DIREZIONE GENERALE OPERE DON BOSCO
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Il Consigliere generale per la formazione

                 

ESPERIENZA INTERCULTURALE NELLA FORMAZIONE DEI SALESIANI DI DON BOSCO Orientamenti della “Ratio formationis” ed esperienze
Articolo per la rivista della Congregazione per la Vita Consacrata “Sequela Christi”

Nel contesto mondiale della multiculturalità
Il contesto mondiale attuale sta diventando sempre più multiculturale. Entrare in contatto con altri modi di vivere, di sentire, di comprendere la realtà è sempre più facile. I rapporti, talvolta conflittuali, tra gruppi etnici differenti di una stessa nazione o continente si stanno intensificando; ma sono soprattutto i fenomeni della globalizzazione e delle migrazioni che hanno trasformato le scenario mondiale, rendendolo sempre più complesso e multiculturale.

La globalizzazione sta creando processi di interdipendenze economiche, culturali, politiche e tecnologiche i cui effetti positivi e negativi hanno una rilevanza planetaria. Tra gli aspetti positivi vanno annoverati: la velocità delle comunicazioni e informazioni, l’opportunità di crescita per paesi rimasti ai margini dell’economia, la contrazione della distanza spazio-temporale, la riduzione dei costi grazie all’incremento della concorrenza. Tra gli aspetti negativi vi sono: il degrado ambientale, il rischio dell’aumento delle disparità sociali, la perdita delle identità locali, la riduzione della sovranità nazionale e dell’autonomia delle economie locali, la diminuzione della privacy.

Le migrazioni sono un altro fenomeno che contribuisce alla costituzione e all’ampliamento dei contesti multiculturali. Tra gli aspetti di maggior visibilità vi sono: l’inserimento di lavoratori immigrati in vari settori dell’economia, la loro difficoltà di integrazione nella vita sociale, l’afflusso incontrollato di immigrati irregolari e gli sbarchi clandestini, la loro presenza marginale nella vita sociale, i contrasti tra stranieri e autoctoni, l’aumento di minori di origine straniera nelle scuola e il loro insuccesso scolastico, l’aumento di minori stranieri non accompagnati e il rischio del loro sfruttamento. Oltre a questi fattori si rivelano anche: crescente radicamento degli immigrati nel territorio, aumento di matrimoni misti, crescita nascite da famiglie di immigrati, ricongiungimenti familiari, incrementi delle seconde generazioni, crescente peso del mercato del lavoro.

La prospettiva multiculturale ci rende capaci di comprendere che siamo un’unica famiglia umana, che dovrebbe evitare i conflitti etnocentrici e che dovrebbe agire per il bene di tutti. Nelle società multiculturali è importante avviare processi di integrazione. Integrarsi non vuol dire annullare le differenze, non vuol dire adattarsi a subire un processo di acculturazione e di inglobamento all’interno di una cultura dominante. Integrarsi significa trovare uno spazio vitale di espressione delle proprie peculiarità all’interno di un sistema di riferimento che non cancella le diversità, ma le esalta e le ricompone in un quadro multiforme e ricco. 2
Sviluppo multiculturale della Congregazione salesiana
Fin dalle origini Don Bosco la voluto caratterizzare la Congregazione salesiana per un forte impegno missionario. Tale impegno è proseguito con il primo Successore di Don Bosco, il Beato Michele Rua, che ha aperto presenze salesiane in tutti i continenti, iniziando quel processo di mondializzazione della Congregazione condotto avanti poi dai Rettor Maggiori successivi.

Il Progetto Africa iniziato dal Rettor Maggiore don Viganò nel 1980, le nuove presenze nei paesi dell’Est Europa dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, l’inizio di opere nelle Isole del Pacifico hanno portato la Congregazione a essere presente oggi in 132 paesi del mondo e a essere suddivisa in 8 Regioni di animazione: 3 in Europa, 2 in America, 1 in Africa e Madagascar e 2 in Asia. A causa poi del diverso incremento vocazionale nelle varie aree geografiche del mondo, nella Congregazione si stanno creando nuovi equilibri culturali, con l’attenzione a valorizzare le diversità, ma anche a custodire l’unità e l’identità carismatica.

Il Progetto Europa, iniziato dal Rettor Maggiore don Pascual Chavez nel 2002 e ufficializzato dal Capitolo generale nel 2008, ha portato nelle comunità salesiane europee missionari provenienti da tutto il mondo; oggi sono circa 90 i missionari salesiani presenti in Europa. Con il continuo invio poi di missionari anche in altre parti del mondo si sono costituite comunità internazionali, in cui precedentemente i missionari venivano soprattutto dall’Europa, mentre oggi dagli altri continenti.

Si tratta di processi analoghi a quelli che si svolgono all’interno della vita della Chiesa cattolica, che è divenuta sempre più mondiale, anche a causa della teologia della missione, che si è sviluppata a partire dal Decreto conciliare “Ad gentes” fino a giungere alla Enciclica “Redemptoris missio”.



Orientamenti ed esperienze per una formazione salesiana interculturale
Di fronte a questo mutato scenario, la Congregazione salesiana ha preso coscienza della necessità del cambio di attenzione formativa: oltre alle esigenze della inculturazione occorreva pure rispondere alle nuove sfide della interculturalità. Per questo essa si è orientata a spostare l’accento da una formazione prevalentemente ispettoriale a una collaborazione formativa interispettoriale; o meglio la necessità di porre in rete le comunità formatrici e di favorire la collaborazione formativa, ha creato nuove situazioni multiculturali e ha posto nuove sfide alla formazione.
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I formandi delle nostre comunità formatrici provengono spesso da diversi gruppi etnici; ad essi si aggiungono i giovani missionari che, essendo partiti per le missioni durante le fasi formative, devono completare la loro formazione nei paesi di invio. Di recente un altro fattore ha accentuato l’interculturalità nelle comunità formatrici: le Ispettorie che hanno un numero esiguo di formandi o di formatori sono stati invitate a unirsi ad altre Ispettorie in collaborazione interispettoriale per assicurare quel grado di formazione che da sole non possono offrire. In queste comunità vi è una buona accoglienza e interazione tra i confratelli delle diverse culture e si offre loro ampio spazio di esprimersi nelle proprie culture. Il carisma condiviso crea un buon senso di appartenenza.

In ogni continente abbiamo comunità interispettoriali e regionali, in cui si trovano formandi di diverse Ispettorie. Per esempio, nel noviziato di Alta Gracia in Argentina confluiscono i novizi di Argentina, Cile, Paraguay e Uruguay; quello di Gbodjome in Togo, per le Visitatorie di Africa Occidentale e Africa Tropicale, ha novizi che provengono da tredici paesi africani; i noviziati di Pinerolo e Genzano in Italia hanno novizi dell’Italia, Medio Oriente e di numerosi paesi d’Europa.

Una esperienza analoga si ha anche per i postnoviziati con i centri di studi filosofici e pedagogici.
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Fr. CEREDA, Collaborazione interispettoriale nella formazione iniziale, in “Atti del Consiglio Generale” n.388, Roma 2005. E’ opportuno notare che nella terminologia salesiane le espressioni “ispettoriel” e “interispettoriale” corrispondono al consueto linguaggio della vita religiosa di “provinciale” e “interprovinciale”. 3
La proposta assume un carattere maggiormente internazionale per la formazione specifica dei candidati al presbiterato e dei salesiani coadiutori, come per esempio nei centri di studi teologici di Manila, Bangalore, Shillong, Nairobi, Lubumbashi, Tlaquepaque, Krakow, Torino e Messina.

Abbiamo poi voluto incrementare comunità mondiali di formazione per gli studenti di teologia a Roma in lingua italiana e a Gerusalemme per la lingua inglese; una comunità mondiale si ha anche per la formazione specifica dei salesiani coadiutori a Torino Valdocco sui luoghi di Don Bosco.

Tutte le Regioni della Congregazione sono presenti e si cerca di mantenere un equilibrio tra le varie provenienze e culture. Altre quattro comunità mondiali si trovano a Roma per confratelli salesiani che frequentano l’Università Pontificia Salesiana e le altre Università Pontificie.

Queste comunità e centri di studio giocano un ruolo importante nel favorire esperienze arricchenti d’interculturalità: aprono i formandi ad altre culture; offrono una visione più ampia del carisma e un apprezzamento dei diversi modi di viverlo; aiutano a formare il senso di appartenenza alla Congregazione, che non è monolitica ma unica nelle realtà essenziali e variegata nelle espressioni.

Tutto ciò contribuisce a creare il senso della cattolicità e missionarietà della Chiesa.

L’interculturalità è una realtà che si incontra non solo nelle comunità formatrici e nei centri di studio; vi sono anche altre iniziative regionali di formazione, in cui i salesiani partecipanti provengono da luoghi ed esperienze molto diverse: per esempio la preparazione alla professione perpetua, gli incontri dei tirocinanti, il “quinquennio” dei giovani sacerdoti e coadiutori, e altri incontri periodici simili. Sono in atto anche collaborazioni tra Ispettorie per lo studio delle lingue, particolarmente della lingua italiana e di quella inglese. Vi sono pure analoghe esperienze di formazione permanente: formazione dei direttori, corsi di aggiornamento, seminari di studio, ...

Condizioni formative per l’esperienza interculturale
Come accennato, nella Congregazione salesiana abbiamo numerose comunità formatrici multiculturali per la formazione iniziale e per la qualificazione universitaria; abbiamo pure centri di studio internazionali aperti a religiosi di diverse Congregazioni, diocesani e laici. Ora è necessario assicurare alcune condizioni, in modo che essi possano offrire una vera esperienza interculturale.

Nuova mentalità. Il punto di partenza consiste nel creare una nuova mentalità circa la responsabilità formativa: una comunità formatrice o un centro di studio interispettoriale non “appartiene” esclusivamente all’Ispettoria nel cui territorio si trova e la responsabilità formativa e accademica riguarda tutte le Ispettorie coinvolte. Un’Ispettoria perciò non rinuncia al compito formativo, inviando i suoi formandi in comunità internazionali; cambia solo il modo di esercizio di tale compito, che si realizza con una responsabilità condivisa. In questo modo si intende assicurare “in modo istituzionale” l’attenzione ai diversi contesti e alle varie culture rappresentate.

Continuità di collaborazione ed esperienza. L’esperienza interculturale e la collaborazione formativa tra Ispettorie hanno una storia con i loro inizi, progressi, rallentamenti, verifiche, rilanci.

L’esperienza e la collaborazione hanno bisogno di tempi di maturazione e di crescita; non ci può essere frammentarietà di esperienze, né improvvisazione di scelte. Solo con una continuità di cammino si possono armonizzare la varietà delle prassi formative di partenza, la molteplicità degli stili di vita, la diversità dei contesti di provenienza. Solo la continuità assicura una reale inculturazione nella formazione e una vera esperienza interculturale.

Équipe interispettoriale. Le équipe della comunità formatrice e del centro di studio debbono essere interispettoriali. Questo garantisce la solidarietà di tutti nel sostegno alla comunità e al centro di studio e soprattutto facilita la conoscenza dei diversi contesti culturali di provenienza dei formandi, favorendo così l’inculturazione. L’inserimento di nuovi formatori e docenti avviene con una scelta collegiale degli Ispettori; ciò vale in particolare per il direttore della comunità formatrice. 4
Organismo di corresponsabilità. La “Ratio” salesiana dichiara che la collaborazione interispettoriale, per la comunità formatrice e per il centro studi, “suppone la creazione e l’adeguato funzionamento di un organismo di corresponsabilità, ad esempio il curatorium”. La competenza del curatorium riguarda: il progetto della comunità formatrice, l’informazione e il parere sulla programmazione accademica annuale del centro di studio, il calendario annuale, i criteri per le esercitazioni pastorali, lo stile e la pratica della povertà, il periodo delle vacanze accademiche, i rientri in Ispettoria, il bilancio preventivo e consuntivo, la definizione delle rette annuali, le tasse accademiche, ...

Formazione dei formatori. Un compito importante è preparare i formatori ad affrontare la nuova situazione multiculturale delle comunità formatrici, ma anche degli ambienti pastorali. Al riguardo annualmente il Settore per la formazione della Congregazione offre incontri di formatori e incontri dei delegati ispettori ali per la formazione di ogni Regione; si tratta per lo più di incontri continentali, che già in se stessi sono multiculturali. Questi incontri dimostrano una sensibilità alle diverse situazioni culturali e una ricerca di soluzioni ai problemi, pur sempre con la preoccupazione d’unità della Congregazione e di fedeltà al carisma del Fondatore.

Appartenenza ispettoriale. Per accrescere il senso di appartenenza ispettoriale nei formandi delle comunità interispettoriali, la “Ratio” chiede che, oltre alla presenza nella équipe formativa di formatori della propria Ispettoria, ci siano visite frequenti dell’Ispettore, lo scambio di notizie, gli incontri d’informazione e comunione con i confratelli della propria Ispettoria, la programmazione del periodo delle vacanze accademiche fatta in accordo tra il Direttore della comunità formatrice e l’Ispettoria d’origine, e altre forme di comunicazione.

Sfide all’esperienza interculturale
Oltre alle considerazioni positive, che inducono a valorizzare l’esperienza interculturale, nella Congregazione s’incontrano alcune incertezze di valutazione, anche se si stanno via vai superando.

Per questo è importante affrontare le domande formative che nascono nei confronti dell’esperienza interculturale, con particolare riferimento alla ontestualizzazione e all’inculturazione.


Contestualizzazione della formazione La formazione è una realtà contestualizzata. Essa infatti avviene in un particolare contesto, che è determinato da molteplici elementi: la condizione sociale del territorio, la cultura e gli stili di vita della gente, la situazione della Chiesa, la prassi dell’Ispettoria. Il contesto, con le sue accentuazioni o con le sue debolezze, esercita notevoli influssi e condizionamenti sul processo formativo.

Le Costituzioni salesiane demandano ad ogni Ispettoria il “compito di stabilire, tramite i diversi organi di animazione e governo, il modo di attuare la formazione secondo le esigenze del proprio contesto culturale” (Cost. 101). E la “Ratio” aggiunge che “questa responsabilità richiede un atteggiamento permanente di riflessione e di confronto tra l’identità salesiana e il contesto culturale.

È da favorire in questo campo la collaborazione tra Ispettorie dello stesso contesto”. (17) Ora, quando si sceglie una comunità formatrice interispettoriale, talvolta sorge il dubbio che si trascuri l’attenzione al contesto; si pensa che i formandi vengano a trovarsi in una situazione che non li aiuti a maturare, dato che essi sono inseriti in un contesto “diverso” da quello ispettoriale.

L’istanza della “formazione in contesto” è giusta, ma richiede un approfondimento.

Oggi constatiamo che la formazione non può ridursi solo al contesto ispettoriale, ma deve avere un respiro più ampio. Il contesto locale e immediato infatti non è l’unico contesto in cui viviamo. Spesse volte all’interno di un’Ispettoria vi sono molteplici contesti. Noi poi apparteniamo simultaneamente ad una pluralità di contesti: viviamo nel contesto della comunità salesiana locale, ma anche della comunità ispettoriale e della Congregazione; siamo inseriti nella realtà del territorio, ma anche della 5
nazione, del continente e del mondo; facciamo parte di una parrocchia, ma anche di una Chiesa particolare e della Chiesa universale. Spesso poi viviamo in “contesti plurali” in cui è presente un’accentuata diversità, come nei contesti pluriculturali, multietnici, interreligiosi. La globalizzazione e le migrazioni sono certamente processi che producono la “contaminazione” dei contesti.

Pur nella diversità dei contesti, esercitando il discernimento, possiamo trovare contesti omogenei.

Se si confrontano due contesti, scopriamo affinità e differenze, con aspetti positivi da valorizzare e aspetti negativi da purificare. I contesti poi non sono statici, ma sono in evoluzione. È possibile dunque trovare un contesto omogeneo in un gruppo di Ispettorie della stessa nazione o conferenza o regione. Oggi, per esempio, si può dire che l’Europa sta diventando un contesto sempre più omogeneo; situazioni analoghe ci sono anche in altre Regioni della Congregazione.

In una comunità formatrice interispettoriale allora, specialmente quando essa fa parte di una stessa Regione, non viene negata la contestualizzazione. Allo stesso tempo, la comunità interispettoriale espone i formandi ad un confronto con situazioni diverse, creando apertura di mente e di cuore.

Essa promuove la capacità di inserimento in diversi contesti mediante l’apertura all’esterno, l’analisi della situazione, il discernimento, la risposta ai bisogni. Certamente occorre una gradualità di esperienze, ma occorre formare ad essere aperti e a inserirsi in ogni contesto.


Inculturazione e interculturalità della formazione L’inculturazione nella formazione iniziale è un processo di personalizzazione; esso si realizza quando i valori vocazionali vengono assunti prima di tutto dalla cultura del formando, in modo che egli trasformi la sua mentalità, gli atteggiamenti, gli stili di vita, i comportamenti. In questo senso la formazione deve sempre essere inculturata; infatti senza l’identificazione personale con i valori carismatici non si ha formazione. Per facilitare questo processo, generalmente la prima formazione si svolge nel contesto culturale del formando o in un contesto omogeneo.

L’inculturazione nella formazione iniziale è anche un processo comunitario, potremmo dire un processo di socializzazione. La comunità formatrice è il principale soggetto che inizia, accompagna, e verifica tale processo. Per questo la comunità deve avere una conoscenza, comprensione ed esperienza del carisma; essa ne conosca la storia, l’identità, le manifestazioni. La inoltre comunità deve conoscere la cultura del contesto e la mentalità dei formandi, perché essi siano aiutati ad assumere i valori carismatici nella propria cultura. Quindi è una comunità che comunica, interpreta ed esprime il carisma in una cultura particolare e in un determinato contesto.

L’inculturazione deve essere sempre accompagnata da un processo di interculturalità. Esso apre il formando ad altre culture, lo porta ad apprezzare i loro aspetti positivi ed a riconoscerne i limiti, lo conduce a valutare la propria cultura senza assolutizzarla, quindi lo invita ad assimilare e ad integrare alcuni elementi validi delle altre culture nella propria. Questo dialogo o scambio tra culture è un’esperienza arricchente e complementare al processo d’inculturazione. Le comunità interispettoriali aprono a una visione più ampia del carisma salesiano; esse aiutano a formare il senso di appartenenza alla Congregazione, l’attenzione ai bisogni dei giovani del mondo, la visione globale delle urgenze dell’evangelizzazione, che sono realtà che vanno oltre l’orizzonte ispettoriale.

L’inculturazione e l’interculturalità nella formazione iniziale sono legate strettamente al carisma, al cui servizio esse si pongono. Ordinariamente nelle prime fasi della formazione, fino al postnoviziato - tirocinio, dovremmo prestare molta attenzione ai processi di inculturazione, ossia alle trasformazioni della cultura del formando.

A partire dalla fase della formazione specifica, dovremmo prestare più attenzione ai processi di interculturalità. In questa tappa i formandi dimostrano di aver raggiunto una certa maturazione di cultura e di fede e di possedere una sufficiente apertura e senso critico; possono quindi affrontare positivamente l’esperienza interculturale.


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Concludendo, possiamo dire che sono i differenti contesti multiculturali di oggi che ci chiedono di offrire nella formazione esperienze interculturali e di preparare a vivere nella pastorale queste nuove situazioni, opportunità e sfide. Le nuove situazioni “multiculturali” ci domandano nuove risposte formative “interculturali”, altrimenti non aiutiamo i confratelli a vivere nel contesto di oggi.