COSTITUZIONI della Società di san Francesco di Sales

Costituzioni-it


INDICE

PROEMIO

Il libro della Regola è per noi Salesiani il testamento vivo di Don Bosco. Egli ci dice: «Se mi avete amato in passato, continuate ad amarmi in avvenire con l'esatta osservanza delle nostre Costituzioni».1

Don Michele Rua, primo successore di Don Bosco, ci ripete: - Quando ii nostro Padre invid i suoi primi figli in America, voile che la fotografia Io rappresentasse in mezzo a loro nell'atto di consegnare a don Giovanni Cagliero, capo della spedizione, il libro delle Costituzioni, corne dicesse: «Vorrei accompagnarvi io stesso, ma quello che non posso fare io, lo faranno queste Costituzioni. Custoditele corne preziosissimo tesoro!».2

1 MB XVII, 258.

2 cf. Don Rua, L 1.12.1909.

COSTITUZIONI - INDICE

PRESENTAZIONE:
Parte Prima:  I SALESIANI DI DON BOSCO NELLA CHIESA (1-25)
I La Società di San Francesco di Sales 1   2   3   4   5   6   7   8   9  
II  Lo spirito salesiano 10  11  12  13  14  15  16  17  18  19  20  21 
III  La professione del salesiano 22  23  24  25 
Parte Seconda: INVIATI AI GIOVANI - IN COMUNITA' - AL SEGUITO DI CRISTO (26-95)
IV  Inviati ai giovani  
I destinatari 26  27  28  29  30 
Il nostro servizio educativo pastorale 31  32  33  34  35  36  37  38  39 
Criteri di azione salesiana 40  41  42  43 
I corresponsabili della missione 44  45  46  47  48 
In comunità fraterne e apostoliche 49  50  51  52  53  54  55  56  57  58  59 
VI  Al seguito di Cristo obbediente povero casto 60  61  62  63 
La nostra obbedienza 64  65  66  67  68  69  70  71 
La nostra povertà 72  73  74  75  76  77  78  79 
La nostra castità 80  81  82  83  84 
VII  In dialogo con il Signore 85  86  87  88  89  90  91  92  93  94  95 
Parte Terza: FORMATI PER LA MISSIONE DI EDUCATORI PASTORI (96-119)
VIII  Aspetti generali della nostra formazione  
La formazione salesiana 96   97   98   99   100   101  
La formazione iniziale 102   103   104   105  106  107  108 
IX  Il processo formativo 109  110  111  112  113  114  115  116  117  118  119 
Parte Quarta: IL SERVIZIO DELL'AUTORITA' NELLA NOSTRA SOCIETA' (120-190)
Principi e criteri generali 120  121  122  123  124 
XI  Servizio dell'autorità nella comunità mondiale 125  126  127  128  129  130  131  132  133  134  135  136  137  138  139  140  141  142  143  144  145  146  147  148  149  150  151  152  153  154  155 
XII  Servizio dell'autorità nella comunità ispettoriale 156  157  158  159  160  161  162  163  164  165  166  167  168  169  170  153  154  173  174 
XIII  Servizio dell'autorità nella comunità locale 175  176  177  178  179  180  181  182  183  184  185  186 
XIV  Amministrazione dei beni temporali 187  188  189  190 
CONCLUSIONE 191   192   193   194   195   196  
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COSTITUZIONI - PRESENTAZIONE

PRESENTAZIONE: DON VIGANO    

Eccovi
finalmente, cari confratelli, la nostra Regola di vita rinnovata e approvata.

Vi viene offerta in un manuale che deve accompagnare ogni salesiano corne la sua carta d’identità.

Contiene le Costituzioni delta Società di san Francesco di Sales, nostro «codice fondamentale» ripensato e rielaborato secondo le esigenze del Vaticano Il (cfr «Ecclesiae Sanctae» Il, I, 12-14).

Contiene inoltre lo statuto aggiornato dei Regolamenti generali, che formano parte integrante del diritto particolare delta nostra Società.

Contiene in fine alcuni scritti del nostro Padre san Giovanni Bosco, ricchi della sua esperienza spirituale. L’ampiezza e la serietà della revisione del testo, compiuta da tutta la Congregazione durante un lungo processo di anni caratterizzati dal lavoro di ben tre Capitoli generali (20° 21" 22°), assicurano la continuità con le origini, il carattere ecclesiale della consacrazione apostolica salesiana e la innata propensione all’universalità della missione di Don Bosco nel mondo.

Il 25 novembre 1984, solennità di Cristo Re, la Sede Apostolica ha approvato le presenti Costituzioni, dichiarando autorevolmente, ancora una volta, «I’autenticità della via evangelica tracciata dal Fondatore». Esse descrivono le ricchezze spirituali della nostra tradizione salesiana; ne definiscono il progetto apostolico; tracciano la via della nostra santificazione, e ci invitano a testimoniarla corne il dono più prezioso che possiamo offrire ai giovani.

L’8 dicembre 1984, solennità dell’lmmacolata Concezione, data «in cui ebbero principio e compimento tutte le nostre cose più grandi», il Rettor Maggiore ha promulgato questo prezioso testo rielaborato.

Mentre accogliamo la nostra Regola di vita con la riconoscenza e la speranza di chi riceve il «testamento vivo di Don Bosco» dalle mani stesse della Vergine Ausiliatrice, apriamo il nostro animo al ringraziamento e alla preghiera:

- Ti rendiamo grazie, Padre,
perché ci hai chiamati per nome, uno per uno, da tutti i continenti
per essere nella Chiesa segni e portatori del tuo amore.

Hai fatto sgorgare anche per noi dal cuore stesso di Cristo, tuo apostolo, quella carità pastorale
che contrassegna il nostro ardore ecclesiale con il dono della predilezione verso i giovani.

Ti adoriamo con filiale gratitudine perché il tuo Paraclito, lo Spirito del Signore,
ci accompagna con la grazia della sua consacrazione nel vivere ogni giorno la totalità del nostro dono,
rinnovando il mistero dell’Alleanza battesimale per una sua espressione più intima e piena.

- Concedici, Padre misericordioso,
di saper percorrere fino alla meta, guidati da Maria, questa via che conduce all’Amore.

Nella professione religiosa hai fatto sbocciare in noi un’esaltante novità,
che è oblazione, azione di salvezza, liturgia della vita.
Insegnaci a contemplare,
attraverso il progetto di questa Regola, il cuore indiviso del tuo Unigenito;
permea la nostra libertà con la potenza del tuo Spirito affinche tutti noi, che stiamo con Don Bosco,
possiamo fedelmente adempiere con il tuo aiuto ciò che per tuo dono abbiamo promesso con gioia.

Don Egidio Viganò
Rettor Maggiore
Roma, 8 dicembre 1984,
Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.

PRESENTAZIONE: DON CHÁVEZ    

Carissimi confratelli,
Sono trascorsi 18 anni dalla promulgazione del testo rinnovato e approvato delta nostra Regola di Vita, frutto di ben tre Capitoli Generali straordinari in risposta alla richiesta del Vaticano Il.

Corne diceva l’allora Rettor Maggiore, Don Egidio Viganò, nella presentazione delle Costituzioni e Regolamenti, queste adescrivoro le ricchezze spirituali delta nostra tradizione; ne definiscono il progetto apostolico; tracciano la via delta nostra santificazione, e ci invitano a testimoniarla come il dono più prezioso che possiamo offrire ai giovani». Corne taie, il testo conserva tutta la sua validità e tutta la sua ricchezza, e va dunque conosciuto, meditato, pregato e portato alla vita.

Tuttavia, cercando di accordare la Regola di Vita ai nuovi bisogni della Congregazione, durante gli ultimi tre Capitoli Generali (23°, 24°, 25°) si sono apportate alcune modifiche ritenute opportune, posteriormente approvate dalla Santa Sede.

Nelle Costituzioni si sono introdotti cambi agli articoli 128, 132 (14), 133, 134, 137, 142, 151 (8), nei Regolamenti Generali agli articoli 3, 24, e 76, e, di conseguenza, nell’Indice Analitico aile parole Cooperatori Salesiani, Exallievi, Famiglia Salesiana, affidati alla competenza del Vicario del Rettor Maggiore.

Si crede conveniente perciò pubblicare una seconda edizione comprendente le suddette modifiche. Mi auguro che essa offra la possibilità di accogliere ancora una volta il testo costituzionale «corne preziosissimo tesoro» affidatoci da Don Bosco, mentre ci sentiamo dire da lui stesso: «Se mi avete amato in passato, continuate ad amarmi in awenire con l’esatta osservanza delle nostre Costituzioni».

Maria Ausiliatrice, nella cui solennità presento questa seconda edizione, ci renda docili all’azione trasformante dello Spirito Santo per poter modellare la nostra vita su quella di Don Bosco, a esempio dei primi Salesiani.

Don Pascual Chávez V.
Rettor Maggiore
Roma, 24 maggio 2003
Solennità di Maria Ausiliatrice, nel centenario della sua incoronazione.

PRESENTAZIONE DELLA TERZA EDIZIONE: Don Angel Fernàndez Artime - Rettor Maggiore

Carissimi confratelli,

Sono trascorsi 31 anni dalla promulgazione del testo rinno­vato e approvato della nostra Regola di Vita, frutto di ben tre Capitoli Generali in risposta alla richiesta del Concilio Ecumenico Vaticano Il.

Come diceva nella presentazione il Rettor Maggiore Don Egidio Viganò, le Costituzioni e i Regolamenti "descrivono le ricchezze spirituali della nostra tradizione; ne definiscono il progetto apostolico; tracciano la via della nostra santifica­zione e ci invitano a testimoniarla come il dono più prezio­so che possiamo offrire ai giovani".

Questo testo conserva tutta la sua validità e tutta la sua ric­chezza, e va dunque conosciuto, meditato, pregato e realiz­zato nella vita. Tuttavia, cercando di accordare la Regola di vita ai nuovi bisogni della Congregazione, durante gli ultimi Capitoli Generali 23°, 24°, 25°, 26° e 27° si sono apportate alcune modifiche ritenute opportune, approvate poi dalla Santa Sede.

Rispetto alle nostra Regola di vita, rinnovata nel 1984, in questa terza edizione nelle Costituzioni si sono introdotti cambiamenti agli articoli 5, 95, 128, 132 (14), 133, 134, 137, 142, 151 (8), nei Regolamenti Generali agli articoli 3, 13, 24, 38, 76, 107, 114, 127, e 128, e, di conseguenza, nell'Indice Analitico alle parole Centro/i, Direttorio/i, Exallievi, Famiglia Salesiana, Salesiani Cooperatori, Vicario del Rettor Maggiore.

Credo conveniente che sia pubblicata una terza edizione comprendente le suddette modifiche. Mi auguro che pos­siamo accogliere ancora una volta il testo costituzionale "come preziosissimo tesoro" affidatoci da Don Bosco. Egli ci ripete: "Se mi avete amato in passato, continuate ad amarmi in avvenire con l'esatta osservanza delle nostre Costituzioni". Maria Ausiliatrice ci renda docili all'azione trasformante del­lo Spirito Santo per poter modellare la nostra vita su quella di Don Bosco, a esempio dei primi Salesiani, specialmente in quest'anno Bicentenario della sua nascita.

Don Angel Fernàndez Artime
Rettor Maggiore

Roma, 16 agosto 2015
Bicentenario della nascita di Don Bosco

COSTITUZIONI - PRIMA PARTE

I SALESIANI DI DON BOSCO NELLA CHIESA
I La Società di San Francesco di Sales 1   2   3   4   5   6   7   8   9  
II Lo spirito salesiano 10  11  12  13  14  15  16  17  18  19  20  21 
III La professione del salesiano 22  23  24  25 
   

1. LA SOCIETÀ DI SAN FRANCESCO DI SALES

"Io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura... Io susciterà per loro un pastore unico... Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore" (Ez 34,11.23).

L’azione di Dio nella fondazione e nella vita della nostra Società

1. Con senso di umile gratitudine crediamo che la Società di san Francesco di Sales è nata non da solo progetto umano, ma per iniziativa di Dio [3]. Per contribuire alla salvezza della gioventù, "questa porzione la più delicata e la più preziosa dell’umana società" [4] , lo Spirito Santo suscitò, con l’intervento materno di Maria, san Giovanni Bosco.

Formò in lui un cuore di padre e di maestro, capace di una dedizione totale: "Ho promesso a Dio che fin l’ultimo mio respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani" [5] .

Per prolungare nel tempo la sua missione lo guidò nel dar vita a varie forze apostoliche, prima fra tutte la nostra Società.

La Chiesa ha riconosciuto in questo l’azione di Dio, soprattutto approvando le Costituzioni e proclamando santo il Fondatore.

Da questa presenza attiva dello Spirito attingiamo l’energia per la nostra fedeltà e il sostegno della nostra speranza.

3cf. MO, 16.
4 MB II, 45.
5 MB XVIII, 258.

   

Natura e missione della nostra Società

2. Noi, salesiani di Don Bosco (SDB), formiamo una comunità di battezzati che, docili alla voce dello Spirito, intendono realizzare in una specifica forma di vita religiosa il progetto apostolico del Fondatore: essere nella Chiesa segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani, specialmente ai più poveri.

Nel compiere questa missione, troviamo la via della nostra santificazione.

   

La nostra Consacrazione apostolica

3. La nostra vita di discepoli del Signore è una grazia del Padre che ci consacra [6] col dono del suo Spirito e ci invia ad essere apostoli dei giovani.

Con la professione religiosa offriamo a Dio noi stessi per camminare al seguito di Cristo e lavorare con Lui alla costruzione del Regno. La missione apostolica, la comunità fraterna e la pratica dei consigli evangelici sono gli elementi inseparabili della nostra consacrazione, vissuti in un unico movimento di carità verso Dio e verso i fratelli.

La missione dà a tutta la nostra esistenza il suo tono concreto, specifica il compito che abbiamo nella Chiesa e determina il posto che occupiamo tra le famiglie religiose.

6 cf. LG 44.
   

La forma della nostra Società

4. La nostra Società è composta di chierici e di laici che vivono la medesima vocazione in fraterna complementarità.

Siamo riconosciuti nella Chiesa come istituto religioso clericale, di diritto pontificio, dedito alle opere di apostolato [7] .

Don Bosco, ispirandosi alla bontà e allo zelo di san Francesco di Sales, ci ha dato il nome di Salesiani [8] e ci ha indicato un programma di vita nella massima: "Da mihi animas, caetera tolle" [9] .

7 cf. PC 8; CIC can. 675,1.
8 cf. MB V, 9.
9 cf. MB XVII, 365, 366, 280.

   

La nostra Società nella Famiglia Salesiana

5. Da Don Bosco trae origine un vasto movimento di persone che, in vari modi, operano per la salvezza della gioventù.

Egli stesso, oltre la Società di san Francesco di Sales, fondò l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice e l’Associazione dei Cooperatori salesiani che, vivendo nel medesimo spirito e in comunione fra loro, continuano la missione da lui iniziata, con vocazioni specifiche diverse. Insieme a questi gruppi e ad altri nati in seguito formiamo la Famiglia salesiana [10] .

In essa, per volontà del Fondatore, abbiamo particolari responsabilità: mantenere l’unità dello spirito e stimolare il dialogo e la collaborazione fraterna per un reciproco arricchimento e una maggiore fecondità apostolica.

Gli Exallievi ne fanno parte per l’educazione ricevuta. La loro appartenenza diviene più stretta quando si impegnano a partecipare alla missione salesiana nel mondo.(R 36-41.147)

10 cf. ASC, Progetto CG21, ms DB; MB XVII, 25.

   

La nostra Società nella Chiesa

6. La vocazione salesiana ci situa nel cuore della Chiesa e ci pone interamente al servizio della sua missione.

Fedeli agli impegni che Don Bosco ci ha trasmesso siamo evangelizzatori dei giovani, specialmente dei più poveri; abbiamo una cura particolare per le vocazioni apostoliche; siamo educatori della fede negli ambienti popolari, in particolare con la comunicazione sociale; annunciamo il Vangelo ai popoli che non lo conoscono.

Contribuiamo in tal modo a edificare la Chiesa come Corpo di Cristo affinché, anche per mezzo nostro, si manifesti al mondo come «sacramento universale della salvezza» [11] .

11 LG 48; GS 45.

   

La nostra Società nel mondo contemporaneo

7. La nostra vocazione ci chiede di essere intimamente solidali con il mondo e con la sua storia [12] . Aperti alle culture dei paesi in cui lavoriamo, cerchiamo di comprenderle e ne accogliamo i valori, per incarnare in esse il messaggio evangelico.

Le necessità dei giovani e degli ambienti popolari, la volontà di agire con la Chiesa e in suo nome muovono e orientano la nostra azione pastorale per l’avvento di un mondo più giusto e più fraterno in Cristo.

12 cf. GS 1.
   

La presenza di Maria nella nostra Società

8. La Vergine Maria ha indicato a Don Bosco il suo campo di azione tra i giovani e l’ha costantemente guidato e sostenuto [13] specialmente nella fondazione della nostra Società.

Crediamo che Maria è presente tra noi e continua la sua "missione di Madre della Chiesa e Ausiliatrice dei cristiani" [14]

Ci affidiamo a Lei, umile serva in cui il Signore ha fatto grandi cose [15] per diventare tra i giovani testimoni dell’amore inesauribile del suo Figlio.

13 cf. MB VII, 334; XVII, 258: XVIII, 439.
14 DB, Meraviglie della Madre di Dio, Torino 1868, p. 45; (OE XX, 237).
15 cf. Lc 1,48-49.

   

Patroni e Protettori della nostra Società

9. Come membri della Chiesa in cammino ci sentiamo in comunione con i fratelli del regno celeste e bisognosi del loro aiuto [16] .

Don Bosco ha affidato la nostra Società in modo speciale, oltre che a Maria, costituita da lui patrona principale [17] a san Giuseppe e san Francesco di Sales, pastore zelante e dottore della carità.

Veneriamo pure come protettori particolari san Domenico Savio, segno delle meraviglie della grazia negli adolescenti, e gli altri membri glorificati della nostra Famiglia.

16 cf. LG 49.
17 cf. C 1875, V, 6.

   
LO SPIRITO SALESIANO

"Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi".(Fil 4,9).

La carità pastorale al centro del nostro spirito

10. Bosco ha vissuto e ci ha trasmesso, sotto l’ispirazione di Dio, uno stile originale di vita e di azione: lo spirito salesiano.

Il suo centro e la sua sintesi è la carità pastorale, caratterizzata da quel dinamismo giovanile che si rivelava cosi forte nel nostro Fondatore e alle origini della nostra Società: è uno slancio apostolico che ci fa cercare le anime e servire solo Dio.

   

Il Cristo del Vangelo sorgente del nostro spirito

11. Lo spirito salesiano trova il suo modello e la sua sorgente nel cuore stesso di Cristo, apostolo del Padre [18] .

Nella lettura del Vangelo siamo più sensibili a certi lineamenti della figura del Signore: la gratitudine al Padre per il dono della vocazione divina a tutti gli uomini; la predilezione per i piccoli e i poveri; la sollecitudine nel predicare, guarire, salvare sotto l’urgenza del Regno che viene; l’atteggiamento del Buon Pastore che conquista con la mitezza e il dono di sé; il desiderio di radunare i discepoli nell’unità della comunione fraterna.

18 cf. LG 3; AG 3.

   

Unione con Dio

12. Operando per la salvezza della gioventù, il salesiano fa esperienza della paternità di Dio e ravviva continuamente la dimensione divina della sua attività: "Senza di me non potete far nulla" [19] .

Coltiva l’unione con Dio, avvertendo l’esigenza di pregare senza sosta in dialogo semplice e cordiale con il Cristo vivo e con il Padre che sente vicino. Attento alla presenza dello Spirito e compiendo tutto per amore di Dio, diventa, come Don Bosco, contemplativo nell’azione.

19 Jo 15,5.

   

Senso di Chiesa

13. Dal nostro amore per Cristo nasce inseparabilmente l’amore per la sua Chiesa popolo di Dio, centro di unità e comunione di tutte le forze che lavorano per il Regno.

Ci sentiamo parte viva di essa e coltiviamo in noi e nelle nostre comunità una rinnovata coscienza ecclesiale. La esprimiamo nella filiale fedeltà al successore di Pietro e al suo magistero, e nella volontà di vivere in comunione e collaborazione con i vescovi, il clero, i religiosi e i laici.

Educhiamo i giovani cristiani a un autentico senso di Chiesa e lavoriamo assiduamente per la sua crescita. Don Bosco ci ripete: «Qualunque fatica è poca, quando si tratta della Chiesa e del Papato» [20] .

20 MB V, 577.

   

Predilezione per i giovani

14. La nostra vocazione è segnata da uno speciale dono di Dio, la predilezione per i giovani: "Basta che siate giovani, perché io vi ami assai" [21] Questo amore, espressione della carità pastorale, dà significato a tutta la nostra vita.

Per il loro bene offriamo generosamente tempo, doti e salute: "lo per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto anche a dare la vita" [22] .

21 DB, Il Giovane Provveduto, Torino 1847, p. 7; (OE II, 187).
22 Don Ruffino, Cronaca dell’Oratorio, ASC 110, caderno 5, p. 10.

   

Amorevolezza salesiana

15. Mandato ai giovani da Dio che è "tutto carità" [23] , il salesiano è aperto e cordiale, pronto a fare il primo passo e ad accogliere sempre con bontà, rispetto e pazienza.

Il suo affetto è quello di un padre, fratello e amico, capace di creare corrispondenza di amicizia: è l’amorevolezza tanto raccomandata da Don Bosco.

La sua castità e il suo equilibrio gli aprono il cuore alla paternità spirituale e lasciano trasparire in lui l’amore preveniente di Dio.

23 DB, Esercizio di divozione alla misericordia di Dio, Torino 1847, p. 81 (OE II, 151).

   

Spirito di famiglia

16. Don Bosco voleva che nei suoi ambienti ciascuno si sentisse "a casa sua". La casa salesiana diventa una famiglia quando l’affetto è ricambiato e tutti, confratelli e giovani, si sentono accolti e responsabili del bene comune.

In clima di mutua confidenza e di quotidiano perdono si prova il bisogno e la gioia di condividere tutto e i rapporti vengono regolati non tanto dal ricorso alle leggi, quanto dal movimento del cuore e dalla fede [24] .

Tale testimonianza suscita nei giovani il desiderio di conoscere e seguire la vocazione salesiana.

24 cf. MB XVII, 110.

   

Ottimismo e allegria

17. Il salesiano non si lascia scoraggiare dalle difficoltà, perché ha piena fiducia nel Padre: "Niente ti turbi" [25] , diceva Don Bosco.

Ispirandosi all’umanesimo di san Francesco di Sales, crede nelle risorse naturali e soprannaturali dell’uomo, pur non ignorandone la debolezza.

Coglie i valori del mondo e rifiuta di gemere sul proprio tempo: ritiene tutto ciò che è buono [26] , specie se gradito ai giovani.

Poiché annuncia la Buona Novella, è sempre lieto [27] . Diffonde questa gioia e sa educare alla letizia della vita cristiana e al senso della festa: "Serviamo il Signore in santa allegria" [28] .

25 MB VII, 524.
26 cf. 1Ts 5,21.
27 cf. Fl 3,1.
28 DB, Il Giovane Provveduto, Torino 1847, p. 6; (OE II, 186).

   

Lavoro e temperanza

18. "Il lavoro e la temperanza faranno fiorire la Congregazione" [29] ; la ricerca delle comodità e delle agiatezze ne sarà invece la morte [30] .

Il salesiano si dà alla sua missione con operosità instancabile, curando di far bene ogni cosa con semplicità e misura. Con il suo lavoro sa di partecipare all’azione creativa di Dio e di cooperare con Cristo alla costruzione del Regno.

La temperanza rafforza in lui la custodia del cuore e il dominio di sé e lo aiuta a mantenersi sereno.

Non cerca penitenze straordinarie, ma accetta le esigenze quotidiane e le rinunce della vita apostolica: è pronto a sopportare il caldo e il freddo, la sete e la fame, le fatiche e il disprezzo, ogni volta che si tratti della gloria di Dio e della salvezza delle anime [31] .

29 MB XII, 466.
30 cf. MB XVII, 272.
31 cf. C 1875, XIII, 13.
   

Creatività e flessibilità

19. Il salesiano è chiamato ad avere il senso del concreto ed è attento ai segni dei tempi, convinto che il Signore si manifesta anche attraverso le urgenze dei momento e dei luoghi.

Di qui il suo spirito di iniziativa: "Nelle cose che tornano a vantaggio della pericolante gioventù o servono a guadagnare anime io corro avanti fino alla temerità" [32] .

La risposta tempestiva a queste necessità lo induce a seguire il movimento della storia e ad assumerlo con la creatività e l’equilibrio del Fondatore, verificando periodicamente la propria azione.

32 MB XIV, 662.

   

Sistema Preventivo e spirito salesiano

20. Guidato da Maria che gli fu Maestra, Don Bosco visse nell’incontro con i giovani del primo oratorio un’esperienza spirituale ed educativa che chiamò "Sistema Preventivo". Era per lui un amore che si dona gratuitamente, attingendo alla carità di Dio che previene ogni creatura con la sua Provvidenza, l’accompagna con la sua presenza e la salva donando la vita.

Don Bosco ce lo trasmette come modo di vivere e di lavorare per comunicare il Vangelo e salvare i giovani con loro e per mezzo di loro. Esso permea le nostre relazioni con Dio, i rapporti personali e la vita di comunità, nell’esercizio di una carità che sa farsi amare.

   

Don Bosco nostro modello

21. Il Signore ci ha donato Don Bosco come padre e maestro.

Lo studiamo e lo imitiamo, ammirando in lui uno splendido accordo di natura e di grazia. Profondamente uomo, ricco delle virtù della sua gente, egli era aperto alle realtà terrestri; profondamente uomo di Dio, ricolmo dei doni dello Spirito Santo, viveva "come se vedesse l’invisibile" [33] .

Questi due aspetti si sono fusi in un progetto di vita fortemente unitario: il servizio dei giovani. Lo realizzò con fermezza e costanza, fra ostacoli e fatiche, con la sensibilità di un cuore generoso. "Non diede passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa che non avesse di mira la salvezza della gioventù... Realmente non ebbe a cuore altro che le anime" [34] .

33 Hb 11,27.
34 Don Rua, L 24.8.1894.

   

LA PROFESSIONE DEL SALESIANO

"Gesù disse loro Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini E subito, lasciate le reti, lo seguirono" (Mc 1,17-18).

Vocazione del salesiano

22. Ciascuno di noi è chiamato da Dio a far parte della Società salesiana. Per questo riceve da Lui doni personali e, rispondendo fedelmente, trova la via della sua piena realizzazione in Cristo.

La Società lo riconosce nella sua vocazione e lo aiuta a svilupparla. Egli, come membro responsabile, mette se stesso e i propri doni al servizio della vita e dell’azione comune.

Ogni chiamata manifesta che il Signore ama la Congregazione, la vuole viva per il bene della sua Chiesa e non cessa di arricchirla di nuove energie apostoliche.

   

Significato della nostra professione

23. La professione religiosa è un segno dell’incontro di amore tra il Signore che chiama e il discepolo che risponde donandosi totalmente a Lui e ai fratelli.

E’ una scelta tra le più alte per la coscienza di un credente, un atto che riprende e riconferma il mistero dell’alleanza battesimale per una sua espressione più intima e piena.

Obbligandosi pubblicamente di fronte alla Chiesa, mediante il cui ministero viene consacrato più intimamente al servizio di Dio [35] , il salesiano inizia una vita nuova che si realizza in un servizio di dedizione permanente ai giovani [36] .

Nella professione si esprime anche l’impegno reciproco del professo che entra nella Società e di questa che lo accoglie con gioia.

35 cf. MR 8; LG 44.
36 cf. LG 44; PC 5; CIC, cân. 654.

   

Formula della professione

24. La formula della nostra professione è la seguente:

Dio Padre,
Tu mi hai consacrato a Te
nel giorno del Battesimo.
In risposta all’amore del Signore Gesù
tuo Figlio,
che mi chiama a seguirlo più da vicino,
e condotto dallo Spirito Santo
che è luce e forza,
io, N.N. in piena libertà
mi offro totalmente a Te,
impegnandomi
a donare tutte le mie forze
a quelli a cui mi manderai,
specialmente ai giovani più poveri,
a vivere nella Società salesiana
in fraterna comunione di spirito e di azione,
e a partecipare in questo modo alla vita
e alla missione della tua Chiesa.
Per questo,
alla presenza dei miei fratelli,
davanti a N.N., Rettor Maggiore
della Società di san Francesco di Sales
(oppure: davanti a... che fa le veci
del Rettor Maggiore
della Società di san Francesco di Sales)
faccio voto per sempre
di vivere obbediente, povero e casto,
secondo la via evangelica
tracciata nelle Costituzioni salesiane.
La tua grazia, Padre,
l’intercessione di Maria SS. Ausiliatrice,
di san Giuseppe, di san Francesco di Sales,
di san Giovanni Bosco,
e i miei fratelli salesiani
mi assistano ogni giorno
e mi aiutino ad essere fedele.
Per i professi temporanei:
Per questo
alla presenza dei miei fratelli,
davanti a N.N., Rettor Maggiore
della Società di san Francesco di Sales
(oppure: davanti a... che fa le veci
del Rettor Maggiore della Società di san Francesco di Sales),
pur avendo l’intenzione di offrirmi a Te
per tutta la vita,
secondo le disposizioni della Chiesa,
faccio voto per... anni
di vivere obbediente, povero e casto,
secondo la via evangelica
tracciata nelle Costituzioni salesiane.
La tua grazia, Padre,
l’intercessione di Maria SS. Ausiliatrice,
di san Giuseppe, di san Francesco di Sales,
di san Giovanni Bosco,
e i miei fratelli salesiani
mi assistano ogni giorno
e mi aiutino ad essere fedele.
Il Superiore risponde:
A nome della Chiesa e della Società salesiana, ti accolgo come confratello
impegnato con voti perpetui (o temporanei) tra i salesiani di Don Bosco.

   

La professione fonte di santificazione

25. L’azione dello Spirito è per il professo fonte permanente di grazia e sostegno nello sforzo quotidiano per crescere nell’amore perfetto di Dio e degli uomini [37] .

I confratelli che hanno vissuto o vivono in pienezza il progetto evangelico delle Costituzioni sono per noi stimolo e aiuto nel cammino di santificazione.

La testimonianza di questa santità, che si attua nella missione salesiana, rivela il valore unico delle beatitudini, ed è il dono più prezioso che possiamo offrire ai giovani.

37 cf. PC 1.

   
[1] MB XVII, 258
[2] cf. Don Rua, L. 1.12.1909
[3] cf. MO, 16
[4] MB II, 45
[5] MB XVIII, 258
[6] cf. LG 44
[7] PC 8;CIC, can 675,1
[8] cf. MB V, 9
[9] cf. MB XVII, 365, 366,280
[10] cf. ASC, Progetto CG1, ms DB; MB XVII, 25
[11] LG 48; GS 45
[12] cf. GS 1
[13] cf. MB VII, 334; XVII, 258; XVIII, 439
[14] DB, Meraviglie della Madre di Dio, Torino 1868, p. 45 (OE XX, 237)
[15] cf. Lc 1, 48-49
[16] cf. LG 49
[17] cf. C 1875, V, 6
[18] cf. LG 3; AG 3
[19] Gv 15,5
[20] MB V, 577
[21] DB, Il Giovane Provveduto, Torino 1847, p. 7 (OE II, 187)
[22] Don Ruffino, Cronaca dell’Oratorio, ASC 110, quaderno 5, p. 10
[23] DB, Esercizio di devozione alla misericordia di Dio, Torino 1847 p. 81; (OE II, 151)
[24] cf. MB XVII, 110
[25] MB VII, 524
[26] cf. 1 Ts 5,21
[27] cf. Fil 3,1
[28] DB, Il Giovane Provveduto, Torino 1847, p. 6 (OE II, 186)
[29] MB XII, 466
[30] cf. MB XVII, 272
[31] cf. C 1875, XIII, 13
[32] MB XIV, 662
[33] Eb 11,27
[34] Don Rua, L 24.8.1894
[35] cf. MR 8; LG 44
[36] cf. LG 44; PC 5; CIC, can. 654
[37] cf. PC 1

COSTITUZIONI - SECONDA PARTE

INVIATI AI GIOVANI - IN COMUNITÀ - AL SEGUITO DI CRISTO
IV Inviati ai giovani
  I destinatari 26  27  28  29  30 
  Il nostro servizio educativo pastorale 31  32  33  34  35  36  37  38  39 
  Criteri di azione salesiana 40  41  42  43 
  I corresponsabili della missione 44  45  46  47  48 
V In comunità fraterne e apostoliche 49  50  51  52  53  54  55  56  57  58  59 
VI Al seguito di Cristo obbediente povero casto 60  61  62  63 
  La nostra obbedienza 64  65  66  67  68  69  70  71 
  La nostra povertà 72  73  74  75  76  77  78  79 
  La nostra castità 80  81  82  83  84 
VII In dialogo con il Signore 85  86  87  88  89  90  91  92  93  94  95 

IV. INVIATI AI GIOVANI

I DESTINATARI DELLA NOSTRA MISSIONE

"Vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore e si mise a insegnare loro molte cose"(Mc 6,34).

   

I giovani a cui siamo inviati

26. Il Signore ha indicato a Don Bosco i giovani, specialmente i più poveri, come primi e principali destinatari della sua missione.

Chiamati alla medesima missione, ne avvertiamo l’estrema importanza: i giovani vivono un’età in cui fanno scelte di vita fondamentali che preparano l’avvenire della società e della Chiesa.

Con Don Bosco riaffermiamo la preferenza per la "gioventù povera, abbandonata, pericolante" [1] , che ha maggior bisogno di essere amata ed evangelizzata, e lavoriamo specialmente nei luoghi di più grave povertà. (R 1.3.11.15.26)

1 cf. MB XIV, 662.
   

I giovani del mondo del lavoro

27. I giovani degli ambienti popolari che si avviano al lavoro e i giovani lavoratori spesso incontrano difficoltà e sono facilmente esposti ad ingiustizie.

Imitando la sollecitudine di Don Bosco, ci rivolgiamo ad essi per renderli idonei ad occupare con dignità il loro posto nella società e nella Chiesa e a prendere coscienza del loro ruolo in vista della trasformazione cristiana della vita sociale.(R2)

   

I giovani chiamati per un servizio nella Chiesa

28. Rispondendo alle necessità del suo popolo, il Signore chiama continuamente e con varietà di doni a seguirlo per il servizio del Regno.

Siamo convinti che tra i giovani molti sono ricchi di risorse spirituali e presentano germi di vocazione apostolica.

Li aiutiamo a scoprire, ad accogliere e a maturare il dono della vocazione laicale, consacrata, sacerdotale, a beneficio di tutta la Chiesa e della Famiglia salesiana.

Con pari diligenza curiamo le vocazioni adulte.(R 9.16.17)

   
Negli ambienti popolari

 

29. L’impegno prioritario per i giovani poveri si armonizza con l’azione pastorale verso i ceti popolari.

Riconosciamo i valori evangelici di cui sono portatori e il bisogno che hanno di essere accompagnati nello sforzo di promozione umana e di crescita nella fede. Li sosteniamo quindi con tutti quei mezzi che la carità cristiana inspira" [2] .

Dedichiamo la nostra attenzione ai laici responsabili dell’evangelizzazione dell’ambiente e alla famiglia, nella quale le diverse generazioni si incontrano [3] e costruiscono il futuro dell’uomo. (R 14.25.26)

2 C 1875, I, 7.
3 cf. GS 52.
   
I popoli non ancora evangelizzati

 

30. I popoli non ancora evangelizzati sono stati oggetto speciale della premura e dello slancio apostolico di Don Bosco. Essi continuano a sollecitare e a mantenere vivo il nostro zelo: ravvisiamo nel lavoro missionario un lineamento essenziale della nostra Congregazione.

Con l’azione missionaria compiamo un’opera di paziente evangelizzazione e fondazione della Chiesa in un gruppo umano [4] . Questa opera mobilita tutti gli impegni educativi e pastorali propri del nostro carisma.

Sull’esempio del Figlio di Dio che si è fatto in tutto simile ai suoi fratelli, il missionario salesiano assume i valori di questi popoli e condivide le loro angosce e speranze [5] . (R18-24)

4 cf. AG 6.
5 cf. AG 3, 12, 26.
   
IL NOSTRO SERVIZIO EDUCATIVO PASTORALE

"Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore"(Lc 4,18-19).

lA PROMOZIONE INTEGRALE

31. La nostra missione partecipa a quella della Chiesa che realizza il disegno salvifico di Dio, l’avvento del suo Regno, portando agli uomini il messaggio del Vangelo intimamente unito allo sviluppo dell’ordine temporale [6] .

Educhiamo ed evangelizziamo secondo un progetto di promozione integrale dell’uomo, orientato a Cristo, uomo perfetto [7] . Fedeli alle intenzioni del nostro Fondatore, miriamo a formare "onesti cittadini e buoni cristiani" [8] . (R 4.5-22)

6 cf. EN 31.
7 cf. GS 41.
8 Piano di Regolamento per l’Oratorio, 1854 (MB II, 46).
   
Promozione personale

32. Come educatori collaboriamo con i giovani per sviluppare le loro capacità e attitudini fino alla piena maturità.

Nelle varie circostanze condividiamo con essi il pane, promuoviamo la loro competenza professionale e la formazione culturale.

Sempre e in ogni caso li aiutiamo ad aprirsi alla verità e a costruirsi una libertà responsabile. Per questo ci impegniamo a suscitare in loro la convinzione e il gusto dei valori autentici che li orientano al dialogo e al servizio. (R4.6)

   
Promozione sociale e collettiva

33. Don Bosco ha visto con chiarezza la sociale e portata sociale della sua opera.

Lavoriamo in ambienti popolari e per i giovani poveri. Li educhiamo alle responsabilità morali, professionali e sociali, collaborando con loro, e contribuiamo alla promozione del gruppo e dell’ambiente.

Partecipiamo in qualità di religiosi alla testimonianza e all’impegno della Chiesa per la giustizia e la pace. Rimanendo indipendenti da ogni ideologia e politica di partito, rifiutiamo tutto ciò che favorisce la miseria, l’ingiustizia e la violenza, e cooperiamo con quanti costruiscono una società più degna dell’uomo.

La promozione, a cui ci dedichiamo in spirito evangelico, realizza l’amore liberatore di Cristo e costituisce un segno della presenza del Regno di Dio. (R6.26)

   
Evangelizzazione e catechesi

34. "Questa Società nel suo principio era un semplice catechismo" [9] . Anche per noi l’evangelizzazione e la catechesi sono la dimensione fondamentale della nostra missione.

Come Don Bosco, siamo chiamati tutti e in ogni occasione a essere educatori alla fede. La nostra scienza più eminente è quindi conoscere Gesù Cristo e la gioia più profonda è rivelare a tutti le insondabili ricchezze del suo mistero [10] .

Camminiamo con i giovani per condurli alla persona del Signore risorto affinché, scoprendo in Lui e nel suo Vangelo il senso supremo della propria esistenza, crescano come uomini nuovi.

La Vergine Maria è una presenza materna in questo cammino. La facciamo conoscere e amare come Colei che ha creduto [11] , aiuta e infonde speranza. (R7)

9 MB IX, 61.
10 cf. Ef 3,8-19.
11 cf. Lc 1,45.
   
Iniziazione alla vita ecclesiale

35. Avviamo i giovani a fare esperienza di vita ecclesiale con l’ingresso e la partecipazione a una comunità di fede.

Per questo animiamo e promuoviamo gruppi e movimenti di formazione e di azione apostolica e sociale. In essi i giovani crescono nella consapevolezza delle proprie responsabilità e imparano a dare il loro apporto insostituibile alla trasformazione del mondo e alla vita della Chiesa, diventando essi stessi "i primi e immediati apostoli dei giovani" [12] .(R8)

12 AA 12.
   
Iniziazione alla vita liturgica

36. Iniziamo i giovani a partecipare in modo cosciente e attivo alla liturgia della Chiesa, culmine e fonte di tutta la vita cristiana [13] .

Insieme con essi celebriamo l’incontro Con Cristo nell’ascolto della Parola, nella preghiera e nei sacramenti.

L’Eucaristia e la Riconciliazione, celebrate assiduamente, offrono risorse di eccezionale valore per l’educazione alla libertà cristiana alla conversione del cuore e allo spirito di condivisione e di servizio nella comunità ecclesiale.(R7)

13 cf. SC 10.
   
Orientamento alle scelte vocazionali

37. Educhiamo i giovani a sviluppare la loro vocazione umana e battesimale con una vita quotidiana progressivamente ispirata e unificata dal Vangelo.

Il clima di famiglia, di accoglienza e di fede, creato dalla testimonianza di una comunità che si dona con gioia, è l’ambiente più efficace per la scoperta e l’orientamento delle vocazioni.

Quest’opera di collaborazione al disegno di Dio, coronamento di tutta la nostra azione educativa pastorale, è sostenuta dalla preghiera e dal contatto personale, soprattutto nella direzione spirituale.(R9.16.17)

   
Il Sistema Preventivo nella nostra missione

38. Per compiere il nostro servizio educativo e pastorale, Don Bosco ci ha tramandato il Sistema Preventivo.

"Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione e sopra l’amorevolezza" [14] : fa appello non alle costrizioni, ma alle risorse dell’intelligenza, del cuore e del desiderio di Dio, che ogni uomo porta nel profondo di se stesso.

Associa in un’unica esperienza di vita educatori e giovani in un clima di famiglia, di fiducia e di dialogo.

Imitando la pazienza di Dio, incontriamo i giovani al punto in cui si trova la loro libertà. Li accompagniamo perché maturino solide convinzioni e siano progressivamente responsabili nel delicato processo di crescita della loro umanità nella fede. (R 4.5.13.15)

14 MB XIII, 919.
   

L’assistenza come atteggiamento e metodo

39. La pratica del Sistema Preventivo esige da noi un atteggiamento di fondo: la simpatia e la volontà di contatto con i giovani. "Qui con voi mi trovo bene, è proprio la mia vita stare con voi" [15] .

Stiamo fraternamente in mezzo ai giovani con una presenza attiva e amichevole che favorisce ogni loro iniziativa per crescere nel bene e li incoraggia a liberarsi da ogni schiavitù, affinché il male non domini la loro fragilità.

Questa presenza ci apre alla conoscenza vitale del mondo giovanile e alla solidarietà con tutti gli aspetti autentici del suo dinamismo.

15 MB IV, 654.
   
CRITERI DI AZIONE SALESIANA

"Pur essendo libero da tutti, mi son fatto servo di tutti per guadagnare il maggior numero... Mi son fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi son fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno" (1 Cor 9,1922).

L’oratorio di Don Bosco, criterio permanente

40. Don Bosco visse una tipica esperienza pastorale nel suo primo oratorio, che fu per i giovani casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita e cortile per incontrarsi da amici e vivere in allegria.

Nel compiere oggi la nostra missione, l’esperienza di Valdocco rimane criterio permanente di discernimento e rinnovamento di ogni attività e opera.

   
Criteri ispiratori per le nostre attività e opere

41. La nostra azione apostolica si realizza con pluralità di forme, determinate in primo luogo dalle esigenze di coloro a cui ci dedichiamo.

Attuiamo la carità salvifica di Cristo, organizzando attività e opere a scopo educativo pastorale, attenti ai bisogni dell’ambiente e della Chiesa. Sensibili ai segni dei tempi, con spirito di iniziativa e costante duttilità le verifichiamo e rinnoviamo e ne creiamo di nuove.

L’educazione e l’evangelizzazione di molti giovani, soprattutto fra i più poveri, ci muovono a raggiungerli nel loro ambiente e a incontrarli nel loro stile di vita con adeguate forme di servizio.(R1)

   
Attività e opere

42. Realizziamo la nostra missione principalmente attraverso attività e opere in cui ci è possibile promuovere l’educazione umana e cristiana dei giovani, come l’oratorio e il centro giovanile, la scuola e i centri professionali, i convitti e le case per giovani in difficoltà.

Nelle parrocchie e residenze missionarie contribuiamo alla diffusione del Vangelo e alla promozione del popolo, collaborando alla pastorale della Chiesa particolare con le ricchezze di una vocazione specifica.

Offriamo il nostro servizio pedagogico e catechistico in campo giovanile attraverso centri specializzati.

Nelle case per esercizi spirituali curiamo la formazione cristiana di gruppi, specialmente giovanili.

Ci dedichiamo inoltre ad ogni altra opera che abbia di mira la salvezza della gioventù. (R11-30.35)

   
La comunicazione sociale

43. Operiamo nel settore della comunicazione sociale. È un campo di azione significativo [16] che rientra tra le priorità apostoliche della missione salesiana.

Il nostro Fondatore intuì il valore di questa scuola di massa, che crea cultura e diffonde modelli di vita, e s’impegnò in imprese apostoliche originali per difendere e sostenere la fede del popolo.

Sul suo esempio valorizziamo come doni di Dio le grandi possibilità che la comunicazione sociale ci offre per l’educazione e l’evangelizzazione.

16 cf. IM 1.
   
I CORRESPONSABILI DELLA MISSIONE

"Non c’è differenza tra chi pianta e chi irriga, ma ciascuno riceverà la sua mercede secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, edificio di Dio"(1 Cor 3,B-9).

Missione comunitaria

44. Il mandato apostolico, che la Chiesa ci affida, viene assunto e attuato in primo luogo dalle comunità ispettoriali e locali i cui membri hanno funzioni complementari con compiti tutti importanti. Essi ne prendono coscienza: la coesione e la corresponsabilità fraterna permettono di raggiungere gli obiettivi pastorali.

L’ispettore e il direttore, come animatori del dialogo e della partecipazione, guidano il discernimento pastorale della comunità, affinché essa proceda unita e fedele nell’attuazione del progetto apostolico.

   

Responsabilità comuni e complementari

45. Ciascuno di noi è responsabile della missione comune e vi partecipa con la ricchezza dei suoi doni e delle caratteristiche laicale e sacerdotale dell’unica vocazione salesiana.

Il salesiano coadiutore porta in tutti i campi educativi e pastorali il valore proprio della sua laicità, che lo rende in modo specifico testimone del Regno di Dio nel mondo, vicino ai giovani e alle realtà del lavoro.

Il salesiano presbitero o diacono apporta al comune lavoro di promozione e di educazione alla fede la specificità del suo ministero, che lo rende segno di Cristo pastore, particolarmente con la predicazione del Vangelo e l’azione sacramentale.

La presenza significativa e complementare di salesiani chierici e laici nella comunità costituisce un elemento essenziale della sua fisionomia e completezza apostolica.

   

I giovani salesiani

46. Lo spirito di famiglia e il dinamismo caratteristico della nostra missione rendono particolarmente valido il contributo apostolico dei giovani salesiani.

Essi sono più vicini alle nuove generazioni, capaci di animazione ed entusiasmo, disponibili per soluzioni nuove.

La comunità, incoraggiando e orientando questa generosità, aiuta la loro maturazione religiosa apostolica.

   
La comunità educativa e i laici associati al nostro lavoro

47. Realizziamo nelle nostre opere la comunità educativa e pastorale. Essa coinvolge, in clima di famiglia, giovani e adulti, genitori ed educatori, fino a poter diventare un’esperienza di Chiesa, rivelatrice del disegno di Dio.

In questa comunità i laici, associati al nostro lavoro, portano il contributo originale della loro esperienza e del loro modello di vita.

Accogliamo e suscitiamo la loro collaborazione e offriamo la possibilità di conoscere e approfondire lo spirito salesiano e la pratica del Sistema Preventivo.

Favoriamo la crescita spirituale di ognuno e proponiamo, a chi vi sia chiamato, di condividere più strettamente la nostra missione nella Famiglia salesiana. (R4.5.148)

   
Solidali con la Chiesa particolare

48. La Chiesa particolare è il luogo in cui la comunità vive ed esprime il suo impegno apostolico. Ci inseriamo nella sua pastorale che ha nel vescovo il primo responsabile [17] e nelle direttive delle conferenze episcopali un principio di azione a più largo raggio.

Offriamo ad essa il contributo dell’opera e della pedagogia salesiana e ne riceviamo orientamenti e sostegno.

Per un più organico collegamento condividiamo iniziative con i gruppi della Famiglia salesiana e con altri istituti religiosi.

Siamo pronti a cooperare con gli organismi civili di educazione e di promozione sociale.(R 2.13.25.35)

17 cf. CIC, cân. 678,1.
   

V IN COMUNITÀ FRATERNE E APOSTOLICHE

"La carità non abbia finzioni:... amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda;... siate solidali coi fratelli nelle necessità, premurosi nell’ospitalità... Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri" (Rm 12, 9.10.13.16).

Valore della vita in comunità

49. Vivere e lavorare insieme è per noi salesiani una esigenza fondamentale e una via sicura per realizzare la nostra vocazione.

Per questo ci riuniamo in comunità [18] , nelle quali ci amiamo fino a condividere tutto in spirito di famiglia e costruiamo la comunione delle persone.

Nella comunità si riflette il mistero della Trinità; in essa troviamo una risposta alle aspirazioni profonde del cuore e diventiamo per i giovani segni di amore e di unità.(R 20)

18 cf. CIC, can. 608.
   
I vincoli dell’unità

50. Dio ci chiama a vivere in comunità, affidandoci dei fratelli da amare.

La carità fraterna, la missione apostolica e la pratica dei consigli evangelici sono i vincoli che plasmano la nostra unità e rinsaldano continuamente la nostra comunione.

Formiamo così un cuor solo e un’anima sola per amare e servire Dio [19] e per aiutarci gli uni gli altri. (R 42)

19 cf. C 1875, II, 1.
   
Rapporti di fraterna amicizia

51. San Paolo ci esorta: "Rivestitevi, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente" [20] .

La comunità salesiana si caratterizza per lo spirito di famiglia che anima tutti i momenti della sua vita: il lavoro e la preghiera, le refezioni e i tempi di distensione, gli incontri e le riunioni.

In clima di fraterna amicizia ci comunichiamo gioie e dolori e condividiamo corresponsabilmente esperienze e progetti apostolici.

20 Cl 3, 12-13.
   
Il confratello nella comunità

52. La comunità accoglie il confratello con cuore aperto, lo accetta com’è e ne favorisce la maturazione. Gli offre la possibilità di esplicare le sue doti di natura e di grazia. Provvede a ciò che occorre e lo sostiene nei momenti di difficoltà, di dubbio, di fatica, di malattia.

Don Bosco a chi gli chiedeva di rimanere con lui era solito dire: "Pane, lavoro e paradiso: ecco tre cose che ti posso offrire io in nome del Signore" [21] .

Il confratello s’impegna a costruire la comunità in cui vive e la ama, anche se imperfetta: sa di trovare in essa la presenza di Cristo.

Accetta la correzione fraterna, combatte quanto scopre in sé di anticomunitario e partecipa generosamente alla vita e al lavoro comune. Ringrazia Dio di essere tra fratelli che lo incoraggiano e lo aiutano. (R 43)

21 MB XVIII, 420.
   
I confratelli anziani e ammalati

53. La comunità circonda di cure e di affetto i confratelli anziani e ammalati.

Essi, prestando il servizio di cui sono capaci e accettando la propria condizione, sono fonte di benedizione per la comunità, ne arricchiscono lo spirito di famiglia e rendono più profonda la sua unità.

La loro vita assume un nuovo significato apostolico: offrendo con fede le limitazioni e le sofferenze per i fratelli e i giovani, si uniscono alla passione redentrice del Signore e continuano a partecipare alla missione salesiana.

   
La morte del confratello

54. La comunità sostiene con più intensa carità e preghiera il confratello gravemente infermo. Quando giunge l’ora di dare alla sua vita consacrata il compimento supremo, i fratelli lo aiutano a partecipare con pienezza alla Pasqua di Cristo.

Per il salesiano la morte è illuminata dalla speranza di entrare nella gioia del suo Signore [22] . E quando avviene che un salesiano muore lavorando per le anime, la Congregazione ha riportato un grande trionfo [23] .

Il ricordo dei confratelli defunti unisce nella "carità che non passa" [24] coloro che sono ancora pellegrini con quelli che già riposano in Cristo. (R 47)

22 cf. Mt 25,21.
23 cf. MB XVII, 273.
24 1Cor 13,8.
   
Il direttore nella comunità

55. Il direttore rappresenta Cristo che unisce i suoi nel servizio del Padre. È al centro della comunità, fratello tra fratelli, che riconoscono la sua responsabilità e autorità.

Suo primo compito è animare la comunità perché viva nella fedeltà alle Costituzioni e cresca nell’unità. Coordina gli sforzi di tutti tenendo conto dei diritti, doveri e capacità di ciascuno.

Ha responsabilità diretta anche verso ogni confratello: lo aiuta a realizzare la sua personale vocazione e lo sostiene nel lavoro che gli è affidato.

Estende la sua sollecitudine ai giovani e ai collaboratori, perché crescano nella corresponsabilità della missione comune.

Nelle parole, nei contatti frequenti, nelle decisioni opportune è padre, maestro e guida spirituale. (R 42.48)

   
Comunità accogliente

56. I confratelli vivono con semplicità il dono di sé e il senso della condivisione nell’accoglienza degli altri e nell’ospitalità. Con le loro attenzioni e con la loro allegria sanno rendere tutti partecipi dello spirito di famiglia salesiano.

Tuttavia, per favorire il rispetto vicendevole e le espressioni della comunione fraterna, la comunità riserva ai soli confratelli alcuni ambienti della casa religiosa. [25] (R 21.45)

25 cf. CIC, cân. 667, 1.
   
Comunità aperta

57. La comunità salesiana opera in comunione con la Chiesa particolare.

È aperta ai valori del mondo e attenta al contesto culturale in cui svolge la sua azione apostolica. Solidale con il gruppo umano in mezzo a cui vive, coltiva buone relazioni con tutti.

È così segno rivelatore di Cristo e della sua salvezza presente fra gli uomini e diviene fermento di nuove vocazioni, sul modello della prima comunità di Valdocco

   
Comunità ispettoriale

58. Le comunità locali sono parte viva della comunità ispettoriale. Essa le promuove nella comunione fraterna e le sostiene nella missione.

Segue con amore i nuovi confratelli; è sollecita per la formazione di tutti, gode per la loro riuscita e per le loro liete ricorrenze, ne soffre la perdita, ne tiene vivo il ricordo.

Attenta alle situazioni giovanili, coordina e verifica il lavoro apostolico attraverso i suoi organismi, favorisce la collaborazione, anima la pastorale vocazionale, provvede alla continuità delle opere e si apre a nuove attività.

Coltiva la fraternità e la esprime in concreta solidarietà verso le altre ispettorie, la Congregazione e la Famiglia salesiana.

   
Comunità mondiale

59. La professione religiosa incorpora il salesiano nella Società, facendolo partecipe della comunione di spirito, di testimonianza e di servizio che essa vive nella Chiesa universale.

L’unione con il Rettor Maggiore e il suo Consiglio, la solidarietà nelle iniziative apostoliche, la comunicazione e informazione sul lavoro dei confratelli, incrementando la comunione approfondiscono il senso di appartenenza e aprono al servizio della comunità mondiale. (R 103)

   
VI AL SEGUITO DI CRISTO OBBEDIENTE POVERO CASTO

"Ho lasciato perdere tutte queste cose... al fine di guadagnare Cristo... perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo" (Fil 3, 8.12).

Al seguito di Cristo

60. Con la professione religiosa intendiamo vivere la grazia battesimale con maggior pienezza e radicalità.

Seguiamo Gesù Cristo il quale, "casto e povero, redense e santificò gli uomini con la sua obbedienza" [26] e partecipiamo più strettamente al mistero della sua Pasqua, al suo annientamento e alla sua vita nello Spirito.

Aderendo in modo totale a Dio, amato sopra ogni cosa, ci impegniamo in una forma di vita che si fonda interamente sui valori del Vangelo.

26 PC 1.
   
Amore fraterno e apostolico

61. Don Bosco fa spesso notare quanto la pratica sincera dei voti rinsaldi i vincoli dell’amore fraterno e la coesione nell’azione apostolica.

La professione dei consigli ci aiuta a vivere la comunione con i fratelli della comunità religiosa, come in una famiglia che gode della presenza del Signore [27] .

I consigli evangelici, favorendo la purificazione del cuore e la libertà spirituale [28] , rendono sollecita e feconda la nostra carità pastorale: il salesiano obbediente, povero e casto è pronto ad amare e servire quelli a cui il Signore lo manda, soprattutto i giovani poveri.

27 cf. PC 15.
28 cf. LG 46.
   
Segno particolare della presenza di Dio

62. La pratica dei consigli, vissuta nello spirito delle beatitudini, rende più convincente il nostro annuncio del Vangelo.

In un mondo tentato dall’ateismo e dall’idolatria del piacere, del possesso e del potere, il nostro modo di vivere testimonia, specialmente ai giovani, che Dio esiste e il suo amore può colmare una vita; e che il bisogno di amare, la spinta a possedere e la libertà di decidere della propria esistenza acquistano il loro senso supremo in Cristo salvatore.

Il nostro modo di vivere tiene conto anche dell’abito: quello che i chierici portano, conforme alle disposizioni delle Chiese particolari dei paesi in cui dimorano, e il vestire semplice che Don Bosco consigliava ai soci laici [29] , vogliono essere un segno esterno di questa testimonianza e di questo servizio [30] .

29 cf. C 1875, XV, 1-3.
30 cf. CIC, cân. 669.
   
Testimonianza del mondo futuro

63. L’offerta della propria libertà nell’obbedienza, lo spirito di povertà evangelica e l’amore fatto dono nella castità fanno del salesiano un segno della forza della risurrezione.

I consigli evangelici, configurando il suo cuore tutto per il Regno, lo aiutano a discernere e ad accogliere l’azione di Dio nella storia; e, nella semplicità e laboriosità della vita quotidiana, lo trasformano in un educatore che annuncia ai giovani "cieli nuovi e terra nuova", [31] stimolando in loro gli impegni e la gioia della speranza [32] .

31 cf. Ap 21,1.
32 cf. Rm 12,12.
   
LA NOSTRA OBBEDIENZA

"Pur essendo figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono" (Eb 5,8-9).

Significato evangelico della nostra obbedienza

64. Il nostro Salvatore ci assicurò di essere venuto sulla terra non per fare la propria volontà, ma la volontà del Padre suo che è nei cieli [33] .

Con la professione di obbedienza offriamo a Dio la nostra volontà e riviviamo nella Chiesa e nella Congregazione l’obbedienza di Cristo, compiendo la missione che ci è affidata.

Docili allo Spirito e attenti ai segni che Egli ci dà attraverso gli eventi, prendiamo il Vangelo come regola suprema [34] di vita, le Costituzioni come via sicura, i superiori e la comunità come quotidiani interpreti della volontà di Dio.

33 cf. C 1875, III, 1.
34 cf. PC 2.
   
Stile salesiano dell’obbedienza e dell’autorità

 

65. Nella tradizione salesiana obbedienza e autorità vengono esercitate in quello spirito di famiglia e di carità, che ispira le relazioni a stima e a fiducia reciproca.

Il superiore orienta, guida e incoraggia, facendo un uso discreto della sua autorità. Tutti i confratelli collaborano con un’obbedienza schietta, pronta e fatta "con animo ilare e con umiltà" [35] .

Il servizio dell’autorità e la disponibilità nell’obbedienza sono principio di coesione e garanzia di continuità della Congregazione; per il salesiano sono via di santità, fonte di energia nel lavoro, di gioia e di pace.(R50)

35 C 1875, III, 2.
   
Corresponsabilità nell’obbedienza

66. Nella comunità e in vista della missione, tutti obbediamo, pur con compiti diversi.

Nell’ascolto della Parola di Dio e nella celebrazione dell’Eucaristia esprimiamo e rinnoviamo la nostra comune dedizione al divino volere.

Nelle cose di rilievo cerchiamo insieme la volontà del Signore in fraterno e paziente dialogo e con vivo senso di corresponsabilità.

Il superiore esercita la sua autorità ascoltando i confratelli, stimolando la partecipazione di tutti e promuovendo l’unione delle volontà nella fede e nella carità. Egli conclude il momento della ricerca comune prendendo le opportune decisioni, che normalmente emergeranno dalla convergenza delle vedute.

Tutti quindi ci impegniamo nell’esecuzione collaborando sinceramente, anche quando i propri punti di vista non sono stati accolti.

   
Obbedienza personale e libertà

67. Il salesiano è chiamato ad obbedire con spirito libero e responsabile, impegnando le sue "forze di intelligenza e di volontà, i doni di natura e di grazia" [36] .

Obbedisce con fede e riconosce nel superiore un aiuto e un segno che Dio gli offre per manifestare la sua volontà.

Questa obbedienza "conduce alla maturità facendo crescere la libertà dei figli di Dio" [37] .

36 PC 14.
37 PC 14.
   
Esigenze del voto di obbedienza

68.Con il voto di obbedienza il salesiano si impegna ad obbedire ai legittimi superiori nelle cose riguardanti l’osservanza delle Costituzioni [38] .

Quando un precetto è dato espressamente in forza del voto di obbedienza, l’obbligo di obbedire è grave. Soltanto i superiori maggiori e i direttori possono dare tale precetto; ma lo facciano raramente, per iscritto o davanti a due testimoni, e solo quando lo richiede qualche grave ragione [39] .

38 cf. CIC, can. 601.
39 cf. CIC, can. 49ss.
   
Doni personali e obbedienza

69. Ognuno mette capacità e doni al servizio della missione comune.

Il superiore, aiutato dalla comunità, ha una speciale responsabilità nel discernere questi doni, nel favorirne lo sviluppo e il retto esercizio.

Se le necessità concrete della carità e dell’apostolato esigono il sacrificio di desideri e progetti in sé legittimi, il confratello accetta con fede ciò che l’obbedienza gli chiede, pur potendo sempre ricorrere all’autorità superiore.

Per assumere incarichi o uffici, oltre quelli che gli sono assegnati nella comunità, domanda l’autorizzazione al legittimo superiore [40] .

40 cf. CIC, can. 671.
   
Colloquio con il superiore

70. Fedele alla raccomandazione di Don Bosco, ogni confratello s’incontra frequentemente con il proprio superiore in un colloquio fraterno.

È un momento privilegiato di dialogo per il bene proprio e per il buon andamento della comunità.

In esso parla con confidenza della sua vita e attività e, se lo desidera, anche della sua situazione di coscienza. (R49)

Obbedienza e mistero della croce

71. "Invece di fare opere di penitenza, ci dice Don Bosco, fate quelle dell’obbedienza" [41] .

A volte l’obbedienza contrasta con la nostra inclinazione all’indipendenza e all’egoismo o può esigere difficili prove di amore. È il momento di guardare a Cristo obbediente fino alla morte [42] : "Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà" [43] .

Il mistero della sua morte e risurrezione c’insegna come sia fecondo per noi obbedire: il grano che muore nell’oscurità della terra porta molto frutto [44] .

41 MB XIII, 89.
42 cf. Fl 2,8; cf. MB IV, 233.
43 Mt 26,42.
44 cf. Jo 12,24.
   

LA NOSTRA POVERTÀ

"Disse a lui Gesù: Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi" (Mt 19,21).

Significato evangelico della nostra povertà

72. Conosciamo la generosità del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, egli si fece povero, affinché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà [45] .

Chiamati ad una vita intensamente evangelica, scegliamo di seguire "il Salvatore che nacque nella povertà, visse nella privazione di tutte le cose, e morì nudo in croce" [46] .

Come gli Apostoli all’invito del Signore, ci liberiamo dalla preoccupazione e dall’affanno dei beni terreni [47] e, ponendo la nostra fiducia nella Provvidenza del Padre, ci doniamo al servizio del Vangelo.

45 cf. 2Cor 8,9.
46 C 1875 (Introduzione), p. XXIV.
47 cf. Mt 6,25ss.
   
Povertà e missione salesiana

73. Don Bosco visse la povertà come distacco del cuore e generoso servizio ai fratelli, con uno stile austero, industrioso e ricco di iniziative.

Sul suo esempio anche noi viviamo nel distacco da ogni bene terreno [48] e partecipiamo con intraprendenza alla missione della Chiesa, al suo sforzo per la giustizia e la pace, specialmente con l’educazione dei bisognosi.

La testimonianza della nostra povertà, vissuta nella comunione dei beni, aiuta i giovani a superare l’istinto del possesso egoistico e li apre al senso cristiano del condividere.

48 cf. C 1875, IV, 7.
   
Esigenze del voto di povertà

74. Con il voto di povertà ci impegniamo a non usare e a non disporre dei beni materiali senza il consenso del legittimo superiore.

Ogni confratello conserva la proprietà del suo patrimonio e la capacità di acquistare altri beni; ma prima della sua professione dispone liberamente dell’uso e usufrutto di essi e cede ad altri la loro amministrazione.

Prima della professione perpetua redige il suo testamento conforme alle leggi del codice civile. Dopo seria riflessione, per esprimere il suo totale abbandono alla divina Provvidenza, può anche rinunciare definitivamente ai beni di cui ha conservato la proprietà, a norma del diritto universale e proprio. (R51-53)

   
Impegno personale e povertà

75. Ciascuno di noi è il primo responsabile della sua povertà, per cui quotidianamente vive il distacco promesso con un tenore di vita povera.

Accetta di dipendere dal superiore e dalla comunità nell’uso dei beni temporali, ma sa che il permesso ricevuto non lo dispensa dall’essere povero in realtà e nello spirito [49] .

Vigila per non cedere poco a poco al desiderio del benessere e alle comodità, che sono una minaccia diretta alla fedeltà e alla generosità apostolica.

E quando il suo stato di povertà gli è causa di qualche incomodo e sofferenza [50] , si rallegra di poter partecipare alla beatitudine promessa dal Signore ai poveri in spirito [51] . (R 55)

49 cf. PC 13.
50 cf. C 1875 (Introduzione, p. XXVI.
51 cf. Mt 5,3.
   
La comunione dei beni

76. Sull’esempio dei primi cristiani mettiamo in comune i beni materiali [52] : i frutti del nostro lavoro, i doni che riceviamo e quanto percepiamo da pensioni, sussidi e assicurazioni. Offriamo anche i nostri talenti e le nostre energie ed esperienze.

Nella comunità il bene di ciascuno diventa il bene di tutti.

Condividiamo fraternamente ciò che abbiamo con le comunità dell’ispettoria e siamo solidali con le necessità dell’intera Congregazione, della Chiesa e del mondo.

52 cf. At 4,32.
   
Testimonianza di povertà nella comunità e nelle opere

77. Ogni comunità è attenta alle condizioni dell’ambiente in cui vive e testimonia la sua povertà con una vita semplice e frugale in abitazioni modeste.

Sull’esempio e nello spirito del Fondatore, accettiamo il possesso dei mezzi richiesti dal nostro lavoro e li amministriamo in modo che a tutti sia evidente la loro finalità di servizio.
La scelta delle attività e l’ubicazione delle opere rispondano alle necessità dei bisognosi; le strutture materiali si ispirino a criteri di semplicità e funzionalità. (R 1.58-65)

   

Il lavoro

78. Il lavoro assiduo e sacrificato è una caratteristica lasciataci da Don Bosco ed è espressione concreta della nostra povertà.

Nell’operosità di ogni giorno ci associamo a poveri che vivono della propria fatica e testimoniamo il valore umano e cristiano del lavoro [53] . (R 64)

53 cf. ET 20.
   
Solidarietà con i poveri

79. Lo spirito di povertà ci porta ad essere solidali con i poveri e ad amarli in Cristo [54] .

Per questo ci sforziamo di essere vicini a loro, di sollevarne l’indigenza, facendo nostre le loro legittime aspirazioni ad una società più umana.

Nel chiedere e accettare aiuti per il servizio dei bisognosi imitiamo Don Bosco nello zelo e nella gratitudine e ci manteniamo, come lui, evangelicamente liberi. "Ricordatevi bene, egli ci dice, che quello che abbiamo non è nostro, ma dei poveri; guai a noi se non ne faremo buon uso" [55] .

54 cf. PC 13.
55 MB V, 682.
   
LA NOSTRA CASTITÀ

"Io sono persuaso che né morte né vita... né presente né avvenire... né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio in Gesù Cristo, nostro Signore" (Rm 8,38-39).

Significato evangelico della nostra castità

80. La castità consacrata per il Regno è un "dono prezioso della grazia divina dato dal Padre ad alcuni" [56] . In risposta di fede, noi lo accogliamo con gratitudine e ci impegniamo con voto a vivere la continenza perfetta nel celibato [57] .

Seguiamo da vicino Gesù Cristo, scegliendo un modo intensamente evangelico di amare Dio e i fratelli senza divisione del cuore [58] .

Ci inseriamo così con una vocazione specifica nel mistero della Chiesa, totalmente unita a Cristo e, partecipando alla sua fecondità, ci doniamo alla nostra missione [59] .

56 LG 42.
57 cf. CIC, cân. 599.
58 cf. LG 42.
59 cf. ET 13-14; RD 11.
   
Castità e missione salesiana

81. Don Bosco visse la castità come amore senza limiti a Dio e ai giovani. Volle che essa fosse un segno distintivo della Società salesiana. "Chi spende la vita a pro dei giovani abbandonati deve certamente fare tutti gli sforzi per arricchirsi di ogni virtù. Ma la virtù che si deve sommamente coltivare... è la virtù della castità" [60] .

La nostra tradizione ha sempre considerato la castità una virtù irradiante, portatrice di uno speciale messaggio per l’educazione della gioventù. Essa ci fa testimoni della predilezione di Cristo per i giovani, ci consente di amarli schiettamente in modo che "conoscano di essere amati" [61] , e ci rende capaci di educarli all’amore e alla purezza.

60 cf. C 1875, V, 1.
61 DB, Carta de Roma 1884, MB XVII, 110.
   
Castità e maturità umana

82. Le esigenze educative e pastorali della nostra missione e il fatto che l’osservanza della perfetta continenza tocca inclinazioni tra le più profonde della natura umana [62] richiedono dal salesiano equilibrio psicologico e maturità affettiva.

Don Bosco avvertiva: Chi non ha fondata speranza di poter conservare, col divino aiuto, la virtù della castità nelle parole, nelle opere e nei pensieri, non professi in questa Società, perché sovente si troverebbe in pericolo [63] . (R 68)

62 cf. PC 12.
63 cf. C 1875, V, 2.
   
Castità e vita di comunità

83. La castità consacrata, "segno e stimolo della carità" [64] , libera e potenzia la nostra capacità di farci tutto a tutti. Sviluppa in noi il senso cristiano dei rapporti personali, favorisce vere amicizie e contribuisce a fare della comunità una famiglia.

A sua volta il clima fraterno della comunità ci aiuta a vivere nella gioia il celibato per il Regno e a superare, sostenuti dalla comprensione e dall’affetto, i momenti difficili.

64 LG 42.
   
Atitudes e meios para crescer na castidade

84. La castità non è una conquista fatta una volta per sempre. Ha i suoi momenti di pace e i momenti di prova. È un dono che, a causa dell’umana debolezza, esige un quotidiano impegno di fedeltà.

Perciò il salesiano, fedele alle Costituzioni, vive nel lavoro e nella temperanza, pratica la mortificazione e la custodia dei sensi, fa uso discreto e prudente degli strumenti di comunicazione sociale e non trascura quei mezzi naturali che giovano alla salute fisica e mentale.

Soprattutto implora l’aiuto di Dio e vive alla sua presenza; alimenta l’amore per Cristo alla mensa della Parola e dell’Eucaristia e lo purifica umilmente nel sacramento della Riconciliazione; si affida con semplicità a una guida spirituale.

Ricorre con filiale fiducia a Maria Immacolata e Ausiliatrice, che lo aiuta ad amare come Don Bosco amava. (R44.66-68)

   

VII IN DIALOGO CON IL SIGNORE

"La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù" (Col 3,16-17).

Il dono della preghiera

85. La comunità esprime in forma visibile il mistero della Chiesa, che non nasce da volontà umana, ma è frutto della Pasqua del Signore. Allo stesso modo Dio raduna la nostra comunità e la tiene unita con il suo invito, la sua Parola, il suo amore.

Quando prega, la comunità salesiana risponde a questo invito, ravviva la coscienza della sua intima e vitale relazione con Dio e della sua missione di salvezza, facendo propria l’invocazione di Don Bosco: "Da mihi animas, caetera tolle". (R69)

   
La preghiera salesiana

86. Docile allo Spirito Santo, Don Bosco visse l’esperienza di una preghiera umile, fiduciosa e apostolica, che congiungeva spontaneamente l’orazione con la vita.

Da lui impariamo a riconoscere l’azione della grazia nella vita dei giovani: preghiamo per loro affinché il disegno del Padre si compia in ciascuno di essi, e preghiamo con loro per testimoniare la nostra fede e condividere la stessa speranza di salvezza.

La preghiera salesiana è gioiosa e creativa, semplice e profonda; si apre alla partecipazione comunitaria, è aderente alla vita e si prolunga in essa

   
Comunità in ascolto della Parola

87. Il popolo di Dio viene adunato innanzitutto per mezzo della Parola del Dio vivente [65] .

La Parola ascoltata con fede è per noi fonte di vita spirituale, alimento per la preghiera, luce per conoscere la volontà di Dio negli avvenimenti e forza per vivere in fedeltà la nostra vocazione.

Avendo quotidianamente in mano la Sacra Scrittura [66] , come Maria accogliamo la Parola e la meditiamo nel nostro cuore [67] per farla fruttificare e annunziarla con zelo.

65 cf. PO 4.
66 cf. PC 6.
67 cf. Lc 2,19.51.
   
Comunità unificata dall’Eucaristia

88. L’ascolto della Parola trova il suo luogo privilegiato nella celebrazione dell’Eucaristia. Essa è l’atto centrale quotidiano di ogni comunità salesiana, vissuto come una festa in una liturgia viva.

La comunità vi celebra il mistero pasquale e comunica al corpo di Cristo immolato, ricevendolo per costruirsi in Lui come comunione fraterna e rinnovare il suo impegno apostolico.

La concelebrazione mette in evidenza le ricchezze di questo mistero: esprime la triplice unità del sacrificio, del sacerdozio e della comunità, i cui membri sono tutti al servizio della stessa missione.

La presenza dell’Eucaristia nelle nostre case è per noi, figli di Don Bosco, motivo di frequenti incontri con Cristo. Da Lui attingiamo dinamismo e costanza nella nostra azione per i giovani. (R 70) .

   
Il mistero di Cristo nel tempo

89. La Liturgia delle ore estende alle diverse ore del giorno la grazia del mistero eucaristico [68] .

La comunità, unita a Cristo e alla Chiesa, loda e supplica il Padre, nutre la sua unione con Lui [69] e si mantiene attenta alla divina volontà. Rimanendo per i chierici gli obblighi assunti con la loro ordinazione [70] , la comunità celebra le Lodi come preghiera del mattino e il Vespro come preghiera della sera con la dignità e il fervore che Don Bosco raccomandava.

La domenica è il giorno della gioia pasquale. Vissuta nel lavoro apostolico, nella pietà e in allegria, rinvigorisce la fiducia e l’ottimismo del salesiano.

Lungo l’anno liturgico, la commemorazione dei misteri del Signore fa della nostra vita un tempo di salvezza nella speranza [71] . (R 70)

68 cf. IGLH 10,12.
69 LG 3.
70 cf. CIC, cân. 1174,1.
71 cf. SC 102.
   
Comunità in continua conversione

90. La Parola di Dio ci chiama a una continua conversione.

Consapevoli della nostra debolezza, rispondiamo con la vigilanza e il pentimento sincero, la correzione fraterna, il perdono reciproco e l’accettazione serena della croce di ogni giorno.

Il sacramento della Riconciliazione porta a compimento l’impegno penitenziale di ciascuno e di tutta la comunità.

Preparato dall’esame di coscienza quotidiana e ricevuto frequentemente, secondo le indicazioni della Chiesa, esso ci dona la gioia del perdono del Padre, ricostruisce la comunione fraterna e purifica le intenzioni apostoliche. (R 73)

   
Momenti di rinnovamento

91. La nostra volontà di conversione si rinnova nel ritiro mensile e negli esercizi spirituali di ogni anno. Sono tempi di ripresa spirituale che Don Bosco considerava come la parte fondamentale e la sintesi di tutte le pratiche di pietà [72] .

Per la comunità e per ogni salesiano sono occasioni particolari di ascolto della Parola di Dio, di discernimento della sua volontà e di purificazione del cuore.

Questi momenti di grazia ridonano al nostro spirito profonda unità nel Signore Gesù e tengono viva l’attesa del suo ritorno. (R 72)

72 cf. C 1875, (Introduzione), p. XXXIV.
   
Maria nella vita e nella preghiera del salesiano

92. Maria, Madre di Dio, occupa un posto singolare nella storia della salvezza.

Essa è modello di preghiera e di carità pastorale, maestra di sapienza e guida della nostra Famiglia.

Contempliamo e imitiamo la sua fede, la sollecitudine per i bisognosi, la fedeltà nell’ora della croce e la gioia per le meraviglie operate dal Padre.

Maria Immacolata e Ausiliatrice ci educa alla pienezza della donazione al Signore e ci infonde coraggio nel servizio dei fratelli.

Nutriamo per Lei una devozione filiale e forte. Recitiamo quotidianamente il rosario e celebriamo le sue feste per stimolarci ad un’imitazione più convinta e personale. (R 74)

   
La preghiera personale

93. Potremo formare comunità che pregano solo se diventiamo personalmente uomini di preghiera.

Ciascuno di noi ha bisogno di esprimere nell’intimo il suo modo personale di essere figlio di Dio, manifestargli la sua gratitudine confidargli i desideri e le preoccupazioni apostoliche.

Una forma indispensabile di preghiera è per noi l’orazione mentale. Essa rafforza la nostra intimità con Dio, salva dall’abitudine, conserva il cuore libero e alimenta la dedizione verso il prossimo. Per Don Bosco è garanzia di gioiosa perseveranza nella vocazione. (R 71)

   
La memoria dei confratelli defunti

94. La fede nel Cristo risorto sostiene la nostra speranza e mantiene viva la comunione con i fratelli che riposano nella pace di Cristo. Essi hanno speso la vita nella Congregazione e non pochi hanno sofferto anche fino al martirio per amore del Signore.

Uniti in uno scambio di beni spirituali offriamo con riconoscenza per loro i suffragi prescritti.

Il loro ricordo è uno stimolo per continuare con fedeltà la nostra missione. (R 47.76)

   
La vita come preghiera

95. Immerso nel mondo e nelle preoccupazioni della vita pastorale, il salesiano impara a incontrare Dio attraverso quelli a cui è mandato.

Scoprendo i frutti dello Spirito [73] nella vita degli uomini, specialmente dei giovani, rende grazie in ogni cosa [74] ; condividendo i loro problemi e sofferenze, invoca per essi la luce e la forza della Sua presenza.

Attinge alla carità del Buon Pastore, di cui vuole essere il testimone, e partecipa alle ricchezze spirituali che la comunità gli offre.

Il bisogno di Dio, avvertito nell’impegno apostolico, lo porta a celebrare la liturgia della vita, raggiungendo "quella operosità instancabile, santificata dalla preghiera e dal l’unione con Dio, che dev’essere la caratteristica dei figli di san Giovanni Bosco" [75] .

73 cf. Gl 5,22.
74 cf. Ef 5,20.
75 R 1923, art. 291.
   
[1] cf. MB XIV, 662
[2] C 1875, I,7
[3] cf. GS 52
[4] cf. AG 6
[5] cf. AG 3,12,26
[6] cf. EN 31
[7] cf. GS 41
[8] Piano di Regolamento per l’Oratorio, 1854 (MB II, 46)
[9] MB IX, 61
[10] cf. Ef 3, 8-19
[11] cf. Lc 1, 45
[12] AA 12
[13] cf. SC 10
[14] MB XIII, 919
[15] MB IV, 654
[16] cf. IM 1
[17] cf. CIC, can. 678, 1
[18] cf. CIC, can. 608
[19] cf. C 1875, II, 1
[20] Col 3, 12-13
[21] MB XVIII, 420
[22] cf. Mt 25,21
[23] MB XVII, 273
[24] 1 Cor 13,8
[25] cf. CIC, can. 667,1
[26] PC 1
[27] cf. PC 15
[28] cf. LG 46
[29] cf. C 1875, XV, 1-3
[30] cf. CIC, can. 669
[31] cf. Ap 21,1
[32] cf. Rm 12,12
[33] cf. C 1875, III, 1
[34] cf. PC 2
[35] C 1875, III, 2
[36] PC 14
[37] PC 14
[38] cf. CIC, can. 601
[39] cf. CIC, can. 49 ss.
[40] cf. CIC, can. 671
[41] MB XIII, 89
[42] cf. Fil 2,8; cf. MB IV, 223
[43] Mt 26,42
[44] cf. Gv 12,24
[45] cf. 2 Cor 8,9
[46] C 1875 (Introduzione), p. XXIV
[47] cf. Mt 6,25 ss.
[48] cf. C 1875, IV, 7
[49] cf. PC 13
[50] cf. C 1875 (Introduzione) p. XXVI
[51] cf. Mt 5,3
[52] cf. At 4,32
[53] cf. ET 20
[54] cf. PC 13
[55] MB V, 682
[56] LG 42
[57] cf. CIC, can. 599
[58] cf. LG 42
[59] cf. ET 13-14; RD 11
[60] cf. C 1875, V, 1
[61] DB, Lettera da Roma, MB XVII, 110
[62] cf. PC 12
[63] cf. C 1875, V, 2
[64] LG 42
[65] cf. PO 4
[66] cf. PC 6
[67] cf. Lc 2, 19-51
[68] cf. IGLH 10,12
[69] cf. LG 3
[70] cf. CIC, can. 1174,1
[71] cf. SC 102
[72] cf. C 1875 (Introduzione), p. XXXIV
[73] cf. Gal 5,22
[74] cf. Ef 5,20
[75] R 1923, art. 291

COSTITUZIONI - TERZA PARTE

FORMATI PER LA MISSIONE DI EDUCATORI PASTORI (96-119)
VIII Aspetti generali della nostra formazione
La formazione Salesiana 96   97   98   99   100   101  
La formazione iniziale 102   103   104   105  106  107  108 
IX Il processo formativo 109  110  111  112  113  114  115  116  117  118  119 
 

VIII. ASPETTI GENERALI DELLA NOSTRA FORMAZIONE

LA FORMAZIONE SALESIANA

"Vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di Lui, che è il capo, Cristo” (Ef 4,15).

   
Vocazione e formazione

96. Gesù chiamò personalmente i suoi Apostoli perché stessero con Lui e per mandarli a proclamare il Vangelo [1] . Li preparò con amore paziente e diede loro lo Spirito Santo che li guidasse alla pienezza della verità [2] .

Egli chiama anche noi a vivere nella Chiesa il progetto del nostro Fondatore come apostoli dei giovani.

A questo appello rispondiamo con l’impegno di una adeguata e continua formazione, per la quale il Signore dona ogni giorno la sua grazia.

1 cf. Mc 3,14.
2 cf. Jo 16,13.
   
Orientamento salesiano della formazione

97. I primi salesiani trovarono in Don Bosco la loro guida sicura. Inseriti nel vivo della sua comunità in azione, impararono a modellare la propria vita sulla sua.

Anche noi troviamo in lui il nostro modello. La natura religiosa apostolica della vocazione salesiana determina l’orientamento specifico della nostra formazione, necessario alla vita e all’unità della Congregazione.

   
L’esperienza formativa

98. Illuminato dalla persona di Cristo e dal suo Vangelo, vissuto secondo lo spirito di Don Bosco, il salesiano si impegna in un processo formativo che dura tutta la vita e ne rispetta i ritmi di maturazione. Fa esperienza dei valori della vocazione salesiana nei diversi momenti della sua esistenza e accetta l’ascesi che tale cammino comporta.

Con l’aiuto di Maria, madre e maestra, tende a diventare educatore pastore dei giovani nella forma laicale o sacerdotale che gli è propria.

   
Impegno personale e comunitario

99. Ogni salesiano assume la responsabilità della propria formazione. Docile allo Spirito Santo, sviluppa le sue attitudini e i doni della grazia in uno sforzo costante di conversione e di rinnovamento, vivendo e lavorando per la missione comune.

Il naturale ambiente di crescita vocazionale è la comunità, dove il confratello s’inserisce con fiducia e collabora con responsabilità. La vita stessa della comunità, unita in Cristo è aperta alle esigenze dei tempi, è formatrice: essa per questo deve continuamente progredire e rinnovarsi. (R 85)

   
Unità della formazione e cultura

100. Il carisma del Fondatore è principio di unità della Congregazione e, per la sua fecondità, è all’origine dei modi diversi di vivere l’unica vocazione salesiana. La formazione è dunque allo stesso tempo unitaria nei contenuti essenziali e diversificata nelle espressioni concrete: accoglie e sviluppa tutto ciò che di vero, di nobile, di giusto [3] le varie culture contengono.

3 cf. Fl 4,8.
   
Comunità ispettoriale e formazione

101. La comunità ispettoriale accoglie e accompagna la vocazione di ogni confratello cura la preparazione dei formatori e le strutture di formazione, anima l’impegno formativo delle comunità locali.

È suo compito, tramite i diversi organi di animazione e governo, stabilire il modo di attuare la formazione secondo le esigenze del proprio contesto culturale, in conformità con le direttive della Chiesa e della Congregazione.

Nell’esercizio di questa comune responsabilità ogni salesiano, con la preghiera e la testimonianza, contribuisce a sostenere e a rinnovare la vocazione dei suoi fratelli. (R 84)

   
LA FORMAZIONE INIZIALE

"Parla, o Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (1 Sam 3,9)

Complessità e unità della formazione iniziale

102. La formazione iniziale mira alla maturazione umana e alla preparazione intellettuale del giovane confratello insieme all’approfondimento della sua vita consacrata e al graduale inserimento nei lavoro educativo pastorale.

Nell’esperienza formativa questi aspetti devono essere armonizzati in una unità vitale.

   
Le comunità formatrici

103. La formazione iniziale si realizza ordinariamente in comunità strutturate appositamente a tale scopo.

Aperte come vuole lo stile educativo di Don Bosco, esse tengono conto delle aspirazioni dei giovani a una vita più personale e più fraterna.

Il nostro spirito vi è vissuto in modo più intenso: tutti i membri formano insieme una famiglia, fondata sulla fede e l’entusiasmo per Cristo, unita nella mutua stima e nella convergenza degli sforzi.

Formatori e confratelli in formazione, pur nella diversità dei ruoli, danno vita ad un clima di corresponsabilità e attuano con chiarezza le mete formative. (R 78.80.81).

   
Ruolo dei formatori

104. Nelle comunità formatrice i formatori hanno un compito specifico e necessario.

Assicurano ai confratelli in formazione le condizioni per una valida esperienza e una seria riflessione dottrinale in un ambiente adatto.

Coscienti di essere mediatori dell’azione del Signore, si sforzano di costituire insieme col direttore, guida della comunità e maestro di spirito, un gruppo convinto della comune responsabilità.

Sono scelti per tale compito uomini di fede in grado di comunicare vitalmente l’ideale salesiano, capaci di dialogo e con sufficiente esperienza pastorale. (R 78)

   
Il salesiano in formazione iniziale

105. Per il salesiano la formazione iniziale, più che attesa, è già tempo di lavoro e di santità. È un tempo di dialogo tra l’iniziativa di Dio che chiama e conduce e la libertà del salesiano che assume progressivamente gli impegni della propria formazione.

In questo cammino di crescenti responsabilità egli è sostenuto dalla preghiera, dalla direzione spirituale, dalla riflessione, dallo studio e dai rapporti fraterni. (R 79.

   
Curricolo formativo

106. La formazione iniziale dei salesiani laici, dei futuri sacerdoti e dei diaconi permanenti ha ordinariamente un curricolo di livello paritario, con le stesse fasi e con obiettivi e contenuti simili.

Le distinzioni sono determinate dalla vocazione specifica di ognuno, dalle doti e attitudini personali e dai compiti del nostro apostolato. (R 95.97.98.

   
Incorporazione nella Società e periodi formativi

107. Ognuno, prima di essere definitivamente incorporato nella Società, percorre i seguenti periodi formativi: preparazione al noviziato, noviziato e periodo della professione temporanea.

Essi sono necessari sia al candidato che alla comunità per discernere, in mutua collaborazione, la volontà di Dio e per corrispondervi.

Il candidato conosce progressivamente la Società ed essa, a sua volta, può valutarne le attitudini alla vita salesiana.

   
Le ammissioni

108. L’ammissione al noviziato, alla professione temporanea o perpetua, ai ministeri e alle sacre ordinazioni, dopo che il candidato ha presentato liberamente la sua domanda, è fatta dall’ispettore con il consenso del suo Consiglio, avuto il parere del direttore della comunità con il suo Consiglio.

I superiori fondano il loro giudizio su elementi positivi comprovanti l’idoneità del candidato, tenendo conto in primo luogo dei requisiti canonici [4] . (R 81.93.94)

4 cf. CIC, can. 642-645; 1019-1054.
   
IX. IL PROCESSO FORMATIVO

"Colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (Fil 1,6).

Preparazione al noviziato

109. A chi si orienta verso la vita salesiana vengono offerti l’ambiente e le condizioni adatte per conoscere la propria vocazione e maturare come uomo e come cristiano. Può così, con l’aiuto di una guida spirituale, scegliere in modo più consapevole e libero da pressioni esterne e interne.

Immediatamente prima del noviziato è richiesta una speciale preparazione per approfondire l’opzione vocazionale e verificare l’idoneità necessaria ad iniziare il noviziato. Tale preparazione si compie attraverso un’esperienza di vita comunitaria e apostolica salesiana.(R 88).

   
Il noviziato

110. Nel noviziato il candidato ha la possibilità di iniziare l’esperienza religiosa salesiana.

La comunità perciò dev’essere un esempio di vita fondata sulla fede e alimentata dalla preghiera, dove la semplicità evangelica, l’allegria, l’amicizia e il rispetto reciproco creano un clima di fiducia e di docilità.

Con l’aiuto del maestro il novizio approfondisce le motivazioni della propria scelta, accerta l’idoneità alla vocazione salesiana e si orienta verso il completo dono di sé a Dio per il servizio dei giovani, secondo lo spirito di Don Bosco. (R 89.92)

   
Durata del noviziato

111. Il noviziato dura dodici mesi a norma del diritto [5] . Comincia quando il candidato ammesso dall’ispettore, entra nella casa de noviziato canonicamente eretta e si pone sotto la guida del maestro.

Un’assenza che superi i tre mesi continui o discontinui lo rende invalido. L’assenza che’ supera i quindici giorni dev’essere ricuperata (R 93)

5 cf. CIC can. 647,3; 648; 649,1.
   
Il maestro dei novizi

112. Il maestro dei novizi è la guida spirituale che coordina e anima tutta l’azione formativa del noviziato.

Sia un uomo di esperienza spirituale e salesiana, prudente, aggiornato sulle realtà psicologiche e i problemi della condizione giovanile. Abbia un grande senso dei contatti umani e capacità di dialogo; con la sua bontà ispiri confidenza ai novizi.

È professo perpetuo e viene nominato dall’ispettore con il consenso del suo Consiglio e l’approvazione del Rettor Maggiore. Rimane in carica tre anni e può essere riconfermato.

   
Periodo della professione temporanea

113. La prima professione apre un periodo di vita consacrata durante il quale il confratello, sostenuto dalla comunità e da una guida spirituale, completa il processo di maturazione in vista della professione perpetua e sviluppa, come salesiano laico o aspirante al sacerdozio, i diversi aspetti della sua vocazione.

La professione nel primo triennio sarà triennale o annuale, nel secondo triennio sarà ordinariamente triennale. (R 95.96)

   
L’immediato postnoviziato

114. Alla prima professione segue una fase di maturazione religiosa che continua l’esperienza formativa del noviziato e prepara il tirocinio.

L’approfondimento della vita di fede e dello spirito di Don Bosco e un’adeguata preparazione filosofica, pedagogica e catechistica in dialogo con la cultura orientano il giovane confratello a integrare progressivamente fede, cultura e vita. (R 95)

   
Il tirocinio

115. Nel corso di tutta la formazione iniziale, insieme allo studio, si dà importanza alle attività pastorali della nostra missione. Una fase di confronto vitale e intenso con l’azione salesiana in un’esperienza educativa pastorale è il tirocinio. In questo tempo il giovane confratello si esercita nella pratica del Sistema Preventivo e in particolare nell’assistenza salesiana.

Accompagnato dal direttore e dalla comunità, realizza la sintesi personale tra la sua attività e i valori della vocazione.

   
Formazione specifica del salesiano presbitero e del salesiano laico

116. Dopo il tirocinio il salesiano completa la formazione iniziale.

La formazione specifica del candidato al ministero presbiterale segue gli orientamenti e le norme stabilite dalla Chiesa e dalla Congregazione e mira a preparare il sacerdote pastore educatore nella prospettiva salesiana.

La formazione specifica offre al salesiano coadiutore, con l’approfondimento del patrimonio spirituale della Congregazione, un’adeguata preparazione teologica nella linea della laicità consacrata e completa la sua formazione in vista del lavoro educativo apostolico. (R 97.98)

   
La professione perpetua

117. Il socio fa la professione perpetua quando ha raggiunto la maturità spirituale salesiana richiesta dall’importanza di tale scelta.

La celebrazione di questo atto è preceduta da un tempo conveniente di preparazione immediata e accompagnata dalla fraterna attenzione della comunità ispettoriale.

La professione perpetua è fatta ordinariamente sei anni dopo la prima professione. Se tuttavia lo ritiene opportuno, l’ispettore può prolungare questo tempo, ma non oltre i nove anni. (R 94)

   
Esigenza della formazione permanente

118. In un contesto pluralista e di rapide trasformazioni, il carattere evolutivo della persona e la qualità e fecondità della nostra vita religiosa apostolica richiedono che, dopo le fasi iniziali, continuiamo la formazione. Cerchiamo di crescere nella maturità umana, di conformarci più profondamente a Cristo e di rinnovare la fedeltà a Don Bosco, per rispondere alle esigenze sempre nuove della condizione giovanile e popolare.

Mediante iniziative personali e comunitarie coltiviamo la vita spirituale salesiana, l’aggiornamento teologico e pastorale, la competenza professionale e la creatività apostolica. (R 99-102)

   
Formazione permanente come atteggiamento personale

119. Vivendo in mezzo ai giovani e in costante rapporto con gli ambienti popolari, il salesiano si sforza di discernere negli eventi la voce dello Spirito, acquistando così la capacità d’imparare dalla vita. Attribuisce efficacia formativa alle sue attività ordinarie e usufruisce anche dei mezzi di formazione che gli vengono offerti.

Durante il tempo della piena attività trova occasioni per rinnovare il senso religioso pastorale della propria vita e per abilitarsi a svolgere con maggior competenza il proprio lavoro.

Egli si sente poi chiamato a vivere con impegno formativo qualunque situazione, considerandola un tempo favorevole per la crescita della sua vocazione. (R 10.19.99-102)

   
[1] cf. Mc 3,14
[2] cf. Gv 16,13
[3] cf. Fil 4,8
[4] cf. CIC, can. 642-645; 1019-1054
[5] cf. CIC, can. 647,3; 648;649,1

COSTITUZIONI - QUARTA PARTE

COSTITUZIONI - CONCLUSIONE

IL SERVIZIO DELL’AUTORITÀ NELLA NOSTRA SOCIETÀ (120-190)
X Principi e criteri generali 120  121  122  123  124 
XI Servizio dell’autorità nella comunità mondiale 125  126  127  128  129  130  131  132  133  134  135  136  137  138  139  140  141  142  143  144  145  146  147  148  149  150  151  152  153  154  155 
XII Servizio dell’autorità nella comunità ispettoriale 156  157  158  159  160  161  162  163  164  165  166  167  168  169  170  153  154  173  174 
XIII Servizio dell’autorità nella comunità locale 175  176  177  178  179  180  181  182  183  184  185  186  
XIV Amministrazione dei beni temporali 187  188  189   190 
X. PRINCIPI E CRITERI GENERALI

“Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”(Mc 10,43-45).

   
120. Strutture fondamentali della nostra Società

La nostra Società si configura in comunità ispettoriali che, a loro volta, sono articolate in comunità locali.

Il governo a livello mondiale assicura l’unità di vita e di azione nella diversità di ambienti e situazioni.

Il governo centrale, ispettoriale e locale viene esercitato con potestà ordinaria da un superiore assistito dal suo Consiglio.

L’autorità suprema su tutta la Congregazione compete al Capitolo generale. Ai Capitoli ispettoriali vengono riconosciuti determinati poteri nell’ambito dell’ispettoria.

   
121. Natura del servizio dell’autorità

L’autorità nella Congregazione è esercitata a nome e ad imitazione di Cristo come un servizio ai fratelli, nello spirito di Don Bosco, per ricercare e adempiere la volontà del Padre.

Questo servizio è rivolto a promuovere la carità, a coordinare l’impegno di tutti, ad animare, orientare, decidere, correggere, in modo che venga realizzata la nostra missione.

Secondo la nostra tradizione, le comunità sono guidate da un socio sacerdote che, per la grazia del ministero presbiterale e l’esperienza pastorale, sostiene e orienta lo spirito e l’azione dei fratelli.

Egli a norma del diritto [1] è tenuto ad emettere la professione di fede.

1 cf. CIC, can. 833, 8°.
   
122. Unità nel governo della Società

I superiori, a tutti i livelli di governo, partecipano di un’unica e medesima autorità e la esercitano in comunione con il Rettor Maggiore, a vantaggio di tutta la Società. Così, mentre promuovono il bene delle singole comunità, sono solleciti per l’unità, l’incremento e il perfezionamento dell’intera Congregazione.

   
123. Partecipazione e corresponsabilità

La comune vocazione comporta la partecipazione responsabile ed effettiva di tutti i membri alla vita e all’azione della comunità locale, ispettoriale e mondiale, sia sul piano dell’esecuzione che su quello della programmazione, dell’organizzazione e della revisione, secondo i ruoli e le competenze di ciascuno.

Tale corresponsabilità esige la partecipazione dei confratelli, secondo le modalità più convenienti, alla scelta dei responsabili di governo ai vari livelli e all’elaborazione delle loro decisioni più significative.

È dovere di chi esercita l’autorità promuovere e guidare questo contributo mediante l’informazione adeguata, il dialogo personale e la riflessione comunitaria. (R 169)

   
124. Solidarietà e decentramento

L’autorità di qualsiasi genere e livello lascia all’iniziativa degli organi inferiori e dei singoli ciò che può essere da loro deciso e realizzato secondo le rispettive competenze. Così si valorizzano le persone e le comunità e si favorisce un più reale impegno.

Il principio di sussidiarietà comporta il decentramento che, mentre salvaguarda l’unità, riconosce una conveniente autonomia e un’equa distribuzione di poteri tra i diversi organi di governo.

   
XI. IL SERVIZIO DELL’AUTORITÀ NELLA COMUNITÀ MONDIALE

“Pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza, ma volentieri, secondo Dio... non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge” (1 Pt 5,2-3).

125. Il Sommo Pontefice

La Società salesiana ha come supremo superiore il Sommo Pontefice alla cui autorità i soci sono filialmente sottomessi anche in forza del voto di obbedienza, disponibili per il bene della Chiesa universale. Accolgono con docilità il suo magistero e aiutano i fedeli, specialmente i giovani, ad accettarne gli insegnamenti.

   
126. Il Rettor Maggiore

Il Rettor Maggiore, superiore della Società salesiana, è il successore di Don Bosco, il padre e il centro di unità della Famiglia salesiana.

La sua principale sollecitudine è di promuovere, in comunione con il Consiglio generale, la costante fedeltà dei soci al carisma salesiano per compiere la missione affidata dal Signore alla nostra Società. (R 103).

   

127. Il Rettor Maggiore ha potestà ordinaria di governo che esercita secondo il diritto su tutte le ispettorie, le case e i soci, nelle cose spirituali e temporali. Visita personalmente o per mezzo di altri tutte le ispettorie e le comunità locali.

Convoca e presiede il Consiglio generale. Rappresenta ufficialmente la Società. (R 104,105)

   

128. Il Rettor Maggiore viene eletto dal Capitolo generale per un periodo di sei anni e può essere rieletto soltanto per un secondo sessennio consecutivo. Non può dimettersi dalla sua carica senza il consenso della Sede Apostolica.

   

129. Perché un socio possa essere eletto Rettor Maggiore dev’essere sacerdote, professo perpetuo da almeno dieci anni e distinguersi per amore alla Chiesa e alla Congregazione, esemplarità di vita, dinamismo pastorale, abilità e prudenza di governo.

   
130. Il Consiglio Generale

Il Consiglio generale coopera con il Rettor Maggiore nell’animazione e nel governo della Congregazione. Spetta al Consiglio individuare e studiare i problemi che interessano il bene comune della Società, promuovere l’unione fraterna fra le diverse ispettorie e curare una sempre più efficiente organizzazione perché sia attuata la missione salesiana nel mondo.

   

131. I consiglieri collaborano con il Rettor Maggiore dando il proprio parere e voto. Attendono in comunione con lui sia agli impegni ricevuti dal Capitolo generale, sia a quelli che il Rettor Maggiore giudicherà opportuno assegnare loro. A questo scopo hanno sede nella stessa casa in cui dimora il Rettor Maggiore. (R 106).

   

132. §1. Il Rettor Maggiore deve avere il consenso del suo Consiglio per:

  1. l’erezione o soppressione di ispettorie, visitatorie o altre circoscrizioni (156 C);
  2. l’apertura e chiusura di case o la modifica dello scopo di opere già esistenti a norma del diritto [2] (165 C);
  3. l’erezione di noviziati (110 C);
  4. la convocazione del Capitolo generale, ai sensi dell’articolo 149 delle Costituzioni;
  5. l’approvazione delle deliberazioni dei Capitoli ispettoriali (170 C);
  6. la costituzione delle conferenze ispettoriali (155 C);
  7. la nomina del sostituto di un membro del Consiglio generale, in caso di morte o di impedimento (142 C);
  8. la nomina del segretario generale (144 C);
  9. la nomina del procuratore e del postulatore generale (145 C);
  10. la nomina di ispettori, superiori di visitatorie o di altre circoscrizioni (158,162 C);
  11. la cessazione dalla carica degli ispettori ai sensi dell’articolo 163 delle Costituzioni e dei superiori delle visitatorie e di altre circoscrizioni (158 c);
  12. l’alienazione di beni immobili e mobili appartenenti al patrimonio stabile della Congregazione (188 C);
  13. la determinazione dei limiti di valore entro i quali è competente l’ispettore con il suo Consiglio in ordine a tutte le operazioni di cui all’articolo 188 delle Costituzioni (189 C);
  14. tutti gli altri casi previsti dal diritto universale.

§2. Il Rettor Maggiore deve avere il consenso dei consiglieri presenti in sede, riuniti in numero non inferiore a tre, nei seguenti casi:

  1. dispensa dalla professione religiosa temporanea;
  2. nomina dei consiglieri ispettoriali (167 C);
  3. concessione di autorizzazione per le operazioni finanziarie di cui all’articolo 188 delle Costituzioni, salvo quanto previsto dall’articolo 132, §1,12.

§3. Nei casi di dimissioni dei soci, il Rettor Maggiore e il suo Consiglio procedono collegialmente a norma del diritto.

§4. Il Rettor Maggiore inoltre sentirà il suo Consiglio nelle altre cose importanti e ogni volta che lo riterrà opportuno.

2 cf. CIC, can. 609-612.
   

133. Il Consiglio generale si compone del vicario, dei consiglieri incaricati di settori speciali e dei consiglieri regionali incaricati di gruppi di ispettorie.

I consiglieri incaricati di settori speciali sono: il consigliere per la formazione, il consigliere per la pastorale giovanile, il consigliere per la comunicazione sociale, il consigliere per le missioni e l’economo generale.(R 107).

   
134. Il Vicario del Rettor Maggiore

Il vicario è il primo collaboratore del Rettor Maggiore nel governo della Società ed ha potestà ordinaria vicaria.

Fa le veci del Rettor Maggiore assente o impedito. A lui è affidata particolarmente la cura della vita e della disciplina religiosa.

   
135. Il consigliere per la formazione

Il consigliere per la formazione ha il compito di promuovere la formazione integrale e permanente dei soci.

Segue con particolare sollecitudine la formazione iniziale nelle sue varie fasi, perché in esse i contenuti, l’ordinamento degli studi i metodi formativi e le strutture garantiscano le condizioni per la crescita della vocazione salesiana.

   
136. Il consigliere per la pastorale giovanile

Il consigliere per la pastorale giovanile anima ed orienta l’azione educativa apostolica salesiana nelle sue varie espressioni, curando che in esse siano realizzate la priorità giovanile e l’ispirazione al Sistema Preventivo. Assiste le ispettorie nello sviluppo dei loro progetti pastorali perché, fedeli allo spirito di Don Bosco, rispondano alle esigenze dei tempi e dei luoghi.

   
137. Il consigliere per la comunicazione sociale

Il consigliere per la comunicazione sociale ha il compito di animare la Congregazione in tale ambito.

Promuove l’azione salesiana nel settore della comunicazione sociale e coordina in particolare, a livello mondiale, i centri e le strutture che la Congregazione gestisce in questo campo.

   
138. Il consigliere per le missioni

Il consigliere per le missioni promuove in tutta la Società lo spirito e l’impegno missionario. Coordina le iniziative e orienta l’azione delle missioni perché risponda con stile salesiano alle urgenze dei popoli da evangelizzare.

È anche suo compito assicurare la preparazione specifica e l’aggiornamento dei missionari.(R 24).

   
139. L’economo generale

L’economo generale amministra i beni che non appartengono a una determinata ispettoria o casa, ma a tutta la Società.

Coordina e controlla le amministrazioni ispettoriali, perché la loro gestione risponda alle esigenze della povertà religiosa e al servizio della missione salesiana.

Vigila perché siano osservate le norme necessarie per una retta amministrazione. (R 192).

   
140. I consiglieri regionali

I consiglieri regionali promuovono un diretto collegamento tra le ispettorie e il Rettor Maggiore e il suo Consiglio. Curano gli interessi delle ispettorie loro affidate. Favoriscono nel Consiglio generale la conoscenza delle situazioni locali, in cui si svolge la nostra missione. (R 135-137)

   
141.

1.I membri del Consiglio generale vengono eletti dal Capitolo generale ciascuno con votazione distinta. Ogni consigliere regionale viene eletto preferibilmente su una lista presentata dai capitolari del rispettivo gruppo di ispettorie.

2. Perché un socio possa essere eletto membro del Consiglio generale deve essere professo perpetuo da almeno dieci anni. Per il vicario del Rettor Maggiore si richiede inoltre che sia sacerdote.

   

142. Il Vicario del Rettor Maggiore, i Consiglieri di settore e i Consiglieri regionali durano in carica sei anni e possono essere eletti soltanto per un secondo sessennio consecutivo rispettivamente nell’incarico di Vicario del Rettor Maggiore, di Consigliere di settore, di Consigliere regionale, salvo il caso previsto dall’articolo 143 delle Costituzioni.

Se qualcuno dei membri del Consiglio generale venisse a mancare o fosse definitivamente impedito, il Rettor Maggiore con il consenso del suo Consiglio affiderà l’incarico, fino alla conclusione del sessennio, a colui che nel Signore giudicherà più idoneo..

   

143. In caso di morte o di cessazione dall’ufficio del Rettor Maggiore, il vicario assume ad interim il governo della Società e, d’accordo con gli altri membri del Consiglio generale, provvede a convocare il Capitolo generale per l’elezione del Rettor Maggiore e del nuovo Consiglio.

L’elezione dovrà farsi non oltre nove mesi dalla morte o dalla cessazione dall’ufficio del Rettor Maggiore. (R 111

   
144. Il segretario generale

A servizio del Rettor Maggiore e del suo Consiglio opera con funzione notarile il segretario generale. Egli interviene, senza diritto di voto, alle sedute del Consiglio e ne redige i verbali.

È responsabile degli uffici della segreteria generale e dell’archivio centrale della Società. È nominato dal Rettor Maggiore con il consenso del suo Consiglio e rimane ad nutum. (R110)

   
145. Il procuratore generale

L’incarico di trattare gli affari con la Sede Apostolica è affidato in via ordinaria ad un procuratore generale, che viene nominato dal Rettor Maggiore con il consenso del suo Consiglio e rimane ad nutum.

Le cause di beatificazione e di canonizzazione promosse dalla Congregazione sono affidate al postulatore generale, scelto con le stesse modalità del procuratore.

   
146. Il Capitolo generale

Il Capitolo generale è il principale segno dell’unità della Congregazione nella sua diversità. È l’incontro fraterno nel quale i salesiani compiono una riflessione comunitaria per mantenersi fedeli al Vangelo e al carisma del Fondatore e sensibili ai bisogni dei tempi e dei luoghi.

Per mezzo del Capitolo generale l’intera Società, lasciandosi guidare dallo Spirito del Signore, cerca di conoscere, in un determinato momento della storia, la volontà di Dio per un miglior servizio alla Chiesa [3] .

3 cf. CIC, can. 631.
   

147. Il Capitolo generale detiene nella Società l’autorità suprema e la esercita a norma del diritto.

In particolare, spetta al Capitolo generale stabilire leggi per tutta la Società, trattare gli affari più importanti, eleggere il Rettor Maggiore e i membri del Consiglio generale.

   

148. Le deliberazioni del Capitolo generale abbiano sempre per base le Costituzioni approvate dalla Sede Apostolica e non contengano nulla di contrario al loro spirito. Esse obbligano tutti i soci non appena siano state promulgate dal Rettor Maggiore.

Tuttavia per promulgare le deliberazioni che modificano le Costituzioni si richiede la previa approvazione della Sede Apostolica.

   

149. Il Capitolo generale in via ordinaria si raduna ogni sei anni e nel caso previsto dall’articolo 143 delle Costituzioni; in via straordinaria tutte le volte che lo richiede una qualche grave ragione, riconosciuta tale dal Rettor Maggiore con il consenso del suo Consiglio

   

150. Il Capitolo generale viene convocato dal Rettor Maggiore o, nei casi di cui all’articolo 143 delle Costituzioni, dal vicario. È presieduto dal Rettor Maggiore o, in sua assenza, dal vicario. (R 111-113, 116, 117, 120-123, 125, 134

   

151. Intervengono al Capitolo generale con diritto di voto:

  1. il Rettor Maggiore;
  2. i rettori maggiori emeriti;
  3. i membri del Consiglio generale sia quelli uscenti di carica sia i neo eletti, dal momento della loro elezione;
  4. il segretario generale;
  5. il procuratore generale;
  6. il regolatore del Capitolo generale;
  7. gli ispettori, i superiori delle visitatorie o, se sono gravemente impediti, i loro vicari, previa approvazione del Rettor Maggiore;
  8. i delegati delle circoscrizioni giuridiche di cui si parla all’articolo 156 delle Costituzioni, professi di voti perpetui, eletti a norma dell’articolo 171,5 delle Costituzioni e a norma dei Regolamenti generali. (R 114,115,118)
   

152. Per la validità degli atti del Capitolo generale, si richiede la presenza di almeno due terzi dei membri.

Nel trattare i soggetti di cui all'articolo 148 delle Costituzioni ha forza di legge quello che è approvato dalla maggioranza assoluta dei presenti.

Per le modifiche al testo delle Costituzioni è richiesta la maggioranza dei due terzi dei presenti.

   

153. Nelle elezioni del Rettor Maggiore e dei membri del Consiglio Generale risulterà eletto chi avrà ottenuto i voti della maggioranza assoluta dei presenti.

Se il primo scrutinio risultasse senza effetto, se ne farà un secondo e un terzo. Se anche il terzo risultasse inefficace, si procederà ad un quarto, nel quale avranno voce passiva soltanto i due soci che, nel terzo scrutinio, hanno raggiunto il più alto numero di voti. A parità di voti, prevarrà il più anziano di professione e, a parità di professione, il più anziano di età. (R 126-133)

   
154. Strutture regionali

Per facilitare le relazioni delle ispettorie con il Rettor Maggiore e con il Consiglio generale e per promuovere il collegamento delle ispettorie tra loro, queste vengono riunite in gruppi di ispettorie, affidati a un consigliere regionale. La costituzione dei gruppi di ispettorie è di competenza del Capitolo generale. (R 135-138).

   

155. Quando l’affinità e la comunanza di situazioni e di problemi suggeriscono un collegamento più stretto tra alcune ispettorie, si possono costituire all’interno del gruppo una o più conferenze ispettoriali.

Spetta al Rettor Maggiore con il consenso del suo Consiglio la costituzione delle conferenze ispettoriali, dopo aver consultato le ispettorie interessate. (R 139-142).

   

XII. SERVIZIO DELL’AUTORITÀ NELLA COMUNITÀ ISPETTORIALE

“Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spinto Santo vi ha posti come responsabili a pascere la Chiesa di Dio, che Egli si è acquistata con il suo sangue” (At 20,28).

156. Circoscrizioni giuridiche

Spetta al Rettor Maggiore, con il consenso del suo Consiglio e dopo adeguata consultazione dei confratelli interessati, dividere la Società in circoscrizioni giuridiche, erigerne di nuove, fondere quelle già costituite, definirle in modo diverso o sopprimerle.

In via ordinaria le circoscrizioni della nostra Società sono le ispettorie e le visitatorie.

Per altre eventuali circoscrizioni giuridiche, la struttura interna e la rappresentanza al Capitolo generale verranno definite nel decreto di erezione, secondo lo spirito e la tradizione salesiana.

   
L’Ispettoria

157. L’ispettoria unisce in una comunità più vasta diverse comunità locali. Viene canonicamente eretta quando si presentano le condizioni necessarie e sufficienti per promuovere in una determinata circoscrizione giuridica la vita e la missione della Congregazione, con l’autonomia che le compete secondo le Costituzioni.

Attraverso le sue strutture favorisce i vincoli di comunione fra i soci e le comunità locali e offre un servizio specifico alla Chiesa particolare.

   
La visitatoria

158. La visitatoria è affine all’ispettoria. Essa viene costituita quando la distanza, il numero o altre circostanze richiedono che alcune case siano staccate da una o più ispettorie; ma la scarsità di personale, i mezzi finanziari o qualche altra ragione consigliano di non costituire una nuova ispettoria.

Il superiore è nominato secondo le stesse modalità e condizioni indicate per l’ispettore. Dura in carica sei anni. Governa con potestà ordinaria vicaria con l’aiuto del suo Consiglio. (R 143-149).

   
Delegazioni ispettoriali

159. Se nell’ambito di una ispettoria le distanze o altre ragioni impediscono all’ispettore di avere un’adeguata cura di alcune comunità locali che, pur avendo una certa unità tra loro, non hanno però i requisiti necessari per venire erette in visitatoria, egli, con il consenso del suo Consiglio e con l’approvazione del Rettor Maggiore, può costituire una delegazione.

Il superiore viene nominato dall’ispettore con il consenso del suo Consiglio e l’approvazione del Rettor Maggiore, dopo un’opportuna consultazione tra i confratelli della delegazione. Egli esercita i poteri che l’ispettore giudicherà opportuno delegargli.

   
160. Ascrizione dei soci ad una circoscrizione

Il socio con la prima professione religiosa, è ascritto alla circoscrizione giuridica per il cui servizio ha chiesto di essere ammesso.

Può essere ascritto ad un’altra circoscrizione giuridica per trasferimento definitivo o temporaneo da parte delle competenti autorità. (R 151,157).

   
161. L’ispettore

A capo di ciascuna ispettoria viene posto un ispettore. Egli svolge il suo servizio in unione col Rettor Maggiore, con carità e senso pastorale, in vista della formazione di una comunità fraterna ispettoriale.

Con l’aiuto del suo Consiglio anima la vita religiosa e l’azione apostolica della comunità ispettoriale, cura la formazione dei soci specialmente dei novizi e dei giovani confratelli, dirige e controlla l’amministrazione dei beni dell’ispettoria e delle singole case. (R 144-148, 153,160).

   

162. L’ispettore viene nominato dal Rettor Maggiore con il consenso del suo Consiglio previa ampia consultazione dell’ispettoria interessata.

Egli deve essere sacerdote e professo perpetuo da almeno dieci anni.

Esercita su tutte le case e i soci dell’ispettoria potestà ordinaria in foro interno ed esterno a norma delle Costituzioni e del diritto.

È il superiore competente per dare ai soci il permesso di pubblicare scritti religiosi o di contenuto morale [4] e di predicare ai confratelli nelle loro chiese e oratori [5] . (R 143.149.152.153.160)

4 cf. CIC, can. 832.
5 cf. CIC, can. 765.
   

163. L’ispettore dura in carica sei anni. Durante questo periodo il Rettor Maggiore con il consenso del suo Consiglio può trasferirlo altrove o destinarlo ad altro ufficio, qualora lo giudichi necessario per il bene della Congregazione. Scaduto il sessennio, ordinariamente lascia, almeno per un anno, l’incarico di ispettore.

   
Il Consiglio ispettoriale

164. Consiglio aiuta l’ispettore in tutto ciò che concerne l’animazione e il governo dell’ispettoria.

È convocato e presieduto dall’ispettore ed è composto dal vicario, dall’economo e, in via ordinaria, da altri tre o cinque consiglieri. (R 155,159,160).

   

165. L’ispettore promuove la collaborazione attiva e responsabile dei suoi consiglieri.

Nelle cose di maggior importanza ascolti sempre il suo Consiglio.

È necessario che l’ispettore abbia il consenso del suo Consiglio nei seguenti casi:

  1. l’ammissione al noviziato, alla professione, ai ministeri ed alle sacre ordinazioni (108 C);
  2. la nomina di un direttore o il suo eventuale trasferimento (177 C);
  3. la nomina del maestro dei novizi (112 C);
  4. la costituzione di delegazioni ispettoriali e la nomina dei delegati (159 C);
  5. la richiesta al Rettor Maggiore e al suo Consiglio dell’autorizzazione ad aprire e chiudere case, a modificare lo scopo delle opere esistenti e ad intraprendere opere straordinarie (132 C);
  6. la convocazione del Capitolo ispettoriale straordinario (172 C);
  7. le operazioni economiche di cui all’articolo 188 delle Costituzioni;
  8. la determinazione dei settori di attività delle comunità che devono essere rappresentati nei Consigli locali (180 C);
  9. la modifica delle strutture ordinarie e dei ruoli all’interno della comunità (182 C);
  10. l’autorizzazione ai confratelli per vivere in condizione di assenza dalla casa religiosa. (CIC can. 665 1). (R 156,158).
   

166. Perché un socio possa essere membro del Consiglio ispettoriale si richiede che sia professo perpetuo da almeno cinque anni e non sia più in formazione iniziale.

Per il vicario dell’ispettore si richiede inoltre che sia sacerdote.

   

167. I consiglieri ispettoriali vengono nominati dal Rettor Maggiore, con il consenso del suo Consiglio, su proposta dell’ispettore dopo ampia consultazione tra i confratelli dell’ispettoria. Durano in carica tre anni e possono essere riconfermati o anche esonerati durante il triennio. (R 154).

   

168. Il vicario è il primo collaboratore dell’ispettore in tutto ciò che riguarda il governo ordinario dell’ispettoria e nelle cose di cui abbia ricevuto speciale incarico. Fa le veci dell’ispettore assente o impedito. Alla morte dell’ispettore e fino a quando non si sia provveduto altrimenti dal Rettor Maggiore, il vicario assume ed esercita l’intero governo dell’ispettoria.

   

169. È ufficio dell’economo ispettoriale amministrare i beni dell’ispettoria, controllare e coordinare l’economia delle singole case, d’accordo con l’ispettore e secondo le norme stabilite. (R 193-196).

   
Il Capitolo ispettoriale

170. Il Capitolo ispettoriale è la riunione fraterna nella quale le comunità locali rafforzano il senso della loro appartenenza alla comunità ispettoriale, attraverso la comune sollecitudine per i problemi generali.

È pure l’Assemblea rappresentativa dei confratelli e delle comunità locali.

Delibera su ciò che riguarda l’ispettoria, salva la competenza demandata dalle Costituzioni e dai Regolamenti generali ad altri organi di governo.

Le deliberazioni del Capitolo ispettoriale avranno forza obbligante dopo l’approvazione del Rettor Maggiore con il consenso del suo Consiglio, salvo quanto prescritto dall’articolo 171,5 delle Costituzioni.

   

171. Al Capitolo ispettoriale compete:

  1. stabilire quanto concerne il buon andamento dell’ispettoria;
  2. ricercare i mezzi atti a promuovere la vita religiosa e pastorale della comunità ispettoriale;
  3. studiare e verificare l’attuazione concreta delle deliberazioni del Capitolo generale;
  4. formare e rivedere il Direttorio ispettoriale nell’ambito delle competenze demandate a tale livello;
  5. eleggere uno o due delegati al Capitolo generale e i loro supplenti, a norma dei Regolamenti generali. (R 167,190
   

172. In via ordinaria il Capitolo ispettoriale verrà convocato dall’ispettore ogni tre anni e ogni qualvolta sarà indetto il Capitolo generale, in via straordinaria, quando l’ispettore con il consenso del suo Consiglio, dopo aver consultato il Rettor Maggiore, lo crederà conveniente per il bene dell’ispettoria. (R 168

   

173. Al Capitolo ispettoriale intervengono con diritto di voto:

  1. l’ispettore che presiede;
  2. i consiglieri ispettoriali;
  3. il superiore di ogni delegazione ispettoriale;
  4. il regolatore del Capitolo ispettoriale;
  5. il direttore di ogni casa canonicamente eretta o, se questi è gravemente impedito, il suo vicario, previa approvazione dell’ispettore;
  6. il maestro dei novizi;
  7. i delegati delle comunità locali e della comunità ispettoriale, eletti tra i professi perpetui a norma dei Regolamenti generali. (R161-165, 168
   

174. All’elezione dei delegati delle comunità locali e della comunità ispettoriale partecipano tutti i professi perpetui e temporanei. (R 165)

   
XIII. SERVIZIO DELL’AUTORITÀ NELLA COMUNITÀ LOCALE

“Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola al servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio... Chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo”(1 Pt 4, 10-11).

La comunità locale

175. La comunità locale è composta da confratelli che abitano in una casa legittimamente eretta e fanno in essa vita comune in unità di spirito sotto l’autorità del superiore [6] , operando corresponsabilmente per la missione apostolica.

6 cf. CIC, can. 608.
   
Il direttore

176. Il superiore di ciascuna comunità locale prende il nome di direttore.

Egli è il primo responsabile della vita religiosa, delle attività apostoliche e dell’amministrazione dei beni.

Con la collaborazione del suo Consiglio anima e governa la comunità a norma delle Costituzioni e dei Regolamenti generali. (R 29,172,179,199).

   

177. Il direttore dev’essere sacerdote, professo perpetuo da almeno cinque anni e viene nominato dall’ispettore con il consenso del suo Consiglio e l’approvazione del Rettor Maggiore, tenendo conto delle indicazioni ottenute attraverso un’opportuna consultazione, fatta tra i confratelli dell’ispettoria.

Il suo mandato è triennale e può essere confermato per un secondo triennio nella stessa comunità.

Durante il periodo del suo servizio può essere destinato ad altro ufficio se l’ispettore, con il consenso del suo Consiglio, lo ritiene necessario. (R 170,171).

   
178. Il Consiglio locale

In ogni comunità locale vi sia un Consiglio composto da confratelli con voti perpetui, non più in formazione iniziale, in proporzione alle esigenze delle attività e al numero dei confratelli.

È compito di questo Consiglio collaborare nell’animazione e nel governo con il direttore che lo convoca e lo presiede. (R 180)

   

179. Membri del Consiglio sono:

  1. il vicario e l’economo;
  2. i confratelli responsabili dei principali settori di attività della comunità a norma dell’articolo 180 delle Costituzioni;
  3. uno o più confratelli eletti annualmente dall’Assemblea dei confratelli, quando questi siano numerosi, a norma degli articoli 180 e 186 delle Costituzioni. (R183).
   

180. Spetta all’ispettore con il consenso del suo Consiglio, udito il parere della comunità locale, determinare quali settori delle attività della comunità devono essere rappresentati nel Consiglio; egli determinerà pure se e quanti consiglieri dovranno eleggersi dall’Assemblea dei confratelli. (R 183).

   

181. Il direttore deve avere il consenso del suo Consiglio per:

  1. approvare la programmazione annuale della vita e delle attività della comunità da sottoporre alla conferma dell’ispettore;
  2. proporre all’ispettore nuove sperimentazioni e cambiamenti sostanziali nell’indirizzo del l’opera;
  3. approvare il bilancio preventivo e consuntivo della comunità e delle opere che dipendono dalla nostra responsabilità;
  4. compiere le operazioni economiche previste dall’articolo 188 delle Costituzioni;
  5. determinare la periodicità ordinaria delle riunioni dello stesso Consiglio.

Nelle altre questioni d’importanza il direttore ascolti sempre il suo Consiglio. (R180).

   

182. Qualora le circostanze suggeriscano qualche eccezione, l’ispettore con il consenso del suo Consiglio, udito il parere della comunità locale interessata, può modificare, sempre salva la figura del direttore, le strutture ordinarie e i ruoli all’interno della comunità, soprattutto quando questa è numericamente ridotta. (R 181).

   

183. Il vicario è il primo collaboratore del direttore. Ne fa le veci nelle cose di cui abbia ricevuto speciale incarico e, se il direttore è assente o impedito, in tutto ciò che riguarda il governo ordinario. Deve essere quindi sacerdote.

Alla morte del direttore e fino a quando non sia provveduto altrimenti dall’ispettore, il vicario assume ed esercita il governo della casa. (R 182).

   

184. L’economo è il responsabile immediato dell’amministrazione dei beni temporali della casa religiosa in dipendenza dal direttore col suo Consiglio. Svolge il suo servizio in spirito di carità e povertà. (R 198-202).

   

185. La figura e i compiti dei responsabili dei principali settori di attività della comunità saranno stabiliti dal Capitolo ispettoriale.

   
186. L’Assemblea dei confratelli

L’Assemblea dei confratelli, che riunisce tutti i salesiani della comunità locale, è convocata e presieduta dal direttore per l’esame consultivo delle principali questioni riguardanti la vita e le attività della comunità.

Ad essa spetta inoltre l’elezione del delegato al Capitolo ispettoriale e del suo supplente come pure l’eventuale elezione dei membri del Consiglio locale a norma dell’articolo 180 delle Costituzioni. (R 173-184).

   
  XIV. AMMINISTRAZIONE DEI BENI TEMPORALI

“Accontentatevi di quello che avete, perché Dio stesso ha detto: ’Non ti lascerò e non ti abbandonerò’.. Non dimenticatevi della beneficenza e di far parte dei vostri beni agli altri, perché di tali sacrifici il Signore si compiace” (Eb 13,5.16).

187. La Società salesiana ha la capacità di acquistare, possedere, amministrare e alienare beni temporali. Ciò vale per la Congregazione, per le singole ispettorie e per ciascuna casa. Tali beni non siano intestati a persona fisica e si conservino solo nella misura in cui sono direttamente utili per le opere.

È da escludere l’acquisto e la conservazione di beni immobili a solo scopo di reddito e ogni altra forma permanente di capitalizzazione fruttifera, salvo quanto previsto all’articolo 188 delle Costituzioni. (R 187)

   

188. È necessaria l’autorizzazione del Rettor Maggiore con il consenso del suo Consiglio per:

  1. acquistare, alienare, permutare, ipotecare, dare in affitto beni immobili;
  2. contrarre prestiti con o senza ipoteche;
  3. accettare a titolo oneroso eredità, lasciti o donazioni; per quelli accettati senza oneri è sufficiente darne comunicazione;
  4. costituire vitalizi, borse di studio, obblighi di messe, particolari fondazioni o enti di beneficenza;
  5. costruire nuovi edifici, demolire gli esistenti o effettuarvi trasformazioni importanti.

Per tale autorizzazione, quando si tratta di operazioni a livello ispettoriale o locale, occorre che sia presentata dagli organi interessati adeguata documentazione, accompagnata dal parere dell’ispettore e del suo Consiglio e anche da quello del direttore e del suo Consiglio quando riguarda una casa.

   

189. In ordine a tutte le operazioni di cui all’articolo 188 delle Costituzioni, spetta al Rettor Maggiore con il consenso del suo Consiglio, uditi gli ispettori con i rispettivi Consigli e tenuto conto delle pertinenti decisioni della Sede Apostolica, determinare i limiti di valore entro cui è competente l’ispettore con il consenso del suo Consiglio per autorizzarle con analoga procedura.

Quando si tratta di operazioni che superano la somma stabilita dalla Sede Apostolica, o di donazioni votive e di oggetti preziosi per valore storico o artistico, è necessaria anche la licenza della medesima Sede Apostolica [7] .

7 cf. CIC, can. 638,3.
   

190. Tutti i beni temporali sono amministrati rispettivamente dall’economo generale, dagli economi ispettoriali e dagli economi locali, sotto la direzione e il controllo dei relativi superiori e Consigli, in conformità alle disposizioni canoniche, a norma delle Costituzioni e dei Regolamenti generali e nell’osservanza delle leggi vigenti nei vari paesi. (R 30, 190, 192, 202).

   
[1] cf. CIC ,can. 833,8
[2] cf. CIC, can. 609-612
[3] cf. CIC, can. 631
[4] cf. CIC, can. 832
[5] cf. CIC, can. 765
[6] cf. CIC, can. 608
[7] cf. CIC, ca. 638,3
CONCLUSIONE
  Conclusione 191   192   193   194   195   196  

“Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché tu hai dilatato il mio cuore”(Sal 119,32).

   
Il diritto proprio della nostra Società

191. La vita e l’azione delle comunità e dei confratelli sono regolate dal diritto universale della Chiesa e dal diritto proprio della Società.

Quest’ultimo viene espresso nelle Costituzioni, che rappresentano il nostro codice fondamentale, nei Regolamenti generali, nelle deliberazioni del Capitolo generale nei Direttori generali e ispettoriali e in altre decisioni delle competenti autorità.

   
Senso e interpretazione delle Costituzioni

192. Le presenti Costituzioni contengono le ricchezze spirituali della tradizione dei salesiani di Don Bosco e definiscono il progetto apostolico della nostra Società.

La Chiesa, approvandole, assicura l’autenticità evangelica della via tracciata dal Fondatore e riconosce in essa “un bene speciale per l’intero popolo di Dio.”[1]

Solo la Sede Apostolica ne è l’interprete autentica; ma per la direzione pratica della Società e il bene dei confratelli le può interpretare, oltre al Capitolo generale, anche il Rettor Maggiore con il suo Consiglio.

1 RD 14; cf. PC 1.
   
Valore obbligante delle Costituzioni

193. Le Costituzioni obbligano ogni socio in forza degli impegni assunti liberamente davanti alla Chiesa con la professione religiosa.

I superiori maggiori, fermo restando ciò che dispone il diritto universale, [2] possono dispensare temporaneamente da singoli articoli disciplinari.

2 cf. CIC, can. 85-87; 90; 92; 93; 1245.
   
Separazione dalla Società

194. Nel caso in cui un socio ritenesse in coscienza di doversi ritirare dalla Società, lo farà davanti a Dio e dopo essersi consultato con persone prudenti, confortato dalla comprensione e carità dei confratelli.

Non può tuttavia lasciare la Società se non allo scadere della professione temporanea o se non è stato ammesso a quella successiva; oppure se non è legittimamente sciolto dai voti e dagli impegni presi con la professione stessa per passaggio ad altro istituto, per dispensa o per dimissione, a norma del diritto universale [3] . (R 54)

3 cf. CIC, can. 685; 688; 689; 691-704.
   
Fedeltà e perseveranza

195. La fedeltà all’impegno preso con la professione religiosa è una risposta sempre rinnovata alla speciale alleanza che il Signore ha sancito con noi.

La nostra perseveranza si appoggia totalmente sulla fedeltà di Dio, che ci ha amati per primo, ed è alimentata dalla grazia della sua consacrazione. Essa viene pure sostenuta dall’amore ai giovani ai quali siamo mandati, e si esprime nella gratitudine al Signore per i doni che la vita salesiana ci offre.

   
Una via che conduce all’Amore

196. La nostra regola vivente è Gesù Cristo, il Salvatore annunciato nel Vangelo, che vive oggi nella Chiesa e nel mondo e che noi scopriamo presente in Don Bosco che donò la sua vita ai giovani.

In risposta alla predilezione del Signore Gesù, che ci ha chiamati per nome, e guidati da Maria, accogliamo le Costituzioni come testamento di Don Bosco, libro di vita per noi e pegno di speranza per i piccoli e i poveri.

Le meditiamo nella fede e ci impegniamo a praticarle: esse sono per noi, discepoli del Signore, una via che conduce all’Amore.

   
[1] RD 14; cf. PC 1
[2] cf. CIC, can. 85-87;90;92;93;1245
[3] cf. CIC, can. 685;688;689;691-704