rinnovamento dell' azione pastorale della Congregazione e delle singole Ispettorie, nella mente del CGS, si otterrà soprattutto mettendo decisamente in pratica i seguenti postulati della dottrina sulla COMUNITA' EDUCATIVA: a) la corresponsabilità (nel governo delle opere) degli educatori religiosi e laici, dei giovani e delle loro famiglie; b) la programmazione e la revisione periodica di tutta l' azione educativa della Comunità; c) la creazione di un autentico clima di famiglia, nel quale la presenza attiva e fraterna dell' educatore è condizione indispensabile; d) la demassificazione di tutta la comunità giovanile, organizzandola, secondo l' età e la preparazione, in sezioni e gruppi.

396
2. Il Salesiano educatore, responsabile davanti a Dio e alla società di un servizio che deve essere il più adatto ai bisogni del giovane in concreto, deve stare in continuo atteggiamento di creatività e slancio pastorale; questa creatività individuale, inserita nella comunità locale e ispettoriale, vi troverà la sua guida e il suo stimolo.

397
3. Elemento essenziale della nostra azione pastorale e sua conseguenza naturale è la promozione e la cura delle possibili vocazioni religiose e sacerdotali, e di quelle di giovani impegnati, come uno dei servizi più responsabili e immediati della nostra azione pastorale.

B. Riguardo ai nostri servizi nelle diverse strutture.

398
I Capitoli Ispettoriali e i Consigli Ispettoriali e locali studino la realtà attuale dei loro servizi alla Chiesa e ai giovani, per realizzare quanto prima un coraggioso e sereno ridimensionamento delle opere, sia riguardo al loro numero e complessità, sia riguardo alla loro finalità specifica e alla loro ubicazione. I criteri che devono dirigere questo ridimensionamento si riassumono nelle seguenti linee: a) Il principale criterio perché un' opera rimanga aperta o venga chiusa è la possibilità o meno di autentica azione pastorale in essa: è inammissibile, parlando in generale, che continui a esistere un' opera che logora e consuma i confratelli in un' organizzazione meccanica e pastoralmente inefficace; b) Le opere devono aprirsi decisamente ai bisogni concreti della zona in cui si trovano; c) Si riduca la complessità delle opere quanto a sezioni, insegnamento e altre attività, semplificando la loro finalità e, se necessario, frazionando le opere con personale proporzionato; d) Le attività tra i giovani in strutture da noi non organizzate devono essere proporzionate all' urgenza del nostro servizio di animazione, alle richieste della pastorale d' insieme e alle possibilità dei nostri impegni.

399
2. Si organizzino servizi o Centri di Pastorale Giovanile a livello ispettoriale, nazionale o regionale, con Salesiani adeguatamente preparati e dediti completamente a questi compiti.

295)Cfr UR 6.
(296)Cfr PC 2.
(297)La FEDELTA' allo spirito del Fondatore è uno dei principi del rinnovamento in corso e uno dei criteri più sicuri di ciò che ciascun Istituto deve eventualmente intraprendere (ET 11).
(298)MB XVI, 416.
(299)MB VII, 457.
(300)MB XVIII, 127.
(301)Non è un' istituzione, ma piuttosto una caratteristica dello spirito salesiano che pervade tutte le forme dell' influsso apostolico della gioventù maschile e femminile, indistintamente, complessivamente. Per l' Oratorio, così come don Bosco storicamente l' ha attuato, non intendiamo l' istituzione ma piuttosto uno spirito di inserimento nell' ambiente con sensibilità missionaria nei confronti dei giovani poveri... così inteso l' Oratorio richiama veramente quanto don Bosco ha fatto ed ha voluto, e l' Oratorio diventa ancor oggi la matrice delle opere salesiane e il continuo appello a ciò che il Salesiano deve essere. (Radiografia I CIS, Ispettoria Lombarda). L' Oratorio così concepito non sarebbe più un' opera salesiana tra le altre, ma la formula fondamentale di tutte le opere salesiane di pastorale giovanile, portata avanti da una comunità di salesiani, pastori di giovani, al servizio di tutti i giovani di una zona, con un movimento delle attività più diverse... Del resto nelle origini l' Oratorio è stato proprio questo. (Radiografia I CIS).
(302)P. RICALDONE, L' Oratorio festivo, Torino 1940 p 2.
(303)ALBERA, Lettera Circolare p 123.
(304)All' età di dieci anni io facevo quello che era compatibile alla mia età, e che era una specie di Oratorio festivo (MO p 27).
(305)MB I, 425.
(306)Questo è il primordio del nostro Oratorio che, benedetto dal Signore, prese quell' incremento che certamente non avrei potuto allora immaginare (MO p 127).
(307)Don Bosco: Piano Regolamento per l' Oratorio in P. BRAIDO, Scritti sul Sistema Preventivo, Brescia 1965 p 362.
(308)MO p 22 ss.
(309)MB II, 462.
(310)MB XVIII, 528.
(311)MB I, 32; II, 298.
(312)MO p 23 n 158.
(313)MO p 23.
(314)MO p. 24.
(315)MO p. 24.
(316)Don Bosco: Piano di Regolamento per l' Oratorio in P. BRAIDO, Scritti sul Sistema Preventivo, Brescia 1965 p 360.
(317)Piano... p 361.
(318)MB IX, 295. Secondo la mente di don BOSCO, quegli Oratori in cui non si facesse il Catechismo, non sarebbero che ricreatori (M. RUA, Lettere Circolari Torino 1965, cfr P. ALBERA, Lettere Circolari p 130) p 388.
(319)Piano... p 369.
(320)Piano... p 380.
(321)Piano... p 162.
(322)Piano... p 362.
(323)MB IX, 569; XIV, 90.
(324)MB III, 196-197.
(325)MO p. 194.
(326)Piano... p 363-364.
(327)MB II, 98; cfr Cost. e Regol. 1966 p 171; art 86, 87, 88, 101.
(328)MO p 135.
(329)MO p 135.
(330)MO p 135.
(331)MO p 135.
(332)MB II, 299.
(333)MB II, 300.
(334)Sono sempre andato avanti come il Signore mi ispirava e le circostanze esigevano (MB XVIII, 127).
(335)MO p 35.
(336)Tre note caratteristiche disse appartenere all' indole della Congregazione: grande attività, non mai urtare di fronte gli avversari, e, se non si può lavorare qua, andare là (MB XI, 83).
(337)PO p 153
(338)MB IV, 295-298.
(339)MB XVI, 323.
(340)MO p 136.
(341)MO p 16; cfr MB V, 882; VII, 587 sul mandato di Pio IX a don Bosco di scrivere le sue memorie.
(342)Vi parlerò... degli Oratori festivi, di quest' apostolato che diede occasione a tutte le Opere salesiane e alla nostra stessa Pia Società (M. RUA, Lettere Circolari, Torino 1965 p 101). Questa pietra angolare su cui poggia l' opera nostra è formata dagli Oratori festivi (P. ALBERA).
(343)Nel suo piano di Regolamento per l' Oratorio, don Bosco distingue espressamente OPERE/SPIRITO: Mio scopo si è di esporre le cose che si fanno nell' Oratorio maschile di san Francesco di Sales in Valdocco; e il modo in cui queste cose sono fatte (Piano... p 361).
(344)MB X, 1018-1019.
(345)Ep 2033; 3, 568.
(346)Ep 2035; 3, 577.
(347)I nostri pastori e specialmente i vescovi ci uniscono al Papa, il Papa ci unisce con Dio (MB IV, 226). Sono Superiore di comunità, voglio lasciare un ricordo ai miei soggetti che serva loro di norma e nel caso presente e in ogni altro che possa succedere, in avvenire. Direi: Figlioli, seguite la sentenza che arride al Papa, anche solo come filosofo, come teologo, come dottore privato (MB XV, 443-444).
(348)Cfr MB X; XVIII, 124-143; CERIA, Annali I, 474-484.
(349)GS 5, 12 ss; 23 ss; 33 ss.
(350)Nelle case di don Bosco nessuno sta per forza (MB XIII, 205); I giovanetti sono la delizia di Gesù e Maria (MB XVIII, 482); Sono essi i prediletti nobilissimi figli del Re dei re (MB X, 1081); Trattiamo i giovani come tratteremmo Gesù Cristo stesso (MB X, 847).
(351)Siccome non v' è terreno ingrato e sterile che per mezzo di lunga pazienza non si possa finalmente ridurre a frutto, così dell' uomo terra morale, la quale per quanto sia sterile e restia, produce nondimeno tosto o tardi pensieri onesti e poi atti virtuosi quando un direttore con ardenti preghiere aggiunge suoi sforzi alla mano di Dio nel coltivare e nel renderla feconda e bella. In ogni giovane anche il più disgraziato, vi è un punto accessibile al bene: è dovere primo dell' educatore di cercar questo punto, questa corda sensibile del cuore e di trarne profitto (MB V, 367).
(352)Epperò l' Oratorio di don Bosco che si dilata sempre più, riproducendosi in mille luoghi e tempi diversi, ma sempre unico nella sua natura, è l' anima della nostra Pia Società (P. ALBERA, Lettere Circolari p 124).
(353)Don Bosco stesso fa a speciale menzione d' alcuni di quei primi nostri maestri, il cui nome - dice - mi rimane indelebile nella mente e nel cuore. Tra gli altri ci fu Giovanni Coriasso, ora maestro falegname; Feliciano Vergano, ora negoziante passamanaio; Paolo Delfino, il quale è oggi professore di Corso tecnico. A questi si aggiunsero poscia Antonio e Giovanni Melanette, il primo droghiere e il secondo confetturiere; Felice e Pietro Ferrero, questo sensale e l' altro compositore e Giovanni Piola, falegname, ora padrone di bottega (MB II, 559; cfr inoltre M. RUA, Lettere Circolari p 492).
(354)Dappertutto, dove si trovano figli di don Bosco, deve fiorire il suo Oratorio, aperto a tutti i giovani, per poterli radunare, parlare loro, moralizzarli e renderli degni cittadini della terra non solo, ma soprattutto degni abitatori del cielo (P. ALBERA, Lettere Circolari, p 124-125).
(355)In generale l' Oratorio era composto di scalpellini, muratori, stuccatori, quadratori e di altri che venivano da lontani paesi (MO, p 129). Nel 1853 don Bosco istituisce i primi laboratori-scuola (MB IV, 657 ss).
(356)Il nocciolo del movimento biblico è la Parola di Dio spezzata al popolo fedele. Orbene don BOSCO fu catechista nato: radunare i giovani per fare loro il catechismo... formava il mio vivo desiderio; ciò sembravami l' unica cosa che dovessi fare sulla terra (MB I, 143). Leggiamo nella prefazione della sua celebre Storia sacra: A fine di riuscire a questo, narrai ad un numero di giovani di ogni grado, tutti ad uno ad uno i fatti della sacra bibbia, notando minutamente quale impressione faceva in loro il racconto e quale effetto produceva di poi. Questo mi serve di norma, per omettere alcuni, accennare appena alcuni altri, ed esporre altri con le relative circostanze... (P. BRAIDO, Scritti pp 560-561).
(357)Oltre l' importanza che don BOSCO diede alla liturgia culturale (piccolo clero, canto liturgico - MB III, 151 -) centrò l' attenzione sulla pietà sacramentaria (i più validi sostegni della gioventù - MB IV, 145 -; il mezzo sicuro della loro eterna salvezza - MB XVI, 16 -; i] cardine del buon andamento della casa - MB VII, 795).
(358)Nelle cose che tornano a vantaggio della pericolante gioventù o servono a guadagnare anime a Dio, io sono avanti, fino alla temerità (MB VIV, 602). Quando si tratta di qualche cosa che riguarda la grande causa del bene, don Bosco vuol essere sempre all' avanguardia del progresso (MB XIX, 157, 320).
(359)Cfr Costituzioni art 1 e 4.
(360)Che tutti ci sforziamo di possedere perfettamente questa virtù e di inculcarla, di piantarla nel cuore altrui (MB XII, 224).
(361)Nell' Oratorio è proibito parlare di politica... (Regol. Oratorio 2, 3; BRAIDO, op. cit. p 381). Come prete io amo la religione, come cittadino desidero di fare quanto posso per il governo... Siccome io sono affatto estraneo alla politica ed alle cose pubbliche, così, se la E.V. giudicasse di servirsi della mia povera persona, non vi sarebbe alcun timore di pubblicità inopportuna (Ep 1, 20; 2, 313). Cfr anche i nn 12 e 13, terza decade (184-656) delle MO pp 216-220.
(362)Nel 1847, quando ebbe luogo l' emancipazione degli ebrei e dei protestanti, divenne necessario qualche antidoto da porre in mano ai fedeli cristiani in genere, specialmente della gioventù... I protestanti si diedero a fare propaganda con tutti i mezzi loro possibili... Ciò mi persuase della necessità di qualche mezzo popolare con cui agevolare la coscienza dei principi fondamentali del cattolicesimo. Fu fatto quindi stampare un librettino con il titolo "Avvisi ai cattolici", che ha lo scopo di mettere i cattolici all' erta e non lasciarsi cogliere nella rete degli eretici (MO pp 240-241).

 

(363)UR 6.
(364)UR 6.
(365)Gio 11, 52.
(366) Piano... p. 361.
(367)Ibid.
(368)MO p. 16.
(369)DCG Introduzione.
(370)DCG 46.
(371)GS 3, 10-11.
(372)DCG 31.
(373)GE 2.
(374)GE 2.
(375)MB IX, 61.
(376)MB II, 18.
(377)Cost. art 4.
(378)Pio XI.
(379)Cost. art 4-5-8.
(380)DCG 1.
(381)ACG XIX, 187.
(382)GS 55.
(383)ET 52.
(384)DCG 17.
(385)DV 1.
(386)Cfr Lc 1, 1-3; DV 11; DCG 12.
(387)Paolo VI CIC 1971.
(388)Lc 2, 19.
(389)1 Cor 9, 16.
(390)ES 49.
(391)Paolo VI CIC 1971.
(392)DCG 75.
(393)Paolo VI, 29 settembre 1963.
(394)GS 19.
(395)ES 55.
(396)GS 21.
(397)Mt 16, 15; Paolo VI CIC 1971.
(398)ES 49.
(399)PO 3.
(400)Atti 17, 26-27.
(401)CARD. VILLOT, Lettera a don Ricceri, 26 aprile 1971.
(402)DCG 64.
(403)Gio 1, 14.
(404)RdC 97.
(405)DCG 48.
(406)DCG 76.
(407)DCG 82.
(408)Rom 9, 2.
(409)Gio 16, 22.
(410)CIC Roma 1971.
(411)DCG 108; cfr n 71.
(412)RdC 184.
(413)ES 68.
(414)Cfr DCG 103.
(415)Cfr DCG 99-107.
(416)Cfr DCG 108-115.
(417)Vaticano II: Messaggio all' umanità.
(418)Cfr Documento 1 (I Salesiani di don Bosco nella Chiesa) e 3 (Evangelizzazione e catechesi).
(419)Mt 23, 14-30.
(420)Cfr MB XVII 10-114; ACG XIX 102, 108, 111.
(421)Paolo VI, 1 luglio 1970.
(422)ACC XIX 183, 189, 199.
(423)ACG XIX 194, 198.
(424)ACG XIX 196.
(425)ACG XIX 186.
(426)CD 35.
(427)Cfr ACG XIX 104.
(428)Cfr MB XVII 107-114.
(429)ACG XIX 60, 108, 186.
(430)Cfr MB XVII 107-114.
(431)Cfr ACG XIX 183.
(432)Cfr MO 36; ACG XIX 192-194.
(433)Cfr Sistema Preventivo in Regol. 92-94.
(434)Questa parte viene trattata più profondamente nello Schema sulla Evangelizzazione e Catechesi (Doc. 3).
(435)ACG XIX 182.
(436)MB XVII 107-114.
(437)Cfr Sistema Preventivo, Regolam. 91.
(438)Cfr ACG XIX 195.
(439)Sistema Preventivo, Regolam. 94.
(440)Taizè, Annuncio del Concilio dei giovani; cfr Sistema Preventivo, Regol. 92.
(441)PAOLO VI, Discorso Pax Romana, 22-1-1971.
(442)Cfr ACG XIX 195.
(443)Cfr ACG XIX 190.
(444)Cfr OA passim.
(445)ACS 203 p. 47.
(446)ACG XIX 134-140: Relazione generale sullo stato della Congregazione, di DON RICCERI, 105-107.
(447)MB XVII 14.
(448)Cfr n 363; MB VI 11, 542. VII, 54-55; XIX, 216; DESRAMAUT, Les Constitutions salésiennes de 1966, 29-32.
(449)Cfr n 357; ACG XIX 139.
(450)Cfr n 368.
(451)CISI, La comunità educativa 15.
(452)MB II, 530; III, 620; IV, 514.
(453)Cfr nn 355-356.
(454)CD 35.
(455)PeP ist 6 e 8.
(456)ACG XIX 105.
(457)GE 8; cfr Lettera del CARD. VILLOT al Presidente dell' APEL (Osservat. romano 13 novembre 1971).
(458)Cfr n 356.
(459)PO 4-6.
(460)GS 67.
(461)Cfr MB X 1018; XVIII 442.
(462)Cfr GS 61.
(463)Cfr n 364; cfr anche CG XIX Semiconvitti ed esternati.
(464)Cfr n 357.
(465)GE 12; GS 60, 66, 85; PC 13, GE 9; OA 11.
(466)Nota della S. Sede sui temi dell' anno internazionale dell' educazione, febbraio 1971; RICCERI, Relazione generale sullo stato della Congregazione 110; ACS 252.
(467)GE 12.
(468)CD 35; ACG XIX 105.
(469)Cfr ACG XIX 111.
(470)Cfr ACG XIX 105, 111.
(471)Cfr nn 363-368.
(472)ACG XIX 111.
(473)GE 8; ACG XIX 108.
(474)ACG XIX 108; GE 4.
(475)GE 4.
(476)GE 2.
(477)ACG XIX 154-167.
(478)DON RICCERI, Relazione generale sullo stato della Congregazione 103-110.